In Italia costo del lavoro in Italia รจ in aumento e questo significa che per le imprese รจ sempre piรน difficile sostenere le spese legate all’occupazione di un dipendente. Soprattutto nel 2024, che ha visto la pressione fiscale raggiungere il 42,5% del Pil. Nel biennio 2025-2026, secondo le stime Istat, si arriverร fino al 42,8%. Tassazione e contributi crescenti rischiano di non far quadrare i bilanci aziendali. Ma il paradosso รจ che, a fronte di esborsi esosi per il personale aziendale, ci sono i lavoratori che restano con un basso potere dโacquisto, dal momento che lo stipendio reale medio in Italia รจ inferiore di circa il 9% rispetto al 2021.
Partitaiva.it ha analizzato i dati piรน recenti per capire davvero quanto costa alle imprese il personale, le novitร in busta paga e le previsioni per il 2026.
Il costo del lavoro in Italia: cosa dicono i numeri
LโItalia รจ tra i Paesi con il cuneo fiscale piรน alto dโEuropa, secondo lโOcse. La differenza tra ciรฒ che paga il datore di lavoro e ciรฒ che riceve il lavoratore va oltre il 45% per un lavoratore single senza figli mentre la media UE si attesta intorno al 39%. Questo significa che tasse e contributi assorbono piรน di 4 euro su 10 del costo del lavoro, che nel 2023 รจ aumentato in media del 5,5% rispetto allโanno precedente. Va da sรฉ che, per molte aziende italiane, sostenere un lavoratore sta diventando sempre piรน oneroso.
Lโaumento del costo non รจ uniforme: le grandi imprese registrano incrementi piรน marcati (7,2 %), le medie imprese +6,6 %. Per le piccole imprese, lโimpatto รจ minore: per quelle con 20-49 addetti รจ aumentato del 5,2% mentre per le piccole imprese con 10-19 addetti รจ aumentato del 4,6%. Infine le microimprese registrano un aumento dellโ1,2%.
Quante tasse sui dipendenti paga unโimpresa in Italia? L’esempio
Quando unโazienda assume un dipendente, il costo totale supera di molto lo stipendio effettivamente percepito. Per fare due conti, tra contributi, tasse e burocrazia, lโazienda paga effettivamente, oltre alla retribuzione annuale, circa il 32-35% in piรน tra contributi Inps, Inail, Tfr.ย ย
Senza contare il carico ulteriore nel caso di una maternitร , ad esempio. Sebbene lโINPS copra lโ80% dello stipendio, รจ il datore di lavoro che deve anticipare i soldi, salvo poi ricevere il rimborso. Nel frattempo deve gestire la sostituzione della risorsa, formarla, stimare un 10-15% di calo nella produttivitร . Se la donna, magari impiegata a 30.000 mila euro allโanno, costava giร 40-41.000 mila, quando va in maternitร arriva a costare 46-51.000 mila euro. Quasi il doppio.
Va da sรฉ che la differenza si riflette sulla decisione di assumere, sulla tipologia dei contratti proposti e sulla competitivitร dell’azienda stessa sul mercato. Nel report ISTAT si evidenzia che, nonostante lโaumento dei costi per le risorse umane, molte imprese – soprattutto quelle piรน strutturate – siano riuscite a mantenere lo stesso livello di redditivitร , o in alcuni casi anche a fatturare di piรน, ma solo grazie a una produttivitร piรน elevata. Tuttavia, il fatto che il costo del lavoro in Italia continui a crescere resta un problema da risolvere per le imprese che operano in settori meno protetti o a livello locale.
Come cambiano i costi del lavoro per le PMI: lโanalisi di Studio Bertagnoli
A spiegare le reali difficoltร delle aziende sono i consulenti del lavoro di studio Bertagnoli, specializzati in elaborazione buste paga e gestione del personale. “Le voci che pesano di piรน sul costo reale di un dipendente sono indubbiamente raccolte complessivamente nella RAL, componente principale e basilare per tutti i dipendenti, formata dagli elementi base delle retribuzioni che hanno subito, negli ultimi anni, diversi aumenti con il rinnovo di numerosi CCNL fermi e non aggiornati da tempo”.
“Voci da tenere in considerazione sono sicuramente i costi piรน nascosti e non individuabili facilmente come ad esempio la formazione, le varie indennitร , tutta una serie di enti bilaterali e sanitari sorti come funghi, costi di amministrazione sempre maggiori -specificano gli esperti- e tutta una serie di voci come welfare e incentivi elargiti in disparate modalitร inseriti da poco tempo e non ancora digeriti dalle piccole aziende, introdotti da nuovi obblighi normativi o per fidelizzare i dipendenti”.
Secondo i consulenti di studio Bertagnoli “le PMI, hanno spesso una redditivitร piรน bassa rispetto alle grandi imprese e con lโimpossibilitร di ottimizzare i processi produttivi con pochi addetti. Questo rende piรน difficile assorbire aumenti di costo del lavoro senza dover intaccare i margini operativi fondamentali per la piccola impresa. Hanno anche meno potere negoziale e meno risorse per gestire gli oneri fiscali e contributivi. Non possono facilmente ottenere risparmi sui costi amministrativi. Ad esempio, il ricorso a sgravi contributivi o ad incentivi spesso รจ complesso, per la mancanza di personale qualificato per queste esigenze e per la notevole mole di burocrazia richiesta, poco sostenibile da piccole realtร . A meno di non appoggiarsi a consulenze esterne che, se da una parte sollevano lโazienda dalla mole di lavoro, dallโaltra aumentano i costi di gestione e, non di rado, rendono non appetibili gli incentivi stessi”.ย
“Senza contare che il lievitare dei costi รจ sicuramente piรน pesante per unโazienda piccola – concludono gli esperti-. Le grandi imprese hanno infatti piรน possibilitร di accedere ad eventuali aiuti finanziari mentre spesso le PMI non hanno strutture finanziarie robuste per sopportare, ad esempio, rinnovi contrattuali importanti”.
Aumento stipendi 2026: come cambia la busta paga
Il paradosso, come giร accennato, รจ che questo sforzo/esborso da parte delle imprese non si traduca in un maggior beneficio per il lavoratore. Anzi, il percorso degli stipendi segue la direzione opposta, dal momento che nel nostro Paese lo stipendio reale medio si รจ ridotto negli ultimi anni.
Nel 2026 le imprese, soffocate da costi sempre piรน alti, avranno margini ristretti per aumenti retributivi in busta paga. Ciรฒ nonostante, il netto in busta paga aumenterร , giร a partire dai cedolini di gennaio, per effetto delle modifiche agli scaglioni Irpef, che apporteranno i maggiori benefici soprattutto ai lavoratori con RAL compresa tra 28.000 e 50.000 euro. In linea di massima si tratta di aumenti mensili minimi, variando da 3 a di 37 euro in piรน. Tra le nuove misure – previste dalla manovra 2026 – che potrebbero far lievitare lo stipendio c’รจ poi la detassazione di turni straordinari e premi di risultato.
Differenze tra dimensioni aziendali, settori e produttivitร
Il report ISTAT mostra che le grandi imprese, e in particolare quelle allโinterno di gruppi, pagano in media un aumento del costo del lavoro piรน elevato, che nel 2023 รจ cresciuto al ritmo del +7,2%. Come giร evidenziato, perรฒ, proprio in virtรน di queste caratteristiche, riescono a generare una produttivitร per addetto che รจ molto piรน alta, stimando un fatturato di circa 90.000 euro contro i 40.400 euro in media, per quanto riguarda le imprese indipendenti.
Le micro imprese mostrano un aumento molto piรน contenuto (+1,2 %) e quindi una dinamica diversa. Per queste realtร , infatti, un aumento del costo del lavoro puรฒ significare margini piรน ridotti, maggiore attenzione alla produttivitร e una possibile preferenza per forme contrattuali meno onerose, in favore di una maggiore preferenza nei confronti di modelli di automazione.ย












Natalia Piemontese
Giornalista