Trainato da un aumento del PIL e da un vero e proprio boom dell’occupazione, il Sud Italia si sta lasciando alle spalle la vecchia narrativa di area economicamente svantaggiata. A una prima lettura dei dati Svimez e Bankitalia sembrerebbe che la crescita del Mezzogiorno sia trainata quasi esclusivamente dal lavoro dipendente. In realtà, dietro le nuove assunzioni esiste un ecosistema di consulenti, freelance e professionisti che aiuta le imprese a innovare, digitalizzarsi e crescere. Un ruolo meno visibile, ma sempre più strategico.
Se le aziende del Mezzogiorno oggi investono, assumono e si espandono, è anche perché possono contare su competenze specialistiche esterne che spesso sarebbe difficile reperire internamente. Che ruolo svolgono, quindi, le partite IVA in questo nuovo scenario e quali opportunità si aprono per chi lavora come libero professionista?
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Il Sud cresce più del Nord per il quarto anno consecutivo
Per il quarto anno consecutivo il Sud è cresciuto più della media italiana. Gli ultimi dati Svimez, infatti, raccontano una realtà dinamica e in movimento: nel 2025 il PIL delle regioni meridionali è aumentato dello 0,6%, rispetto allo 0,5% del centro-nord. A trainare questa importante crescita sono stati i recenti investimenti in infrastrutture e opere pubbliche realizzati grazie ai fondi del PNRR.
Anche i dati della Banca d’Italia confermano questo trend: nel 2023 l’attività economica è cresciuta nel Sud e nelle Isole più che nel resto del Paese. Per l’Istituto bancario, inoltre, tra il 2019 e il 2023 il Pil del Mezzogiorno è aumentato del 6,7%, con una crescita di circa due punti e mezzo superiore a quella del resto d’Italia.
Non si tratta ancora di un sorpasso strutturale sul Centro-Nord, ma di un’inversione di tendenza significativa, che fotografa un Mezzogiorno più dinamico mentre diverse aree settentrionali attraversano una fase di rallentamento.
Boom dell’occupazione nel Sud: che ruolo hanno le partite IVA?
La novità più rilevante riguarda il mercato del lavoro: secondo Bankitalia, la ripresa è trainata dall’espansione dell’occupazione dipendente. Accanto a quest’ultima emerge anche un altro fenomeno: il ruolo sempre più centrale dei professionisti con partita IVA, che fanno da veri e propri acceleratori dello sviluppo delle imprese.
Come spiega Vincenzo Castellano, presidente di UIFOR, il primo sindacato italiano dedicato ai contribuenti in regime forfettario, “le aziende moderne non crescono soltanto assumendo. Crescono soprattutto perché riescono ad accedere rapidamente a competenze specialistiche che difficilmente potrebbero mantenere stabilmente al proprio interno”.

Secondo Castellano, limitarsi a osservare il numero di nuovi dipendenti rischia infatti di offrire una fotografia incompleta. “Il lavoro autonomo è diventato una componente strutturale della competitività del sistema produttivo. Non rappresenta più un’attività accessoria, ma un’infrastruttura di competenze distribuite che consente anche alle piccole e medie imprese di affrontare mercati sempre più complessi”.
La rivoluzione delle competenze
Per capire come questo cambiamento si traduca nella quotidianità delle imprese, Partitaiva.it ha raggiunto anche Floridiana Ventrella, CEO di Lavoro al Sud, il primo ecosistema strategico dedicato al Sud Italia, dove chi vuole tornare o restare nella propria terra può farlo attraverso offerte di lavoro e consulenze dedicate.

“Dal nostro osservatorio vediamo soprattutto un aumento della domanda di personale da parte delle imprese e una maggiore fiducia nell’investire sul capitale umano. Cinque anni fa il tema dominante era ‘non troviamo lavoro’. Oggi, sempre più spesso, il problema è ‘non troviamo le competenze che ci servono’”.
A favorire questa evoluzione hanno contribuito anche lo smart working, il fenomeno del south working e gli incentivi introdotti da alcune aziende per attrarre lavoratori qualificati nelle regioni meridionali. Il risultato è evidente: tra il 2019 e il 2024 gli occupati nel Mezzogiorno sono aumentati del 5,8%, contro il 2,8% registrato nel Centro-Nord.
Le partite IVA diventano partner strategici delle imprese
La crescita del Mezzogiorno non riguarda soltanto il numero di occupati, ma anche la trasformazione del tessuto produttivo. Sempre più imprese investono in innovazione, digitalizzazione, sostenibilità e internazionalizzazione, generando una domanda crescente di competenze specializzate. È proprio qui che entrano in gioco i professionisti con partita IVA.
Come osserva Ventrella, “sempre più PMI del Mezzogiorno scelgono collaborazioni flessibili prima di procedere con un’assunzione stabile. Molte imprese stanno affrontando processi di trasformazione digitale e preferiscono acquisire competenze altamente specialistiche senza ampliare immediatamente l’organico”.
Una lettura condivisa anche da Castellano, secondo cui il professionista indipendente rappresenta oggi un vero investimento competitivo per le imprese e non più un semplice fornitore di servizi.
“In questo scenario il regime forfettario ha avuto il merito di favorire la nascita di migliaia di microimprese professionali, contribuendo a diffondere competenze e servizi avanzati sul territorio. È uno degli elementi che hanno accompagnato l’evoluzione del mercato del lavoro italiano”, spiega il presidente UIFOR.
Chi apre una partita IVA oggi nel Mezzogiorno?
L’identikit del professionista autonomo nel Mezzogiorno è cambiato profondamente rispetto al passato. Come spiega Castellano, “ci sono giovani che scelgono di investire sulle proprie competenze invece di attendere un posto fisso. Ci sono lavoratori che si reinventano dopo aver perso un impiego. Ci sono professionisti che rientrano nel Mezzogiorno perché il lavoro da remoto consente finalmente di vivere dove desiderano senza rinunciare ai propri clienti. E ci sono imprese che, anziché assumere nuove figure interne, preferiscono costruire reti di professionisti altamente qualificati”.
Per il presidente di UIFOR questo fenomeno racconta un cambiamento ancora più profondo: “La partita IVA non identifica più una particolare professione né una specifica fascia sociale. Oggi rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui le persone costruiscono il proprio percorso lavorativo”.
Le opportunità per freelance nel Mezzogiorno
Le opportunità riguardano soprattutto i professionisti che operano nei settori a maggiore valore aggiunto. “Le difficoltà di reperimento riguardano sia i profili tecnici sia quelli altamente qualificati. Le aziende cercano sviluppatori software, tecnici specializzati, ingegneri, profili ICT, esperti di cybersecurity, data analyst, specialisti AI, ma anche manutentori industriali e operatori qualificati”, spiega Ventrella.
Le richieste riguardano soprattutto marketing digitale, comunicazione, sviluppo software, intelligenza artificiale, gestione dei bandi, controllo di gestione, HR e internazionalizzazione, ambiti nei quali molte imprese preferiscono ricorrere a consulenti esterni piuttosto che ampliare stabilmente l’organico.
Per Castellano, però, il tema non è soltanto scegliere una professione, ma individuare il valore da offrire alle aziende: “Il consiglio che darei a un giovane è quello di individuare un problema concreto delle imprese e diventare il migliore nel risolverlo. Il professionista del futuro sarà sempre meno un esecutore di adempimenti e sempre più un generatore di valore”.
Esiste ancora un divario tra Nord e Sud?
La crescita registrata negli ultimi anni non cancella le differenze tra Nord e Sud, che continuano a esistere sotto diversi aspetti. “Tuttavia, oggi il mismatch tra competenze richieste e disponibili è diventato uno dei principali freni alla crescita, anche nel Mezzogiorno”, osserva Ventrella.
La sfida, quindi, non consiste soltanto nel creare nuovi posti di lavoro, ma nel costruire un ecosistema capace di formare, trattenere e attrarre professionalità qualificate.
Anche Castellano invita a mantenere uno sguardo realistico: “I limiti strutturali esistono ancora e sarebbe poco serio negarli. Le infrastrutture, la dimensione media delle imprese, la disponibilità di capitali e alcuni ritardi amministrativi continuano a rappresentare fattori che incidono sulla competitività del territorio”.
Allo stesso tempo, però, qualcosa è cambiato in modo irreversibile: le tecnologie digitali permettono oggi a un professionista di lavorare da Palermo, Bari o Reggio Calabria per clienti di Milano, Bruxelles o New York, senza dover scegliere tra restare e crescere professionalmente. È questa, secondo Castellano, la vera posta in gioco: “Attrarre talenti e favorire la nascita di nuove attività professionali, costruendo un tessuto capace di trattenere le competenze sul territorio”, conclude l’esperto. Professionisti e imprese, in questo senso, fanno parte di un unico grande ecosistema.









Laura Pellegrini
Giornalista e content editor