Il quadro dei controlli fiscali per le partite IVA in regime agevolato si appresta a cambiare significativamente. Il decreto correttivo Omnibus, varato in attuazione della delega di riforma fiscale (legge n. 111/2023), introduce novità sostanziali che impatteranno direttamente sul rapporto tra i contribuenti in regime forfettario e l’amministrazione finanziaria.
L’articolo 20 del testo prevede infatti l’eliminazione della riduzione di un anno dei termini di accertamento, una misura che fino a oggi ha rappresentato un importante scudo per chi utilizzava la fatturazione elettronica.
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Perché decade il meccanismo premiale
Per comprendere la ratio della norma, è necessario fare un passo indietro. Quando la fatturazione elettronica non era ancora una realtà universale, il legislatore aveva introdotto un incentivo per spingerne l’adozione spontanea anche tra i minori.
Secondo quanto disposto dal comma 74 della legge n. 190/2014, i contribuenti in regime forfettario che sceglievano di emettere i propri documenti fiscali esclusivamente tramite il Sistema di interscambio (SdI) potevano beneficiare di una finestra di accertamento ridotta: 4 anni invece dei classici 5 previsti per la generalità dei contribuenti. Questo significava, per l’Agenzia delle Entrate, avere dodici mesi in meno per contestare omissioni, redditi o incongruenze nelle dichiarazioni.
Tuttavia, lo scenario è mutato radicalmente dal 1° gennaio 2024, data in cui l’obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso alla totalità delle partite IVA forfettarie, senza alcuna distinzione legata al volume d’affari. Venuta meno la scelta discrezionale del contribuente, decade anche la logica del premio: lo Stato non può incentivare un comportamento che è ormai diventato un obbligo di legge. Di conseguenza, il decreto Omnibus riallinea i termini di decadenza portandoli alla durata ordinaria di 5 anni.
Regime forfettario, da quando scattano i nuovi controlli quinquennali?
La novità non avrà un effetto retroattivo generalizzato. Il testo del decreto specifica una precisa decorrenza temporale per la soppressione del beneficio. È dal periodo d’imposta 2026 che si applicherà la cancellazione definitiva del bonus, restituendo al Fisco pieni 5 anni di tempo per avviare le verifiche sulle dichiarazioni dei redditi.
Per il 2024 e il 2025 lo “sconto” resta formalmente in vigore. Nonostante la fatturazione elettronica fosse già obbligatoria, i contribuenti che hanno operato nel regime agevolato in questi anni vedranno scadere la finestra di accertamento al quarto anno.
Tabella riassuntiva termini di accertamento
| Anno d’imposta | Obbligo fattura elettronica | Durata finestra di accertamento | Regola applicata |
| 2024 | Sì | 4 anni | Regime premiale transitorio |
| 2025 | Sì | 4 anni | Regime premiale transitorio |
| Dal 2026 in poi | Sì | 5 anni | Ritorno alla regola ordinaria (decreto Omnibus) |
Lo stato dell’arte dell’iter normativo
È importante sottolineare, per professionisti e imprese che si trovano a pianificare la propria gestione fiscale, che il provvedimento non è ancora definitivamente in vigore.
Il testo ha ricevuto l’approvazione preliminare dal Consiglio dei ministri lo scorso 10 giugno. Prima del via libera definitivo e della successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il testo dovrà completare l’iter istituzionale che prevede l’acquisizione dei pareri da parte delle commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato, per poi tornare sul tavolo del Consiglio dei ministri per l’esame finale.
La strada tracciata appare comunque netta: la trasparenza garantita dai dati in tempo reale della fatturazione elettronica non sarà più un motivo di scontro sui tempi di verifica, ma lo standard ordinario di controllo.











Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it