Riforma sanzioni: cosa cambia per tasse non pagate, reati tributari e cartelle

Il governo sta lavorando alla riforma delle sanzioni applicate in caso di tasse non pagate e illeciti fiscali: ecco cosa cambierà.

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  • Proseguono le novità a tema controlli e sanzioni da parte del fisco, per cui in caso di dichiarazione dei redditi omessa o scorretta non si applicheranno più le maxi sanzioni al 240%.
  • A breve arriverà un decreto specifico che va a revisionare il sistema sanzionatorio del fisco italiano, con un alleggerimento per i contribuenti in diversi casi.
  • La percentuale massima di sanzioni da pagare all’Agenzia delle Entrate arriverà al 120%, con indicazioni dettagliate sulle diverse casistiche.

Continuano gli interventi del governo sul sistema fiscale italiano: si prevede l’arrivo di un decreto apposito che interviene sulle sanzioni attualmente applicate dal fisco nel caso di mancanze o errori dei contribuenti. Queste nuove indicazioni arrivano in linea con la Legge di Bilancio 2024 e la riforma fiscale del governo.

La riforma delle sanzioni tributarie interviene limitando la multa massima in caso di errori o omissioni: scomparirà la maxi sanzione del 240%, con limite impostato invece al 120%. Questa variazione da un lato diminuisce le somme che i contribuenti devono versare in caso di illeciti, dall’altro lato porterà meno risorse alle casse dello Stato.

L’obiettivo del governo, con questo e altri interventi sul sistema del fisco italiano, è quello di snellire le procedure e di garantire maggiore trasparenza tra cittadini e fisco. Vediamo nel dettaglio cosa cambierà con la riforma del sistema sanzionatorio.

Addio maxi sanzione al 240% sulle violazioni tributarie

Il primo punto rilevante dell’intervento riguarda lo stop alle maxi sanzioni del 240%, che fino ad ora hanno colpito coloro che attuavano violazioni che riguardano le tasse. La soglia massima scende quindi a 120%, rispetto all’ammontare complessivo dovuto dal cittadino al fisco.

Con il nuovo decreto si prevede oltre a questo una riduzione generale delle sanzioni ad un terzo, favorendo così il versamento delle somme in modo spontaneo. Uno dei problemi maggiori in questo senso in Italia è proprio quello della riscossione: molte somme, anche contenute nelle cartelle esattoriali, sono difficilmente recuperabili proprio a causa della sproporzionalità delle multe.

Un intervento di questo tipo va ad avvicinare le sanzioni presenti nel nostro paese con quelle dei sistemi fiscali degli altri paesi europei, favorendo il recupero di quanto dovuto. Al momento si attende la conferma definitiva dell’intervento tramite pubblicazione del decreto, tuttavia le sanzioni potranno essere applicate in questo modo:

  • omessa dichiarazione dei redditi o dell’Irap: la sanzione scende dal 240% al 120%;
  • dichiarazione dei redditi infedele: la sanzione passa dal range 90%-180% al 70%;
  • omessa dichiarazione di successione: sanzione tra 150 e 500 euro;
  • infedele dichiarazione di successione: sanzione nel range tra 250 e 1.000 euro;
  • omessa registrazione di atti: sanzione tra il 45% e il 120%;
  • omessa presentazione di atti durante un’ispezione: sanzione tra 250 e 2.000 euro.

Maggiorazioni delle sanzioni

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La riforma del sistema sanzionatorio comunque prevede che sanzioni più alte verranno applicate a situazioni particolarmente gravi. Si intende infatti facilitare i cittadini considerati più onesti e virtuosi nel pagamento delle multe collegate ad eventuali illeciti, mentre per i casi recidivi le conseguenze saranno maggiori.

Sulle violazioni intorno alle dichiarazioni di successione ad esempio la multa potrà essere maggiorata dell’80% se il contribuente, oltre all’illecito, non ha provveduto correttamente al versamento dell’imposta di bollo.

Riforma sanzioni: cosa cambia per le partite Iva

Oltre alle modifiche alle sanzioni che riguardano in generale tutti i contribuenti o i lavoratori dipendenti, verranno introdotte delle novità anche per chi opera con una partita Iva. Per questi contribuenti è già attivo il concordato preventivo biennale, strumento che favorisce la trasparenza verso il fisco con versamenti periodici in accordo in base ai ricavi prospettati.

Anche se ancora nulla è definitivo, si prevedono interventi per ammorbidire la riscossione per tutti i casi di crisi di impresa o per situazioni di mancanza di liquidità da versare.

Si ipotizzano l’introduzione di una soglia massima per le sanzioni per le partite Iva del 60% e una sanzione ridotta da un massimo di 50.000 euro a 30.000 euro per illeciti che riguardano la comunicazione delle minusvalenze da parte dei commercianti. Potrebbero infatti essere confermate disposizioni specifiche per questo tipo di autonomi.

Sulle violazioni che riguardano i corrispettivi giornalieri ad esempio verrà stabilita una somma massima della sanzione intorno a 1.000 euro.

L’obiettivo di base è diminuire le conseguenze negative della riscossione per quelle partite Iva che si trovano in difficoltà nel pagare, che hanno avviato un piano di rateizzazione di quanto dovuto o che si trovano in uno stato di insolvenza. Su questa linea, il fisco potrà aggredire i beni della persona coinvolta solo in particolari casi, dove è accertato un certo livello di gravità.

Le conseguenze della riforma delle sanzioni

La prima immediata conseguenza della riforma delle sanzioni sarà il peso minore di queste ultime sui contribuenti: l’intenzione è quella di incentivare i cittadini al versamento regolare di quanto dovuto con relative multe commisurate al caso.

Il sistema sanzionatorio sarà quindi più equilibrato e proporzionale e questi vantaggi sono destinati anche alle imprese e in generale alle partite Iva che si trovano in una situazione di debito con il fisco. In questo modo il governo intende facilitare il recupero di somme oggi difficili da riscuotere.

Una conseguenza diretta dell’intervento sarà il minor gettito fiscale per lo Stato a livello di importo delle nuove multe, tuttavia si ipotizza una compensazione derivata dalla maggiore propensione a sanare la situazione da parte dei contribuenti.

Indirettamente si tende a limitare ancora l’evasione fiscale, rendendo più facile pagare quanto dovuto, che nonostante i record di recupero dello scorso anno, è ancora alta in Italia. Ricordiamo che in Italia la differenza tra gettito fiscale teorico e quello effettivo è stata nel 2023 di circa 96,3 miliardi di euro1, una cifra ancora decisamente alta.

  1. Lotta all’evasione fiscale e attività di riscossione, Camera dei Deputati, temi.camera.it ↩︎
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Valeria Oggero

Giornalista

Giornalista pubblicista, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle Partite Iva. La curiosità mi ha portato a collaborare con agenzie web e testate e a conoscere realtà anche diversissime tra loro, lavorando come copywriter e editor freelancer.

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