Iperammortamento 2026, via libera al decreto attuativo: come cambia la maxi-deduzione fino al 180% per le imprese

Il nuovo piano ripropone la maggiorazione per gli investimenti in beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale, ma con modifiche rispetto alle bozze iniziali e ai piani precedenti.

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novità iperammortamento 2026

L’attesa per le imprese e i professionisti sta per finire. Con la firma del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il decreto attuativo sull’Iperammortamento 2026 entra nella fase finale del suo iter. Il provvedimento, che ora attende la controfirma del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il vaglio della Corte dei Conti, dovrebbe diventare pienamente operativo entro maggio, con l’apertura della piattaforma per le domande prevista per la prima decade di giugno.

Tra le novità dell’ultima ora: l’esclusione dei software in cloud, lo stop al vincolo “made in Europe” e l’introduzione di una quinta comunicazione obbligatoria per il monitoraggio della spesa.

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Cos’è e come funziona l’iperammortamento nel 2026

Introdotto dalla manovra 2026, l’iperammortamento è pensato per abbattere l’imponibile fiscale delle imprese che investono in digitalizzazione e sostenibilità. Non è un contributo in denaro, ma una maggiorazione del costo fiscale dei beni acquistati. In pratica, l’impresa può dedurre dalle tasse una quota molto superiore alla spesa effettiva, riducendo l’utile tassabile e, di conseguenza, l’IRES o l’IRPEF dovuta. L’agevolazione va da un minimo del +50% a un massimo del +180% delle spese ammesse.

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Aliquote e tetti di spesa

La misura si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. La maggiorazione del costo (ai fini IRES/IRPEF) è strutturata su tre scaglioni annuali:

  • +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • +100% per la quota oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;
  • +50% per la quota oltre 10 milioni e fino a 20 milioni di euro.
Importo InvestimentoMaggiorazione costo
Fino a 2,5 milioni di euro180%
Oltre 2,5 e fino a 10 milioni di euro100%
Oltre 10 e fino a 20 milioni di euro50%
Oltre 20 milioni di euro0%
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Spese ammesse

Sono ammesse all’iperammortamento le spese per i macchinari automatizzati e intelligenti (robot, macchine per il taglio, la stampa 3D e il confezionamento, purché controllate da sistemi computerizzati) e i software avanzati. Tra questi rientrano gli hardware per l’intelligenza artificiale (server GPU, cluster per il calcolo ad alte prestazioni e dispositivi di edge computing) e quelli per l’elaborazione e la gestione dei grandi dati.

La deduzione spetta anche per gli impianti di autoproduzione di energia, ovvero pannelli fotovoltaici ad alta efficienza, sistemi di accumulo e batterie per stoccare l’energia prodotta e riutilizzarla nei momenti di picco. A questi si aggiungono anche le pompe di calore e i sistemi evoluti per il riscaldamento e raffrescamento industriale ad alta efficienza energetica.

Beni agevolabili

L’incentivo riguarda esclusivamente beni strumentali nuovi, suddivisi in due macro-categorie:

  • beni “paradigma 4.0”, ovvero macchinari, robot e impianti interconnessi ai sistemi gestionali aziendali, ma anche software, sistemi di IA, realtà aumentata, digital twin e piattaforme per la sicurezza informatica o l’efficienza energetica;
  • beni per l’autoproduzione di energia rinnovabile, quali impianti per l’autoconsumo (anche con stoccaggio). Per il fotovoltaico, i moduli devono essere prodotti in UE con efficienza minima della cella del 23,5% (o 24% per tecnologie ad eterogiunzione/tandem).

In ogni caso, tutti i beni devono essere nuovi di fabbrica e interconnessi, cioè capaci di dialogare con i sistemi informatici dell’azienda. In caso di vendita o trasferimento all’estero del bene durante il periodo di ammortamento, si perdono le quote residue del beneficio. È tuttavia permessa la sostituzione con beni di pari o superiore livello tecnologico senza perdere l’agevolazione (entro il limite del costo del nuovo investimento).

Esclusi i software in Cloud (SaaS)

Una delle novità più discusse – che rientra tra le modifiche approvata in fase di approvazione del decreto attuativo – riguarda i software erogati in modalità “as-a-service” (SaaS) tramite canoni di abbonamento. Nonostante i tentativi del MIMIT di includere queste soluzioni nel perimetro dell’iperammortamento, la Ragioneria dello Stato ha imposto lo stop. Poiché i canoni in cloud non sono soggetti ad ammortamento tradizionale, la spesa delle imprese per i servizi digitali in abbonamento resterà esclusa dal beneficio.

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Chi può accedere alla maxi deduzione

I beneficiari sono tutte le imprese operanti nel territorio italiano, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica o dal settore economico. Restano esclusi i professionisti non titolari di reddito di impresa e i contribuenti in regime forfettario, le imprese in liquidazione, fallimento o coinvolte in procedure concorsuali e le società destinatarie di sanzioni interdittive (Dlgs n. 231/2001) o quelle che non rispettano le norme sulla sicurezza sul lavoro o gli obblighi contributivi e previdenziali.

Il nuovo regime copre gli acquisti effettuati tra il 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Tuttavia, entro il 31 dicembre 2027 l’ordine deve comunque risultare formalmente accettato dal venditore e deve essere stato versato un acconto pari ad almeno il 20% del costo complessivo del bene.

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La rimozione del vincolo di origine europea

Con una nota pubblicata il 12 marzo 2026, il MEF ha confermato la soppressione del vincolo di origine. Un decreto ad hoc, infatti, integrerà quanto previsto dalla legge di bilancio 2026, eliminando la clausola che limitava l’agevolazione ai soli beni prodotti in Europa o nello spazio economico europeo (SEE). In questo modo si vuole consentire alle imprese italiane di accedere alle migliori tecnologie, valutando le offerte a livello globale, mantenendo il diritto alla maggiorazione fiscale del costo.

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Come richiedere l’iperammortamento

Per gli investimenti che l’azienda vuole recuperare con l’iperammortamento, va inviata una comunicazione preventiva telematica attraverso il portale del GSE. In questa fase va presentato il progetto (tipologia di macchinari, software e risparmio energetico atteso) e allagata la documentazione richiesta dal sistema. Per esempio, per gli investimenti green è necessaria una certificazione energetica ex-ante che attesti il risparmio potenziale (3% per l’azienda o 5% per il processo). Mentre per quelli sopra i 300.000 euro è obbligatoria una perizia asseverata da un ingegnere o perito industriale iscritto all’albo. Questa deve dimostrare che il bene è interconnesso e, per la parte energetica, deve includere la certificazione che confermi il risparmio energetico.

Sebbene la manovra 2026 abbia previsto l’avvio della misura a partire dal 1° gennaio 2026, il portale del GSE per l’invio delle comunicazioni (obbligatorie per bloccare i fondi) è in fase di apertura definitiva. Una volta attivato, sarà possibile procedere.

Non sono ammesse, infatti, spese per investimenti già effettuati e non preventivamente comunicativi. Solo dopo che la richiesta viene accolta dal GSE, l’azienda può procedere e, se ottiene l’ok, versare entro 30 giorni un acconto pari ad almeno il 20% del costo totale dell’investimento. Dopo di che ha 60 giorni di tempo per inviare una seconda comunicazione – sempre al GSE – che confermi l’avvenuto pagamento dell’acconto e la validità del contratto di acquisto. A investimento concluso (installazione e interconnessione avvenuta), va inviata l’ultima comunicazione, entro il 15 novembre 2028. Una volta inviata, scatta la fase del recupero fiscale e, dalla dichiarazione dei redditi successivamente presentata, l’azienda inizia a beneficiare dello sconto fiscale.

Arrivano la comunicazione di fine anno e il monitoraggio: aumenta il carico burocratico

Per garantire un monitoraggio serrato dei flussi di spesa e dell’impatto sui conti pubblici, il decreto attuativo ha introdotto una quinta comunicazione obbligatoria. Se il vecchio piano ne prevedeva tre (preventiva, conferma acconto 20% e completamento), il nuovo schema prevede – a seguire – l’invio di una comunicazione di fine anno (per il monitoraggio delle risorse) e di una comunicazione per il monitoraggio dei flussi di spesa.

    Quest’ultimo adempimento dovrebbe applicarsi solo per gli investimenti effettuati nel 2027 e 2028. Le imprese dovranno trasmettere telematicamente i dati tramite la piattaforma del GSE, accessibile con SPID o CIE.

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    Tempistiche e adempimenti

    Il calendario per l’accesso al nuovo iper-ammortamento si apre il 1º gennaio 2026 e si estende fino al 30 settembre 2028. I benefici dell’iper-ammortamento non possono però essere anticipati. Le quote di ammortamento maggiorate, infatti, non avranno alcun impatto sul calcolo degli acconti IRES e IRPEF dovuti per l’anno 2026, i quali andranno versati secondo le modalità ordinarie.

    Per quanto riguarda invece gli obblighi operativi, non è sufficiente il semplice acquisto del bene: nel caso delle tecnologie 4.0, è indispensabile che avvenga l’interconnessione. Ciò significa che il macchinario o il software deve essere effettivamente collegato al sistema di gestione della produzione o alla rete di fornitura aziendale, rispettando le specifiche tecniche richieste.

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