Criptovalute e dichiarazione dei redditi 2022: guida alla compilazione

Quando e come si inseriscono nella dichiarazione dei redditi di fine anno le criptovalute? Ecco come compilare il quadro RT e quello RW.

revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.
Criptovalute e dichiarazione dei redditi 2022: guida alla compilazione
  • In base al TUIR (testo unico delle imposte sui redditi) le criptovalute sono equiparate alle valute estere e devono essere inserire nella dichiarazione dei redditi solo se si genera plusvalenza.
  • Nel 730 precompilato o nel modello Redditi PF devi compilare sia la sezione RT, per i redditi diversi, sia quella RW.
  • Per regolamentare in modo completo l’aspetto fiscale delle criptovalute è al vaglio al Senato un apposito disegno di legge.

Comprendere come funziona la dichiarazione dei redditi nelle criptovalute è importante al fine di evitare di incorrere in sanzioni o pagare più tasse di quelle dovute. Infatti, solo in alcuni casi hai l’obbligo di inserirle all’interno del quadro RT della dichiarazione, e compilare la sezione RW con riferimento alle altre attività di natura finanziaria.  

Ciò genera un po’ di confusione su quali importi sono soggetti al fisco e quando vi è l’obbligo di aderire solo al monitoraggio fiscale. A questo si aggiunge la presenza di diverse circolari rilasciate all’Agenzia delle Entrate nel tempo.

Inoltre, ancora oggi manca in Italia una legislazione dettagliata e completa sulla moneta virtuale, anche se qualche innovazione è stata introdotta con il Registro degli Operatori di Criptovalute.

Criptovalute e dichiarazione dei redditi 2022

La creazione dei Bitcoin, avvenuta nel 2009, e delle successive criptovalute ha portato una vera e propria rivoluzione nel settore economico, offrendo un’alternativa alle banche per le transazioni commerciali tra imprese, e al contempo una forma nuova di investimento.

Oggi, le valute digitali sono utilizzate da più di 100 milioni di persone e, in base alle ultime stime ISTAT, l’8% degli italiani ha dichiarato di avere comprato almeno una volta le criptovalute, mentre quasi 2,5 milioni sono gli utenti che dispongono di un wallet digitale tra persone fisiche e Partite IVA.

Si tratta di un mondo in continua evoluzione, grazie a una tecnologia come la blockchain, che ha permesso lo sviluppo di altri strumenti collegati alle criptovalute. L’esempio è quello della nascita del metaverso, dello creazione degli NFT, degli  smart contract e dei sistemi DeFi, la finanza decentralizzata.

Investire in criptovalute però genera reddito, e come tale è sotto il mirino del Fisco. Se svolgi l’attività di intermediazione in modo professionale, come nel caso del trading, la plusvalenza che otterrai è soggetta a IRES, IRAP e IRPEF, oltre che alla eventuale applicazione dell’IVA sulle transazioni.

Invece, in quanto persona fisica, devi inserire il guadagno ottenuto nella dichiarazione dei redditi. In ambedue i casi si applica una tassazione del 26%. Devi però considerare che se il fenomeno delle monete virtuali è un dato di fatto, la legislazione in Italia risulta ancora lacunosa sia per ciò che riguarda la regolamentazione, sia per l’aspetto fiscale.

Criptovalute bitcoin

Criptomonete e dichiarazione dei redditi: cosa dice il fisco

Come comportarsi dal punto di vista fiscale? Quando inserire le criptovalute nella dichiarazione dei redditi a fine anno? Ancora oggi manca una normativa fiscale esaustiva, anche se è  stato presentato un disegno di legge al Senato.

Per rispondere a questa domanda devi prendere come riferimento la circolare dell’Agenzia delle Entrate sulle criptovalute 72/E 2016. In base ad essa, le valute digitali sono considerate alla stregua di quelle estere.

Come strumenti finanziari che possono generare reddito diverso sono sottoposte a tassazione in base all’art 67 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e quindi con l’obbligo di inserirle nella dichiarazione dei redditi per le persone fisiche. Ciò non avviene sempre, ma solo nei seguenti casi:

  • ottieni una plusvalenza dalla vendita o per un rendimento;
  • la giacenza media delle criptovalute supera i 51.645,69€.

Quindi devi dichiarare solo la plusvalenza ottenuta dalla compravendita, oppure i rendimenti provenienti da attività specifiche come lo staking o lo yield farming. Su questo importo si applicherà la tassazione pari al 26%.

Invece, il possesso delle criptovalute nel wallet digitale o su un broker non è tassato, e non deve essere inserito nella dichiarazione dei redditi salvo il raggiungimento di una giacenza media annua che superi l’importo indicato. Sei però tenuto a rispettare un obbligo di monitoraggio fiscale, e quindi dovrai comunque inserire il valore posseduto nel portafoglio digitale se questo supera la giacenza di 15.000€.  

Quadro RT e RW

Come compilare la dichiarazione dei redditi per le criptovalute

Ora che conosci quando è obbligatorio dichiarare il reddito derivato dalle criptovalute, andiamo a vedere come compilare il Modello 730 precompilato e quello Redditi Persone Fisiche (ex Unico). Devi indicare l’importo che hai ottenuto in queste due sezioni:

  • quadro RT;
  • quadro RW.

Il quadro RT è la parte in cui hai l’obbligo di inserire i redditi diversi, come previsto dall’art 67 del TUIR al comma 1. Vengono inclusi tutti gli strumenti finanziari dalle azioni alle obbligazioni, fino alle criptovalute e agli NFT che possono generare una plusvalenza.

Al suo interno devi introdurre anche le eventuali minusvalenze, ovvero le perdite dovute all’investimento. Ad esempio, se hai acquistato 10 Ethereum al prezzo di 1.500€ e li rivendi a una quotazione di 1.400€, avrai ottenuto una minusvalenza di 1.000€. Viceversa, se il loro prezzo sale a 1.600€, otterrai una plusvalenza.

L’altra sezione è quella del quadro RW. Precisiamo subito un aspetto. Dato che le criptovalute sono considerate come valuta estera, sei tenuto obbligatoriamente alla compilazione di questa sezione se è presente una giacenza media superiore ai 15.000€, anche se per un solo giorno.

Ecco come compilare il quadro RW1 in base alle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate:

  • inserisci nella colonna 3 il codice 14 (atre attività estere di natura finanziaria e valute virtuali);
  • lascia vuoto la colonna 4 riguardante lo stato estero;
  • inserisci l’importo in euro della valuta digitale con riferimento al valore al 31 dicembre dell’anno precedente.

Oggi, puoi compilare la dichiarazione dei redditi persone fisiche in modo telematico e autonomo accedendo al sito dell’Agenzia delle Entrate attraverso lo SPID.

Data la necessità di inserire diverse informazioni, oltre a calcolare con precisione le plusvalenze e le minusvalenze, per evitare errori e pagare più tasse del dovuto, può essere utile rivolgersi a un commercialista o a un consulente.


Valute digitali e dichiarazione dei redditi: esempi

Immagina di aver acquistato nel 2021 un importo di Bitcoin pari a 75.000€. Ora, se mantieni le criptovalute nel tuo wallet digitale, non sei sottoposto a tassazione e non devi compilare il quadro RT nella dichiarazione dei redditi 2022.

Sei però tenuto a inserire l’importo nel quadro RW, compilando i campi indicati precedentemente come monitoraggio fiscale se la giacenza media delle criptovalute è superiore ai 15.000€.

Invece, se decidi di monetizzare il tuo investimento vendendo i Bitcoin e ottenendo una plusvalenza pari a 95.000€, in questo caso dovrai inserire l’importo ricavato come guadagno, ad esempio 20.000€, all’interno del quadro RT, su cui verrà applicata la tassazione del 26%.

Infine, sei comunque obbligato a compilare la sezione RW, inserendo il controvalore delle criptovalute al 31 dicembre dell’anno precedente.

Monete virtuali e fisco

Criptomonete e fisco: le novità del DdL 2572

La legislazione odierna non tiene conto della non territorialità delle blockchain e dei wallet. Basta considerare che l’Agenzia delle Entrate fa riferimento solo alla residenza di chi ha sottoscritto un contratto.

Inoltre, non vi è una vera e propria regolamentazione esaustiva del sistema delle valute digitale, ma sono presenti delle norme sporadiche finalizzate a integrare le varie sfaccettature del mondo delle cripto. Ad esempio, solo nel 2022 è stata proposta una legge per regolamentare gli Operatori delle Criptovalute con un apposito registro, mentre mancano enormi vuoti per il settore degli smart contract, del metaverso e degli NFT.

In questa prospettiva i colloca il Disegno di Legge n. 2572 del 30 marzo 2022, in attesa di essere approvato dal Senato, composto da due articoli. Al suo interno sono stati aggiunti seguenti obiettivi:

  • definire il concetto di criptovaluta.
  • stabilire le diverse misure fiscali applicabili.

Pro e contro delle attuali normative

Andiamo ad analizzare gli aspetti positivi e quelli negativi. Nel primo articolo si inserisce la definizione di criptovaluta come moneta virtuale e le si attribuisce un’unità matematica. Inoltre, si va a determinare per la prima volta il concetto di prestazione di servizi virtuali.

Dal punto di vista fiscale, le criptovalute non saranno più equiparate alle valute estere, ma si andrà ad applicare la tassazione solo alle operazioni che comportano il pagamento o la conversione in euro. Vengono quindi escluse le attività che prevedono il cambio di valute digitali in altre monete digitali.

Sono prese in esame anche le attività di staking e di yield farming che permettono di ottenere un rendimento dalle criptovalute sotto forma di altre valute digitali. Anche in questo caso non si applicherà la tassazione, salvo conversione in euro.

Viene ribadita la soglia di giacenza media dei 51.645,49€. Se rimani al di sotto di essa non sarai sottoposto a tassazione e quindi non devi inserire le criptovalute nella dichiarazione dei redditi. Inoltre, è prevista la possibilità di richiedere un perizia giurata da un tecnico per stimare il valore delle valute con riferimento al 1° gennaio dell’anno in corso per determinare l’aliquota fiscale da applicare.

Anche l’imposta sostitutiva verrà modificata. Questa sarà pari a:

  • 8% per gli importi soggetti a tassazione inferiori a 500.000 euro;
  • 9% per plusvalenze tra i 501.000€ e il milione di euro;
  • 10% per somme superiore al milione di euro.

Invece, per il quadro RW viene ribadito l’obbligo di dichiarare le criptovalute se il valore del loro acquisto è pari o superiore ai 15.000€, mantenendo ancora il concetto di territorialità delle blockchain e dei wallet. Infine, devi valutare che nella normativa non è presente una regolazione degli NFT.

Criptovalute e dichiarazione dei redditi – Domande frequenti

Quando vanno dichiarate le criptovalute?

Sei tenuto ad inserire le criptovalute nella dichiarazione dei redditi PF nel momento in cui ottieni una plusvalenza dalla vendita o da un rendimento. Ecco come fare.

Cosa succede se non dichiaro le criptovalute?

Nel caso in cui non dichiari le criptovalute, dato che sono considerati strumenti finanziari simili alle valute estere, sarai soggetto alle medesime sanzioni.

Come si calcola la giacenza media delle criptovalute?

La giacenza media delle criptovalute fa riferimento al valore di queste ultime al 31 dicembre dell’anno precedente. Ecco in quali occasioni devi pagare le tasse.

Fact-Checked
dottore commercialista giovanni emmi
Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 4 Ottobre 2022
Dottore commercialista specializzato in organizzazione e gestione dello studio professionale, consulenza direzionale e digitalizzazione dei processi. Nonostante sia un pianificatore nato, ha delle intuizioni geniali.
Autore
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Gennaro Ottaviano

Esperto di economia aziendale e gestionale

Laurea in Economia Aziendale presso il Politecnico di Lugano, appassionato di borse, mercati e investimenti finanziari. Ho competenze di diritto e gestione societaria, con esperienze amministrative. Ho lavorato per la testata Money.it, oggi scrivo di diritto, economia, finanza, marketing e gestione delle imprese.

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