Tassazione trading online in Italia: quali sono le imposte su azioni, BTP, dividendi e criptovalute

Quali sono le tasse sui rendimenti e le attività di trading online? Scopri cosa c’è da sapere, le imposte previste e dove inserire le plusvalenze ottenute nella dichiarazione dei redditi.

di Gennaro Ottaviano

Revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.

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Tassazione nel trading online
  • La tassazione sul trading online prevede il pagamento di un’aliquota del 26% sulle plusvalenze ottenute.
  • Vengono tassati sia i redditi da capitale, sia quelli di natura diversa, in riferimento alle attività di trading online.
  • La plusvalenza generata deve essere inserita nella dichiarazione dei redditi con la compilazione del quadro RW ai fini di monitoraggio fiscale, del calcolo dell’IVAFE e del reddito imponibile.

Oggi sono circa 6,3 milioni gli italiani che si dedicano al trading online, attraverso uno dei broker autorizzati dalla Consob. Se da un lato, l’accesso ai mercati finanziari è stato reso più semplice, dall’altro dedicarsi a questa attività prevede il rispetto di diverse regole, soprattutto per ciò che riguarda l’ambito fiscale.

Comprendere come funziona la tassazione sul trading online è indispensabile se vuoi acquistare e vendere titoli. Infatti, dato che l’attività potrebbe generare un surplus economico, i relativi guadagni devono essere cumulati con il reddito imponibile, con degli obblighi dichiarativi specifici, oltre al versamento di imposte.  

Tuttavia, non sempre si applica un’aliquota alle operazioni di trading online. Infatti, in alcuni casi si prevede solo un monitoraggio fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate, con una semplice dichiarazione, compilando gli appositi modelli reddituali. Scopri nella nostra guida tutto quello che devi sapere sulla tassazione del trading.

Tassazione sul trading online: ambito di applicazione

La definizione di trading online è stata data dal Testo Unico in materia finanziaria del 1998, integrata dal regolamento Consob del 2000, includendo tutte quella attività di compravendita su asset finanziari scambiati in borsa, che avvengono sul web tramite un intermediario finanziario.

Le tasse sul trading online sono le imposte che devono essere pagate dai trader, ovvero chi opera sui mercati, con riferimento ai guadagni ottenuti. Questa è un’attività che puoi svolgere a titolo personale, senza o con partita IVA per il trading.

Infatti, l’eventuale surplus economico va a incidere sul calcolo del reddito imponibile e quindi sul calcolo in base ai relativi scaglioni IRPEF, con l’obbligo di inserirlo all’interno del Modello Redditi PF.

Dal punto di vista legislativo, la tassazione sul trading online è regolata dalle seguenti norme:

  • il Testo Unico In materia dei Redditi (TUIR);
  • Decreto-legge 66/2014 che ha innalzato le aliquote tassative sulle attività finanziarie;
  • Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 71/E/2016, che è andata a chiarie l’aspetto fiscale per l’attività del trading online da parte di intermediari e degli investitori privati.
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Tassazione trading online in Italia

Le tasse sul trading si applicano ai profitti ottenutiti dalla compravendita, definiti come capital gain o plusvalenze. Questo valore si determina dalla differenza tra le transazioni negative, le minusvalenze, e quelle che hanno generato un reddito. Se il risultato è un guadagno, questo deve essere soggetto a tassazione.

Quindi, il possesso di un asset finanziario non determina il pagamento di un’imposta. A questo fine è necessario ottenere un surplus economico dovuto da una transazione a titolo oneroso.

Le attività di trading online possono generare rendite costanti e prevedibili, che nascono dalla semplice gestione diretta di un asset finanziario, definite come redditi da capitale.

Il caso più semplice da considerare sono i dividendi societari ottenuti dal possesso di azioni di aziende quotate in borsa, che applicano la distribuzione degli utili.

Inoltre, con il trading online andrai a produrre dei guadagni dovuti alle transazioni di natura finanziaria, come quelli generati dalla compravendita di azioni, dal Forex trading e dall’acquisto e vendita delle criptovalute. In questo caso, ai fini fiscali si parla di “redditi diversi”, su cui si applica un’imposta sostitutiva che ad oggi è pari al 26%.

Quanto si paga di tasse sul trading online?

Il calcolo delle tasse è eseguito con riferimento a tutte quelle operazioni finanziarie collegate al trading online, che avvengono dal primo giorno dell’anno di imposta, fino all’ultimo giorno. Dal punto di vista della definizione delle tasse sono diversi i fattori che devi considerare:

  • tipologia di broker;
  • attività di intermediazione avvenuta all’estero;
  • tipologia di asset scambiato nel trading;
  • regime fiscale applicato.

Ad esempio, nel caso in cui sei registrato a un broker online con sede all’estero, devi pagare l’IVAFE (imposta sul valore delle attività detenute all’estero), mentre per un intermediario che svolge la funzione di sostituto d’imposta in Italia, il calcolo delle tasse avviene al momento in cui ottieni il guadagno.

Quindi, se vendi delle azioni, e ciò genera un profitto, otterrai l’utile netto. Nella tabella seguente abbiamo riassunto quali sono le aliquote in base alla tipologia di asset finanziario investito nel trading.

Tipologia di strumento finanziarioAliquota fiscale
Azioni26%
ETF26%
Dividendi azioni26%
BTP12,5%
Criptovalute26%
Staking criptovalute26%

Gli altri due parametri da considerare sono: la tipologia di regime fiscale applicato da parte dell’intermediario finanziario e gli asset oggetto del trading online.

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Tassazione del trading online: come funziona

Oggi, puoi fare trading online grazie a Internet e all’evoluzione tecnologica, che ti permette di operare direttamente da casa attraverso un intermediario autorizzato, definito broker.

Ciò determina anche una serie di cambiamenti per quanto riguarda la tassazione sul trading, in base alla tipologia di piattaforma a cui ti rivolgi. Infatti, ai fini del calcolo delle tasse devi distinguere tra tre tipologie di regimi fiscali:

  1. regime dichiarativo;
  2. regime amministrato;
  3. regime gestito.

Nel primo caso si fa riferimento, quasi sempre, a un intermediario situato all’estero che non ha la funzione di sostituto d’imposta. Quindi, dovrai calcolare autonomamente le plusvalenze e le minusvalenze ottenute nel corso dell’anno d’imposta e rientranti tra i redditi diversi, a cui si dovranno aggiungere i redditi da capitale e inserirli nel Modello PF.

Invece, il sistema amministrato prevede che l’onere del pagamento delle tasse sia direttamente a carico dell’intermediario che svolge così funzioni di sostituto d’imposta. In questo caso, nel momento in cui si conclude una transazione di trading, automaticamente viene applicata la tassazione in base al principio per cassa.

Infine, nel sistema gestito si prevede che la completa gestione delle attività finanziarie avvenga da parte della piattaforma: il calcolo delle tasse verrà effettuato in base al principio per competenza, andando a considerare l’insieme di tutte le attività svolte nell’anno fiscale, comprendendo anche i costi di gestione.

Come funziona la tassazione sul trading


Trading online e dichiarazione dei redditi

Precisiamo sin da subito che nella dichiarazione dei redditi ai fini della tassazione sul trading online devi distinguere tra:

  • monitoraggio fiscale: si definisce come l’inserimento delle attività di trading all’interno della dichiarazione dei redditi, solo ai fini di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate;
  • tassazione sul trading: calcolo delle plusvalenze e dell’IVAFE per quelle attività che producono reddito all’estero.

Inoltre, un altro aspetto da considerare è dove inserire le plusvalenze ottenute dalle attività di trading online. Infatti, in alcuni casi è necessario compilare il quadro RT, ovvero quello con riferimento alle plusvalenze dei prodotti finanziari non qualificate, oltre alla sezione RW per le attività finanziarie all’estero.

Invece, in altre situazioni, come per i dividendi e i proventi derivanti dallo staking, devi compilare il quadro RL, mentre per i BTP è necessario inserirli all’interno del quadro RM, ma solo in particolari circostanze.

Oggi, grazie al modello 730 precompilato e al Modello Redditi PF online, l’inserimento degli importi riguardanti il trading è stato semplificato. Tuttavia, il calcolo delle plusvalenze e minusvalenze non è sempre semplice, dato che varia in base alla tipologia di strumento.

Per questo ti suggeriamo di affidarti a uno studio di commercialisti, al fine di non commettere errori, pagando più tasse rispetto a quanto dovuto. Vediamo nel dettaglio la tassazione del trading per i singoli strumenti finanziari.

1. Plusvalenze delle azioni e deposito titoli

Le plusvalenze sulle azioni, collegate alla vendita reale del bene o alle attività di strumenti derivati, ad esempio l’utilizzo dei contratti per differenza, prevedono una tassazione con un’imposta sostitutiva pari al 26%.

Nel regime dichiarativo dovrai inserire il guadagno generato comprensivo delle relative minusvalenze nel quadro RT. Tuttavia, se le attività vengono svolte da un intermediario estero e quindi fuori dall’Italia, devi compilare anche il quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale o per il calcolo dell’IVAFE.

Inoltre, la presenza di un dossier titoli prevede l’obbligo di monitoraggio con la compilazione del quadro RW. Dovrai selezionare nel capitolo 3, il codice predisposto numero 20.

2. Dividendi

Per ciò che riguarda la tassazione dei dividendi provenienti dal possesso di azioni di società quotate, dal 2018, l’aliquota fiscale per le persone fisiche è pari al 26%.

In questo caso è necessario inserire l’importo all’interno del quadro RL della dichiarazione dei redditi Persone Fisiche.  

3. BTP

I Buoni del tesoro poliennali hanno il vantaggio di essere sottoposti a una tassazione agevolata pari al 12,5%, sia per ciò che riguarda gli interessi sia i premi.

Se l’acquisto è avvenuto attraverso una banca o una piattaforma di intermediazione, che applica un sistema amministrato o gestito, e quindi svolge la funzione di sostituto d’imposta, non sarai tenuto ad altre tipologie di adempimenti dichiarativi.

Un discorso differente si fa se l’operazione avviene attraverso un broker che non svolge la funzione di sostituto d’imposta. In questo caso dovrai essere tu a dichiarare nel 730 o nel modello unico PF gli interessi e i premi maturati compilando la sezione RM.

4. Trading sugli ETF

Gli ETF, in quanto appartenenti ai fondi comuni di investimento, in base alla legge 66/2014, sono sottoposti a una tassazione pari al 26%, sia per quanto riguarda i dividendi, sia per l’eventuale operazione di trading attraverso derivati o per il loro possesso reale.

Inoltre, se le operazioni avvengono attraverso intermediari non residenti all’estero, sarai tenuto alla compilazione del quadro RW, ai fini del monitoraggio e per il calcolo dell’IVAFE.

5. Valute estere e criptovalute

La tassazione sul trading online di valute estere, ovvero quelle attività di trading effettuate sul mercato del Forex, sono soggette a un’aliquota fiscale del 26%, oltre alla necessità di compilare il modello RW, in quanto attività finanziarie svolte al di fuori dell’Italia.

Un sistema simile riguarda la tassazione sulle criptovalute. Quindi, dovrai compilare il quadro RT con riferimento alle plusvalenze ottenute e il relativo quadro RW per il calcolo dell’IVAFE sugli strumenti detenuti all’estero, con una tassazione del 26%.

Invece, se non sono presenti utili, oppure hai solo il possesso delle valute digitali nel tuo dossier titoli, sarai tenuto a un obbligo di monitoraggio fiscale compilando sempre il quadro RW, se la giacenza media del portafoglio cripto ha superato, anche se per un solo giorno, la giacenza media di 15.000€.
Leggi anche la nostra guida sulle tasse sui Bitcoin.

Un discorso a parte riguarda le attività di staking. In questo caso le plusvalenze generate dal possesso delle criptovaluta, non vengono considerate redditi diversi, ma redditi da capitale. In quanto tali, dovrai inserirli nel quadro RL, e verrà applicata alla fonte un’imposta sostitutiva del 26%.

Tuttavia, anche in questo caso se lo staking avviene attraverso un wallet di un intermediario che ha sede all’estero, dovrai compilare il quadro RW ai fini del calcolo dell’IVAFE.

Tassazione trading online – Domande frequenti

Chi fa trading online deve pagare le tasse?

Sì, le tasse sul trading online sono dovute sulle plusvalenze ottenute dall’attività di compravendita. Scopri quali sono gli importi nella nostra guida.

Chi fa trading deve aprire partita IVA?

No, per fare trading online, non è obbligatorio aprire la partita IVA, se l’attività viene svolta a titolo
personale occasionalmente.

Qual è la tassazione in Italia sul trading online?

La tassazione in Italia sulle plusvalenze dovute al trading online prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva pari al 26%.

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Gennaro Ottaviano

Esperto di economia aziendale e gestionale

Laurea in Economia Aziendale presso il Politecnico di Lugano, appassionato di borse, mercati e investimenti finanziari. Ho competenze di diritto e gestione societaria, con esperienze amministrative. Scrivo di diritto, economia, finanza, marketing e gestione delle imprese.
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Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 25 Aprile 2024
Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

29 commenti su “Tassazione trading online in Italia: quali sono le imposte su azioni, BTP, dividendi e criptovalute”

  1. Scusatemi vorrei un consiglio O fatto un guadagno di 25000 euro in trading online con piattaforma vantagecfds con brokers residente in Inghilterra al momento del ritiro facendomi un bonifico sul mio conto di questi 25000 euro di guadagno mi hanno detto che per averli devo prima pagare 6500 euro di tasse equivalente al 26% e poi mi faranno il bonifico dei 25000 euro gli o detto di scaricarli dai 25000 Mila euro ma mi hanno detto che non si può fare devo pagarli i 6500 euro a parte con un bonifico in banca non italiana ma di londra e poi loro mi mandano il bonifico dei 25000 Mila euro voglio sapere se tutto questo e normale è giusto o c’è qualche cosa che non va grazie aspetto una vostra delucidazione

    Rispondi
  2. Stessa cosa hanno chiesto a me per sbloccare il mio guadagno di 10000 mila euro ne vogliono 2300 prima con bonifico ma ovviamente a me sa di truffa le tasse semmai le dobbiamo pagare noi qui in Italia tu broker mi darai un documento che io dovrò dichiarare oppure ti trattieni la cifra già dal mio guadagno

    Rispondi
    • Buongiorno,
      si consiglia di verificare attentamente le richiesta, consultandosi con un legale.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  3. I broker truffaldini ti chiedono di pagare il 26 % di tasse sui guadagni e poi non vedi il capitale. Si inventano di tutto per spillarti soldi, minacciano perfino di denunciarti alla BCE addirittura ed alla fine i tuoi soldi spariscono

    Rispondi
  4. Buongiorno, avendo fatto attività di trading con broker in UK, ora mi chiedono l’8,% per sdoganare i profitti, questo è vero?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      dipende a quale caso si riferisce. In ogni caso per dare una risposta sarebbe necessaria una analisi approfondita del profilo.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  5. Salve, nell’articolo c’è scritto che non serve la partita iva a chi fa trading occasionalmente. E chi invece lo fa tutti i giorni ed ha solo questo tipo di reddito? Come funziona in quel caso?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      in quel caso le prestazioni non sono occasionali e si dovrebbe aprire partita iva.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  6. Salve. Per 10000 mi hanno chiesto di pagare quasi 2700 e la banca era in Polonia. Dopo aver pagato mi chiamano e mi dicono che hanno sbagliato che dovevo pagare 2780,e poi mi mandano 10000+2700. Hanno mandato anche ricevuta di bonifico di nuovo da banca da Varsavia. NON so forse era qualcosa di falso. Questo terrorismo telefonico continua. Chiamano da Milano. Dove li posso denunciare?

    Rispondi
    • Ciao, avete poi ricevuto il bonifico? Chiedo perché da noi più meno stessa situazione a parte che noi non abbiamo pagato le tasse che chiedono. Abbiamo la ricevuta di un bonifico a nostro favore dalla banca polacca e perché non arrivano i soldi salta fuori che vogliono altri (le cosidetti) tasse

      Rispondi
      • Buongiorno a tutti, dato che mi trovo nella stessa situazione, volevo sapere se qualcuno di voi ha pagato questa tassa che chiedono per prendere il capitale e lo ha poi ricevuto! Le tasse si dovrebbero pagare qui in Italia mi sembra di capire.
        grazie a tutti R.

        Rispondi
  7. Ho fatto un guadagno di 41.000euro,e mi chiedono di pagare 4.700 euro.,circa il 12% e giusto questo??
    Questo da Londra con la FINANCES. I SGT ho fatto Trading.
    Sono da pagare le tasse prima per averli??
    Grazie

    Rispondi
  8. Buongiorno, avendo un account su exchange di criptovalute estero ma con residenza in Italia, per le attività qui sostenute è necessario pagare tasse localmente? Cioè dove è la sede dell’exchange?
    Grazie

    Rispondi
  9. Buongiorno, leggevo che dal primo febbraio 2023 le banche italiane devono applicare una ritenuta automatica del 20% su bonifici in arrivo dall’estero su CC italiani. Volevo capire se nel caso si utilizzi un broker con sede all’estero (EU) e si transferiscano dei soldi per effettuare compravendita di titoli e poi successivamente si decida di trasferire parte o tutta la somma nuovamente su un CC in italia se tale ritenuta viene applicata. Non mi riferisco alla tassazione sulle plusvalenze ma all’applicabilità di questa ritenuta su somme precedentemente trasferite su un conto estero e poi fatte rientrate in Italia. Grazie

    Rispondi
  10. Salve , prima esperienza di trading on line estero,devo liberare il capitale ma devo pagare prime le tasse pari al 22%….dopodiché nell’arco di 24/48 dal pagamento delle stesse mi verrà effettuato il bonifico provvisto di tutta la documentazione…
    Mi devo fidare?

    Rispondi
    • Buonasera,
      crediamo sia opportuno consultare un legale specializzato prima di fare operazioni in tal senso.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  11. Buongiorno,

    Volevo chiederle se dopo aver pagato il 26% delle tasse riguardanti al trading Forex bisognasse anche pagare il IRPEF, o se quest’ultimo è già compreso nel 26%.

    Cordiali Saluti
    Federico

    Rispondi
    • Buongiorno,
      l’imposta sostitutiva del 26% si applica ai proventi da capitali e l’applicazione è prevista una sola volta. Ogni situazione, tuttavia, dovrebbe essere valutata caso per caso.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  12. Buongiorno a tutti, dato che mi trovo nella stessa situazione, volevo sapere se qualcuno di voi ha pagato questa tassa che chiedono per prendere il capitale e lo ha poi ricevuto! Le tasse si dovrebbero pagare qui in Italia mi sembra di capire.
    grazie a tutti R.

    Rispondi
  13. Avevo deciso di farmi liquidare € 5000 dal conto di trading. Ho fatto il bonifico di € 1500 circa.Mi hanno chiesto altri € 1400 perchè l’importo precedente era sbagliato, era in $ . Ora insistono altrimenti l’erogazione resta bloccata( sono soldi miei ) .
    Non è mia intenzione pagare, perderò i soldi ! Le tasse non le pagherò, perchè non ho percepito nulla e sul nulla non si paga !
    E’ giusto il discorso ?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      dovrebbe verificare con attenzione a chi ha inviato il denaro ed eventualmente valutare una richiesta di restituzione con un legale.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi

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