Rivalsa INPS 4%: cos’è, come funziona e quando conviene

Applicare la rivalsa INPS è un sistema utile per alleggerire il versamento contributivo aggiungendo un importo direttamente in fattura. Chi può richiederla? Come funziona? Ecco cosa c'è da sapere.

revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.
Rivalsa INPS 4%: cos’è, come funziona e quando conviene
  • La rivalsa INPS al 4% è una maggiorazione che si applica sull’importo totale delle fatture in alcuni casi, e che viene utilizzata per alleggerire i versamenti contributivi a fine anno.
  • La percentuale del 4% è applicabile se sei un libero professionista o lavoratore autonomo che aderisce alla Gestione Separata INPS.
  • Potrai inserire la rivalsa INPS sia se utilizzi la fatturazione elettronica, sia se rientri tra quelle Partite IVA agevolate che possono ancora disporre di quella cartacea.

Se hai aperto da poco Partita IVA sono diversi gli adempimenti connessi alla tua attività, come la compilazione delle fatture, il calcolo contributivo, il pagamento delle tasse e l’applicazione della rivalsa INPS al 4%. Tieni presente che questa rivalsa è applicabile anche se lavori con il regime fiscale forfettario.

Di fatto la rivalsa può essere applicata sulla fattura dal libero professionista, in modo da poter essere coperta economicamente dai clienti ai quali si addebita il pagamento. Come lavoratore autonomo, pagherai in autonomia i contributi INPS, e nel caso in cui aderisci alla Gestione Separata, potrai applicare ad ogni fattura emessa questa percentuale.

Cos’è la Rivalsa INPS

La rivalsa INPS è una percentuale, pari al 4%, che può essere applicata sul compenso lordo che inserisci in fattura. È definita dalla Legge 622/1996. All’art 1, comma 212, che specifica che questa maggiorazione può essere applicata dai lavoratori autonomi  e dai professionisti che hanno aderito alla Gestione Separata INPS. Il fine è quello di ridurre il peso dei versamenti contributivi, suddividendoli all’interno delle singole fatture.

Quindi se svolgi un’attività come freelance e hai una Partita Iva, nel momento in cui emetti una fattura di 1.200€ potrai aggiungere il 4%, ovvero 48€ come rivalsa INPS. Ricapitolando ecco quali sono le sue caratteristiche:

  • la maggiorazione si aggiunge all’importo in fattura;
  • la percentuale può salire fino al 4%;
  • si applica nel caso di Partite IVA di lavoratori autonomi e professionisti;
  • la percentuale verrà pagata dal committente.

Rivalsa INPS: chi la applica nelle fatture

Il sistema previdenziale italiano non è uguale per tutte le Partite IVA. Ciò significa che solo alcune tipologie di lavoratori autonomi e di professionisti possono applicare la maggiorazione fino al 4%. Infatti, alcune categorie, come i commercianti e gli artigiani, prevedono il versamento obbligatorio di un minimo di contributo annuale alla Cassa Commercianti e Artigiani INPS.

Invece, se sei un professionista come un biologo, avvocato, geometra o medico, sarai obbligato a iscriverti ai rispettivi Albi professionali e alle casse previdenziali di riferimento. Ad esempio, la cassa EMPAM, la Cassa Forense e quella dei Medici.  

Vi sono però delle attività di nuova generazione che non prevedono un albo o una cassa in cui versare i relativi contributi previdenziali. Per fare alcuni esempi, rientrano in questa casistica i personal trainer, i copywriter, i web designer, i project manager, per citare quelle più comuni.

Al momento dell’apertura della Partita IVA, devi registrarti alla Gestione Sperata INPS in cui versare i contributi previdenziali. In questo caso hai la possibilità di applicare la rivalsa INPS fino al 4%. Vediamo come fare.

Calcolo rivalsa INPS

Come funziona la rivalsa del 4%

L’applicazione della rivalsa INPS non è obbligatoria, ma è a tua discrezione. Potrai quindi decidere se aggiungerla nella fattura elettronica o in quella cartacea. Infatti, il suo inserimento o meno non ha alcuna correlazione con i contributi, che a fine anno dovrai versare in base alla tipologia di codice ATECO scelto.

Infatti, la legge 335/1995, stabilisce che ogni lavoratore ha diritto ad accantonare i cosiddetti contributi IVS , ovvero somme obbligatorie che andranno a comporre il fondo assicurativo e previdenziale in caso di invalidità, vecchiaia e superstiti.

Con la Gestione Sperata il grande vantaggio è quello di effettuare il versamento con riferimento solo al reddito prodotto nel corso dell’anno, con riferimento a un’aliquota contributiva che viene stabilita ogni anno. Per il 2022 è pari al 26,23%, applicata sul reddito imponibile. Questo termine identifica la somma su cui si calcoleranno le tasse dovute, e che viene definita in rapporto alla tipologia di regime fiscale.

Ad esempio, nel regime dei minimi, in quello semplificato e in quello ordinario si andranno a valutare le spese sostenute e quelle che possono essere detratte in ogni caso specifico. Invece, se aderisci a un sistema agevolato come quello forfettario, il calcolo del reddito imponibile viene effettuato con un valore forfettario in base al codice ATECO.

Immagina di aver aperto una Partita IVA come copywriter aderendo al regime forfettario, fatturando in un anno 15.000€. Su questa somma l’imponibile sarà pari al 78%, sottraendo un valore forfettario del 22% come spese dedotte. Quindi il valore su cui verrà eseguito il calcolo dei contributi è pari a 11.700€. Su questo si dovrà applicare l’aliquota contributiva pari al 26,23% ovvero 3.068,91€. Questo valore identifica l’importo finale da versare all’INPS.  


Rivalsa INPS: chi la paga

Posto che chi ha una Partita Iva deve provvedere in autonomia al versamento dei contributi INPS ogni anno, con il supporto eventualmente di un commercialista, nel caso della rivalsa INPS può accedere ad un vantaggio contributivo del 4%.

Il pagamento della rivalsa deve essere fatto da colui che ti richiede una specifica prestazione professionale o lavorativa, definito come committente. Ciò significa che il tuo cliente pagherà l’intero importo della tua prestazione a cui aggiungerà il 4% in più ai fini della rivalsa.

È importante precisare che nella fattura va segnalata questa aggiunta, e che inserendo la maggiorazione in fattura non otterrai una diminuzione dell’importo da versare ai fini contributivi. Comunque, dovrai essere tu a mettere da parte la somma di riferimento per adempiere al pagamento dei contributi INPS a fine anno.

Rivalsa INPS Partita Iva

La rivalsa del 4% fa reddito?

Devi considerare che l’importo corrispondente alla rivalsa viene considerato come reddito. Infatti, non viene considerata una forma di contributo previdenziale e in quanto tale non tassabile, ma un incremento del tuo guadagno momentaneo, generando reddito.

Ciò vuol dire che la rivalsa INPS rientra nella somma su cui si applicherà un’aliquota fiscale in base al regime scelto. Ad esempio, se aderisci a quello forfettario, per i primi 5 anni è prevista una tassazione sul reddito pari al 5% e successivamente al 15%. Le imposte si applicano anche sulle somme guadagnate con la rivalsa.

Quindi, prima di valutare se utilizzare la rivalsa INPS, che non è obbligatorio, può essere utile chiedere un consiglio a un consulente o a uno studio di commercialisti in modo da verificare, in modo preciso, quanto potrà incidere sul reddito finale.


Come si aggiunge la rivalsa INPS nella fattura

In quanto somma che deve essere addebitata al committente, dovrai gestire con attenzione il suo inserimento in fattura, al fine di non creare delle incomprensioni. Per questo, se la vuoi utilizzare, un consiglio è quello di chiarire sin da subito l’utilizzo della rivalsa INPS. In particolare, dovrai scegliere se applicarla:

  • al lordo;
  • al netto.

Nel primo caso il pagamento non verrà maggiorato e sarai tu, in quanto professionista, a decidere se scorporare nella fattura la rivalsa del 4%. Ad esempio, se emetti una fattura di 200€, dovrai indicare 8€ come rivalsa INPS e 192€ come importo della prestazione.

Diversa è la situazione se decidi di applicarla al netto. In questo caso alla somma di 200€ dovrai aggiungere 8€ di spesa in più a carico del committente. Ovviamente, la prestazione come professionista avrà un costo maggiorato. Per questo è utile valutare se inserire questa opzione oppure no.

Se non è indicata una voce specifica, ma il compenso è comprensivo di tutti gli oneri, allora dovrai applicare la rivalsa al lordo e quindi senza una maggiorazione in fattura. Viceversa, potrai richiederla al committente.

Come inserire la rivalsa INPS nella fattura elettronica e cartacea

Come inserire la rivalsa INPS nella fattura? Il procedimento è abbastanza semplice, sia se devi utilizzare la fattura elettronica, sia se disponi ancora della possibilità di compilare quella cartacea. Infatti, se impieghi uno dei principali software per la fatturazione, puoi inserirla tra le diverse impostazioni, entrando nella sezione Profilo Fiscale e aggiungendo la percentuale di maggiorazione che vuoi ottenere.

Lo stesso vale se utilizzi il sito dell’Agenzia delle Entrate. In questo modo troverai direttamente la voce “rivalsa” all’interno del pro-forma digitale. Nel caso della versione cartacea, devi essere tu a indicare la percentuale che vuoi maggiorare. Per compilare la fattura in modo corretto devi considerare la tipologia di regime a cui aderisci, distinguendo tra:

  • forfettario;
  • regime dei minimi;
  • semplificato.
Regime forfettario rivalsa INPS

Fattura con rivalsa INPS: regime forfettario

Il regime forfettario prevede una serie di agevolazioni, tra le quali quella di avere una franchigia d’IVA. Ciò ti permette di non inserire questa voce all’interno del documento fiscale. Dal 1° luglio 2022 vi è l’obbligo di utilizzare il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate per tutte la Partite IVA forfettarie con un fatturato annuo superiore ai 25.000€.

Invece, se rientri tra le nuove Partite IVA aperte nel 2022, o sei tra quelle che hanno un fatturato inferiore ai 25.000€ annui, puoi scegliere di utilizzare ancora la versione cartacea. Riprendendo l’esempio del copywriter, che emette una fattura da 1.200€, ecco cosa sarà necessario indicare:

  • dati del committente
  • dati del professionista;
  • importo della prestazione pari a 1.200€;
  • marca da bollo da 2€;
  • rivalsa INPS del 4%, pari a 48€;
  • totale della fattura di 1250€.

In quanto regime fiscale agevolato, esente IVA, dovrai obbligatoriamente pagare la marca da bollo cartacea, per le versioni fisiche, mentre sarà digitale per le fatture elettroniche. L’importo in ambedue i casi è di 2€. La compilazione della fattura nel regime dei minimi è identica.

Fattura con rivalsa INPS: regime semplificato

Nel caso della partita IVA semplificata, devi invece considerare la presenza dell’IVA. Infatti questa tipologia di regime fiscale è un sistema intermedio tra quello forfettario e quello ordinario. Vediamo come calcolare l’importo che dovrà essere pagato e come indicarlo correttamente in fattura:

  • compenso della prestazione: 1.200€;
  • rivalsa INPS 4%: 48€;
  • calcolo IVA al 22% sull’importo totale di 1.248€: 274,56€;
  • totale importo: 1.522,56€;
  • ritenuta d’acconto del 20%: 304,51€;
  • totale della fattura: 1.218€.

Conviene applicare la rivalsa?

Per rispondere a questa domanda può essere utile valutare i pro e i contro della rivalsa INPS. Il fine di questo sistema è quello di alleggerire il carico contributivo, offrendoti la possibilità di accumulare una somma di denaro ogni volta che emetti una fattura da impiegare per i tuoi contributi previdenziali.

Dovrai essere tu, comunque, a versare il relativo importo ogni anno. Potrai però utilizzarla solo nel momento in cui aderisci alla Gestione Separata dell’INPS. Inoltre, la rivalsa va a cumularsi sul reddito imponibile e quindi determina un variazione delle tasse in base alla tipologia di regime fiscale.

Un altro aspetto da considerare riguarda le modalità di pagamento della rivalsa. Infatti, queste potranno essere a carico del committente solo nel momento in cui sono previste dal contratto, in quanto sarà presente una maggiorazione sulla fattura.

Rivalsa INPS al 4%: domande frequenti

Chi paga la rivalsa INPS?

La rivalsa INPS viene pagata dal committente, per cui il professionista con Partita Iva deve inserirla in fattura al netto o al lordo dell’importo da versare. Ecco come procedere, nell’articolo.

Quando si applica la rivalsa INPS del 4%?

La rivalsa INPS del 4% si applica per tutte le Partite IVA che non dispongono di una cassa previdenziale o di un albo e che aderiscono alla Gestione Sperata INPS. Tuttavia è una azione facoltativa.

Come si calcola il 4% in fattura della rivalsa INPS?

Il calcolo in fattura della rivalsa INPS è fatto sull’importo totale della prestazione ed è al massimo del 4%. Applicare questa aggiunta alle fatture non è obbligatorio, ecco quando conviene.

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dottore commercialista giovanni emmi
Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 4 Ottobre 2022
Dottore commercialista specializzato in organizzazione e gestione dello studio professionale, consulenza direzionale e digitalizzazione dei processi. Nonostante sia un pianificatore nato, ha delle intuizioni geniali.
Autore
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Gennaro Ottaviano

Esperto di economia aziendale e gestionale

Laurea in Economia Aziendale presso il Politecnico di Lugano, appassionato di borse, mercati e investimenti finanziari. Ho competenze di diritto e gestione societaria, con esperienze amministrative. Ho lavorato per la testata Money.it, oggi scrivo di diritto, economia, finanza, marketing e gestione delle imprese.

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