Staking criptovalute e tassazione: ecco cosa sapere

Con l’interpello n°437 del 26/08/2022 dell’Agenzia delle Entrate sono stati chiariti i dubbi sulla tassazione dello staking di criptovalute. Ecco quello che c'è da sapere.

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Tassazione e staking criptovalute
  • Sulla tassazione dello staking di criptovalute, l’Agenzia delle Entrate si espressa con una serie di direttive nel mese di agosto, tra le quali l’ultima è la n°437 del 26/08/2022.
  • I redditi provenienti dallo staking sono equiparati ai redditi da capitali e devono essere inseriti nella sezione RL del modello 730 per la dichiarazione.
  • Sullo staking si applica una ritenuta d’acconto da parte dell’intermediario pari al 26% e un’aliquota fiscale che varia in base agli scaglioni IRPEF di appartenenza.

Oggi investire nelle monete digitali offre diverse opportunità, per ottenere dei rendimenti anche senza operare con il trading online: questo è il caso dello staking di criptovalute.

Si tratta di un sistema che ti permette di ottenere un interesse semplicemente possedendo un certo numero di cripto, utilizzate da una piattaforma di exchange per migliorare gli scambi della rete e renderli più sicuri.

Tuttavia, sono diversi i dubbi su quale sia il comportamento che, come contribuente, devi mantenere ai fini della tassazione dello staking di criptovalute. Nella nostra guida siamo andati a valutare le direttive da parte dell’Agenzia delle Entrate e il Testo Unico Delle imposte sui Redditi (Tuir) in cui è regolata anche la tassazione sui Bitcoin e quella delle cripto.

Nell’articolo sono contenute tutte le informazioni necessarie a compilare la dichiarazione dei redditi a fine anno, ed evitare di incorrere in eventuali multe o sanzioni.

Cos’è lo staking criptovalute

Il termine staking di criptovalute fa riferimento a un sistema molto diffuso negli ultimi anni, che permette di ottenere un rendimento economico attraverso il semplice possesso di una certa quantità di monete digitali. Infatti, rientra nel complesso di attività che vengono definite come Yield Farming e che si basano sulla finanza decentralizzata.

Tradotto letteralmente la parola staking vuol dire fissare, picchettare. Ciò significa che puoi bloccare, o come si dice in gergo, mettere in staking, un certo numero di criptovalute. Su di esse otterrai un rendimento variabile in base ai seguenti fattori:

  • tipologia di criptovalute impiegate;
  • quantità posta in staking;
  • tempistica del blocco;
  • tipologia di intermediario.

Semplificando, lo staking di criptovalute può essere paragonato in un certo qual modo all’utilizzo di un conto deposito. In questo ultimo caso puoi infatti ottenere un rendimento mantenendo dei soldi bloccati in un conto.

Nello staking puoi fare la stessa cosa, però con le criptovalute. Si tratta di un sistema che offre un vantaggio per entrambi i soggetti che partecipano:

  • l’utente che possiede le crypto;
  • le piattaforme di exchange o i broker che offrono questo servizio.

Vediamo perché, e come funziona questo sistema.

staking criptovalute: come funziona
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Come funziona lo staking criptovalute

Per comprendere come funziona lo staking, può essere utile capire a cosa serve. Infatti, le cripto monete bloccate su un wallet digitale, sono utilizzate da una blockchain al fine di velocizzare il processo di consenso attraverso il cosiddetto sistema PoS, ovvero Proof of Stake.

Questo meccanismo prevede l’utilizzo di un certo numero di criptovalute presenti nei vari nodi della rete, ovvero i computer degli utenti, al fine aumentare il numero delle transazioni che vengono effettuate, riducendo costi, consumo energetico ed eventuali errori.

Per il tuo prestito di valute digitali, dalla piattaforma otterrai a tua volta un vantaggio realizzato in una rendita, che si concretizza in una certa percentuale di criptovalute.

Ad esempio, se decidi di bloccare in staking una quantità di ADA di Cardano o di Ethereum, tra quelle oggi più utilizzate, riceverai, dopo un determinato periodo di tempo, una certa quantità delle stesse criptovalute. Queste ultime possono essere reinvestite oppure vendute, ottenendo un surplus.

Per accedere al sistema di staking il procedimento è il seguente:

  • registrati a un intermediario straniero o italiano;
  • acquista un certo numero di criptovalute;
  • abilita il tuo portafoglio allo staking;
  • stabilisci il numero di valute da picchettare;
  • imposta le tempistiche;
  • attendi il rendimento.

Tassazione e staking criptovalute: direttive Agenzia delle Entrate

Come funziona la tassazione per lo staking di criptovalute? I dubbi riguardano la natura stessa di questa attività, la quale non determina un surplus concreto in moneta FIAT, ma comunque un guadagno in monete digitali che generano reddito.

A chiarire come comportarsi per i rendimenti ottenuti dallo staking, sono state pubblicate una serie di direttive dell’Agenzia delle Entrate. Ecco quelle ultime che chiariscono l’aspetto fiscale dello staking:

  • direttiva n°433, del 24 agosto 2022;
  • direttiva 437, del 26 agosto 2022.

Questi sono i concetti base che vengono definiti per ciò che riguarda le persone fisiche:

  • i proventi ottenuti con lo staking di criptovalute sono equiparati a reddito da capitale;
  • la piattaforma di staking dovrà applicare una ritenuta di acconto alla fonte pari al 26%;
  • i guadagni sono tassati in base agli scaglioni Irpef;
  • i redditi da staking devono essere inseriti nel quadro RL in quanto equiparati a redditi da capitale.

Andiamo ad approfondire questi aspetti.

Rendimenti da staking e reddito da capitale

Il primo concetto da considerare è la definizione di reddito da capitale a cui sono equiparati i rendimenti dello stalking. In questo caso dovrai fare riferimento all’art 44  comma 1 e lettera h del TUIR, nel quale si stabilisce che costituiscono redditi da capitale:

gli interessi e gli altri proventi derivanti da altri rapporti aventi per oggetto l’impiego del capitale, esclusi i rapporti attraverso cui possono essere realizzati differenziali positivi e negativi in indipendenza di un evento incerto.

Semplificando questo concetto, si includono tutti quei redditi che possono derivare dall’utilizzo di un capitale in maniera attiva o passiva, come nel caso degli interessi dello staking.

Inoltre, si vanno ad includere anche quei redditi che possono essere determinati o predeterminati, compreso quelli che vengono definiti variabili, dato che non hanno dei parametri prefissati.

Infatti, in base alla circolare del 24 giugno 1998 n. 165/E, per essere definito reddito di capitale, basta che esista un utilizzo anche minimo del capitale.

Nel caso in esame si considera il rendimento ottenuto in forma di criptovaluta dallo staking, il quale ha un valore che è strettamente connesso alla quotazione momentanea della valuta digitale e quindi soggetto a variazione. Quindi, in base a quanto indicato, il rendimento che ottieni dalla piattaforma viene considerato reddito di capitale.

Tassazione sui redditi da staking


Tassazione sui redditi da staking

L’altro aspetto da considerare riguarda la tassazione sullo staking. In questo caso, dato che le remunerazioni in criptovalute sono paragonate ai redditi di capitale, devi prendere come riferimento il D.P.R del 29 settembre 1973 n.600, in base al quale si dovrà applicare una ritenuta d’acconto pari al 26% a fronte di imposta sostitutiva dei redditi.

In questo caso dovrai però distinguere se l’attività di staking viene effettuata da:

  • broker italiano;
  • broker straniero.

Nel primo caso la ritenuta di acconto sarà applicata direttamente sulle singole remunerazioni ottenute sotto forma di staking. Se vuoi calcolarla velocemente puoi utilizzare il nostro sistema di calcolo per la ritenuta d’acconto. Inoltre, non avrai l’obbligo di monitoraggio fiscale.

Invece, se la tua attività di staking è posizionata su un wallet di un intermediario con sede fuori dall’Italia, in base all’art 162 del TUIR e con riferimento alla direttiva dell’Agenzia delle Entrate n° 387 del 1° agosto 2022, devi considerare i proventi ottenuti come redditi prodotti all’estero. Quindi sarai obbligato al monitoraggio fiscale e al pagamento dell’IVAFE.

In ambedue i casi l’aliquota applicata ai fini fiscali è determinata in base alle aliquote IRPEF con un minimo del 23% e un massimo del 43%. Leggi anche la nostra guida sui nuovi scaglioni e aliquote IRPEF.

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Come fare la dichiarazione dei redditi per le crypto

Andiamo vedere dove inserire il reddito da capitale generato dallo staking all’intero del modello 730. A questo punto devi fare una distinzione tra criptovalute e i redditi da staking. Infatti, le cripto prevedono l’obbligo di dichiarazione ai fini fiscali solo se hai ottenuto un surplus dalla loro vendita. Quindi il semplice possesso non è tassato.

Tuttavia, in quanto equiparate a monete estere, è previsto un monitoraggio fiscale se viene superata, anche per un solo giorno, la soglia di giacenza di 51.645,69€. In questo caso devi inserire l’importo all’interno del quadro RT, con riferimento ai redditi diversi e compilare il quadro RW per quanto riguarda i redditi da valuta estera. Leggi anche la nostra guida su criptovalute e dichiarazione dei redditi.

Invece, nel caso di rendimenti dovuti allo staking di criptovalute, questi saranno sempre soggetti a dichiarazione. Sei tenuto a compilare il quadro RL, ovvero con riferimento ai redditi di capitale, anche se la loro giacenza media non supera i 51.645,69€.

Nella tabella, ecco quali sono le differenze tra redditi derivati dalla compravendita di criptovalute o da staking.

Redditi criptovaluteRedditi da staking
Le criptovalute sono equiparate a valute estereSono considerati reddito da capitale
Sottoposte a tassazione solo in caso di plusvalenzaSottoposte a dichiarazione sempre
Monitoraggio con giacenza media superiore ai 51.645,69€Dichiarazione obbligatoria anche se non viene superata la giacenza media
Compilazione del quadro RT e RW della dichiarazione dei redditiQuadro RL per ciò che riguarda i redditi da capitale
Tassazione pari al 26%Tassazione in base agli scaglioni IRPEF

Tassazione e staking criptovalute: pro e contro

Lo staking crypto può essere considerato un sistema utile per incrementare il  numero di criptovalute, dato che non dovrai affrontare i rischi insiti del mercato come nel trading online. Inoltre, con l’aumento delle attività De-Fi e lo sviluppo degli smart contract, sono sempre di più le reti blockchain che offrono interessi elevati per lo staking che possono arrivare anche fin al 8-10%.

Tuttavia, dal punto di vista fiscale, i proventi vengono penalizzati, data l’applicazione di una ritenuta d’acconto, come imposta sostitutiva, e il calcolo in base agli scaglioni IRPEF. Inoltre, spesso si genera confusione se scegli di utilizzare un intermediario estero e quindi con la necessità di compilare anche il quadro RW.

A questo si aggiunge che se in media quasi il 10% degli italiani ha investito o possiede delle monete virtuali, ancora oggi non è presente una legislazione specifica di questo comparto e si fa riferimento al TUIR e ad alcune direttive e interpelli dell’Agenzia delle Entrate.

In questa prospettiva, se hai investito nello staking, onde evitare eventuali multe per mancata dichiarazione o effettuare calcoli errati sulle aliquote fiscali, ti consigliamo di rivolgerti a uno studio di commercialisti abilitato.

Tassazione e staking criptovalute – Domande frequenti

Cosa succede quando metto in staking le criptovalute?

Quando metti in staking le tue valute digitali, queste saranno utilizzate per velocizzare le attività di consenso della blockchain, aumentando la scalabilità della rete e ottenendo in cambio un rendimento.

Devo dichiarare lo staking delle criptovalute ai fini fiscali?

I redditi ottenuti dallo staking sono sempre soggetti a dichiarazione, anche se non superi la giacenza media pari a 51.645,69€ prevista per il monitoraggio fiscale delle crypto.

Come devo dichiarare lo staking di criptovalute?

Per dichiarare i redditi dello staking di criptovalute, dovrai inserirli nel quadro RL della dichiarazione dei redditi di fine anno. Ecco tutti i dettagli.

Autore
Foto dell'autore

Gennaro Ottaviano

Esperto di economia aziendale e gestionale

Laurea in Economia Aziendale presso il Politecnico di Lugano, appassionato di borse, mercati e investimenti finanziari. Ho competenze di diritto e gestione societaria, con esperienze amministrative. Scrivo di diritto, economia, finanza, marketing e gestione delle imprese.

2 risposte a “Staking criptovalute e tassazione: ecco cosa sapere”

  1. Avatar Vincenzo
    Vincenzo

    Se ho avuto un profitto tramite trading on line le tasse vengono scalate sul rendimento o devo pagarle con altri fondi e poi posso ritirare il profitto

    1. Avatar Redazione Professionale
      Redazione Professionale

      Buonasera,
      se abbiamo ben interpretato la richiesta, il prelievo può essere anche precedente al pagamento delle imposte (di solito è così).

      Grazie per averci scritto

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