Tasse sui Bitcoin: come e quando si pagano, nuove regole con la manovra 2023

Le tasse sui Bitcoin costituiscono un tema attuale, data la crescita esponenziale delle criptovalute. La normativa in Italia è abbastanza complessa, facciamo chiarezza nell'articolo.

revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.
Moneta virtuale tasse
  • Le tasse sui Bitcoin sono calcolate in base ad una imposta sostitutiva unica pari al 26%, e vengono equiparate alle attività finanziarie. Dal 2023 si pagherà sopra i 2.000 euro di plusvalenze, secondo la nuova manovra del governo Meloni.
  • Si applica un’aliquota principalmente sulla plusvalenza ottenuta dalla vendita dei Bitcoin, mentre il loro possesso, per la maggior parte dei casi, non è soggetto a imposte. 
  • La compravendita di Bitcoin deve essere comunicata con la dichiarazione dei redditi a fine anno, compilando in via telematica la sezione RW

L’arrivo delle criptovalute, ovvero delle monete virtuali, ha comportato una situazione iniziale di incertezza per quanto riguarda le norme fiscali. Questa situazione ha generato non pochi dubbi: quali sono le tasse sui Bitcoin? Devi dichiarare queste criptomonete?

Sono tutte domande lecite se ti trovi a possedere nel tuo wallet digitale questa criptovaluta. La loro crescita esponenziale ha portato negli ultimi anni alla necessità di comprendere quali sono le normative per poter investire in queste valute.

Infatti, tramite la compravendita di queste monete, come i Bitcoin, ti troverai con un eventuale guadagno, che nelle ipotesi migliori può arrivare anche a diverse migliaia di euro. Attualmente le normative in questo ambito stabiliscono che la plusvalenza ottenuta, in linea di massima, è soggetta a tassazione pari al 26%, salvo casi particolari.

Devi considerare che in Italia la normativa è piuttosto recente, e con l’ultima manovra del governo Meloni sono state introdotte alcune novità. Se hai iniziato a scambiare monete virtuali, ottenendo un guadagno, con questo articolo potrai chiarire tutti i tuoi dubbi su come dichiarare la moneta virtuale, e sulle tasse sui Bitcoin.

Inoltre, avrai anche la possibilità di valutare come funziona la tassazione sulle criptovalute negli altri paesi in Europa.

Bitcoin in Italia: sono legali?

I dubbi che possono sorgere sulla tassazione sui Bitcoin sono diversi. Iniziamo a chiarire un aspetto che forse porta un po’ di apprensione per chi ha acquistato una certa quantità di queste criptovalute con un exchange. I Bitcoin in Italia sono considerati legali.

Ciò significa che potrai custodirli nei così detti wallet, ovvero portafogli digitali, venderli e trasferire l’eventuale guadagno sul tuo conto corrente. Inoltre, se disponi di un prodotto Fintech di ultima generazione come le carte Bitcoin, avrai la possibilità di utilizzarle per effettuare acquisti, il tutto in modo perfettamente legale.

Ciò è possibile dal 2014, quando fu aperto anche il primo sportello Bitcoin in Italia, nella provincia di Bergamo. Da allora sono diversi gli ATM cripto, sul territorio italiano, attraverso i quali puoi acquistare Bitcoin. Inoltre al momento in Italia non c’è nessuna legge che vieta di acquistare in criptovalute, anche se nella teoria non sono ancora considerate monete legali (come ad esempio l’euro).

Nella pratica, questo vuol dire che se vuoi utilizzare le monete virtuali per fare acquisti, la controparte che ti sta vendendo un prodotto o un servizio deve accettare nello specifico il pagamento con questa valuta virtuale.

Questo fattore può essere allo stesso tempo un vantaggio e uno svantaggio per chi utilizza le monete virtuali, perché raramente viene accettato il pagamento di un prodotto o di un servizio con questa valuta, al momento.

Criptovalute tasse

Tassazione dei Bitcoin in Italia

Ora che abbiamo chiarito che utilizzare i Bitcoin è legale, passiamo a considerare quali sono le regole sulla tassazione. Su questo punto sono sorte diverse incertezze normative, a cui la nuova manovra 2023 del governo Meloni cerca di rispondere.

Ciò è dovuto alle particolari caratteristiche di queste criptomonete. Infatti, sono di fatto valute esistenti solo in rete, e per questo vengono definite come digitali. Nella tabella seguente abbiamo ricapitolato le principali caratteristiche dei Bitcoin.

ProprietàCaratteristica
Anno di creazione2009
Tipologia di monetaDigitale: esiste solo in rete
CreazioneNon vengono stampate, ma generate attraverso un processo informatico condiviso dai partecipanti alla rete
Scambio Avviene attraverso una tecnologia chiamata Blockchain, senza controllo da parte di enti governativi
DecentralizzazioneNon sono soggette a una banca centrale
UtilizzoTransazioni in rete, scambio, trading
Tassi di interesseNon si applicano come nelle altre valute

Come puoi notare, l’aspetto più significativo è che i Bitcoin non sono soggetti a un ente governativo, e non vengono stampati. La loro nascita è collegata al mining, un processo digitale che avviene in rete in maniera indipendente.

Inoltre, non sono sottoposti ai tassi l’interesse. La loro decentralizzazione le porta ad essere delle valute difficilmente tracciabili, e questo ha determinato fin da subito una serie di difficoltà per la tassazione.

Infatti, in passato per acquistare o vendere una valuta ci si doveva rivolgere necessariamente ad una banca. Ciò comportava che le transazioni venivano tracciate in maniera precisa, e su ogni attività si applicavano una commissione e una tassazione.

Oggi l’evoluzione digitale e la nascita degli exchange hanno portato a detenere queste monete digitali al di fuori dei conti correnti, e quindi senza che l’Agenzia delle Entrate ne abbia conoscenza.

Risoluzione Ministeriale 72/E 2016

La normativa in Italia sulla tassazione delle rendite derivate dalla compravendita di moneta virtuale è abbastanza frammentata. Infatti, se da un lato si specifica che i Bitcoin sono una valuta estera, dall’altro non è arrivata subito una vera e propria direttiva generale.

A questo punto ti potrai domandare come fare a essere in regola con la tassazione se vuoi vendere dei Bitcoin. In aiuto arriva prima di tutto la Risoluzione Ministeriale 72/E 2016. Ecco quali sono i punti che vengono precisati:

  • i Bitcoin devono essere considerati una valuta alternativa a quella tradizionale;
  • la loro compravendita non è soggetta a IVA;
  • le società che operano con le monete virtuali devono inserirle nel loro bilancio;
  • in caso di soggetti privati, le monete virtuali dovranno essere dichiarate solo se vi è finalità speculativa.

Quando si pagano le tasse sui Bitcoin

Il primo aspetto da considerare è quando si devono pagare le tasse sui Bitcoin. In questa circostanza si dovrà distinguere tra:

  • possesso di Bitcoin;
  • investimento (trading) sui Bitcoin;
  • vendita delle criptovalute.

Se possiedi un certo numero di Bitcoin sul tuo wallet digitale non sarai tenuto a dichiaralo, salvo in particolari circostanze che andremo a vedere più avanti. Lo stesso discorso riguarda l’investimento in Bitcoin.  

Le tasse si applicheranno specialmente nel caso in cui si effettua una vendita, e in particolare se si richiede il cambio da moneta digitale a un’altra valuta. In base alla normativa infatti, i movimenti di bitcoin e criptovalute vengono equiparati a scambi finanziari.

Quindi per lo Stato italiano il guadagno ottenuto sui Bitcoin è equiparato a quello su un ETF, la vendita delle azioni o la cedevole delle obbligazioni. 

Tasse bitcoin


Aliquota Bitcoin: quanto si paga

L’importo da destinare alle tasse sarà calcolato in base al 26% del cosiddetto capital gain. Questo termine fa riferimento alla plusvalenza ricavata dalla compravendita. Infatti, la tassazione si applica sull’effettivo guadagno, che costituisce di fatto un reddito.

Chiariamo questo concetto. La plusvalenza viene calcolata in base al valore finale che otterrai tra il prezzo di acquisto dei Bitcoin e quello di vendita, tolte le eventuali spese o commissioni nell’arco di un anno fiscale. Ciò vale sia se effettui la vendita in un solo momento, sia se esegui una serie di transazioni frazionate.

Un esempio può esserti utile. Immagina di acquistare un Bitcoin oggi al valore di 39.000€ e di rivenderlo quando ha raggiunto quota 46.000€. Otterrai in questo caso una plusvalenza di 7.000€. Su questa dovrai applicare una tassazione del 26%.

Invece, se acquisti sempre un Bitcoin a 39.000€, ma il prezzo scende a 35.000€ e chiudi la tua posizione, in questo caso avrai ottenuto una minusvalenza di -4.000€. In questa situazione hai percepito una perdita di denaro, e questa non verrà tassata.

La tassazione sulla plusvalenza si applica in linea di massima per tutte le transazioni dei Bitcoin, con una serie di eccezioni. Infatti, si deve distinguere se a operare sulle monete digitali è una persona giuridica o una persona fisica

Tassazione per le imprese

Come comportanti se acquisti Bitcoin attraverso una società? Questo investimento può essere vantaggioso, dato che puntare sulla moneta virtuale può diventare una valida alternativa per investire il denaro in un bene considerato come “rifugio”.

Un bene rifugio non oscilla di valore se avvengono cambiamenti dell’economia, e quindi è un valido investimento anche in particolari momenti di crisi economica o inflazione.

In questo caso ci viene in aiuto la Risoluzione Ministeriale 72/E 2016. Infatti, come società, l’acquisto e la vendita delle criptovalute sono considerate come possesso di valuta estera, come l’euro e il dollaro.

Questo vuol dire che se come impresa le mantieni nel tuo wallet digitale, dovrai comunque dichiarale all’interno del bilancio annuale. La tassazione, come visto prima, si applica solo nel momento in cui ottieni una plusvalenza e quindi vendi le criptomonete.

Tasse sui Bitcoin in Italia: persone fisiche

Se decidi di investire personalmente i tuoi risparmi nei Bitcoin, devi fare una distinzione tra:

  • dichiarazione del controvalore delle monete virtuali all’Agenzia delle Entrate; 
  • tassazione Bitcoin.

Infatti, non hai l’obbligo di dichiarare questa moneta virtuale, che possiedi su un exchange o di un prodotto finanziario smart, se il controvalore è pari o inferiore ai 51.645,69€. Invece, se per sette giorni consecutivi il tuo portafoglio supera questo tetto, dovrai dichiarare questa valuta all’Agenzia delle Entrate. In questo caso si considera che la tua attività di investimento sulle cripto è speculativa e in quanto tale viene paragonata a quella effettuata dalle società.

Tieni presente che sulla base delle ultime novità con la Legge di Bilancio 2023, le cose potrebbero cambiare il prossimo anno, in relazione alle prossime modifiche alla manovra.

Per ciò che riguarda la tassazione, il principio è sempre lo stesso. Verranno tassate le plusvalenze ottenute dalla vendita. In questo caso dovrai versare all’Agenzia delle Entrate l’equivalente del 26% di ciò che hai ottenuto come guadagno. Nello specifico, ecco una tabella riassuntiva dei casi possibili.

Casi possibiliPersone FisichePersone giuridiche
Bitcoin nei walletNon si devono dichiarare se la somma non supera i 51.645,69€Devono essere inseriti nel bilancio
Vendita Bitcoin con plusvalenzaTassazione del 26% solo se si superano i 51.645,69€Applicazione del 26% sulle plusvalenze
Minusvalenza sulla vendita BitcoinLa tassazione non si applicaLa tassazione non è prevista

Come si pagano le tasse sui Bitcoin

A questo punto del nostro articolo ti potresti domandare come vanno dichiarate le criptovalute. Nel caso della società, la plusvalenza andrà a sommarsi all’utile di bilancio a fine anno, e quindi su questo valore si applicheranno le relative aliquote IRAP e IRES. Nel caso in cui vi sia una distribuzione degli utili tra i soci, si dovrà aggiungere anche l’IRPEF personale.

Invece, se ottieni una plusvalenza come persona fisica, allora dovrai aggiungere l’importo soggetto all’interno della dichiarazione dei redditi a fine anno. Nel caso in particolare, il guadagno suoi Bitcoin dovrà essere dichiarato nel quadro RW del Modello Redditi Persone Fisiche. Infatti, in base alla Decreto Legge 167/90, all’interno di questa sezione devono essere inseriti:

  • gli investimenti all’estero di natura immobiliare;
  • le attività finanziarie che avvengono fuori dall’Italia.

In queste ultime si comprende anche la plusvalenza sulle criptovalute. La compilazione dovrà avvenire entro il 30 novembre, attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate. Il pagamento potrà essere effettuato attraverso il Modello F24, in un’unica soluzione o in due rate, inserendo il codice tributo di riferimento. Il codice tributo di riferimento è: “Codice tributo 1100 – Imposta sostitutiva sulle plusvalenze.”

L’invio telematico, se da un lato rende più intuitiva e veloce la procedura, dall’altro implica però la massima attenzione nel compilare il relativo quadro RW, per evitare sanzioni o il pagamento di un importo di tasse maggiore. Per evitare errori, un valido consiglio è quello di farsi assistere da uno studio di commercialisti.

Tasse bitcoin imprese

Come si pagano le tasse sulle criptovalute

Spesso si cade in confusione quando si parla di bitcoin e criptovalute, soprattutto sulla loro differenza. I bitcoin sono di fatto moneta virtuale, ovvero criptovalute. Tuttavia non sono le uniche disponibili sul mercato, ma sono le più conosciute. Esistono infatti alti tipi di moneta virtuale, ne citiamo alcune qui:

  • Ethereum;
  • Litecoin;
  • NEO;
  • IOTA;
  • Dash;
  • Monero.

Ogni criptovaluta ha le proprie caratteristiche, alcune sono maggiormente scambiate di altre, e alcune, come i bitcoin, sono diventate piuttosto famose. Tuttavia le tasse sulle criptovalute si pagano sempre allo stesso modo, in base alle regolamentazioni esistenti in ciascun paese.


Le novità sulle criptovalute con la Legge di Bilancio 2023

Con il governo Meloni vengono introdotte ulteriori novità sulla tassazione delle criptovalute. In particolare, da gennaio 2023 il pagamento delle tasse al 26% è necessario oltre il limite di 2.000 euro di plusvalenze: questo vuol dire che viene introdotta una franchigia su questi importi.

Ma cosa si intende per plusvalenza? Si tratta della differenza tra il valore di vendita e quello di acquisto della moneta virtuale. Il contribuente dovrà documentare il valore di acquisto, altrimenti il fisco assegnerà in automatico valore zero.

In alternativa, in mancanza di questa documentazione, è possibile portare il valore alla data del 1 gennaio 2023, pagando una imposta sostitutiva al 14% sul valore che si possiede.

Inoltre, secondo il testo della Legge di Bilancio 2023, le plusvalenze dovranno essere indicate nella dichiarazione dei redditi nel Quadro RW. Tuttavia secondo le novità, le operazioni cripto-cripto non assumono più rilevanza fiscale, quindi in questo particolare caso non vengono equiparate a monete estere.

Ricapitolando, queste sono le principali novità previste per il 2023:

  • le criptovalute per lo Stato rientrano nelle attività finanziarie;
  • la tassazione sulle plusvalenze è del 26%, ma c’è la possibilità di ridurla al 14% del valore dell’asset valutato al 1 gennaio 2023;
  • sotto i 2.000 euro di plusvalenze, questi valori non saranno rilevanti fiscalmente;
  • il contribuente dovrà documentare tutte le operazioni;
  • verrà introdotta una imposta di bollo sui valori di asset detenuti, per cui si attendono le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate;
  • rilevazione dei capitali derivanti dalle criptovalute non dichiarati prima del 31 dicembre 2021, con tassa del 3,5% sui redditi realizzati, con lo 0,50% in più su ogni anno trascorso dall’acquisizione delle monete virtuali.

Si tratta tuttavia di regole introdotte con la manovra 2023 che possono ancora subire alcune modifiche, in fase di approvazione definitiva della Legge di Bilancio.

Come si tassano i Bitcoin in Europa e nel mondo

Il successo dei Bitcoin e la loro diffusione hanno preso in contropiede le varie nazioni occidentali. Rispetto ad altri prodotto finanziari, in questo caso ogni Paese ha adottato una serie di regole dal punto di vista della tassazione.

Le differenze tra paesi possono essere anche molto accentuate. Basta considerare che negli Stati Uniti vengono definite come proprietà e non come valute mobili. Al fine di avere una visione a 360° sulla tassazione dei Bitcoin, vediamo brevemente come si comportano alcuni paesi europei.

Tasse Bitcoin in Germania

La Germania rientra nella classifica degli Stati che non impongono tasse sui Bitcoin se sussistono una serie di condizioni. In primo luogo, si dovrà distinguere tra società e persone fisiche. Le prime dovranno comunque pagare un’aliquota su reddito della società, come in Italia.

Diversa è la situazione per le persone fisiche. Infatti, se hai una residenza in Germania e detieni le tue criptovalute per almeno un anno, nel caso di vendita, non dovrai pagare tasse sulla plusvalenza ottenuta. Inoltre in Germania viene estesa l’esenzione dall’IVA alle criptovalute, e l’utilizzo di questa moneta come mezzo di pagamento non risulta tassabile.

Tasse Bitcoin in Svizzera

Tra i paesi che hanno posto una regolamentazione più articolata dal punto di vista della tassazione vi è la Svizzera. Ciò ha permesso, in una cittadina come Zugo, addirittura il pagamento delle imposte utilizzando i Bitcoin. Si deve distinguere tra:

  • operazioni dei trader retail;
  • trading di investitori professionisti;
  • attività di mining.

I trader non professionisti che acquistano e vendono criptovalute, non sono soggetti a imposte sui loro guadagni. Invece, se l’attività di trading online avviene in modo continuato e professionale, allora si applicherà un’imposta sul capital gain, ovvero sull’effettivo guadagno.

Infine, la tassazione si applica anche se ti dedichi al processo di mining, ovvero il sistema che permette di verificare le transazioni e ottenere come ricompensa Bitcoin. Tieni presente che in Svizzera ci sono diverse comunità in cui viene ampiamente utilizzata la tecnologia blockchain che sta dietro allo scambio delle criptovalute, per cui in questo paese il terreno è fertile anche per ulteriori sviluppi.

Tasse Bitcoin in Francia

La tassazione in Francia è molto simile a quella italiana. Infatti, verranno tassate tutte le plusvalenze ottenute con la vendita delle criptovalute. In questo paese i guadagni ottenuti con la compravendita di moneta virtuale sono considerati come “guadagni industriali e commerciali”, per i soggetti che ottengono stabilmente una rendita da questi scambi.

Le operazioni di mining sono tassabili secondo IVA francese, e la tassazione sul reddito viene applicata unicamente sulle plusvalenze. Come in Italia, chi detiene moneta virtuale nei propri wallet senza guadagnare da essa, non deve pagare le tasse.

In Francia viene fatta una distinzione tra professionisti e non professionisti: i secondi sono soggetti ad una tassazione unica al 30%, mentre i professionisti possono anche chiedere una riduzione delle tasse del 71%, e vengono tassati in base alle normative sulla tassazione sui redditi.

Tasse Bitcoin in Portogallo

Infine, chiudiamo la nostra breve panoramica sulle tasse Bitcoin in Europa, andando a considerare cosa avviene in Portogallo. Qui non si ha nessuna tipologia di regime fiscale sulle criptovalute, dato queste sono considerate monete alla stregua di quelle reali. Quindi, non si applica IVA oppure un’aliquota sulla tassazione.

Tuttavia questa regola generale vale solamente per chi svolge attività di compravendita di moneta virtuale in modo occasionale. Nel caso in cui questa attività diventi professionale, ovvero svolta con costanza, vengono applicate le tasse sui redditi, anche molto elevate.

Nonostante questo, si può dire che il Portogallo sia uno dei paesi all’avanguardia per questo settore, dato che è uno dei pochi a paragonare le criptovalute alle monete reali.

Investimenti criptovalute


Quando le tasse non si pagano

Concludiamo la guida completa sulle tasse e i Bitcoin andando ad analizzare un’ultima domanda che spesso ci si pone. È possibile non pagare le tasse sulla moneta virtuale? Per rispondere a questo quesito, sono necessarie alcune precisazioni.

Infatti, come hai notato, in Europa vi sono alcune nazioni che non applicano tasse sui Bitcoin, e ciò vale anche per altri Paesi nel mondo. In ogni caso cercare di limitare le tasse sui Bitcoin è un’operazione sconsigliabile, dato che richiede una grande conoscenza della normativa e dei mercati che non prevedono un’imposizione fiscale.

Inoltre, le procedure per aprire un conto in altre nazioni non sono delle più semplici, e avrai anche poche garanzie sul tuo wallet di Bitcoin, qualcosa che può incidere parecchio sul tuo portafoglio. Infine, in caso di errori sarai soggetto a sanzioni pecuniarie elevate.

Tieni presente che con la nuova Legge di Bilancio 2023 sarà possibile non pagare le tasse sulle criptovalute con plusvalenze di importo inferiore a 2.000 euro.

In ogni caso, investire nei Bitcoin può essere una valida opportunità. Per questo può essere utile affidarsi a uno studio di commercialisti per avere una consulenza per rispettare il pagamento delle tasse sulle criptomonete, nelle tempistiche previste e senza trovarsi ad affrontare sanzioni per la mancata compilazione del quadro RW.

Bitcoin e tasse – Domande frequenti

Quante tasse si pagano sui Bitcoin?

Le tasse sui Bitcoin in Italia sono pari al 26%, che si applicherà su tutte le plusvalenze ottenute dalla loro vendita. Scopri le ultime novità nella guida.

Quando le criptovalute vanno dichiarate?

Dovrai dichiarare le monete virtuali ai fini di pagare le tasse se le acquisti come società, oppure, in quanto persona fisica, se possiedi un controvalore superiore ai 51.000€. Sulle plusvalenze invece, è applicabile una franchigia, dal 2023, di 2.000 euro.
 

Come si pagheranno le tasse sulle criptovalute dal 2023?

Secondo la nuova Legge di Bilancio 2023, le tasse si pagheranno sulle plusvalenze se superiori a 2.000 euro, e i movimenti dovranno essere documentati dal contribuente.

Fact-Checked
dottore commercialista giovanni emmi
Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 8 Dicembre 2022
Dottore commercialista specializzato in organizzazione e gestione dello studio professionale, consulenza direzionale e digitalizzazione dei processi. Nonostante sia un pianificatore nato, ha delle intuizioni geniali.
Autore
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Gennaro Ottaviano

Esperto di economia aziendale e gestionale

Laurea in Economia Aziendale presso il Politecnico di Lugano, appassionato di borse, mercati e investimenti finanziari. Ho competenze di diritto e gestione societaria, con esperienze amministrative. Ho lavorato per la testata Money.it, oggi scrivo di diritto, economia, finanza, marketing e gestione delle imprese.

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3 commenti su “Tasse sui Bitcoin: come e quando si pagano, nuove regole con la manovra 2023”

  1. Buongiorno, mio padre ha comperato delle criptovalute. La plusvalenza deve pagarla con i propri soldi alla società di intermediazione ( non italiana )?

    Rispondi
    • Buongiorno, assolutamente no. Si tratta purtroppo di una truffa diffusa: nessun intermediario finanziario estero è tenuto a trattenere una plusvalenza per il cliente italiano. Consigliamo di contattare un professionista per approfondire la questione (es. uno studio legale esperto in truffe sul trading).

      Rispondi

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