Copywriter con partita IVA: come diventare un professionista nell’era dell’AI 

Tutto quello che c’è da sapere per iniziare l’attività di copywriter nel 2026: quando serve la partita IVA, quale codice ATECO utilizzare, quanto pagare di tasse e contributi INPS.

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Partita IVA Copywriter

Fra le professioni digitali più richieste negli ultimi anni, quella del copywriter occupa una posizione di rilievo: l’attività di può svolgere sia con partita IVA sia in forma occasionale per arrotondare lo stipendio. Nonostante si tratti di un lavoro molto flessibile, l’avvio di un’attività in forma autonoma richiede una certa pianificazione fiscale oltre ad alcune scelte strategiche che rendano l’attività più efficiente e remunerativa. Scegliere il giusto codice ATECO e il regime fiscale più adatto alle proprie esigenze sono solo i punti di partenza di un business in crescita.

La diffusione dello smart working negli ultimi anni ha ampliato l’accesso e il fascino di questa professione, ma come si diventa copywriter e quando è necessario aprire la partita IVA? In quali casi si può lavorare come copywriter in prestazione occasionale?

Chi è il copywriter e di cosa si occupa

Il copywriter è un professionista della scrittura persuasiva che lavora per agenzie di comunicazione, aziende o clienti privati e si occupa della scrittura di testi con finalità pubblicitarie e di marketing: headline, copy per landing page, email commerciali, script video. Si tratta di competenze che garantiscono l’accesso a un mercato specifico, che però richiedono una conoscenza della materia non indifferente. 

Federico Capuano

La professione è cambiata parecchio nel corso degli anni. Federico Capuano, copywriter senior e fondatore di Colpi di Penna, ricorda con una punta d’ironia com’era all’inizio: “Quando ho iniziato non era affatto un mestiere ‘cool’ e la quantità di persone convinte che mi occupassi di copyright era altissima”. Oggi la professione del copywriter è diventata qualcosa di desiderato, una strada che sempre più persone scelgono volontariamente di intraprendere. 

Esistono altre figure, spesso confuse tra loro, che hanno mansioni e compiti diversi dal copywriter ma che vengono assimilate ad esso:

  • il SEO copywriter combina la scrittura persuasiva con le tecniche di ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), producendo contenuti pensati per posizionarsi su Google;
  • il SEO specialist lavora invece sull’ottimizzazione complessiva di un sito (struttura tecnica, link building, analisi delle parole chiave), non necessariamente scrivendo testi.

Conoscere questa distinzione è importante anche sul piano fiscale, perché determina il codice ATECO più adatto alla propria attività.

Come diventare copywriter nel 2026

Non esiste una scuola o un corso universitario che permette di diventare copywriter e spesso il percorso è diverso a seconda delle proprie inclinazioni e dei propri interessi. Tutto ciò è al tempo stesso un vantaggio perché chiunque può iniziare, ma è anche uno svantaggio perché il mercato è affollato e richiede una certa specializzazione e originalità.

Prima di tutto occorre sviluppare le competenze di base: una buona padronanza della lingua scritta (italiano, inglese, tedesco, ecc) è il prerequisito minimo. A questo si aggiungono le tecniche di scrittura persuasiva, la struttura dei contenuti per il web, i fondamenti del marketing e della comunicazione. 

Per portare valore aggiunto ai propri clienti o alle agenzie di comunicazione, e soprattutto per distinguersi dagli altri candidati, è necessario specializzarsi in un settore specifico. Scegliere una nicchia (finanza, sanità, tecnologia, moda, ecc) e conoscerla in profondità è un vantaggio competitivo concreto. 

Per farsi conoscere e per attrarre nuovi clienti può essere utile costruire un portfolio, aprire un blog personale o una sezione online dove mostrare campioni di scrittura. “Oggi il personal branding conta tantissimo, c’è molta più concorrenza rispetto a qualche anno fa”, conferma Capuano. Il consiglio è di partire da una domanda precisa: “Chiediti perché qualcuno dovrebbe scegliere la tua penna rispetto a quella di molti altri. Fai in modo che le persone vogliano te, non semplicemente un copywriter”, aggiunge.

Capuano, che aveva scelto questa professione proprio perché immaginava di lavorare in totale autonomia, ha cambiato prospettiva con l’esperienza: “La verità è che il network è ciò che realmente può fare la differenza”. Frequentare eventi, entrare in gruppi di settore, cercare conversazioni stimolanti: spesso un contatto costruito in modo informale si trasforma in un cliente, in un collaboratore o in un’opportunità inaspettata. 

Copywriter e intelligenza artificiale: come è cambiata la professione

I modelli di intelligenza artificiale generativa ad oggi disponibili stanno ridefinendo il confine tra scrittura automatica e scrittura umana. I copywriter ne parlano, le aziende li usano, il mercato si adatta. Capuano, che lavora ogni giorno a contatto con clienti e aziende, individua due effetti concreti dell’AI sul settore: il primo è positivo, mentre il secondo è più selettivo. 

Da un lato “l’AI ha dato una mano incredibile in tutta la fase di ricerca e studio. Oggi con l’intelligenza artificiale puoi analizzare migliaia di risposte, recensioni, parole chiave dei tuoi clienti ottenendo il sentiment, i pain point, le parole esatte utilizzate dal tuo target”. Un vantaggio che velocizza attività prima molto più lente, liberando ore da dedicare al lavoro creativo.

Dall’altro lato, però, “l’AI ha appiattito il livello generale della comunicazione. O meglio, ha appiattito il livello di chi la utilizza male”. Il risultato, paradossalmente, è una buona notizia per i professionisti esperti: in un mare di contenuti mediocri, chi sa scrivere davvero spicca ancora di più.

La chiave per avere successo in un contesto in continuo cambiamento è “imparare a usare tutti gli strumenti nel modo più intelligente possibile senza smettere di investire in quello che sei tu, in quello che sai fare tu, nella relazione che costruisci con chi ti legge”.

Libero professionista o dipendente?

Capuano, che ha visto il settore evolversi negli anni, sottolinea l’importanza della passione e dell’interesse per la professione. “Scegli questa strada solo se ti piace davvero imparare. Il mestiere ti chiederà di rimettere in discussione quello che sai, regolarmente, per tutta la carriera. E se riesci a viverlo come un’opportunità invece che come una fatica, allora hai già una marcia in più rispetto alla maggior parte delle persone che fanno questo lavoro”. 

Quando l’attività è avviata, il portfolio è online e i contatti sono aperti, si aprono due strade:

  • lavorare per agenzie di comunicazione, come dipendente o collaboratore;
  • aprire la partita IVA e lavorare come freelance

Molti professionisti le percorrono entrambe: iniziano in agenzia, costruiscono esperienza e contatti, poi si mettono in proprio e avviano un business di successo.

Aprire la partita IVA come copywriter

Per esercitare l’attività di copywriter in modo continuativo, anche per pochi clienti, è necessaria l’apertura della partita IVA. L’avvio di una nuova attività in forma autonoma richiede alcuni passaggi fondamentali: è possibile effettuare la richiesta all’Agenzia delle Entrate in autonomia oppure rivolgersi a un consulente o commercialista specializzato. 

Successivamente bisogna provvedere all’iscrizione alla Gestione separata INPS, la cassa previdenziale per i lavoratori autonomi senza una cassa professionale dedicata.

Codice ATECO per copywriter

Dal 1° aprile 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione ATECO, aggiornata dall’ISTAT per tenere conto dell’evoluzione del mercato del lavoro digitale. Alcune professioni digitali hanno finalmente ottenuto codici dedicati, come ad esempio gli influencer. Per l’attività di copywriter freelance, i codici più utilizzati e consigliati sono quattro.

Codice ATECODescrizioneQuando usarlo
74.90.99Altre attività professionali n.c.a.Copywriting generico, attività mista
90.03.09Altre creazioni artistiche e letterarieCopywriter con forte componente creativa/letteraria
73.11.01Ideazione di campagne pubblicitarieSEO Copywriter, copy pubblicitario
70.22.09Altre attività di consulenza imprenditorialeSe l’attività ha carattere consulenziale

Non esiste ancora un codice ATECO univoco e specifico per il copywriter. La scelta dipende dalla prevalenza dell’attività svolta: chi produce prevalentemente contenuti creativi si orienta verso il 90.03.09, chi lavora su campagne marketing verso il 73.11.01.

È sempre consigliabile confrontarsi con un commercialista prima di scegliere, perché il codice ATECO determina il coefficiente di redditività nel regime forfettario e la cassa previdenziale.

Copywriter in regime forfettario

Il regime forfettario è la scelta più diffusa tra i copywriter freelance, soprattutto all’inizio dell’attività professionale. I vantaggi principali includono:

  • nessun addebito IVA in fattura, quindi si è più competitivi rispetto a chi opera in regime ordinario;
  • imposta sostitutiva agevolata, al 5% per i primi cinque anni di attività (con i requisiti previsti dalla legge), al 15% dal sesto anno in poi;
  • semplificazione contabile, che significa niente liquidazioni IVA periodiche, niente registro degli acquisti e delle vendite;
  • fatturazione elettronica obbligatoria.

Il limite di fatturato annuo per accedere al regime forfettario è stato alzato a 85.000 euro: oltre questa soglia si fuoriesce dal regime nell’anno successivo. Esiste anche una clausola di uscita immediata: se il fatturato supera i 100.000 euro nell’anno in corso, si esce dal forfettario dal 1° gennaio dello stesso anno.

Tasse e contributi per copywriter: esempi pratici

Per capire quanto paga di tasse e contributi un copywriter che opera in regime forfettario bisogna conoscere il codice ATECO e il reddito complessivo del professionista. Consideriamo un copywriter con il codice 74.90.99 (coefficiente di redditività 78%) e un reddito annuo pari a 30.000 euro.

Il reddito imponibile è pari a 30.000×78%, ovvero 23.400 euro. L’imposta sostitutiva è pari al 5% per i primi cinque anni di attività, poi al 15%. Quindi saranno 1.170 euro nei primi cinque anni, e poi 3.510 euro dal sesto anno.

I contributi INPS da versare alla Gestione separata sono calcolati con un’aliquota del 26,07% sul reddito imponibile: il professionista dovrà versare quindi 6.100 euro circa. 

Copywriter senza partita IVA: la prestazione occasionale

Chi vuole testare il mercato prima di aprire la partita IVA può ricorrere alla prestazione occasionale, che prevede però dei limiti di fatturato stringenti:

  • fino a 5.000 euro lordi annui complessivi da tutti i committenti. Oltre tale soglia scatta l’obbligo contributivo alla Gestione separata INPS;
  • fino a 2.500 euro annui massimi dallo stesso singolo committente.

Superare i 5.000 euro non comporta automaticamente l’obbligo di aprire la partita IVA, ma fa scattare l’obbligo di iscriversi all’INPS e versare i contributi sulla parte eccedente. 

L’obbligo di aprire la partita IVA nasce invece dalla continuità dell’attività, non dal fatturato: se si lavora per più clienti in modo organizzato e continuativo, la partita IVA è necessaria anche sotto i 5.000 euro.

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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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