Tasse Partita Iva: quanto si paga con un regime ordinario?

Nel momento in cui si avvia un'attività si può scegliere tra regime fiscale ordinario e forfettario. Nella guida, tutti i dettagli sulla tassazione con questo regime fiscale.

di Ilenia Albanese

Revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.

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  • Le tasse di una partita iva dipendono dal regime di appartenenza. Chi ha una Partita Iva ordinaria sconta una tassazione più elevata rispetto agli altri, ma consente di detrarre l’Iva e dedurre alcuni costi dal calcolo.
  • Quando una ditta individuale o un libero professionista non rispettano i requisiti del regime forfettario sono obbligati ad aprire la Partita Iva ordinaria per lo svolgimento dell’attività.
  • Con il regime ordinario l’aliquota della tassazione IRPEF dipende dal fatturato annuo.

Sei un libero professionista e si avvicina il momento in cui dovrai passare dal regime forfettario a quello ordinario e ti spaventano le tasse che dovrai andare a pagare? Oppure vuoi avviare una nuova attività che non rientra tra i requisiti della Partita Iva forfettaria e vuoi conoscere tutti i dettagli sull’apertura della Partita Iva ordinaria?

In questa guida approfondiremo tutti gli aspetti più importanti della tassazione sulle partite iva, e in particolare su quelle in regime ordinario. Conoscerai meglio:

  • quali sono le tasse;
  • le detrazioni e le deduzioni;
  • come si apre l’attività;
  • quali sono le differenze principali con il regime forfettario.

Non tutte le attività e le imprese hanno la possibilità di accedere ai vantaggi del regime forfettario, o del regime semplificato, poiché non ne rispettano i requisiti.

Di conseguenza sono tenute ad aprire la Partita Iva ordinaria che, se da una parte prevede una tassazione più elevata, dall’altra permette di accedere ad alcune agevolazioni per ridurre i costi.

Partita Iva ordinaria: cos’è e come funziona

Per avviare un’attività ed emettere fatture, le imprese, i professionisti e le società hanno l’obbligo di aprire la Partita Iva, che consente di pagare i contributi fiscali e per la previdenza sociale. La Partita Iva si compone di un codice numerico formato da 11 cifre che identifica in modo univoco una ditta individuale, una società o un libero professionista, proprio come il codice fiscale per le persone fisiche.

Nel momento in cui si apre la Partita Iva è necessario scegliere il regime fiscale, che può essere:

  1. forfettario;
  2. ordinario.
Apertura Partita Iva ordinaria

Chi non può beneficiare dei vantaggi fiscali del primo rientra di diritto in quello ordinario. Questo regime fiscale presenta spese più elevate, ma anche la possibilità di accedere a deduzioni e detrazioni che vedremo di seguito, per ridurre i costi.

Il regime ordinario prevede alcune regole specifiche, sia per quanto riguarda la fatturazione che per la tassazione. Sono anche previsti obblighi diversi dal regime forfettario come quello di emettere dell’applicazione dell’Iva in fattura. I titolari di Partita Iva ordinaria devono, inoltre, rispettare alcuni adempimenti tra cui:

  • versamento dell’Iva, mensilmente o trimestralmente;
  • dichiarazione Iva all’Agenzia delle Entrate per via telematica su base annuale;
  • compilazione del modello ISA per la verifica di ricavi e compensi.

Contabilità ordinaria e semplificata

Quelle attività che non hanno i requisiti per accedere al regime forfettario possono aderire a due tipologie di regime di contabilità. La scelta del regime contabile dipende dall’ammontare del fatturato annuo, con i seguenti limiti:

  • contabilità semplificata per imprese minori: persone fisiche o ditte individuali con ricavi non superiori a €800.000 annui, o non superiori a €500.000 per le attività di servizi;
  • Contabilità ordinaria: per grandi imprese, società di capitali e persone fisiche con ricavi da €800.000 annui, o da €500.000 annui per attività di servizi.

Ma qual è la differenza tra i due regimi contabili? Nel caso della contabilità semplificata si snellisce la burocrazia ed è previsto l’obbligo a conservare solamente alcune scritture contabili, come:

  • registri Iva;
  • registro di incassi e pagamenti;
  • registro di beni ammortizzabili;
  • libro unico del lavoro sui dipendenti.

Invece, con la contabilità ordinaria vi è l’obbligo di conservare ulteriori registri e libri contabili, tra cui:

  • libro giornale;
  • libro inventario;
  • documenti di magazzino;
  • libri sociali e bilancio di esercizio (per le società).

Requisiti per il regime fiscale ordinario

A chi è rivolta la Partita Iva ordinaria? Come abbiamo anticipato, il regime ordinario è obbligatorio per tutti quei soggetti che non posseggono i requisiti per aderire al regime forfettario. Di conseguenza, sono tenuti ad aderire al regime ordinario:

  • ditte individuali e liberi professionisti con fatturato superiore a 65.000 euro annui;
  • le società di persone (S.s., S.n.c., S.a.s.) e le società di capitali (S.p.a., S.a.p.a., S.r.l.);
  • ditte individuali e liberi professionisti con costi per il personale superiori a 20.000 annui.

L’apertura della Partita Iva ordinaria è anche consigliata per quelle attività che sostengono molte spese, che potranno essere detratte dal computo delle tasse. In ogni caso, per essere certi di non sbagliare nella scelta del regime fiscale, è consigliato chiedere il supporto professionale di un commercialista. Vediamo inoltre in questa tabella quali sono le principali differenze tra Partita Iva ordinaria e forfettaria.

CaratteristicaRegime OrdinarioRegime Forfettario
Calcolo dell’Iva in fatturaSi No
Obbligo fatturazione elettronicaSiSì
Tassazione IRPEFDal 23% al 43% in base al fatturato15% (5% per i primi 5 anni se si rispettano alcuni requisiti)
Deducibilità delle spese e detrazioni fiscaliSiNo

Come aprire la Partita Iva ordinaria

Partiamo col precisare l’apertura della Partita Iva di per sé non ha costi elevati. Le principali spese da affrontare per l’apertura sono legate all’attivazione di un indirizzo di posta elettronica certificata, o PEC, e alla firma digitale, necessari per aprire la Partita Iva. Inoltre dovranno essere sostenute nel tempo diverse spese per la gestione dell’attività autonoma: quelle per il commercialista, per le tasse e i contributi.

Per aprire la Partita Iva ordinaria bisogna comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività. Tale comunicazione deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio dell’attività attraverso la compilazione:

  • del modello AA9/7 per ditte individuali e lavoratori autonomi;
  • con il modello AA7/7 per le società di persone e di capitali.

Tale comunicazione può avvenire:

  • sul sito dell’Agenzia delle Entrate;
  • presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate presentando un documento d’identità;
  • con raccomandata a/r con copia del documento d’identità valido.

Per l’apertura della Partita Iva è necessario scegliere il codice Ateco relativo all’attività e il regime contabile. L’apertura della Partita Iva avviene in circa 24 ore per i liberi professionisti, mentre può richiedere tempi più lunghi per tutti gli altri soggetti, poiché è necessario anche effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese attraverso la procedura ComUnica.

Al termine di questa procedura, l’Agenzia delle Entrate rilascia il numero di Partita Iva univoco. L’ultimo passaggio è quello di aprire la posizione previdenziale all’INPS o presso la cassa di previdenza sociale di competenza.

Tassazione con la Partita Iva ordinaria

Tasse Partita Iva ordinaria

La principale differenza tra il regime forfettario ed il regime ordinario sta nei costi e nei contributi da pagare. Tra i costi della Partita Iva ordinaria troviamo diverse voci di tassazione:

  • Iva sulle vendite di prodotti o sulle prestazioni di servizi;
  • imposta sul reddito delle persone fisiche (o IRPEF), imposta sul reddito delle società o IRES;
  • imposta regionale sulle attività produttive, o IRAP, per le società.

Infatti, mentre la tassazione per il regime forfettario è fissa con una aliquota unica, nel regime ordinario questa percentuale varia in base al fatturato, dal 2024 secondo questo schema:

  • 23% per redditi fino a 28 mila euro;
  • 35% per redditi compresi tra 28.001 e 50 mila euro;
  • 43% per redditi superiori a 50 mila euro.

L’aliquota IRES, invece, è pari al 23% per il 2024. L’IRAP è invece un costo calcolato sul valore della produzione netta con l’aliquota del 3,9%, percentuale che può variare in base alle regioni.

Contributi previdenziali nel regime ordinario

Oltre ai costi appena visti, bisogna anche calcolare quelle spese relative alla previdenza sociale.I professionisti possono iscriversi alla cassa di previdenza di riferimento alla quale versare i contributi. Molte professioni hanno alcune casse specifiche, in base all’appartenenza ad un Albo apposito.

In altri casi invece, si può avviare una attività autonoma come libero professionista. In queste circostanze sarà necessario iscriversi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota applicata sul reddito imponibile dipende dall’attività svolta, e va dal 24% al 26,07%. Inoltre, se si apre una Partita Iva come artigiani e commercianti, saranno applicate due diverse quote di contribuzione:

  • Una quota fissa, indipendente dal fatturato annuo;
  • Una quota variabile, applicata in percentuale sul fatturato annuo, al superamento di un reddito aggiornato annualmente.

Come per le tasse, è possibile rivolgersi ad un commercialista, o chiedere il supporto dell’INPS, per sapere con esattezza in quale casistica rientrare e quali sono i contributi da versare ogni anno.

Come scaricare i costi con la Partita Iva ordinaria

Contributi Partita Iva ordinaria

Come abbiamo visto all’inizio, uno dei vantaggi del regime ordinario è possibilità di ottenere detrazioni e deduzioni dei costi.

Ma qual è la differenza tra detrazione e deduzione? Le spese deducibili riducono la base imponibile su cui vengono calcolate le tasse, mentre con la detrazione diminuisce l’imposta sui redditi.

A differenza del regime forfettario, con la Partita Iva ordinaria è possibile scaricare alcuni costi fino al 100%. Tra le categorie delle spese che possono essere scaricate ci sono:

  • cancelleria;
  • valori bollati;
  • libri e riviste professionali;
  • corsi di aggiornamento e formazione al 100% entro il limite di 10.000 euro annui;
  • software di gestione;
  • attrezzature strumentali per lo svolgimento dell’attività professionale.

Per essere deducibile, il costo deve rispettare i requisiti di effettività, inerenza e congruità, ovvero essere finalizzati all’attività. Inoltre, per poter scaricare i costi è necessario conservare e mostrare la documentazione sull’acquisto dei beni, come scontrini e fatture.

Nel caso in cui il professionista lavori in casa, potrà anche dedurre una parte dei costi come bollette, utenze, affitto e spese condominiali fino ad un massimo del 50%, e lo stesso vale in caso di ristrutturazioni. Per l’acquisto di beni strumentali, invece, la deduzione può arrivare fino al 100% dell’importo, se questo è inferiore a €516,46.

Partita Iva ordinaria e lavoro dipendente

Per la Legge un lavoratore dipendente è libero di aprire la Partita Iva e di esercitare una seconda attività lavorativa purché si rispetti il patto di fedeltà all’azienda, ossia un patto di non concorrenza. Di conseguenza, il lavoratore dipendente può svolgere una seconda attività lavorativa, che comporta l’apertura della Partita Iva, purché non faccia concorrenza al proprio datore di lavoro.

In questo caso, per la tassazione dei redditi, il lavoratore titolare di Partita Iva ordinaria può determinare il reddito sottraendo ai ricavi imponibili i costi deducibili e applicando l’Iva e la ritenuta d’acconto. Inoltre dovrà presentare il Modello Redditi al posto del Modello 730.

La tassazione IRPEF dovrà tenere conto sia del reddito generato come lavoratore autonomo che come dipendente. Quest’ultimo viene già tassato dal datore di lavoro, mentre dal primo bisogna sottrarre i costi deducibili. La somma tra i due redditi al netto delle spese deducibili corrisponde alla base imponibile su cui viene applicata l’aliquota corrispondente, in base all’aliquota specifica IRPEF, che va dal 23% al 43% in relazione al reddito.

Infine, per la previdenza sociale, i titolari di Partita Iva ordinaria che si inscrivono alla Gestione separata dell’INPS devono pagare l’aliquota del 24% sul reddito imponibile.

In alcuni casi, inoltre, i lavoratori dipendenti e titolari di partita IVA (attività imprenditoriale o attività artigiana) sono esonerati dall’iscrizione alla gestione commercianti e, di conseguenza, a pagare il contributo fisso anche detto minimale IVS. Questo è possibile nel momento in cui il lavoro come dipendente prevale sia a livello di tempo che di guadagno su quello da lavoratore autonomo.

Esempio di calcolo delle tasse

Vediamo un piccolo esempio pratico di come si possono calcolare le tasse facendo una stima, in autonomia, di quanto pagare annualmente in base al totale lordo dei ricavi percepiti con la partita Iva e regime fiscale ordinario.

Prima di tutto con il regime ordinario bisogna togliere dal totale dei ricavi tutte le spese sostenute per l’attività. Poniamo l’esempio di un guadagno totale lordo di 40.000 euro, con una spesa di 5.000: otteniamo un numero di 35.000 euro da cui calcolare effettivamente le tasse.

Con questa cifra ci troviamo nel 2024 con una percentuale di tassazione del 35% secondo le aliquote Irpef. Secondo le nuove aliquote 2024, le tasse verranno pagate sui ricavi con le diverse percentuali in questo modo:

  • sui primi 28.000 euro: si applica il 23% di tassazione;
  • sui rimanenti 7.000 euro (per arrivare a 35.000): si applica il 35% di tassazione.

Ai ricavi bisogna poi anche sottrarre i contributi previdenziali, ovvero la quota totale che ogni anno le partite Iva versano all’INPS o ad un’altra cassa specifica e bisogna considerare poi le eventuali detrazioni e deduzioni fiscali. Per avere un’idea chiara della propria posizione contributiva e per il calcolo esatto delle tasse consigliamo il supporto di un commercialista esperto.

Partita Iva ordinaria – Domande frequenti

Come funziona la Partita Iva ordinaria?

La Partita Iva ordinaria identifica un’impresa, una società o un professionista, ed è un obbligo di legge aprirla, per pagare i contributi fiscali e poter lavorare in autonomia. Il regime ordinario, tuttavia, prevede costi superiori a quelli del regime forfettario e differenti obblighi burocratici come la conservazione di maggiori registri e libri contabili. Ecco di cosa si tratta.

Quali sono le differenze tra regime forfettario e ordinario?

Il regime ordinario prevede una tassazione IRPEF con aliquota a scaglioni che varia in base al fatturato conseguito, mentre con il regime forfettario la tassazione IRPEF è fissa al 15% (5% per i primi 5 anni). Leggi la guida per sapere come funzionano i due regimi fiscali.

Quando si passa da regime forfettario a ordinario?

Le ditte individuali e i liberi professionisti che superano un fatturato annuo di 65.000 euro, o i 20.000 euro di costi per il personale, sono tenuti a passare dal regime forfettario a quello ordinario.

Come si calcolano le tasse con la partita Iva ordinaria?

Con il regime fiscale ordinario è necessario togliere dal totale lordo annuo le spese sostenute per l’attività, applicare la aliquote Irpef e togliere i contributi previdenziali. A questo si aggiungono anche eventuali deduzioni e detrazioni aggiuntive.

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Ilenia Albanese

Esperta di finanza personale e lavoro digitale

Copywriter specializzata nel settore della finanza personale, con esperienza pluriennale nella creazione di contenuti per aiutare i consumatori e i risparmiatori a gestire le proprie finanze.
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Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 18 Maggio 2024
Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

6 commenti su “Tasse Partita Iva: quanto si paga con un regime ordinario?”

  1. Se l imponibile è zero(imponibile in uscita superiore a quella in entrata) Pago cmq i contributi in regime ordinario per l anno in corso?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      se è iscritto alla gestione separata inps non si versano contributi fissi. Se iscritti alla gestione inps commercianti e artigiani, quasi sempre, vi è un minimo fisso da versare, anche con reddito zero.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  2. Ho un’attività da Ottobre 2022, sono in regime forfettario, se da Ottobre 2022 a Dicembre 2022 ho fatturato circa 23000 euro, devo passare al regime ordinario?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      in linea di massima sembrerebbe obbligato al passaggio al regime ordinario di applicazione iva dal 01.01.2023. Si consiglia di approfondire con un commercialista.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  3. UN DIPENDENTE (40/ORE SETTIMANAlI) CHE APRE UNA PARTITA IVA COME AUTONOMO PROFESSIONISTA, DOVREBBE AVERE L’OBBLIGO DI ISCRIZIONE ALLA GESTIONE SEPARATA INPS, SE IL REDDITO DIPENDENTE E’ SUPERIORE A QUELLO AUTONOMO ,PUO’ ESSERE ESENTE DAI CONTRIBUTI ALLA GESTIONE SEPARATA (24%) OPPURE E’ OBBLIGATO A PAGARLI UGUALMENTE, GRAZIE

    Rispondi
    • Buongiorno,
      è obbligato a pagarli ugualmente. L’esclusione vale solo per la gestione ivs commercianti.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi

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