Associazione con partita IVA: quali sono gli adempimenti fiscali e contabili

Le associazioni con partita IVA che svolgono attività commerciale hanno adempimenti fiscali e contabili diversi rispetto a quelle no profit. Scopri quali sono e come metterti in regola.

di Gennaro Ottaviano

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Associazione con partita iva
  • Un’associazione con partita IVA è un ente del terzo settore che può affiancare all’attività istituzionale anche quella commerciale, rendendola prevalente.
  • Se l’associazione ha un reddito commerciale superiore rispetto a quello delle attività associative, perde la qualifica di no profit ed è obbligata agli adempimenti fiscali previsti per le imprese commerciali. Unica eccezione sono le associazioni sportive dilettantistiche.
  • La prevalenza di un’attività commerciale implica l’emissione di fatture elettroniche e la compilazione di alcuni libri contabili obbligatori per legge.

Aprire un’associazione con partita IVA può avere una serie di vantaggi, dato che puoi affiancare alle entrate istituzionali associative, quelle commerciali. Se da un lato la partita IVA ti permette di ampliare le entrate economiche di un ente no profit, dall’altro comporta delle variazioni degli adempimenti fiscali e contabili, rispetto a una gestione ordinaria di un’associazione.

Infatti, in alcuni casi dovrai tenere una contabilità separata per gli introiti commerciali, con la possibilità di mantenere le agevolazioni sulle attività associative. In altri, si perderà la qualifica di no profit, rientrando negli obblighi fiscali e contabili previsti per le imprese commerciali: una distinzione che comporta una diversa gestione delle tasse e dei documenti contabili.

Ricordiamo che dal 1° luglio 2024, in base alla riforma del terzo settore, tutti gli enti no profit saranno tenuti ad aprire partita IVA, per cui l’obbligo di fatturazione scatta per qualsiasi attività svolta verso soci o terzi. Di seguito abbiamo chiarito quando un’associazione rientra tra le attività commerciali e come regolarizzare la tua posizione dal punto di vista fiscale e contabile.

Associazione con partita IVA: cosa comporta ai fini fiscali

Le associazioni con partita IVA sono quegli enti del terzo settore (ETS) che combinano un’attività istituzionale con quella commerciale.

L’attività istituzionale è connessa alla finalità per cui è stata creata l’associazione. Ad esempio, il fine può essere quello di promozione sportiva, sociale, culturale o legato alla beneficenza.

L’attività sarà quindi rivolta agli associati e deve rientrare nell’ambito di quelle previste per le no profit all’interno dello statuto. Rientrano sotto questa definizione:

  • le quote associative;
  • le attività svolte dai soci per cui non è richiesto un corrispettivo economico;
  • le donazioni ricevute;
  • i contributi corrisposti da enti pubblici al fine di promuovere le attività associative;
  • raccolte fondi.
adempimenti fiscali per associazioni con partita IVA

Invece, si definisce attività commerciale quella rivolta a soggetti terzi, quindi non soci, previo pagamento di un compenso. Rientrano in questa categoria:

  • le attività di pagamento verso altri soggetti;
  • i ricavi collegati agli sponsor;
  • i proventi legati alle pubblicità;
  • la vendita di prodotti;
  • somministrazioni di pasti;
  • fornitura di alloggi o prestazioni alberghiere;
  • la produzione di beni e servizi.

La distinzione tra attività istituzionale e commerciale comporta un diverso sistema di gestione fiscale per i redditi generati. Infatti, per le associazioni no profit, i proventi legati alle attività associative prevedono un regime fiscale agevolato, dato che non sono sottoposti a tassazione.

Invece, i guadagni ottenuti dall’attività commerciale dovranno essere dichiarati, separandoli nel bilancio principale da quelli associativi, venendo tassati in base alla tipologia di regime fiscale a cui si è aderito aprendo partita IVA.

Tuttavia, questa distinzione non avviene nel caso in cui l’associazione con partita IVA svolge l’attività commerciale come prevalente. In questo caso si perde la qualifica di attività non commerciale, rientrando nel sistema fiscale di un’impresa commerciale.

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Associazione con partita IVA e attività commerciale

La presenza di un’attività commerciale in un’associazione con partita IVA attualmente non implica automaticamente la perdita della qualifica di ente no profit. Infatti, devi distinguere se l’attività commerciale viene svolta:

  • in modo saltuario;
  • in modo abituale e professionale.

Dal punto di vista fiscale le associazioni rimangono enti non commerciali se le attività legate al commercio sono marginali. La normativa odierna, anche dopo la riforma del terzo settore, non ha chiarito cosa si intende per marginalità dell’attività commerciale. Nella prassi l’ETS continua ad essere considerato come no profit se:

  • svolge attività commerciali in modo saltuario e accessorio rispetto a quelle istituzionali;
  • i proventi derivanti dall’attività commerciale non superano quelli dell’attività istituzionale.

In questo caso le entrate derivanti dalle attività istituzionali rimarranno soggette alle agevolazioni fiscali previste per gli enti del terzo settore.

Invece, le entrate collegate alle attività commerciali, dovranno essere separate in bilancio da quelle associative. Su di esse si dovranno pagare le tasse in base al regime fiscale adottato.

Riforma del terzo settore: cosa cambia

Bisogna fare un chiarimento: con la riforma del terzo settore molte associazioni saranno obbligate da luglio 2024 ad aprire una partita Iva. Si tratta di tutti quei casi in cui si può individuare una correlazione tra un’attività svolta e un incasso, sia verso terzi che verso soci, con l’obbligo della fatturazione.

Non sarà necessario invece aprire una partita iva se sono versate unicamente le quote annuali e le donazioni. Si potrà evitare quindi se l’associazione non svolge alcuna attività verso i soci dietro ad un corrispettivo, qualunque sia la forma.

Adempimenti fiscali per gli enti con partita IVA

In un’associazione con partita IVA si definisce prevalente l’attività commerciale:

  • svolta in maniera abituale e professionale;
  • prevista all’interno dello statuto;
  • con ricavi commerciali che superano quelli legati alle attività istituzionali.

In questa situazione l’associazione perde la qualifica di ente no profit, venendo considerata a tutti gli effetti un’impresa commerciale. Dal punto di vista degli adempimenti fiscali e contabili, si perderà l’agevolazione legata alla detassazione delle attività.

Tasse

Ciò comporta che tutte le entrate collegate all’associazione, saranno soggette a tassazione come per le attività d’impresa. L’aliquota applicata varierà in base alla tipologia di regime adattato:

  • regime forfettario;
  • regime forfettario ex legge 398/91;
  • contabilità semplificata;
  • contabilità ordinaria.

Precisiamo che in base quanto previsto dalle normative italiane, oggi è possibile applicare il regime forfettario a tutte le associazioni con partita IVA.

Inoltre, puoi optare per il regime forfettario ex legge 398/91, se l’associazione appartiene alla categoria di quelle sportive o senza scopo di lucro con un fatturato collegato al commercio inferiore ai 400.000€. Infine, se non rientri nei sistemi agevolati, dovrai scegliere tra una contabilità semplificata o il regime ordinario.

Adempimenti fiscali associazioni sportive con partita IVA

Le regole sopra indicate, valgono per tutte le forme di ETS con partita IVA definite dalla riforma del terzo settore, che svolgono attività commerciali. Un’eccezione è però legata alle associazioni sportive dilettantistiche.

Queste ultime possono svolgere l’attività commerciale in modo prevalente senza perdere la qualifica di no profit. In questo caso sarà comunque necessaria la partita IVA. Dovrai dichiarare i redditi generati dall’attività commerciale all’interno del Modello Unico-Enti non commerciali.

Infine, puoi dal punto di vista delle tasse aderire al regime fiscale forfettario previsto dalla legge del 16/12/1991 n° 139, valido per gli enti che hanno ottenuto ricavi da attività commerciali non superiori ai 400.000€.

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Partita IVA per associazioni no profit: adempimenti contabili

Le associazioni con partita IVA sono tenute anche a una serie di adempimenti contabili aggiuntivi rispetto a quelle non commerciali. In primo luogo, dovranno emettere fattura per le entrate commerciali, con l’obbligo di utilizzare la versione elettronica.

Inoltre, i soggetti previsti dall’art 13 del D.P.R 600/73, sono obbligati ai seguenti registri contabili:

  • libro giornale;
  • libro degli inventari;
  • registri IVA;
  • libri dei beni ammortizzabili;
  • registro delle scritture ausiliare di magazzino.

Infine, in quanto considerate attività commerciali a tutti gli effetti, saranno obbligate a redigere e depositare il bilancio annuale. Anche gli enti non commerciali tuttavia devono svolgere questo adempimento.

Adempimenti associazioni con partita IVA – Domande frequenti

Quando un’associazione deve aprire partita IVA?

Oggi, le associazioni no profit hanno l’obbligo di aprire partita IVA se svolgono attività commerciale in modo prevalente e professionale. Dal 1° luglio 2024, sarà obbligatoria per tutti le associazioni, anche quelle non commerciali, con alcuni casi di esclusione.

Quando un’associazione con partita IVA diventa commerciale?

Le associazioni diventano commerciali se i proventi legati all’attività di commercio sono superiori rispetto agli introiti istituzionali.

Quali sono gli adempimenti fiscali di un’associazione con partita IVA?

Le associazioni con partita IVA che svolgono attività commerciale prevalente, perdono la loro natura di attività no profit rientrando dal punto di vista fiscale e contabile nel regime delle imprese commerciali.

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Gennaro Ottaviano

Esperto di economia aziendale e gestionale

Laurea in Economia Aziendale presso il Politecnico di Lugano, appassionato di borse, mercati e investimenti finanziari. Ho competenze di diritto e gestione societaria, con esperienze amministrative. Scrivo di diritto, economia, finanza, marketing e gestione delle imprese.

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