Diventare nutrizionista richiede lo svolgimento di un percorso di studi particolare e il conseguimento dell’abilitazione professionale al termine del quale è possibile esercitare l’attività in forma autonoma o lavorare all’interno di strutture pubbliche e private. Per chi sceglie la libera professione, oltre ai requisiti necessari per esercitarla, ci sono una serie di adempimenti fiscali, previdenziali e amministrativi da affrontare: dall’apertura della partita IVA alla scelta del codice ATECO e del regime fiscale, fino all’iscrizione all’ENPAB e alla gestione della fatturazione. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Come diventare nutrizionista in Italia: requisiti e studi
I giovani che sognano di diventare nutrizionista devono seguire un percorso di studi lungo e complesso che inizia con la laurea magistrale, al termine della quale è possibile sostenere l’esame di Stato per ottenere l’abilitazione alla professione. A quel punto è necessario iscriversi alla Sezione A dell’Ordine professionale di riferimento.
Una volta conseguiti i titoli per lavorare come nutrizionista esistono diverse strade da intraprendere: si può lavorare all’interno di strutture del servizio sanitario nazionale (come ospedali, cliniche, studi professionali) oppure intraprendere la professione autonoma.
“Successivamente al conseguimento dell’abilitazione professionale, il professionista abilitato che intenda esercitare tale attività in forma autonoma dovrà necessariamente adempiere, parallelamente, ad alcuni ulteriori obblighi previsti dall’ordinamento per l’esercizio della professione”, spiega Nicola Celenta, dottore commercialista, a Partitaiva.it.

I passi successivi, spiega l’esperto, comprendono l’apertura della partita IVA, l’iscrizione alla previdenza specifica presso l’ENPAB, l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi e la stipula di una polizza di responsabilità civile professionale.
Come aprire la partita IVA per nutrizionista
Chi decide di lavorare come nutrizionista in forma autonoma deve aprire una partita IVA. La richiesta di attribuzione della partita IVA deve essere effettuata attraverso l’apposito modello telematico AA09 da trasmettere all’Agenzia delle Entrate. È uno dei primi passaggi della fase di avvio dell’attività e richiede particolare attenzione, soprattutto per quanto riguarda l’individuazione dell’attività esercitata e del relativo codice ATECO.
Come sottolinea il Celenta, la scelta di aprire la partita IVA non dovrebbe essere considerata un semplice adempimento burocratico: già in questa fase è necessario impostare correttamente la futura gestione fiscale e previdenziale dell’attività.
Per evitare errori nella fase di apertura e nella scelta del regime fiscale, è possibile rivolgersi a un commercialista o a un altro intermediario abilitato.
Codice ATECO nutrizionista e biologo nutrizionista
Quando si apre la partita IVA è necessario indicare il codice ATECO che identifica l’attività svolta. “Risulta fondamentale, nella fase di programmazione dell’attività professionale e, soprattutto, in occasione dell’apertura della partita IVA, la scelta del codice ATECO”, spiega il commercialista Nicola Celenta.
Per l’attività di biologo nutrizionista, Celenta indica come riferimento il codice ATECO 72.10.10, “Ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle biotecnologie”, che consente di seguire i pazienti nel loro percorso nutrizionale, ma anche di occuparsi di attività di laboratorio e di ricerca.
Il codice 86.99.09, “Altre attività varie per la salute umana n.c.a.”, può invece essere valutato come attività secondaria, in modo da rappresentare anche la natura sanitaria delle prestazioni erogate.
La scelta del codice ATECO va comunque effettuata valutando concretamente le attività svolte dal professionista e, in caso di dubbi, con il supporto di un professionista.
Regime fiscale per nutrizionisti
Tra le decisioni più importanti da prendere all’avvio dell’attività c’è quella relativa al regime fiscale. Il regime forfettario è spesso considerato la soluzione più conveniente per chi apre per la prima volta una partita IVA, soprattutto grazie alla tassazione agevolata. Tuttavia, la scelta non dovrebbe essere effettuata considerando esclusivamente l’aliquota dell’imposta.
“Molti professionisti sono immediatamente orientati verso il regime forfettario, considerando esclusivamente il livello di imposizione fiscale”, osserva l’esperto. Una scelta effettuata senza considerare anche gli aspetti economici e contabili, però, “rischia di diventare una trappola”.
Il principale elemento da valutare riguarda la gestione delle spese. “Nel regime forfettario, infatti, non è possibile dedurre analiticamente i costi effettivamente sostenuti per l’attività professionale: il sistema riconosce una quota forfettaria e predeterminata di costi calcolata in percentuale sui ricavi”. Questa quota potrebbe risultare inferiore alle spese realmente sostenute, come canoni di locazione, materiali, pubblicità e altri costi legati all’attività professionale.
Il regime forfettario prevede inoltre un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni, che successivamente passa al 15%, ma non consente di beneficiare, attraverso il reddito assoggettato al regime, delle detrazioni IRPEF collegate a determinate spese.
Per questo motivo, la scelta tra regime forfettario e regime ordinario dovrebbe essere effettuata sulla base della situazione concreta del professionista. “Risulta quindi opportuno effettuare una valutazione accurata e personalizzata, finalizzata a individuare il regime fiscale più adatto alle caratteristiche dell’attività”, consiglia Celenta, valutando anche l’eventuale passaggio a un regime ordinario nel momento in cui cambiano le condizioni economiche e organizzative dell’attività.
Contributi previdenziali ENPAB per nutrizionisti
Dopo aver aperto la partita IVA è necessario effettuare l’iscrizione all’ENPAB, la cassa previdenziale di riferimento per i biologi. L’ente previdenziale richiede il versamento di tre tipologie di contributi diversi: il contributo soggettivo, il contributo integrativo e il contributo di maternità.
| Contributo | Importo | Note |
|---|---|---|
| Contributo soggettivo | 15% del reddito imponibile | Contributo minimo circa 1.309 euro |
| Contributo integrativo | 4% del compenso | Contributo minimo 106 euro (può essere inserita nella fattura) |
| Contributo maternità | 103,29 euro | Quota annuale fissa per tutti |
Tuttavia, in alcune situazioni particolari, è possibile accedere alla riduzione del 50% del contributo soggettivo. Ciò può avvenire:
- nei primi anni di iscrizione;
- se si svolge contestualmente lavoro dipendente;
- se si è al contempo pensionati;
- se l’iscrizione alla cassa è avvenuta dopo il 30 giugno.
I contributi previdenziali rappresentano una delle principali voci di costo da considerare quando si avvia un’attività professionale. Il loro importo dipende, tra gli altri fattori, dal reddito e dalla situazione previdenziale del professionista.
Per questo motivo, non è sufficiente considerare il fatturato come denaro immediatamente disponibile. Una parte degli incassi dovrà infatti essere accantonata in vista delle successive scadenze fiscali e previdenziali.
Quanto costa aprire una partita IVA come nutrizionista?
Uno degli aspetti che chi si avvicina alla libera professione tende maggiormente a sottovalutare è la gestione della liquidità. “Come recita il noto detto, ‘prevenire è meglio che curare’: arriverà infatti il momento della dichiarazione dei redditi e della conseguente imposizione fiscale e previdenziale”, ricorda Celenta.
In termini puramente indicativi, il commercialista stima un esborso annuale complessivo per imposte e contributi previdenziali pari ad almeno il 28-32% del fatturato lordo nel regime forfettario e al 32-43% nel regime ordinario. Si tratta, precisa Celenta, di percentuali puramente indicative, basate su dati medi e ipotesi semplificate. Il risultato effettivo può infatti cambiare in funzione delle caratteristiche della singola posizione, delle eventuali deduzioni e detrazioni e del regime fiscale adottato.
Anche la contribuzione previdenziale può variare: alcune componenti possono essere ridotte nei primi anni di attività in determinate condizioni, mentre l’importo della parte variabile dipende dai volumi dell’attività. Possono inoltre esserci ulteriori riduzioni nel caso di contemporaneo lavoro dipendente.
Per questo, conclude Celenta, è consigliabile monitorare periodicamente l’andamento dell’attività insieme al proprio consulente, così da pianificare per tempo gli esborsi e arrivare preparati alle scadenze fiscali e previdenziali.
Fatturazione elettronica e sistema tessera sanitaria (TS)
Un altro tema importante per chi lavora come nutrizionista riguarda la fatturazione e gli adempimenti legati al Sistema Tessera Sanitaria.
Il biologo nutrizionista, in quanto professionista che eroga prestazioni sanitarie, è soggetto agli obblighi previsti dalla relativa disciplina e deve comunicare periodicamente al Sistema tessera sanitaria i dati relativi alle prestazioni sanitarie effettuate e alle spese sostenute dai pazienti.
Per quanto riguarda la fatturazione, è importante distinguere tra prestazioni rivolte a persone fisiche e prestazioni effettuate nei confronti di aziende o altri soggetti titolari di partita IVA:
- per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche occorre considerare la disciplina specifica sulla fatturazione elettronica e il relativo divieto, ove applicabile, per le prestazioni i cui dati devono essere trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria;
- per le prestazioni rese nell’ambito di rapporti B2B, quando ne ricorrono i presupposti, si applicano le regole ordinarie della fatturazione elettronica.
Per gestire più facilmente questi adempimenti, il consiglio di Celenta è quello di ridurre il più possibile la gestione manuale e cartacea. “Nell’era della digitalizzazione è consigliabile dotarsi di un software di fatturazione adeguato alle specifiche esigenze del professionista”. Una soluzione digitale permette infatti di organizzare meglio sia la fatturazione elettronica delle prestazioni B2B sia, quando previsto, la gestione e trasmissione dei dati delle prestazioni sanitarie.
Quanto guadagna un nutrizionista libero professionista in Italia?
Definire con certezza quanto guadagna un nutrizionista in Italia non è semplice, soprattutto quando si parla di freelance o autonomi. Il reddito dipende da numerosi fattori, primo fra tutti il numero di collaborazioni con studi professionali e i clienti raggiunti nel corso dell’anno.
Il reddito professionale medio annuo dichiarato all’ENPAB per l’area nutrizione è di circa 15.600 euro lordi. Questa cifra tiene conto di tutti gli iscritti alla cassa, includendo sia chi esercita a tempo pieno, sia chi lavora part-time o ha appena avviato l’attività.
Bisogna però sottolineare che il fatturato non coincide con il reddito effettivamente disponibile, perché dal primo devono essere considerati imposte, contributi previdenziali e costi legati all’esercizio dell’attività. Come evidenzia Celenta, una gestione attenta della liquidità e un monitoraggio costante dell’andamento economico consentono di evitare di arrivare alle scadenze fiscali e previdenziali senza le risorse necessarie.
Per chi decide di diventare nutrizionista e lavorare in autonomia, quindi, la preparazione professionale rappresenta soltanto il primo passo. Alla competenza nel campo della nutrizione è necessario affiancare una corretta pianificazione fiscale, previdenziale e amministrativa, possibilmente con il supporto di un professionista.













Laura Pellegrini
Giornalista e content editor