Regime dei minimi 2022: cos’è, confronto con regime forfettario e tassazione

Il regime dei minimi è un sistema fiscale agevolato per chi dispone di Partita IVA con diversi vantaggi. Scopri qui le sue caratteristiche e le differenze con il regime forfettario.

revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.
Regime dei minimi 2022: cos’è,  confronto con regime forfettario e tassazione
  • Il regime dei minimi è un sistema creato nel 2007 per chi apriva Partita IVA con un età inferiore ai 35 anni, ed è stato abrogato il 1° gennaio 2015.
  • Vi sono diverse differenze tra il regime dei minimi e quello forfettario, per ciò che riguarda i limiti temporali, il fatturato e la tassazione.
  • Risulta possibile passare in ogni momento dal regime dei minimi a quello forfettario, effettuando la richiesta all’Agenzia delle Entrate in via telematica.

Cos’è il regime dei minimi? È possibile aprire Partita IVA oggi aderendo a questo sistema fiscale? Quali sono le differenze con quello forfettario? Sono domande che forse ti sei posto se vuoi avviare un’attività e stai valutando quale sia la forma di regime fiscale più adatto.

Infatti, per scegliere di lavorare in autonomia dovrai valutare alcuni aspetti, come i requisiti personali, i limiti di fatturazione per ciascun regime fiscale, e quelli collegati alla tua attività imprenditoriale. Tieni presente che il regime dei minimi attualmente non è più in vigore, ed è possibile invece aderire al regime fiscale forfettario, che garantisce una pressione fiscale molto ridotta, soprattutto per i primi anni di attività.

Il regime fiscale dei minimi è stato eliminato già nel 2015, per cui attualmente non è più possibile accedervi, tuttavia per chi ancora opera con questo regime fiscale, è possibile passare ad un altro tipo di gestione, come ad esempio quella forfettaria.

Regime dei minimi 2022: cos’è

Il regime dei minimi o anche conosciuto come regime dei minimis è un sistema fiscale agevolato introdotto con la legge n. 244 del 24.12.2007. Il fine del legislatore era quello di agevolare l’apertura di Partita IVA se disponevi di un’età al di sotto dei 35 anni, offrendo una serie di vantaggi dal punto di vista gestionale e contributivo.

In passato questa gestione era molto vantaggiosa per tutti i giovani che avessero intenzione di avviare una attività professionale o in autonomia, poiché garantiva, entro certi limiti di reddito, una tassazione agevolata, come l’esenzione dall’IVA. Il regime forfettario è ciò che attualmente più si avvicina a queste caratteristiche.

Dal 1° gennaio 2015 infatti non è più possibile aderire al regime dei minimi, dato che è stato abrogato per le nuove Partita IVA, mentre per coloro che hanno già aderito a questo sistema fiscale, prima di questa data si ha la possibilità di mantenerlo fino all’età dei 35 anni, oppure di passare al regime fiscale forfettario.

I regime agevolati offrono diverse opportunità per avviare un’attività imprenditoriale. Per questo vengono spesso posti dei requisiti di base per aderire. Ecco quelli che erano previsti per il regime dei minimi:

  • non aver svolto un’attività imprenditoriale nei 3 anni precedenti;
  • avere un’età inferiore ai 35 anni;
  • svolgere un’attività con un fatturato massimo di 30.000€ annui;
  • non avere lavoratori dipendenti o collaboratori;
  • non aver acquistato beni strutturali per una cifra superiore a 15.000 euro nei tre anni precedenti.
Regime dei minimi agevolato e forfettario

Regime dei minimi o forfettario

Come anticipato, il regime forfettario al momento costituisce la gestione fiscale più vantaggiosa per un lavoratore con Partita Iva, ed è anche la modalità più simile al vecchio regime dei minimi. Vediamo brevemente nella tabella quali sono le differenze tra le due gestioni fiscali.

SpecificheRegime dei minimiRegime forfettario
Limite temporaleEntro i 35 anniNon è presente una scadenza
Fatturato annuo30.000€65.000€
Acquisto di beni strumentaliMassimo 15.000€Non vi sono limiti
DipendentiNon sono previstiAmmessi con limite di spesa di 20.000€ annui
Vendite in Europa e all’esteroNon previsteAmmesse
Fatturazione elettronicaCome per il regime forfettarioObbligatoria se il fatturato supera i 25.000€ annui
TassazioneFranchigia IVA, imposta sostitutiva al 20%, ma non sono previste agevolazioni contributiveEsenzione IVA e per i primi 5 anni, imposta sostitutiva al 5% e poi al 15%. Sono previste agevolazione contributive

Quale può essere il sistema fiscale più adatto alla tua attività d’impresa? In questa prospettiva può essere utile fare un confronto con l’altra forma di sistema agevolato, quello del regime fiscale forfettario. Ciò vale sia se disponi già di una Partita IVA e stai valutando di  cambiare regime fiscale, sia se vuoi aprirne una nuova. Infatti, sono presenti una serie di differenze che dovrai considerare, come visto sopra.

Regime dei minimi: limite temporale

Il primo aspetto da considerare è la differenza dal punto di vista temporale. Il regime dei minimi prevede una limitazione temporale in base alla tua età. Quindi se hai aderito a questo sistema fiscale, avendo già compiuto 35 anni, potrai utilizzarlo fino a un massimo di 5 anni. Invece, se disponi di un’età inferiore, la scadenza è fissata alla soglia dei 35 anni.

Ad esempio, se hai aperto Partita IVA nel 2014 e avevi un età di 24 anni, potrai mantenere questo regime fino al 2025,  per altri 11 anni. Invece, nel caso del regime forfettario non sono previsti limiti di età e temporali. Dovrai cambiare sistema fiscale solo se non rientri più nei requisiti previsti dalla legge.

Nel momento in cui decidi di cambiare sistema, puoi anche scegliere di passare al regime fiscale ordinario, se non rientri nei requisiti del regime agevolato, tuttavia tieni presente che dovrai seguire specifici adempimenti e le imposte sono leggermente più elevate.

Regime dei minimi: limite di fatturato

Un altro aspetto da considerare è quello economico. In particolare, devi valutare:

  • limiti di fatturato;
  • acquisto di beni strumentali;
  • spese per collaboratori e dipendenti.

Nel regime dei minimi tra i requisiti è richiesto di svolgere un’attività d’impresa che non superi un fatturato annuo di 30.000€. Nel caso del regime forfettario il tetto massimo è invece di 65.000€. Per quanto riguarda invece i beni strumentali, si considera l’insieme di quei beni materiali e immateriali che sono necessari per svolgere la tua attività.

Verranno utilizzati per diversi anni, e ciò implica che ai fini della registrazione contabile viene applicato il principio dell’ammortamento. Ad esempio, se acquisti un macchinario del costo di 20.000€ non potrai dedurlo ai fini fiscali in un solo anno, ma lo dovrai ripartire di regola in 5 anni. Ecco quali sono i beni strumentali:

  1. mobili: attrezzature, computer, arredi, veicoli e macchinari specifici (ammortamento 2-5 anni);
  2. immobili: locali, uffici e capannoni (ammortamento dai 5 ai 50 anni);
  3. beni immateriali: software, marchi, brevetti, diritti di utilizzo (ammortamento variabile).

Nel regime dei minimi l’importo massimo di investimento nei beni strumentali è di 15.000€, mentre nel regime forfettario non avrai limitazioni all’acquisto.

Infine farti affiancare da un collaboratore o da dei dipendenti può essere utile se vuoi ampliare la tua attività d’impresa. In questa prospettiva devi evidenziare sin da subito una differenza con il regime forfettario.

Infatti, quello dei minimi non prevede la possibilità di disporre di collaboratori o di dipendenti. Invece, nel regime forfettario potrai assumere personale, facendo attenzione a rientrare nei limiti di compenso lordo pari a 20.000€ annui.

Regimi fiscali agevolati

Vendite in Europa e all’estero con regimi agevolati

Hai una Partita IVA per e-commerce e vuoi vendere all’estero? Con il regime dei minimi eri limitato solo alle vendite in Italia, dato che non prevede la possibilità di allargare il commercio in Europa. Ben diversa è la situazione del regime forfettario.

In questo caso, oltre a scegliere il codice ATECO adeguato, dovrai anche adempiere ad alcune procedure burocratiche per dichiarare che con la tua Partita Iva lavori anche con l’estero. In questo modo potrai emettere fatture verso clienti residenti in uno stato estero, tracciando questi scambi.

Per farlo dovrai quindi registrarti al VIES (Vat Information Exchange System). Se hai questo progetto imprenditoriale leggi la nostra guida su come aprire Partita IVA intracomunitaria.


Regime dei minimi e fatturazione elettronica

Come comportarsi con la fatturazione elettronica se hai aderito al regime dei minimi e lo stai ancora utilizzando? Tieni presente che dal 1° luglio 2022 tutte le Partite IVA con regimi agevolati, compreso quello forfettario, avranno l’obbligo di utilizzare il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

Sono previste tuttavia delle eccezioni valide per ambedue i regimi. Infatti, puoi scegliere di utilizzare ancora il documento cartaceo fino al 1° gennaio 2024, se il tuo fatturato annuo rientra nei 25.000€. In questo caso dovrai aggiungere manualmente alla fattura una marca da bollo di 2€ per gli importi superiori ai 77,47€.

Puoi però valutare anche di passare alla versione digitale scegliendo il miglior software di fatturazione elettronica, per semplicità d’uso. Questi programmi permettono di inserire automaticamente la marca da bollo, e tenere traccia in modo facile tutte le fatture emesse e inviate. Inoltre il sistema di fatturazione elettronica comunica i dati direttamente al fisco.

Tassazione con il regime dei minimi

Un fattore che può incidere nella scelta di passare dal regime dei minimi a quello forfettario è quello legato alle tasse. In particolare, ti può essere utile prendere in considerazione diversi aspetti salienti per un lavoratore autonomo che deve provvedere da sé al pagamento delle imposte.

Nel regime forfettario i costi da sostenere per il pagamento delle tasse vengono calcolati in base al codice ATECO di riferimento della tua attività d’impresa. Infatti, verrà stabilita una percentuale che andrà a definire l’imponibile su cui si applica la tassazione e che prende il nome di coefficiente di redditività. Nel caso del regime dei minimi i costi verranno applicati in base alla documentazione che fornisci durante l’anno, e l’IRPEF è secca al 20%.

Altro aspetto da valutare sono i relativi contributi che dovrai versare annualmente. Questi possono incidere sui tuoi guadagni. Nel regime fiscale dei minimi non è presente una forma di agevolazione, mentre ben diversa è la situazione per quanto riguarda il regime forfettario. Ad esempio, se aderisci alla gestione commercianti disponendo di un Partita IVA hai la possibilità di ottenere una riduzione contributiva variabile dal 25% al 35%.

Ambedue i regimi fiscali presentano una franchigia IVA. Ciò significa che nel momento in cui emetti la fattura potrai ottenere il pagamento per l’intero importo sostenuto, senza dover scorporare il valore dell’IVA. Ciò vale sia per le fatture di acquisto, sia per quelle di vendita. Dovrai però fare attenzione a indicare nella fattura che rientri nel regime dei minimi oppure in quello forfettario.

In quanto regime agevolato esente IVA, la tassazione applicata al reddito imponibile non andrà a seguire le regole del regime ordinario con il pagamento di diverse aliquote. Invece si applicherà un’imposta sostitutiva. ovvero un’unica tassa. Anche in questo caso vi sono delle differenze. Infatti, nel regime fiscale dei minimi questa è pari al 20%. Nel regime forfettario, per i primi 5 anni avrai la possibilità di pagare l’importo del 5%, successivamente l’aliquota sarà portata al 15%.

lavoro dipendente e autonomo regime minimi

Lavoro autonomo e dipendente

Il lavoro dipendente è compatibile con il regime dei minimi? La risposta a questa domanda è affermativa. Devi considerare però alcuni aspetti. Ad esempio, se hai un contratto pubblico, dovrai valutare se è prevista questa possibilità. Generalmente un contratto di lavoro nel pubblico impiego non ammette la possibilità di lavorare anche in autonomia.

Viceversa, se lavori nel settore privato avrai maggiori libertà di affiancare un’attività imprenditoriale al lavoro dipendente, in base agli accordi presi con l’azienda per cui lavori o con il datore di lavoro. Dovrai però sempre valutare:

  • presenza di clausole restrittive;
  • svolgere un’attività che non vada in conflitto con il tuo lavoro.

I redditi ottenuti come dipendete non faranno cumulo con quelli del regime dei minimi.

Come passare dal regime dei minimi a quello forfettario

Se disponi di un regime dei minimis e non hai compiuto ancora 35 anni, potrai valutare di passare al regime forfettario. Può essere considerato conveniente? Come hai letto nel nostro articolo i vantaggi del sistema forfettario sono diversi.

In particolare, questa scelta può essere utile se vuoi ampliare la tua attività d’impresa, dato che i limiti di fatturato sono più elevati e potrai operare anche con la vendita di prodotti intracomunitari. Inoltre, disporrai anche di diverse agevolazioni dal punto di vista contributivo e fiscale.

Valutare questo passaggio è un passo importante. Inoltre, si prevede una procedura specifica che dovrai effettuare in via telematica. Per questo al fine di eseguire le giuste valutazioni e avere una visone completa di tutti i vantaggi, può essere indispensabile chiedere un consiglio a un consulente o a uno studio di commercialisti.

Regime dei minimi – Domande frequenti

Chi può aderire al regime dei minimi?

Oggi non è più possibile aderire al regime dei minimi, dato che è stato abrogato il 1°gennaio 2015. Tuttavia per chi ancora lavora in autonomia con questo regime fiscale, è possibile passare a quello ordinario o forfettario, ecco come.

Quali sono i requisiti per il regime dei minimi?

Per mantenere il regime fiscale dei minimi sono richiesti dei requisiti di età e di fatturato, ecco quali sono e cosa c’è da sapere, nella guida.

Chi deve fare la fattura elettronica nel regime dei minimi?

Dal 1° luglio sarà obbligatoria la fatturazione elettronica anche per chi dispone del regime dei minimi, se supera il fatturato annuo dei 25.000€, al pari del regime forfettario.

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dottore commercialista giovanni emmi
Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 4 Ottobre 2022
Dottore commercialista specializzato in organizzazione e gestione dello studio professionale, consulenza direzionale e digitalizzazione dei processi. Nonostante sia un pianificatore nato, ha delle intuizioni geniali.
Autore
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Gennaro Ottaviano

Esperto di economia aziendale e gestionale

Laurea in Economia Aziendale presso il Politecnico di Lugano, appassionato di borse, mercati e investimenti finanziari. Ho competenze di diritto e gestione societaria, con esperienze amministrative. Ho lavorato per la testata Money.it, oggi scrivo di diritto, economia, finanza, marketing e gestione delle imprese.

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