Come Aprire un negozio di animali: licenze, costi e adempimenti fiscali

Cosa serve per aprire un negozio di animali: autorizzazioni ASL e SUAP, regole 2026 sugli esotici, costi di avvio, codice ATECO e contributi INPS.

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  • Per aprire un negozio di animali servono licenze e autorizzazioni specifiche, da richiedere al Comune tramite SUAP e all’ASL: cambiano a seconda che si vendano solo prodotti oppure anche animali vivi;
  • Dal 2022 il commercio di animali esotici è regolato dal D.Lgs. 135/2022, che ha vietato l’importazione di esemplari catturati in natura e introdotto obblighi di identificazione e formazione per gli operatori;
  • L’investimento iniziale varia indicativamente dai 25.000 ai 100.000 euro, a cui si aggiungono i contributi fissi INPS della Gestione Commercianti, dovuti anche prima di aver venduto il primo prodotto.

Aprire un negozio di animali è un progetto ricorrente tra chi ama gli animali e vuole mettersi in proprio. È anche un mercato solido: secondo un’analisi di Confcommercio ogni famiglia italiana con un animale domestico spende in media circa 900 euro l’anno, oltre il 30% dei quali in spese sanitarie e di benessere.

L’iter burocratico però non è uguale per tutti: cambia radicalmente a seconda che si vendano mangimi e accessori, animali vivi o specie esotiche. Vediamo quali sono i requisiti, i documenti necessari, i costi e gli adempimenti fiscali per l’apertura.

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Cosa serve per aprire un negozio di animali

Il requisito di base per aprire un’attività commerciale è l’onorabilità, cioè il possesso dei requisiti morali previsti dalla legge, che possono variare leggermente in base alle normative regionali. Il rappresentante legale dell’impresa non deve trovarsi in una di queste condizioni:

  • trovarsi in stato di detenzione;
  • essere stato condannato per reati non colposi con pena detentiva superiore ai 2 anni;
  • essere stato condannato per reati finanziari, contro la salute pubblica o il patrimonio pubblico;
  • essere stato condannato per i reati sopracitati in Stati esteri.

L’onorabilità però non basta: per la vendita di animali vivi si aggiungono requisiti sanitari e strutturali specifici. Prima di avviare l’iter è quindi necessario decidere con precisione che tipo di negozio si vuole aprire, perché da questa scelta dipende tutto il resto.

Negozio di animali
Tipo di negozioAutorizzazioni aggiuntiveComplessità
Alimenti e accessoriNessuna oltre l’iter di base (SCIA + Registro Imprese)Bassa
Animali viviAutorizzazione sanitaria comunale con parere del servizio veterinarioMedia
Animali esoticiAutorizzazione sanitaria, verifica lista negativa, certificati CITES, formazione operatoriAlta
Toelettatura e serviziSCIA specifica, parere veterinario, in alcune Regioni corso di formazioneMedia

Aprire un negozio di alimenti e accessori per animali

È la formula più semplice dal punto di vista burocratico. Un negozio che vende mangimi, alimenti e accessori non richiede requisiti ulteriori rispetto all’iter di base, perché per la legge italiana il cibo per animali non è considerato un prodotto alimentare e non è soggetto alle restrizioni previste per il commercio alimentare destinato al consumo umano.

Va comunque tenuto presente un vincolo strutturale: le aree di vendita non possono essere adibite ad altri servizi, come la toelettatura, che richiede spazi separati e autorizzazioni proprie.

Aprire un negozio di animali vivi

Qui il quadro cambia. Serve un’autorizzazione sanitaria rilasciata dal Comune previo parere del servizio veterinario dell’ASL. Il negozio deve inoltre rispettare requisiti precisi:

  • Spazi e servizi idonei, comprese aree di stoccaggio e servizi igienici;
  • Separazione delle aree: gli spazi di vendita non possono ospitare altri servizi;
  • Condizioni di detenzione dignitose: gabbie, teche e box devono essere lavabili e disinfettabili, con spazi proporzionati a taglia e specie e condizioni ambientali adeguate.

Il riferimento normativo generale è la Legge 281/1991 sulla tutela degli animali di affezione, che diverse Regioni hanno integrato con leggi proprie: in alcune è previsto un corso di formazione obbligatorio per chi detiene o vende animali. È il primo controllo da fare, perché varia da territorio a territorio.

La documentazione da presentare al SUAP, che la inoltra ai servizi veterinari competenti, comprende due copie della planimetria del negozio, la distribuzione dei locali con funzione e attrezzature, e l’elenco catalogato di tutte le specie che si intendono vendere.

Aprire un negozio di tolettatura

Animali esotici: cosa è cambiato con il D.Lgs. 135/2022

È l’ambito in cui la normativa è cambiata di più, e chi si informa su guide non aggiornate rischia di impostare un’attività su presupposti non più validi. Il Decreto Legislativo 135/2022 ha ridisegnato il commercio e la detenzione di specie esotiche e selvatiche introducendo:

  • Divieto di importazione di animali selvatici ed esotici catturati in natura;
  • Una lista negativa di specie che non possono più essere detenute né vendute. Le “scorte commerciali” già presenti nei negozi hanno avuto un periodo transitorio per la messa in regola, scaduto il 27 settembre 2023;
  • Obbligo di identificazione degli animali detenuti;
  • Formazione obbligatoria per gli operatori del settore;
  • Estensione delle norme anche agli ibridi, cioè agli esemplari nati dall’incrocio di specie o sottospecie diverse.

A questo si aggiunge il regolamento europeo CITES sul commercio internazionale di fauna selvatica, che per le specie protette impone certificati specifici da verificare esemplare per esemplare. Per ogni animale venduto va conservata la documentazione che attesta la nascita in cattività.

In sintesi: la vendita di esotici resta possibile, ma solo per le specie ammesse e con una gestione documentale rigorosa. Prima di investire in questo segmento conviene verificare con l’ASL e con le autorità competenti quali specie siano effettivamente commercializzabili.

Aprire un negozio di toelettatura

Toelettatura, pet sitting, addestramento e servizi affini richiedono autorizzazioni proprie. L’adempimento principale è la presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) allo Sportello Unico per le Attività Produttive; in diverse Regioni serve anche un attestato di completamento di un corso di formazione specifico.

Dal punto di vista economico è il segmento più interessante: i servizi generano margini più stabili e ricorrenti della sola vendita di prodotti, e fidelizzano il cliente. Molti negozi affiancano la toelettatura alla vendita proprio per questo, ricordando però che gli spazi devono essere separati da quelli di vendita.

Aprire un negozio di animali
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L’iter burocratico passo per passo

Il primo passaggio è rivolgersi al SUAP e presentare la SCIA per l’apertura di un esercizio di vicinato. Chi apre in un centro commerciale o in una media o grande struttura di vendita ha bisogno invece di un’autorizzazione amministrativa. Entro 30 giorni va effettuata l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, tramite ComUnica.

Ecco la sequenza completa:

  1. Scegliere la forma giuridica (ditta individuale o società) e aprire la partita IVA all’Agenzia delle Entrate con il codice ATECO corretto;
  2. Iscriversi al Registro delle Imprese tramite ComUnica, che assolve in un unico invio anche gli adempimenti previdenziali;
  3. Aprire le posizioni INPS e INAIL: Gestione Commercianti per il titolare, INAIL in presenza di dipendenti o collaboratori;
  4. Individuare il locale e richiedere al Comune il permesso per l’affissione dell’insegna;
  5. Inviare la SCIA al SUAP;
  6. Ottenere le autorizzazioni sanitarie dall’ASL, se si vendono animali vivi o si offrono servizi come la toelettatura;
  7. Verificare le agevolazioni disponibili, a partire dai contributi a fondo perduto per le nuove imprese, con misure dedicate ai giovani imprenditori;
  8. Selezionare i fornitori di mangimi, accessori e prodotti.

Il codice ATECO e il regime fiscale

Il codice ATECO di riferimento per il commercio al dettaglio di animali domestici e alimenti per animali è il 47.76.20; per la toelettatura si utilizza un codice distinto del gruppo dei servizi alla persona. La scelta non è una formalità burocratica: dal codice dipende il coefficiente di redditività, e quindi quanta parte degli incassi viene considerata reddito tassabile.

Chi rientra nei requisiti può scegliere il regime forfettario, che per le attività di commercio applica un coefficiente del 40%: significa che è tassato il 40% degli incassi, con imposta sostitutiva al 15% (5% per i primi cinque anni delle nuove attività). È uno dei coefficienti più favorevoli, e rende il forfettario particolarmente interessante per un negozio con margini contenuti.

Attenzione però alla voce che pesa di più, e che sorprende chi apre: i contributi INPS della Gestione Commercianti sono fissi, pari a 4.611,64 euro nel 2026, e vanno versati in quattro rate trimestrali anche se il negozio non ha ancora venduto nulla. Chi è in regime forfettario può però richiedere all’INPS la riduzione del 35%, che porta il fisso a circa 3.000 euro l’anno: la domanda va presentata subito dopo l’iscrizione alla gestione, altrimenti si paga l’importo pieno.

Aprire un negozio in franchising
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Aprire un negozio di animali in franchising

Il franchising è un’alternativa da valutare, soprattutto per chi non ha esperienza nel settore. Tra le realtà attive in Italia: Zoo Planet, Pet’s Planet, Dog&Cat, Husse, Funerale a 4 Zampe.

VantaggiSvantaggi
Supporto nella scelta della zona commercialeTassa d’ingresso iniziale
Formazione iniziale e assistenza continuaRoyalties sui prodotti venduti
Supporto promozionale e marketingVincoli sull’assortimento di prodotti e servizi
Marchio già conosciuto e clientela fidelizzataMinore libertà nel differenziarsi

Il vantaggio concreto è la riduzione del tempo necessario per raggiungere il punto di pareggio, grazie a un format collaudato e a un brand riconosciuto. Il franchising funziona bene per format definiti — toelettatura, mangimi, accessori — mentre un negozio che punta su un’identità particolare o su una clientela di nicchia può risultare più remunerativo restando indipendente.

Quanto costa aprire un negozio di animali

Non esiste una risposta univoca: l’investimento iniziale si colloca indicativamente tra i 25.000 e i 100.000 euro, con differenze enormi in base a superficie, posizione e tipo di attività. Le voci da mettere in preventivo:

  • Affitto e cauzione del locale commerciale;
  • Attrezzature e arredamento: scaffalature, teche, gabbie, strumenti per la toelettatura, impianti;
  • Primo carico di merce e forniture;
  • Spese burocratiche: pratiche, diritti, certificazioni, eventuali corsi di formazione obbligatori;
  • Costi di avvio dell’attività: PEC, firma digitale, software di fatturazione, consulenza del commercialista;
  • Contributi INPS fissi, dovuti dal primo trimestre indipendentemente dagli incassi;
  • Comunicazione e marketing: insegna, sito, social, materiale promozionale.

Il consiglio pratico è di non esaurire il capitale nell’allestimento: serve una riserva per coprire i primi mesi, quando gli incassi non sono ancora a regime ma i costi fissi — affitto, contributi, forniture — corrono già.

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Quanto si guadagna e a chi conviene

Il margine sui prodotti del settore pet si aggira mediamente intorno al 30-40% del prezzo di vendita. Sui servizi come la toelettatura il margine percentuale è più alto, ma vanno scomputati il tempo di lavoro, i consumi di acqua ed energia e i prodotti utilizzati.

Le prospettive del settore restano positive: la spesa delle famiglie per gli animali domestici cresce, ed è sempre più orientata a qualità dei prodotti e benessere animale. La differenza la fa la capacità di rispondere a una domanda più esigente e di affiancare alla vendita servizi ricorrenti, che stabilizzano i ricavi e riducono la dipendenza dalla concorrenza dell’e-commerce sui prodotti standard.

Un ultimo elemento da tenere d’occhio: a livello europeo è in discussione una proposta di regolamento su benessere e tracciabilità di cani e gatti, che riguarderebbe direttamente allevatori, venditori e negozi. Non è ancora in vigore, ma chi entra oggi nel settore farebbe bene a seguirne l’evoluzione.

Stai valutando di aprire un negozio di animali e vuoi capire quale forma giuridica e quale regime fiscale convengono al tuo caso? I commercialisti di PartitaIva.it possono analizzare la tua situazione: codice ATECO, inquadramento previdenziale e stima dei costi di avvio.

Aprire un negozio di animali – Domande frequenti

Quanto costa aprire un negozio di animali?

L’investimento iniziale varia indicativamente dai 25.000 ai 100.000 euro, in base a superficie, posizione, tipo di attività e allestimento. Alle spese di avvio vanno aggiunti i costi fissi ricorrenti, tra cui i contributi INPS della Gestione Commercianti, dovuti anche in assenza di incassi.

Cosa serve per aprire un negozio di animali?

Servono la partita IVA con il codice ATECO corretto, l’iscrizione al Registro delle Imprese tramite ComUnica, l’apertura delle posizioni INPS e INAIL e la presentazione della SCIA al SUAP. Per la vendita di animali vivi serve anche l’autorizzazione sanitaria del Comune con parere del servizio veterinario dell’ASL.

Si possono ancora vendere animali esotici?

Sì, ma solo per le specie ammesse. Il D.Lgs. 135/2022 ha vietato l’importazione di animali selvatici ed esotici catturati in natura e introdotto una lista negativa di specie non più detenibili né commerciabili, oltre all’obbligo di identificazione degli animali e alla formazione degli operatori. Per le specie protette valgono inoltre i certificati CITES.

Quali contributi INPS paga chi apre un negozio di animali?

Il titolare si iscrive alla Gestione Commercianti INPS e versa contributi fissi, pari a 4.611,64 euro nel 2026, in quattro rate trimestrali, dovuti anche a fatturato zero. Chi è in regime forfettario può richiedere la riduzione del 35%, che porta il contributo fisso a circa 3.000 euro annui: la domanda va presentata subito dopo l’iscrizione.

Conviene aprire un negozio di animali in franchising?

Il franchising riduce il tempo necessario a raggiungere il pareggio grazie a format collaudato, formazione e marchio riconosciuto, ma comporta una tassa d’ingresso, royalties e vincoli sull’assortimento. È spesso la scelta più prudente per chi non ha esperienza nel settore, mentre chi punta su un’identità particolare può preferire l’indipendenza.

Autore
Foto dell'autore

Rosario Emmi

Dottore Commercialista

Dottore commercialista specializzato in startup e pmi innovative, operazioni di equity crowdfunding, e-commerce, food and casual dining. Con uno sguardo sempre rivolto al futuro, trova sistemi innovativi nello sviluppo dell’attività professionale.

2 commenti su “Come Aprire un negozio di animali: licenze, costi e adempimenti fiscali”

  1. Buongiorno, grazie per l’articolo. Io dovrei aprire una toelettatura per animali e vorrei vendere anche accessori tipo guinzagli, pettorine ecc.. (escluso cibo). Dall’articolo ho letto che le due attività non possono essere esercitate contemporaneamente nello stesso negozio. Come è possibile?
    il mio codice ateco sarà 96.09.04 per la toelettatura, quale sarebbe quello piu corretto per il commercio di accessori?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      è possibile l’esercizio contemporaneo delle due attività, ma serve una SCIA che renda coerente il progetto e che sia compatibile con i requisiti del titolare e l’idoneità del locale.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi

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