Partita IVA forfettaria (regime forfettario): come funziona, limiti e costi nel 2026

Imposta al 5% o 15%, soglia di 85.000 euro, contributi INPS: come funziona davvero il regime forfettario e quanto si paga, con i numeri aggiornati al 2026 e quattro profili a confronto.

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  • La partita IVA forfettaria prevede un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività, al posto di IRPEF e addizionali, e fatture senza IVA;
  • Il limite per restare nel regime è di 85.000 euro di incassi annui; oltre i 100.000 euro l’uscita è immediata. Per il 2026 resta confermata la soglia di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente;
  • A parità di incassi, il carico complessivo tra imposta e contributi può andare dal 12% a oltre il 30%: dipende dal coefficiente ATECO e dalla gestione previdenziale, più che dall’aliquota.

Si parla comunemente di partita IVA forfettaria per indicare la partita IVA aperta con le regole del regime forfettario, il regime fiscale agevolato introdotto dalla Legge 190/2014 e riservato alle persone fisiche – liberi professionisti e ditte individuali – che rispettano precisi requisiti. È la scelta più diffusa tra chi si mette in proprio: nel primo trimestre 2026 sono state aperte 184.895 nuove partite IVA e oltre la metà, il 56,3%, ha adottato il regime forfettario.

I forfettari non sono però tutti uguali, e conoscere la composizione della platea aiuta a capire dove ci si colloca. Secondo la Relazione sul rendiconto della Corte dei conti presentata a giugno 2026, su 2.027.665 aderenti quasi la metà – 936.000 – dichiara meno di 20.000 euro di ricavi l’anno, mentre solo 81.077, il 4% del totale, si avvicina al tetto degli 85.000 euro.

In questa guida: come funziona il calcolo delle tasse, i limiti aggiornati al 2026, quanto si paga davvero nei diversi casi, come si apre e quando invece conviene il regime ordinario.

Come funziona la partita IVA forfettaria

Il regime forfettario sostituisce l’IRPEF (l’imposta progressiva a scaglioni, dal 23% al 43%) e le addizionali con una sola imposta sostitutiva: il 15% come regola generale, il 5% per i primi cinque anni delle nuove attività che rispettano i requisiti start-up. In fattura non si applica l’IVA e non si subisce la ritenuta d’acconto; in cambio non si detrae l’IVA sugli acquisti e non si deducono i costi reali.

I costi sono infatti riconosciuti in modo forfettario attraverso il coefficiente di redditività: una percentuale, legata al codice ATECO dell’attività, che stabilisce quanta parte degli incassi è considerata reddito. Un professionista con coefficiente al 78% è tassato sul 78% di quello che incassa: il restante 22% è riconosciuto come costo, senza bisogno di documentare nulla.

Come osserva il commercialista Salvatore Scannapieco a PartitaIva.it, “si tassa una percentuale dei ricavi a prescindere dai costi effettivi”: un meccanismo che favorisce chi ha poche spese operative, ma che può diventare penalizzante per attività con costi elevati.

Vale il principio di cassa, ovvero contano le somme effettivamente incassate nell’anno, non le fatture emesse. Una fattura di dicembre incassata a gennaio pesa sull’anno successivo – un dettaglio decisivo per chi si avvicina alla soglia. A differenza del regime dei minimi, inoltre, il forfettario non prevede né limiti di durata né limiti di età, ed è aperto a tutti i codici ATECO.

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Requisiti e limiti 2026

I requisiti vanno rispettati tutti insieme, sia all’apertura sia anno per anno per restare nel regime. La verifica si fa sui dati dell’anno precedente.

ParametroLimite 2026Perché conta
Ricavi o compensi incassati85.000 €Superarlo fa uscire dal regime; conta l’incassato, non il fatturato
Spese per dipendenti e collaboratori20.000 € lordiInclude stipendi, TFR, contributi e lavoro accessorio
Redditi da lavoro dipendente o pensione35.000 €Riferiti all’anno precedente; la soglia non si applica se il rapporto è cessato

Sulla terza soglia va segnalata una cosa che quasi nessuno dice: l’innalzamento da 30.000 a 35.000 euro è una proroga annuale, confermata dalla Legge di Bilancio 2026 ma non strutturale. Salvo nuovi interventi, dal 2027 il limite tornerebbe a 30.000 euro: chi è vicino a quella fascia deve pianificare sapendolo.

Se la partita IVA viene aperta in corso d’anno, il limite di 85.000 euro va ragguagliato ai giorni di attività: chi apre a metà anno ha una soglia di circa 42.500 euro, non piena. La soglia dei 100.000 euro, invece, non si ragguaglia mai.

Chi resta escluso

Oltre alle soglie, esistono cause di esclusione che chiudono l’accesso a prescindere dai numeri:

  • chi partecipa a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure controlla direttamente o indirettamente una SRL che svolge attività riconducibile alla propria;
  • chi fattura prevalentemente all’attuale o ex datore di lavoro dei due anni precedenti (la regola contro le false partite IVA; fanno eccezione i professionisti che avviano l’attività dopo il praticantato obbligatorio). Il caso limite è trattato nella guida sul forfettario con unico committente;
  • chi si avvale di regimi speciali IVA o di altri regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • chi non risiede in Italia, salvo i residenti in uno Stato UE o aderente allo Spazio economico europeo che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivo;
  • chi effettua in via esclusiva o prevalente cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi.

Quali sono i regimi speciali IVA esclusi

L’incompatibilità con i regimi speciali IVA è stata chiarita dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 10/E del 4 aprile 2016. Restano quindi fuori dal forfettario le attività di agricoltura e pesca, la vendita di sali e tabacchi, l’editoria, la gestione di servizi di telefonia pubblica, il settore degli intrattenimenti, le agenzie di viaggio e turismo, la vendita a domicilio, la rivendita di beni usati e oggetti d’arte (regime del margine) e le vendite all’asta.

Lavoro dipendente e partita IVA forfettaria

È una delle domande più frequenti, e la risposta è sì: i due si possono avere insieme, a condizione che il reddito da lavoro dipendente o assimilato dell’anno precedente non superi i 35.000 euro e che l’attività non sia svolta prevalentemente verso il proprio datore di lavoro. La soglia non opera se il rapporto di lavoro è cessato entro il 31 dicembre dell’anno precedente: in quel caso si può accedere al regime anche con una retribuzione più alta.

Una possibilità più recente riguarda il contratto misto, con cui chi lavora come dipendente può, a determinate condizioni, essere anche collaboratore della stessa azienda.

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Le due soglie di uscita: 85.000 e 100.000 euro

Il superamento del limite produce effetti diversi a seconda dell’importo, ed è la distinzione più importante da conoscere per chi ha un’attività avviata:

Tra 85.001 e 100.000 €Oltre 100.000 €
Quando si esceDal 1° gennaio successivoSubito, dall’incasso che sfora
IVANon nell’anno in corsoDalla fattura che supera la soglia
Imposte dell’annoSostitutiva su tutto l’annoIRPEF ordinaria
Ritenuta d’accontoNo, per tutto l’annoSì, dagli incassi successivi

Il tema meriterebbe una guida a parte – e infatti c’è: cosa succede quando si superano gli 85.000 euro, con i casi limite e la “zona morta” in cui incassare di più fa guadagnare di meno.

Quanto al rientro: chi esce per la perdita di un requisito può tornare nel forfettario dall’anno successivo a quello in cui torna a rispettarli tutti. Chi sfora nel 2026 passa all’ordinario nel 2027 e, se chiude il 2027 sotto gli 85.000 euro, dal 2028 può riapplicare il regime. Il vincolo triennale esiste solo per chi sceglie volontariamente la contabilità ordinaria pur avendo i requisiti. Attenzione però all’aliquota: chi ha già utilizzato il 5% non lo recupera al rientro.

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Quante tasse si pagano e cosa si può scaricare con la Partita Iva forfettaria

Partita IVA forfettaria: calcolo di tasse e contributi

Il calcolo dell’imposta segue tre passaggi: si applica il coefficiente agli incassi, si sottraggono i contributi previdenziali versati nell’anno, si applica l’aliquota al risultato.

PassaggioFormulaEsempio (30.000 € incassati, coeff. 78%)
1. Reddito forfettarioIncassi × coefficiente30.000 × 78% = 23.400 €
2. Reddito imponibileReddito − contributi versati23.400 − 6.100 = 17.300 €
3. Imposta sostitutivaImponibile × 15% (o 5%)17.300 × 15% = 2.595 € (5%: 865 €)

L’errore più comune è confondere incassi e imponibile, infatti, l’aliquota non si applica mai al fatturato, ma al reddito dopo coefficiente e contributi. Chi salta il secondo passaggio si ritrova con una stima delle tasse da versare gonfiata di centinaia di euro.

Per una stima immediata sul proprio codice ATECO c’è il calcolatore tasse e guadagno netto di PartitaIva.it; per capire come si distribuiscono i versamenti nel tempo – e perché il secondo anno costa quasi il doppio del primo – la guida su quanto si paga il primo e il secondo anno.

Cosa si può scaricare nel regime forfettario

La risposta breve è: solo i contributi previdenziali obbligatori. Nel forfettario non esiste la deduzione analitica dei costi: affitto dello studio, auto, computer, carburante, telefono, formazione, materiali non si scaricano, perché si considerano già riconosciuti in modo forfettario dal coefficiente di redditività. Chi ha un coefficiente al 78%, per esempio, ha un 22% degli incassi che lo Stato presume speso in costi, a prescindere da quanto si sia speso davvero.

Sui contributi valgono due regole precise: contano quelli effettivamente versati nell’anno, non quelli maturati, e se superano il reddito forfettario l’eccedenza non va perduta ma si deduce dal reddito complessivo. Non è deducibile, invece, l’IVA pagata sugli acquisti: non applicandola in fattura, il forfettario non la detrae e la sostiene come costo pieno.

VoceSi scarica?Nota
Contributi INPS o cassa obbligatoriUnica deduzione ammessa, per cassa
Costi dell’attività (affitto, auto, attrezzature, utenze)NoGià compresi nel coefficiente ATECO
IVA sugli acquistiNoNon si detrae: resta un costo
Compensi a collaboratoriNoNon deducibili, e sopra 20.000 € fanno perdere il regime
Contributi versati per familiari a caricoSe collaboratori dell’impresa familiare, alle condizioni di legge

Le detrazioni IRPEF che il forfettario rischia di perdere

È l’aspetto meno noto e potenzialmente più costoso, e vale la pena metterlo in conto prima di scegliere il regime. Il reddito assoggettato a imposta sostitutiva non concorre al reddito complessivo IRPEF. La conseguenza è che le detrazioni d’imposta – spese mediche, ristrutturazioni edilizie, interessi sul mutuo, familiari a carico, spese scolastiche – non trovano un’imposta da cui essere sottratte.

In pratica: chi ha solo reddito forfettario e sostiene 3.000 euro di spese detraibili non recupera nulla, perché non versa IRPEF. Chi invece ha anche altri redditi tassati ordinariamente – un lavoro dipendente, una pensione, affitti a tassazione ordinaria – può utilizzare le detrazioni su quelli. Per chi ha un bonus edilizio in corso o spese sanitarie rilevanti in famiglia, questo elemento può pesare più del risparmio sull’aliquota.

Attenzione a un equivoco frequente: il reddito forfettario rileva comunque quando una norma richiede requisiti reddituali. Conta quindi ai fini dell’ISEE, per stabilire se si è fiscalmente a carico e per l’accesso a bonus e agevolazioni legati al reddito.

I coefficienti di redditività principali

AttivitàCoefficiente
Costruzioni e attività immobiliari86%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione78%
Altre attività economiche (trasporti, servizi, informatica)67%
Intermediari del commercio62%
Commercio ambulante di prodotti non alimentari54%
Commercio, ristorazione, alloggio, industrie alimentari40%

Quando si pagano le tasse

I versamenti seguono il meccanismo di saldo e acconto e si effettuano con modello F24: entro il 30 giugno il saldo dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso, entro il 30 novembre il secondo acconto. Le somme dovute a giugno possono essere rateizzate fino a dicembre, mentre l’acconto di novembre va versato in un’unica soluzione.

Nel primo anno di attività non è dovuto alcun acconto: si versa solo il saldo. È la ragione per cui il secondo anno l’esborso raddoppia, quando saldo e acconto arrivano insieme. Le scadenze possono slittare per effetto di proroghe: nel 2026, per esempio, il termine di giugno è stato spostato al 20 luglio.

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Quanto si paga davvero: quattro profili a confronto

L’aliquota è uguale per tutti, ma il carico reale no. A parità di incassi, coefficiente e gestione previdenziale producono differenze enormi – ed è questa, più della soglia, la variabile che decide quanto resta in tasca alla stragrande maggioranza dei forfettari. Ecco il conto completo – imposta al 15% più contributi – per quattro attività che incassano tutte 40.000 euro l’anno, a regime:

ProfiloContributiImposta 15%TotaleSui ricavi
Commerciante (coeff. 40%)~4.610 €~1.710 €~6.320 €15,8%
Ristoratore (coeff. 40%)~4.610 €~1.710 €~6.320 €15,8%
Consulente (Gestione Separata, 78%)~8.130 €~3.460 €~11.590 €29,0%
Artigiano edile (coeff. 86%)~8.260 €~3.920 €~12.180 €30,5%
Calcolo a regime con contributi 2026 e imposta al 15%, importi arrotondati. Il commerciante che richiede la riduzione contributiva del 35% scende ulteriormente, intorno al 12,4% complessivo.

La lettura è netta: stesso regime, stesso incasso, un carico che raddoppia passando dal commerciante all’artigiano edile. È l’effetto combinato del coefficiente (che per l’edilizia considera reddito l’86% degli incassi) e della gestione previdenziale. Per questo la scelta del codice ATECO all’apertura non è una formalità: sposta migliaia di euro l’anno.

I contributi INPS nel forfettario

Calcolo dei contributi INPS per la partita IVA in regime forfettario

I contributi previdenziali sono la voce più pesante del conto, spesso più delle imposte, e dipendono dalla gestione di appartenenza – che non si sceglie: la determina l’attività svolta.

GestioneChi riguardaCome si calcola (2026)
Gestione SeparataProfessionisti senza cassa26,07% del reddito; a reddito zero, contributi zero
ArtigianiAttività artigianali4.521,36 € fissi sul minimale di 18.808 € + 24% sull’eccedenza
CommerciantiAttività commerciali4.611,64 € fissi + 24,48% sull’eccedenza
Casse professionaliIscritti agli albiRegole del proprio ente, in genere con un minimo obbligatorio
Contributi fissi 2026 di artigiani e commercianti, comprensivi della quota maternità. Fonte: Circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026.

Due cose da sapere. La prima è che chi si trova in Gestione Separata aggiunge in fattura la rivalsa del 4%, che concorre ai ricavi e quindi alla soglia degli 85.000 euro. La seconda è che artigiani e commercianti in forfettario possono richiedere all’INPS la riduzione del 35% dei contributi, fissi e variabili – un risparmio superiore ai 1.500 euro l’anno che però riduce in proporzione l’accredito pensionistico.

Il funzionamento, i requisiti e il confronto con la riduzione del 50% – introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 per chi si è iscritto per la prima volta alla gestione nel 2025 e non estesa al 2026 – sono nella guida allo sconto INPS del 35%.

E chi apre la partita IVA ma non fattura? Le imposte a reddito zero non si pagano, i contributi dipendono dalla gestione: il quadro completo è nella guida sulla partita IVA senza fatturato.

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L’aliquota al 5%: chi ne ha diritto e per quanto

L’aliquota ridotta al 5% dura cinque periodi d’imposta dall’apertura e spetta a tre condizioni, tutte insieme:

  1. non aver esercitato, nei tre anni precedenti, un’attività d’impresa, artistica o professionale, neanche in forma associata o familiare;
  2. la nuova attività non deve proseguire un’attività svolta prima come dipendente o autonomo (salvo il periodo di pratica obbligatoria per l’esercizio di arti e professioni);
  3. se si prosegue l’attività di un altro soggetto, i suoi ricavi dell’anno precedente devono rispettare il limite di 85.000 euro.

Un dettaglio che molti scoprono tardi: chi chiude la partita IVA e la riapre non recupera il 5%, nemmeno con un codice ATECO diverso. Il beneficio start-up si usa una volta sola. Terminati i cinque anni non si esce dal regime: semplicemente, dal sesto anno l’imposta passa al 15%.

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Le novità 2026: cosa è cambiato davvero

Il quadro 2026 è di sostanziale continuità – la soglia degli 85.000 euro NON è stata innalzata a 100.000 come da più parti ipotizzato, anche per i vincoli della normativa UE sulla franchigia IVA – con quattro punti da conoscere:

  • Soglia lavoro dipendente confermata a 35.000 euro, ma come proroga annuale: salvo interventi, dal 2027 tornerebbe a 30.000;
  • Stop alla riduzione contributiva del 50% per chi apre nel 2026: resta operativa solo per chi ha maturato i requisiti nel 2025, per la durata residua dei 36 mesi;
  • Regime transfrontaliero di franchigia IVA: dal 2025 i forfettari possono estendere l’esenzione IVA alle operazioni intra-UE fino a 100.000 euro. È però un’opzione facoltativa che si aggiunge alle regole ordinarie senza sostituirle: per chi lavora con aziende europee, reverse charge, iscrizione al VIES e modello INTRA restano spesso la via più semplice;
  • Rimborsi spese analitici: questione aperta. Per i professionisti in regime ordinario, dal 2025 i rimborsi riaddebitati analiticamente al cliente non concorrono più al reddito (D.Lgs. 192/2024). Per i forfettari l’estensione della regola non è pacifica: una parte degli operatori la ritiene applicabile, la linea prudente considera i rimborsi ancora rilevanti per l’imponibile e per la soglia degli 85.000 euro, con l’eccezione delle sole anticipazioni in nome e per conto del cliente (art. 15, DPR 633/72). In attesa di un chiarimento ufficiale, chi riaddebita spese consistenti dovrebbe valutare la propria posizione con un professionista.

Un’ultima novità riguarda la nuova classificazione ATECO 2025, allineata alla nomenclatura europea. Come precisa Scannapieco, “nella fase transitoria il passaggio ai nuovi codici non determina automaticamente un cambiamento dei coefficienti di redditività applicabili ai forfettari”: va però verificato che la riclassificazione corrisponda all’attività realmente svolta.

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Fatturazione elettronica e adempimenti

Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, senza più l’esonero per chi restava sotto i 25.000 euro di ricavi. Ogni fattura transita in formato XML dal Sistema di Interscambio e deve riportare la dicitura di legge sull’operazione in franchigia da IVA, oltre a quella sull’esclusione della ritenuta d’acconto. Restano esonerati solo chi fattura a soggetti non residenti e i professionisti sanitari per le prestazioni verso persone fisiche.

Per il resto gli adempimenti sono ridotti: niente registri IVA, niente dichiarazione IVA, niente ISA. Restano la dichiarazione dei redditi con il quadro LM, dovuta anche a reddito zero, la conservazione delle fatture emesse e ricevute e l’imposta di bollo da 2 euro sulle fatture sopra 77,47 euro – che, se riaddebitata al cliente, concorre ai ricavi.

Come si apre una partita IVA forfettaria

Per un libero professionista l’apertura della partita IVA è gratuita e si fa con il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, indicando il codice ATECO e barrando il regime forfettario nel quadro B; segue l’iscrizione alla gestione previdenziale. Con l’invio telematico la partita IVA è operativa in poche ore.

Per artigiani e commercianti la procedura è più articolata: serve la pratica ComUnica, che assolve in un unico invio l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, l’iscrizione alla gestione INPS e, dove prevista, all’INAIL. In molti casi va presentata anche la SCIA al Comune. I tempi si allungano a circa una settimana e ai costi si aggiungono bolli, diritti di segreteria, PEC e firma digitale.

L’errore più costoso in fase di apertura non è burocratico ma strategico: sbagliare codice ATECO. Come mostra la tabella dei profili, il coefficiente determina il carico fiscale per tutti gli anni a venire – e un inquadramento previdenziale sbagliato può costare un minimale non dovuto o una copertura mancante.

Quanto costa la partita IVA forfettaria

Oltre a imposte e contributi, la gestione ha costi fissi che variano molto in base all’attività:

  • Commercialista: la voce più variabile, da poche centinaia di euro l’anno per una gestione semplice in su, a seconda dei servizi inclusi;
  • Software di fatturazione elettronica e PEC: costi annui in genere contenuti, ma obbligati;
  • Diritto camerale: dovuto solo da chi è iscritto al Registro delle Imprese, quindi da ditte individuali, artigiani e commercianti, non dai professionisti;
  • Costi operativi: attrezzature, merci, affitto dei locali, forniture. Nel forfettario non si deducono, ma incidono sul reddito reale – ed è proprio questo il punto da valutare nella scelta del regime.

Serve un conto corrente dedicato?

Il conto corrente dedicato per chi apre partita iva in regime forfettario non è affatto obbligatorio. L’obbligo di conto corrente dedicato per i lavoratori autonomi è stato abrogato dall’art. 32 del D.L. 112/2008.

Nella pratica, però, separare le entrate professionali da quelle personali semplifica molto la vita: rende immediato il monitoraggio degli incassi ai fini della soglia – che nel forfettario si misura proprio sui movimenti bancari – e permette di accantonare mese per mese le somme per imposte e contributi.

Un conto business online consente inoltre di pagare gli F24 direttamente dall’home banking, con costi di gestione generalmente più bassi rispetto ai conti tradizionali.

Chiusura della partita IVA forfettaria

Chiusura della partita IVA in regime forfettario

Se l’attività non prosegue, ci sono tre strade per chiudere la partita IVA:

  • presentare il modello di cessazione AA9/12 entro 30 giorni dalla cessazione dell’attività;
  • usare la pratica ComUnica, se si è iscritti al Registro delle Imprese;
  • lasciare la posizione inattiva per tre anni: in base al D.L. 193/2016 la chiusura avviene d’ufficio.

Due avvertenze. La chiusura non cancella i contributi già maturati: l’INPS calcola quanto dovuto fino alla data di cessazione e ne richiede il saldo. E, come detto, la riapertura non restituisce l’aliquota al 5%.

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Quando conviene il forfettario e quando no

Il forfettario conviene a chi ha costi reali bassi: se le spese effettive sono inferiori alla quota riconosciuta dal coefficiente, il regime concede deduzioni che nella realtà non ci sono. È il caso tipico di consulenti, freelance e professionisti digitali. Come sintetizza Scannapieco, “questo regime premia chi ha una struttura di costi leggera”; e a spiegare la crescita delle adesioni non è solo l’aliquota: “è il costo di compliance tendenzialmente minimo, più ancora dell’aliquota”.

Conviene meno – o non conviene affatto – a chi sostiene costi elevati, acquista beni strumentali, impiega collaboratori o lavora con margini ridotti. In quei casi il regime ordinario, con la deduzione analitica dei costi e la detrazione dell’IVA, può risultare più efficiente nonostante l’aliquota più alta. Il rischio, avverte Scannapieco, è che “un’attività con margini effettivi bassi può essere tassata su un reddito largamente figurativo”.

C’è poi un caso intermedio che merita attenzione: chi è vicino alla soglia. Tra la perdita del regime e il salto all’IRPEF progressiva esiste una fascia in cui incassare di più significa portare a casa di meno; le valutazioni da fare – dilazionare gli incassi, spingere oltre, o pianificare il passaggio – sono nella guida sul superamento degli 85.000 euro.

Vuoi capire se il forfettario è il regime giusto per la tua attività, o come gestire l’apertura senza errori di inquadramento? I commercialisti di PartitaIva.it possono analizzare il tuo caso: codice ATECO, gestione previdenziale e stima completa di tasse e contributi.

Partita IVA forfettaria – Domande frequenti

Chi è pensionato può aprire una partita IVA forfettaria?

Sì, ma con un limite: i redditi da pensione sono assimilati a quelli da lavoro dipendente, quindi se nell’anno precedente la pensione lorda ha superato i 35.000 euro non si può accedere al regime forfettario. Sotto quella soglia l’apertura è possibile, con le regole ordinarie del regime.

Se apro la partita IVA a metà anno, il limite è sempre 85.000 euro?

No. Il limite va ragguagliato ai giorni di attività: chi apre il 1° luglio ha una soglia di circa 42.500 euro per quell’anno. Il calcolo si fa dividendo 85.000 per 365 e moltiplicando per i giorni dall’apertura al 31 dicembre. La soglia dei 100.000 euro, invece, resta fissa e non si ragguaglia mai.

Posso avere la partita IVA forfettaria e un lavoro dipendente insieme?

Sì, se il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non ha superato i 35.000 euro e se l’attività non è svolta prevalentemente verso il proprio datore di lavoro o verso datori avuti nei due anni precedenti. La soglia dei 35.000 euro non si applica se il rapporto di lavoro è cessato entro il 31 dicembre dell’anno precedente.

Con la NASpI si può aprire la partita IVA forfettaria?

Sì, in due modi: chiedendo l’anticipazione dell’intera indennità in un’unica soluzione per avviare l’attività, oppure mantenendo la NASpI mensile a condizione di rispettare i limiti di reddito previsti e di comunicare all’INPS l’inizio attività nei termini. Superare i limiti o omettere la comunicazione fa decadere l’indennità.

Se chiudo la partita IVA e la riapro, ho di nuovo il 5%?

No. L’aliquota agevolata al 5% spetta una sola volta: chi ne ha già beneficiato non la recupera riaprendo la partita IVA, nemmeno con un codice ATECO diverso. Al rientro nel regime si applica il 15%.

Uscito dal forfettario, quando posso rientrare?

Dall’anno successivo a quello in cui si tornano a rispettare tutti i requisiti. Chi sfora la soglia nel 2026 passa all’ordinario nel 2027; se chiude il 2027 sotto gli 85.000 euro, dal 2028 può riapplicare il forfettario. Il vincolo triennale vale solo per chi ha scelto volontariamente la contabilità ordinaria pur avendo i requisiti.

Con il regime forfettario se non incasso pago le tasse?

Le imposte no: a reddito zero non c’è imposta, anche se la dichiarazione dei redditi va comunque presentata. I contributi dipendono dalla gestione: in Gestione Separata non si versa nulla, mentre artigiani e commercianti pagano il contributo fisso sul minimale anche a fatturato zero, così come molte casse professionali prevedono un minimo obbligatorio.

Quanto dura il regime forfettario?

Non ha una durata massima: si resta nel regime finché si rispettano i requisiti, senza limiti di anni né di età. Ad avere una durata è solo l’aliquota ridotta al 5%, che vale per i primi cinque periodi d’imposta; dal sesto anno si applica il 15%, restando comunque nel forfettario.

Fonti

  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 – istituzione del regime forfettario
  • Agenzia delle Entrate, Circolare 10/E del 4 aprile 2016 – chiarimenti su regimi speciali IVA e cause di esclusione
  • INPS, Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 – contributi 2026 di artigiani e commercianti
  • D.Lgs. 192/2024 – disciplina dei rimborsi spese analitici
  • MEF, Osservatorio Partite IVA – dati sulle nuove aperture, primo trimestre 2026
  • Corte dei conti, Relazione sul rendiconto generale dello Stato, giugno 2026 – composizione della platea dei forfettari

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Giovanni Emmi

Dottore Commercialista

Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

83 commenti su “Partita IVA forfettaria (regime forfettario): come funziona, limiti e costi nel 2026”

  1. Grazie per la chiarezza. Su YouTube ho visto un tale che parlava di regime forfettario e avrei un dubbio. Diceva: “se hai aperto partita IVA nel corso dell’anno, il tuo limite non è di 85.000 euro, ma è parametrato al mese in cui hai aperto la partita IVA. Per calcolare la soglia devi dividere 85.000 per 12 mesi e moltiplicare il risultato per i mesi che vanno dal mese in cui hai aperto partita IVA a dicembre. Questo sarà il limite che non devi superare per restare in forfettario anche nel 2025”. E’ davvero così? Se sì, qualora aprissi partita IVA ad aprile, quale sarebbe il limite parametrato? Grazie.

    Rispondi
  2. Buongiorno,
    ho chiuso nel 2024 una p.iva in regime forfettario, più del 50% del fatturato proveniva da un’azienda (pubblica ammininistrazione) che mi ha assunto quest’anno.
    Ora vorrei dimettermi per riprendere la libera professione con la medesima azienda ma mi è stato detto che non posso fatturare assolutamente nulla al mio ex datore di lavoro, altrimenti non posso più rientrare nel regime forfettario.
    E’ vero?

    Grazie

    Rispondi
    • Buongiorno,

      L’art. 1, comma 57, lettera d-bis), della Legge n. 190/2014 prevede una causa di esclusione dal regime forfettario quando l’attività viene esercitata prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale, di un datore di lavoro dei due periodi d’imposta precedenti o di soggetti a esso riconducibili.

      Nel Suo caso, dopo avere chiuso la partita IVA nel 2024, è stato assunto dalla Pubblica Amministrazione nel 2025 e vorrebbe ora dimettersi, riaprire la partita IVA e continuare a lavorare per la stessa Amministrazione.

      Potrà emettere fatture nei confronti della PA, ma sarà necessario verificare la prevalenza dei compensi alla fine dell’anno. Se oltre il 50% dei compensi percepiti nel 2025 deriverà dalla stessa PA, si verificherà la causa ostativa e non potrà applicare il regime forfettario nel 2026.

      Se, invece, i compensi provenienti dalla PA non supereranno il 50% del totale, potrà continuare ad applicare il regime forfettario, purché siano rispettati tutti gli altri requisiti previsti dalla normativa.

      Non è sufficiente attendere semplicemente un anno, perché la causa ostativa considera anche i rapporti di lavoro intercorsi nei due periodi d’imposta precedenti.

      In alternativa, potrà adottare il regime ordinario, nel quale questa specifica causa ostativa non trova applicazione.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  3. Buongiorno,

    sono residente in Francia e dipendente di una ditta all’estero e attualmente percepisco un reddito superiore ai 30k annui; dal 1 marzo di quest’anno non sarò più sotto contratto.
    Ho ricevuto un’offerta da una ditta italiana e pensavo di aprire la partita iva in regime forfettario; rientrerei nei requisiti?
    Poi non ho capito come funzionerebbe l’Iva: da quello che leggo il committente sarebbe esonerato? E quindi la tariffa giornaliera che mi corrisponderebbero sarebbe Iva esclusa?

    Vi ringrazio anticipatamente per la risposta.

    Rispondi
    • Buongiorno,

      nel Suo caso occorre verificare più condizioni.

      Per il 2025, il limite dei redditi da lavoro dipendente è stato elevato da 30.000 a 35.000 euro. Pertanto, se nel 2024 ha percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro e il rapporto di lavoro non era già cessato al 31 dicembre 2024, non potrà applicare il regime forfettario nel 2025.

      Inoltre, essendo residente in Francia, potrà accedere al regime forfettario italiano soltanto se produrrà in Italia almeno il 75% del proprio reddito complessivo.

      Quanto all’IVA, il contribuente forfettario non la addebita normalmente in fattura. La tariffa concordata con il committente sarà quindi fatturata senza aggiunta dell’IVA, fermo restando che occorre verificare la natura e la territorialità delle prestazioni.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  4. Buonasera.
    Nel 2020 avevo aperto la partita iva e a giugno 2021 è stata chiusa.
    Non sono mai state emesse fatture.
    A novembre 2022 ho riaperto una nuova partita iva con un codice ateco diverso.
    Posso usufruire del regime del 5%?

    Rispondi
    • Buongiornom,
      la normativa sul regime forfettario prevede che l’imposta sostitutiva è ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività in presenza di determinati requisiti tra cui che il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare. Pertanto non può usufruire dell’aliquota agevolata.
      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  5. Buon Giorno
    Sono pensionato dal 2020 , vorrei aprire una P.I. forfettaria per un attività di Designer in ambito tessile,che era ciò che facevo da dipendente,.
    Il mio reddito da pensionato è superiore ai 30k annui.
    Ho i requisiti per accedervi?
    Grazie
    GM

    Rispondi
  6. buona sera
    sono un neo pensionato
    mi è stato chiesto se posso dare delle consulenze
    (non per la stessa ditta ove ho lavorato fino al Gennaio 2024 )
    il mio reddito del 2023 è stato superiore a 40.000 euro
    nella aprire la partita iva potrò accedere al regime forfettario ?
    Grazie
    Claudio

    Rispondi
    • Buongiorno,
      il regime forfettario nel suo caso non sembra essere accessibile. Da verificare con un commercialista.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  7. Buongiorno, da anni collaboro con un ateneo universitario statale come ‘docente a contratto’ con contratti annuali di tipo COCOCO. Ora ho aperto la partita IVA forfettaria.
    Il prossimo contratto potròfarlo come partita IVA o incorro in possibili sanzioni legate al requisito di
    “non proseguire con un’attività svolta precedentemente, anche se sotto forma di lavoro dipendente o assimilato (sebbene vi siano alcune eccezioni, come per esempio per avvocati e medici)”.
    Vi ringrazio in anticipo per il supporto.
    LM

    Rispondi
    • Buongiorno,

      nel Suo caso occorre distinguere due aspetti.

      Se l’attività svolta con partita IVA costituisce la mera prosecuzione della precedente collaborazione, potrebbe non spettare l’aliquota agevolata del 5%, restando eventualmente applicabile quella ordinaria del 15%.

      Inoltre, se l’attività viene svolta prevalentemente nei confronti dello stesso ateneo con cui ha avuto il rapporto di collaborazione, potrebbe operare anche una causa di esclusione dal regime forfettario.

      È quindi necessario verificare la natura del precedente rapporto e la prevalenza dei compensi percepiti dall’ateneo.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  8. Buongiorno,
    nel novembre 2021 avevo aperto la partita iva poi chiusa il 31.12.2021. Non ho mai avviato l’attività e non ho emesso e ricevuto fatture. Praticamente l’apertura della partita iva nel è stato un errore.

    Posso aprire la partita iva nel 2023 usufruendo del regime forfettario con flat rate 5%.
    Grazie

    Rispondi
    • Buongiorno,

      la precedente apertura della partita IVA non preclude l’accesso al regime forfettario, ma può incidere sull’applicazione dell’aliquota agevolata del 5%.

      Il comma 65 dell’articolo 1 della Legge n. 190/2014 richiede, infatti, che nei tre anni precedenti non sia stata esercitata un’attività artistica, professionale o d’impresa.

      Nel Suo caso, poiché riferisce di non avere mai avviato concretamente l’attività né emesso fatture, la sola apertura formale della partita IVA non dovrebbe escludere automaticamente l’aliquota del 5%. Occorre comunque verificare che nel precedente periodo non siano state effettuate operazioni attive o passive riconducibili all’attività.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  9. Buonasera, sono Giuseppe e sono un collaboratore sportivo. Con l’entrata in vigore della nuova riforma dello sport non so bene cosa fare, se sforare le 24 ore settimanali che si possono fare con un contratto co.co.pro. oppure fare più ore ed aprire una partita iva. Potrebbe spiegarmi le differenze che vi sono a livello di imposte e contributi previdenziali INPS tra la partita Iva a regime forfettario ed un contratto co.co.pro?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      la differenza più significativa è nella tassazione ai fini delle imposte dirette, con il regime forfettario la tassazione avviene con l’imposta sostitutiva, invece con la co.co.pro. la tassazione è ordinaria. Fermo restando i limiti di esenzione per la tassazione come lavoratore sportivo secondo gli importi.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  10. Buon giorno, io faccio il parrucchiere da circa 20 anni nello stesso negozio.
    Il proprietario ci ha proposto di trasformarci tutti in p.iva forfettaria e creare una cooperativa dove lavoreremo.
    E’ possibile farlo, o dato che già lavoriamo nello stesso posto non si può fare?

    Rispondi
    • Buonasera,
      per diversi motivi la soluzione proposta non appare convincente, rispetto agli obblighi previsti dalla legge in materia di lavoro autonomo e dipendente.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  11. Si parla che non si deve aver percepito nell’anno precedente all’apertura della PIva un reddito superiore a 30.000€, ma in caso di accordo di uscita da una azienda, licenziamento di comune accordo, in cui il reddito da stipendio è inferiore a 30.000€ la l’azienda ha fornito una buona uscita superiore a 30.000€, a questo punto il reddito sarebbe la somma e quindi automaticamente si superano i limiti dei 30.000€?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      è una situazione da verificare con la documentazione in suo possesso. Si consiglia una attività di consulenza specialistica.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  12. Buonasera. Io faccio il rider di sera, sto per superare i 5.000 euro e sicuramente dovrò aprire la partita Iva. Vengo pagato una volta ogni 2 settimane. In poche parole se mi va bene al mese incasso € 600. Come faccio a pagarmi i contributi INPS con questa cifra irrisoria? Per essere più precisi vorrei sapere se quello che devo versare si adegua a quello che guadagno oppure se ho dei costi fissi a prescindere? Grazie

    Rispondi
    • Buongiorno,

      il superamento di 5.000 euro non determina automaticamente l’obbligo di aprire la partita IVA: occorre verificare se l’attività viene svolta in maniera abituale oppure realmente occasionale.

      I contributi dipendono poi dall’inquadramento previdenziale. In caso di iscrizione alla Gestione separata INPS sono generalmente proporzionati al reddito, senza contributi minimi fissi; un eventuale inquadramento come impresa commerciale può invece comportare contributi minimi annuali.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  13. Buongiorno,
    sono una studentessa universitaria ed anche un tecnico sportivo qualificato e insegno ginnastica con un reddito di circa 10.000€ annui. A seguito della riforma dello sport entrata in vigore il 1 luglio mi conviene aprire la partita iva in regime forfettario o essere inquadrata con contratto co.co.co? Quali differenze ci sono?
    Grazie

    Rispondi
    • Buonasera,
      è complicato indirizzare una scelta senza avere tutti i documenti a disposizioni. La differenza tra partita iva e co.co.co. è la assoluta autonomia gestionale per i titolari di partita iva, che non è scontata nella seconda ipotesi.
      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  14. Buongiorno, intanto grazie per il prezioso servizio che fate.
    Ho un caso da sottoporvi.
    Sono un agente commerciale. Nel 2022 sono rimasto nei forfettari con 55.000 euro di redditi.
    Nel 2023 ho aumentato il giro d’affari e ho previsto di superare la soglia dei 100.000 verso settembre/ottobre.
    In questo caso come si calcola la tassazione?
    Ho letto che l’IVA verrà calcolata solo sull’eccedenza. E fino a qui ci siamo.
    Su che base invece verrà calcolata l’IRPEF e l’INPS? Sul totale del fatturato, diciamo 120.000 euro?
    E in che percentuale?
    In particolare il problema nasce dal fatto che essendo ancora in regime forfettario NON ho documentato nessuna spesa deducibile nell’anno in corso, in quanto non ne ho attualmente bisogno non potendo appunto dedurle.
    Il mio imponibile contributivo (sulla base del quale vengono calcolate le tasse) sarà 120.000 euro o rimangono validi i COEFFICIENTI di reddito/costi previsti dal mio codice ateco?
    La mia paura è venga applicata l’aliquota sull’intero importo senza costi da dedurre… lo trovo insensato.
    Grazie mille

    Rispondi
    • Buonasera,
      è una situazione molto complessa che meriterebbe un approfondimento con un commercialista. Le consigliamo di verificare alcuni presupposti al più presto.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  15. Buongiorno,
    Mio cugino ha PI con regime forfettario da oltre cinque anni. Il fatturato lo fa il commercialista comune con un altro socio. Si può verificare indipendentemente cosa sta fatturando all’ anno con la sua partita? Si devono fare dichiarazioni di reddito? Se si, quali?
    Dal commercialista non riceve nessun informazione senza ché il socio viene prima consultato, mi sembra poco corretto, di più lui è pagato dal socio indirettamente come dipendente.
    Grazie

    Rispondi
  16. Buongiorno,
    ho il regime forfettario da anni come ingegnere libero professionista. Volevo sapere se posso continuare a esercitare la professione nel caso in cui un’università mi desse un assegno di ricerca, e quindi divenissi un dipendente a tempo determinato. L’importo lordo dell’assegno è sicuramente inferiore ai 30k annui.
    Grazie.

    Rispondi
    • Buongiorno,
      in linea di principio non ci sono ostacoli. Da verificare nello specifico con un commercialista.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  17. Buongiorno,

    Sono un architetto e ho 31 anni. Non ho mai vissuto in Italia, il mio attuale lavoro (a Malta) mi ha accettato di lavorare dall’Italia e mi trasferirò nelle prossime settimane. Posso beneficiare del regime forfettario? In questo caso si tratterebbe del 5% o del 15%?

    Grazie mille!

    Rispondi
    • Buonasera,
      in linea di principio l’accesso al regime sarebbe possibile, con qualche perplessità sulla applicazione dell’aliquota di vantaggio al 5%. Da analizzare con un commercialista senza dubbio, con possibili variazioni in base agli importi ed ai tempi.

      Grazie per averci scritto.

      Rispondi
  18. Ho avuto un rapporto di lavoro subordinato con RAL superiore a 30.000 Euro cessato on da 31/05/2023. Ho visto nella Vostre istruzioni che la cessazione del Rapporto di Lavoro subordinato non e’ un elemento ostativo all’apertura di una Partita Iva Forfetaria. Ma quando la Partita Iva forfetaria con Flat Tax del 5% può essere aperta? Nel 2023 o devo aspettare il 2024? Attendo gradita risposta

    Rispondi
    • Buongiorno,

      poiché nel 2022 ha percepito redditi di lavoro dipendente superiori a 30.000 euro e il rapporto è cessato soltanto il 31 maggio 2023, non può applicare il regime forfettario nel 2023.

      Potrà accedervi dal 2024, purché siano rispettati gli altri requisiti. L’applicazione dell’aliquota agevolata del 5% dovrà essere valutata separatamente, verificando che la nuova attività non costituisca la mera prosecuzione del precedente lavoro dipendente.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  19. Buon giorno. Docente con la p.iva in regime forfettario presso una scuola privata e anche ripetizioni al mio domicilio, vorrei sapere qual’e’ il mio codice ATECO e sapere se posso detrarre in automatico 5000 ero e sotto quale voce indicarlo nella dichiarazione dei redditi? Grazie

    Rispondi
    • Buongiorno,
      il codice ateco potrebbe essere 85.59.90 – Altri servizi di istruzione nca. Le consigliamo di consultarsi con un commercialista.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  20. Buongiorno ho intenzione di proseguire la mia attività di cuoco a regine forfettario e continuare a collaborare da esterno con una buona parte di x datori di lavoro: prevedo di non superare i 30k: posso comunque intenderla come start up e applicare anche regime forfettario? Grazie

    Rispondi
    • Buongiorno,

      nel Suo caso occorre verificare due aspetti.

      Se l’attività autonoma rappresenta la prosecuzione di quella precedentemente svolta come lavoratore dipendente, non potrà beneficiare dell’aliquota agevolata del 5%.

      Inoltre, se l’attività sarà svolta prevalentemente nei confronti degli attuali o precedenti datori di lavoro dei due periodi d’imposta precedenti, potrebbe essere precluso anche l’accesso al regime forfettario.

      Il limite di 30.000 euro riguarda invece i redditi da lavoro dipendente percepiti nell’anno precedente.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
    • Buonasera,
      dal 1° luglio 2022 l’obbligo di fattura elettronica è in vigore per i contribuenti in regime forfettario che nell’anno precedente hanno percepito ricavi o compensi superiori a 25.000€. Dal 2024 sarà obbligatorio per tutti i forfettari.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  21. Con un reddito lordo da dipendente pari a 32000 euro nel 2022 posso avere una partita IVA a gestione separata o devo passare al reggime ordinario?

    Rispondi
    • Buongiorno,

      il reddito da lavoro dipendente superiore a 30.000 euro percepito nel 2022 impedisce l’applicazione del regime forfettario nel 2023, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato entro il 31 dicembre 2022.

      Potrà comunque aprire la partita IVA e, se ne ricorrono le condizioni, iscriversi alla Gestione separata INPS, applicando il regime fiscale ordinario.

      La scelta del regime fiscale e l’inquadramento previdenziale sono infatti due aspetti distinti.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  22. Buongiorno,
    nel fare i complimenti per la chiarezza di quanto scritto vorrei domandare se in una situazione di pensionato con compenso annuale inferiore a 30.000€, l’apertura della partita iva in regime forfettario con gestione separata INPS attivata per un lavoro occasionale di intermediazione commerciale completamente libero, RICHIEDE ANCHE L’ISCRIZIONE all’INAIL?
    DOMANDA2: le spese correnti per svolgere l’attivita (auto , oneri amministrativi …etc…) come vengono gestiti?
    GRAZIE1000
    MaurizioP.

    Rispondi
    • Buongiorno,

      l’inquadramento previdenziale dipende dalle concrete modalità di svolgimento dell’attività di intermediazione: occorre verificare se si tratta di attività di agente di commercio, procacciatore d’affari o consulenza occasionale.

      L’iscrizione all’INAIL non è automaticamente obbligatoria per il solo fatto di svolgere un’attività di intermediazione commerciale, ma dipende dall’attività concretamente esercitata e dagli eventuali rischi assicurabili.

      Nel regime forfettario le spese per auto, oneri amministrativi e altri costi non vengono dedotte analiticamente, perché sono riconosciute forfettariamente attraverso il coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  23. BUONGIORNO,
    sono un docente precario di scuola superiore di II grado, da circa 5 anni regolarmente assunto con contratti a tempo determinato (o 30 giugno o 31 agosto), ma quest’anno sono nell’anno di prova avendo superato il concorso STRAORDINARIO BIS. Da quasi 5 anni, inoltre, svolgo attività occasionali con case editrici per cui emetto semplice ritenute d’acconto. (non superando mai i 5.000 euro previsti dalla normativa).
    quest’anno mi è stata data la possibilità di aumentare la mia collaborazione con le case editrici e mi chiedo se mi conviene aprire una P:IVA forfettaria.
    in particolare mi chiedo se:
    – Nei 85.000 euro di ricavi annuali devo considerare anche lo stipendio da docente (considerando che il netto si aggira intorno ai 1.600 €) e se si, se devo considerare il netto o il lordo.
    – quali aliquota avrei? 15% o 5%?
    – i versamenti INPS li devo versare? o vengono anche considerati i versamenti del Ministero?
    Vi ringrazio

    Mirko

    Rispondi
    • Buonasera,
      l’apertura della partita iva non è conveniente, ma potrebbe essere necessaria. La remunerazione con partita iva è separata da quella come docente, l’aliquota potrebbe essere il 15% (da verificare con molta attenzione) e i versamenti inps alla gestione separata andrebbero effettuati, in base al reddito dichiarato.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  24. Buongiorno sono disoccupato con Naspi ma che posso produrre contratti di noleggio per la mia precedente azienda in cui ero dipendente. Posso aprire la p.iva regime forfettario e dei minimi fatturando i potenziali futuri contratti di noleggio che autonomamente procaccio?
    Grazie

    Rispondi
    • Buongiorno,

      è possibile aprire una partita IVA durante la percezione della NASpI, ma l’avvio dell’attività e il reddito annuo previsto devono essere comunicati tempestivamente all’INPS, perché possono incidere sull’importo o sulla conservazione dell’indennità.

      Inoltre, se l’attività viene svolta prevalentemente nei confronti dell’ex datore di lavoro, potrebbe operare una causa di esclusione dal regime forfettario.

      È quindi necessario verificare sia la compatibilità con la NASpI sia la percentuale dei compensi che deriverà dalla precedente azienda.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      vedi anche nostro articolo https://www.partitaiva.it/partita-iva-naspi/ dove troverà tutte le risposte per il suo caso.

      Rispondi
  25. Buonasera.
    Vorrei chiedere un consiglio. Sto iniziando a collaborare con aziende in veste di consulente alla comunicazione e dovrei farlo utilizzando la ritenuta d’acconto. Avevo pensato di poter utilizzare la ritenuta per vedere come andava e poi eventualmente aprire la partita iva a regime forfettario ma mi sembra di capire che non sia possibile. Non ho ben capito se è solo una questione di definizione della mansione che non può essere svolta come autonomo e poi in partita iva o se riguarda la ritenuta in generale.
    Il passo sarebbe quindi autonomo in ritenuta e poi partita iva standard?
    Grazie mille, J

    Rispondi
    • Buongiorno,
      le variabili in gioco sono diverse. E’ necessaria una attività di consulenza con un commercialista.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  26. Buongiorno
    Lo scorso anno (2022) ho aperto partita iva forfettaria dopo aver lasciato lavoro da dipendente.
    A luglio 2023 potrei accedere alla pensione anticipata ordinaria Fornero con una pensione annua lorda di circa 65000 euro.
    Posso, per il 2023, continuare ad operare in partita iva con regime forfettario passando all’ordinario da gennaio 2024 ?
    Grazie per vostre
    Patrizia

    Rispondi
    • Buongiorno,
      il limite di reddito da lavoro dipendente e assimilato è da valutare sull’anno precedente.
      La legge 190/2014 al comma 57, lettera d-ter, esclude infatti: i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, eccedenti l’importo di 30.000 euro; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato.

      Dovrebbe essere possibile, fermo restando il consiglio di consultarsi prima con un commercialista per una consulenza approfondita sull’argomento.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  27. Buongiorno,
    sono una fisioterapista e ho aperto P.Iva a febbraio 2023. Non mi sono chiare le scadenze per il pagamento di tasse e contributi previdenziali: le pago già da quest’anno o partirò nel 2024?
    Grazie

    Rispondi
    • Buonasera,
      in linea di principio dovrebbe pagare dal prossimo anno, tuttavia meglio approfondire con un commercialista.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  28. Buongiorno, volevo chiedervi un chiarimento i merito all’eventuale apertura della P.IVA, attualmente sono dipendete con CCNL METALMECCANICA, OREFICERIA, ODONTOTECNICA Aziende artigiane, livello 2bis: ¬ “i lavoratori che, sulla base delle istruzioni o con riferimento a schemi esistenti, eseguono con tavole grafiche e/o con supporti elettronici CAD/CAB/CAE disegni costruttivi di particolari complessi o di sottogruppi di uno studio d’assieme o di apparecchiature o attrezzature di equivalente complessità definendo dimensioni, quote, materiali, tolleranze, mediante l’uso di tabellari e/o norme di fabbricazione e/o metodi di calcolo e/o archivi elettronici e normalmente preparando la relativa distinta dei materiali. Disegnatore progettista”
    Essendo in possesso di una laura in ingegneria vorrei aprire una posizione IVA in regime forfetario per propormi sul mercato come collaboratore per stesura progetti, preventivi, ecc. In luce a quanto sopra premesso sussistono i requisiti per usufruire dell’aliquota start-up al 5%?
    Qualora dovessi fare qualche attività con il mio attuale datore di lavoro, ma come libero professionista, dovrei considerare l’aliquota del 15% solo per queste attività o automaticamente dovrei considerarla per tutte?
    Grazie

    Rispondi
  29. buon giorno,

    sono un lavoratore dipendente con ral di 70 k.

    nell’ipotesi in cui prendessi l’aspettativa , potrei aprire una p.iva e rientrare nella tx al 5 oal 15%?

    In questo caso sarei obbligato anche a versare i contributi inps?

    Rispondi
    • Buonasera,

      l’aspettativa non determina la cessazione del rapporto di lavoro.

      Pertanto, se nell’anno precedente ha percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 30.000 euro, non potrà accedere al regime forfettario, anche se al momento dell’apertura della partita IVA si trova in aspettativa.

      Potrà comunque aprire la partita IVA applicando il regime ordinario.

      L’obbligo di versare ulteriori contributi INPS dipenderà invece dal tipo di attività esercitata e dal relativo inquadramento previdenziale.

      Per approfondimenti può consultare il sito della agenzia delle entrate che tratta l’argomento https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/regime-forfetario-le-regole-2020-.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  30. Buongiorno, lavoro come socio dipendente in una cooperativa di pesca. Faccio il pescatore come professione. Volevo sapere se ci sono i requisiti x poter accedere al forfettario. Il mio cud è inferiore a 200000 euro. Grazie.

    Rispondi
    • Buongiorno,
      dando per scontato che il suo cud sia inferiore di 20.000 euro (e non 200.000 come ha scritto), da quello che scrive dovrebbe avere i requisiti per accedere al regime forfettario. Le consigliamo, tuttavia, di rivolgersi a un commercialista per approfondire la sua situazione personale, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
      • Si certo 20000, però se non ho letto male il proseguo di un lavoro che stavamo gia facendo come dipendenti esclude dal forfettario. Ho letto anche se non erro, mi scusi che agricoltura, pesca tabacchi telefonia ecc sono esclusi da tale regime. La ringrazio in anticipo.

        Rispondi
        • Buongiorno,

          nel Suo caso non è possibile confermare automaticamente l’accesso al regime forfettario.

          Occorre innanzitutto verificare se l’attività di pesca che intende esercitare con partita IVA rientra in uno dei regimi speciali IVA, la cui applicazione è incompatibile con il regime forfettario.

          Inoltre, se continuerà a svolgere l’attività prevalentemente nei confronti della cooperativa di cui è socio e dipendente, potrebbe operare anche la causa di esclusione relativa alla fatturazione verso il proprio datore di lavoro.

          La posizione deve quindi essere valutata sulla base dell’attività concretamente svolta e dei rapporti con la cooperativa.

          Grazie per averci scritto.

          Team partitaiva.it

          Rispondi
  31. salve vorrei sapere se un lavoratore dipendente che non supera i 30,000 euro di reddito e i contributi li versa l’azienda, deve comunque versare altri contributi?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      in alcuni casi, per i dipendenti a tempo pieno o con part time superiore a 26 ore è possibile l’esclusione dal versamento dei contributi previdenziali IVS commercianti, in caso di apertura della partita iva.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  32. Salve,
    sono un dipendente con un contratto indeterminato, reddito inferiore ai 30k. La mia azienda mi elargisce anche dei premi trimestrali, che passando dal cedolino, è tassato intorno al 45%.
    E’ conveniente aprire una P.I. con regime forfettario al 5% in questo caso?
    Quale costi devo aspettarmi, con dei premi di circa 15k annui?
    Devo pagare anche altri contributi Inps, visto che la mia azienda li versa già?

    Rispondi
    • Buonasera,
      non è tanto per una questione di convenienza, quanto per una questione di regolarità dell’attività. Si ritiene che sia opportuno il passaggio dai cedolini.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
    • Buongiorno,

      se svolge un’attività soggetta all’iscrizione alla Gestione INPS artigiani o commercianti, i contributi minimi fissi sono dovuti anche quando il reddito è inferiore al minimale previsto annualmente.

      I contribuenti in regime forfettario possono tuttavia richiedere la riduzione del 35% dei contributi dovuti. Tale riduzione non dipende dal conseguimento di un reddito inferiore a 16.000 euro, ma deve essere richiesta all’INPS e comporta una corrispondente riduzione dell’accredito contributivo.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  33. Ho una partita IVA dal 2014 mai utilizzata. La partita IVA è ancora attiva. Devo fare qualcosa per cominciare a fatturare in regime forfettario?
    Grazie.

    Rispondi
    • Buonasera,
      può avviare la fatturazione anche adesso. Dovrebbe accertarsi se, nel frattempo, ha adempiuto a tutti gli obblighi fiscali conseguenti alla apertura della partita iva. Le consigliamo di consultarsi prima con un commercialista.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  34. Salve, non no ben capito il conteggio effettuato.
    Nel capitolo “Regime forfettario e contributi” i 2 casi di esempio riportano una quota da versare all’INPS pari a 6.018,48€. Tale quota diventa poi 5.915,6 0€ nel capitolo successivo.
    Vorrei capire come mai c’è questa differenza.
    Grazie!

    Rispondi
    • Buongiorno,

      ha correttamente rilevato un’incongruenza tra i due esempi riportati nell’articolo.

      La differenza deriva dall’utilizzo di aliquote contributive differenti. Per effettuare correttamente il calcolo è necessario applicare la stessa aliquota alla medesima base imponibile.

      Nel 2023, per i professionisti iscritti alla Gestione separata e privi di altra copertura previdenziale obbligatoria, l’aliquota applicabile è pari al 26,23%. Per i soggetti già iscritti ad altra gestione previdenziale obbligatoria o pensionati si applica invece l’aliquota del 24%.

      Grazie per la segnalazione e per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  35. Salve, sono un lavoratore dipendente che non supera i 30.000€ annui e vorrei aprire una partita IVA forfettaria sul settore dell’abbigliamento, con precisione vendita online di capi nuovi ed usati, volevo sapere se pagherò il 5% di iva e se dovrò pagare anche i contributi visto che già li pago svolgendo il mio lavoro in azienda, preciso che lavoro nel settore alimentare. Grazie

    Rispondi
    • Buongiorno,

      il regime forfettario non prevede l’applicazione dell’IVA sulle vendite. Il 5% non rappresenta quindi un’aliquota IVA, ma l’imposta sostitutiva applicabile, per i primi cinque anni, alle nuove attività che rispettano i requisiti previsti dalla normativa.

      Nel Suo caso, poiché l’attività di vendita online di abbigliamento è diversa dal lavoro dipendente svolto nel settore alimentare, potrebbe applicare l’imposta sostitutiva del 5%, purché siano rispettate tutte le altre condizioni.

      Per quanto riguarda i contributi, se il lavoro dipendente è svolto a tempo pieno e risulta prevalente rispetto all’attività commerciale, potrebbe non essere necessaria l’iscrizione alla Gestione commercianti INPS. La posizione deve comunque essere verificata in base all’orario e alle caratteristiche del rapporto di lavoro.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi
  36. Buongiorno, ho aperto la mia posizione p.iva nel regimo forfettario nel 2023, pochi giorni fa, nel settore della consulenza amministrativa dopo aver lavorato come dipendente per 20 anni. Vorrei chiedervi se sono soggetto alla fatturazione elettronica oppure posso operare con la cartacea fino al 1 gennaio 2024. Grazie e buon lavoro.

    Rispondi
    • Buonasera,

      dalla lettura della norma sembrerebbe escluso dalla fatturazione elettronica per il 2023.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  37. Se sono medico ospedaliero e decidessi di passare alla libera professione, posso aderire al regime forfettario? E prevedendo una fatturazione annua di circa 120000 euro quindi superando i 65000 ho vantaggi?

    Rispondi
    • Buonasera,

      con una previsione di compensi annui pari a 120.000 euro non può accedere al regime forfettario, in quanto supererebbe il limite previsto dalla normativa.

      Potrà quindi esercitare la libera professione applicando il regime ordinario. Non è però corretto affermare in modo generale che il regime ordinario non offra alcun vantaggio: la tassazione dipenderà dal reddito effettivo, determinato sottraendo dai compensi i costi professionali deducibili e i contributi previdenziali.

      Occorrerà inoltre verificare la Sua posizione previdenziale presso l’ENPAM e la natura delle prestazioni sanitarie effettuate.

      Grazie per averci scritto.

      Team partitaiva.it

      Rispondi

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