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Quanto costa aprire Partita Iva nel 2017?

Partita Iva nel 2017

I costi fissi e variabili dell’apertura e gestione di una Partita Iva nel 2017

Con la Legge di Stabilità 2017 si è compiuto un primo passo verso la semplificazione burocratica e verso una riduzione degli adempimenti fiscali da effettuare. Ma quanto viene a costare l’apertura di una nuova Partita Iva nel 2017? Per poter rispondere a questa domanda si devono suddividere i costi relativi al possesso di una Partita Iva in due aree: i costi fissi e i costi variabili.

I costi fissi dipendono essenzialmente dalla tipologia dell’azienda che si intende aprire, dal regime fiscale a cui si aderisce e dai ricavi conseguiti. Il primo costo fisso da segnalare è il versamento, da effettuare annualmente entro il 16 giugno, per il pagamento del Diritto camerale annuale, il cui costo può variare dai 12,00 Euro (per le unità locali) ai 120,00 Euro (per le società semplici inattive o non agricole e per le società tra professionisti). Il secondo costo da tenere in considerazione è quello da sostenere in favore del professionista, sia esso consulente del lavoro o commercialista. Questi costi, generalmente, variano a seconda del regime contabile optato (agevolata, semplificata e ordinaria) dal titolare della Partita Iva, dal numero annuo di fatture registrate, dalla città in cui lo studio del professionista ha sede e possono variare da un minimo di 900,00 Euro all’anno fino a tariffe che possono giungere a oltre i 3.000,00 Euro annui, solamente per la tenuta della contabilità. Gli altri costi fissi sono rappresentati dai contributi INAIL, che devono essere versati dai titolari di attività a rischio di infortuni e di malattie, e dai contributi INPS, che sono invece obbligatori per tutti i titolari di Partita IVA e che devono essere versati anche per ciascun dipendente che lavora all’interno dell’impresa.

Di contro, i costi variabili sono conseguenze della scelta (non libera, ma sottostante a diversi requisiti) effettuata sul regime contabile adottato dal titolare della Partita Iva. La scelta di un regime forfettario, che deve essere effettuata compilando la Dichiarazione di inizio attività, comporterà costi variabili sicuramente inferiori rispetto ad una impresa che opta per il regime ordinario, ma allo stesso tempo i ricavi e le spese per i beni strumentali devono sottostare a determinati limiti prefissati dalla normativa vigente. Naturalmente, la scelta del regime contabile si ripercuote anche su ulteriori costi variabili, quali Irpef e Irap. Anche l’acquisto di beni strumentali e alla loro eventuale deducibilità influisce sull’ammontare dei costi variabili annuali totali.

I costi di apertura e gestione di una Partita Iva sono aumentati nel 2017

Secondo le prime stime effettuate dagli esperti del settore, però, aprire una nuova Partita IVA nel 2017 potrebbe comportare un incremento di costi, rispetto all’anno precedente, di ben 500,00 Euro. Questo incremento è dovuto all’aumento del numero degli adempimenti fiscali introdotti dalla Legge di Stabilità. L’incremento del costo per i titolari di Partita Iva si deve in particolare a tre elementi presenti nel D.L. 193/2016, nello specifico la nuova forma di liquidazione Iva periodica e la comunicazione Iva trimestrale, e il cosiddetto spesometro analitico, sempre con cadenza trimestrale. In realtà gli esperti stimano che l’aumento del costo per la detenzione della Partita Iva sia imputabile specialmente all’aumento dei costi di gestione e a quello dei costi di aggiornamento. Sempre tenendo in considerazione questo ragionamento, il costo previsto per il 2018 aumenterebbe ancora di più rispetto al 2016, per un ammontare che potrebbe essere compreso tra i 700,00 e gli 800,00 Euro. Le stime sopra citate non sono state confermate dal governo e si dovrà attendere l’attuazione della nuova normativa per poter essere giudicate come attendibili.

Per compensare l’aumento dei costi, però, è utile menzionare la proroga del cosiddetto super-ammortamento, che ha indotto molte imprese a tornare a investire nell’acquisto di beni strumentali e a riattivare in qualche modo l’economia, almeno a livello micro e meso economico.

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