Partita IVA per formatore professionale (codice ATECO 85.59.20): regime fiscale, previdenza e costi

Il codice ATECO 85.59.20 viene utilizzato dai professionisti che operano nel campo della formazione e dell’aggiornamento professionale.

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Il mondo della formazione professionale comprende numerose attività e specializzazioni: il codice ATECO 85.59.20, relativo ai corsi di formazione e aggiornamento professionale, identifica una delle attività attraverso cui è possibile svolgere servizi di formazione rivolti a lavoratori, aziende e professionisti. Si tratta di un settore molto ampio, che può comprendere corsi in presenza e a distanza su competenze tecniche, professionali e organizzative. La classificazione ATECO 2025 ha inoltre introdotto una maggiore articolazione delle attività di istruzione e formazione, con codici specifici per diverse tipologie di corsi.

Ma come si diventa formatore professionale oggi? Quali competenze servono e quali sono gli adempimenti per lavorare in autonomia e i costi da sostenere? E, soprattutto, quale forma può assumere l’attività?

Codice ATECO 85.59.20: chi lo usa

Il codice ATECO 85.59.20 identifica l’attività di “Corsi di formazione e aggiornamento professionale”: lo utilizza il formatore per organizzare e tenere delle lezioni, in presenza oppure online, a un gruppo di partecipanti. Rientrano in questo codice, infatti:

  • i professionisti della formazione come insegnanti, coach, e formatori che offrono corsi di sviluppo personale, professionale o tecnico;
  • le aziende di consulenza che forniscono corsi di formazione aziendale su tematiche specifiche come la sicurezza sul lavoro, la leadership, o la gestione delle risorse umane;
  • le scuole private che organizzano corsi non riconosciuti ufficialmente ma che offrono competenze specifiche richieste dal mercato.

In realtà, tutti i codici della sezione 85 sono dedicati a “Istruzione e formazione” e, nel regime forfettario, questi codici hanno tutti lo stesso coefficiente di redditività (pari al 78%). Esistono però codici diversi collegati alle diverse attività formative disponibili: corsi di danza, lingue straniere, pilates, scuole guida, ecc. Il codice 85.59.20 è indicato per i corsi di formazione con finalità professionale, tecnica o di aggiornamento lavorativo. 

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Che cosa fa un formatore tecnico-industriale

Essere formatore, soprattutto in ambito tecnico-industriale, non significa semplicemente tenere lezioni e presentare contenuti attraverso slide. Secondo Alessandro Manfredi, docente e formatore tecnico-industriale, il mercato richiede sempre più professionisti in grado di collegare la teoria alla pratica. “Oggi il mercato non richiede più docenti teorici che si limitano a proiettare slide in aula, ma figure capaci di far comprendere come la teoria si trasformi in comportamento operativo sicuro ed efficiente”, spiega a Partitaiva.it.

Alessandro Manfredi

Per Manfredi, le caratteristiche fondamentali di un buon formatore tecnico-industriale sono tre: esperienza sul campo, competenze tecniche e capacità relazionali. La conoscenza diretta degli ambienti produttivi consente infatti di comprendere le esigenze degli operatori e dei responsabili aziendali. A questa esperienza devono affiancarsi competenze tecniche e normative, ma anche capacità di comunicazione, ascolto e gestione dell’aula.

Il formatore, quindi, non si limita a trasmettere nozioni: deve riuscire a trasformare conoscenze ed esperienza in competenze concrete e comportamenti applicabili nel lavoro quotidiano.

Come si diventa formatore professionale

Non esiste un unico percorso valido per tutti i formatori: requisiti, qualificazioni e obblighi possono variare in funzione del tipo di formazione svolta e dell’ambito nel quale si opera. Nel settore della salute e sicurezza sul lavoro, per esempio, la figura del formatore è sottoposta a requisiti specifici disciplinati dal decreto interministeriale del 6 marzo 2013.

Come sottolinea Manfredi, in questo ambito è necessario dimostrare il possesso dei requisiti previsti dalla normativa, che possono riguardare, a seconda dei casi, titoli di studio, esperienza professionale o lavorativa nel settore, esperienza didattica e formazione specifica. Anche la formazione relativa a determinate attrezzature di lavoro prevede requisiti e percorsi specifici.

Questo significa che chi vuole intraprendere la professione dovrebbe innanzitutto individuare quale tipo di formazione intende offrire e verificare se per quella specifica attività sono richiesti requisiti, abilitazioni o aggiornamenti periodici.

Com’è cambiato il lavoro del formatore

Il ruolo del formatore tecnico-industriale si è evoluto insieme alle esigenze delle aziende. Oggi non è più sufficiente conoscere una determinata materia: il professionista deve confrontarsi con processi produttivi, sicurezza, automazione, digitalizzazione e nuove tecnologie, adattando il metodo formativo alle caratteristiche dei partecipanti.

La formazione può svolgersi in aula, online o direttamente sul luogo di lavoro. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che, secondo Manfredi, meriterebbe maggiore spazio. “Ci dovrebbe essere più pratica on-the-job sul campo, direttamente in azienda”, aggiunge.

La formazione di figure come manutentori elettromeccanici, addetti allo stampaggio, saldatori e operatori della logistica, infatti, richiede secondo il formatore una forte componente pratica, che permetta ai partecipanti di acquisire competenze immediatamente utilizzabili.

Formatore libero professionista o ditta individuale?

Una delle prime decisioni da prendere quando si vuole trasformare la formazione in un’attività professionale riguarda la forma con cui esercitarla. È possibile, a seconda delle caratteristiche concrete dell’attività, operare come libero professionista oppure attraverso una ditta individuale. La scelta deve essere valutata considerando il tipo di attività svolta, le modalità organizzative e gli obblighi fiscali e previdenziali applicabili.

Alessandro Manfredi ha scelto di lavorare come libero professionista con partita IVA, occupandosi di consulenza, formazione specialistica e corsi di aggiornamento professionale. “Mi permette di collaborare in modo agile sia sul fronte B2B con enti di formazione accreditati, agenzie per il lavoro e aziende industriali, sia sul fronte B2C, offrendo percorsi individuali di career coaching”.

Il rapporto con le aziende, tuttavia, non è necessariamente immediato per chi è agli inizi. Secondo la sua esperienza, molte imprese hanno già rapporti consolidati con società ed enti che operano nel settore della formazione. Per un nuovo professionista diventa quindi importante costruire nel tempo referenze, credibilità ed esperienza.

Anche quando il lavoro è stato svolto, inoltre, i tempi di pagamento possono essere lunghi. Manfredi segnala, in particolare, scadenze che possono arrivare a 60, 90, 100 o 120 giorni, soprattutto nei rapporti con alcune realtà aziendali o organizzative. Per chi avvia una partita IVA questo significa dover considerare non soltanto il livello dei compensi, ma anche la gestione della liquidità e dei tempi di incasso.

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Come aprire partita IVA come formatore

Per poter svolgere l’attività di formatore è necessario aprire la partita IVA come ditta individuale o commerciale oppure come libero professionista, con tutti gli obblighi e gli adempimenti connessi. 

Un libero professionista può quindi compilare e inviare il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate in autonomia, inserendo i dati anagrafici e dell’attività (codice ATECO, regime fiscale, ecc), oppure rivolgersi a un commercialista per completare la pratica. Per i contributi previdenziali è necessario iscriversi alla Gestione separata INPS.

I formatori che scelgono di aprire l’attività sotto forma di ditta individuale, invece, possono procedere con la pratica ComUnica per l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese e alla Gestione commercianti INPS. Bisogna poi ottenere il riconoscimento dei corsi da parte della Pubblica Amministrazione, condizione necessaria per l’accesso a finanziamenti pubblici. 

Oltre alla procedura di apertura della partita IVA e iscrizione al Registro delle Imprese, è necessario anche attivare la firma digitale e aprire una casella di posta elettronica certificata (PEC).

Codice ATECO 85.59.20: regime fiscale, tassazione e coefficiente

Le imposte da versare per un formatore variano in funzione del regime fiscale scelto:

  • nel regime forfettario le tasse si calcolano applicando l’imposta sostitutiva al 5% (per le nuove attività o le start-up) o al 15% al reddito imponibile, sottraendo i contributi INPS;
  • nel regime ordinario, invece, si applicano le aliquote IRPEF progressive in base al reddito.

Il regime forfettario prevede poi numerose semplificazioni fiscali, tra le quali l’esenzione del pagamento dell’IVA in fattura. Per rientrare in questo regime, però, bisogna avere un fatturato non superiore a 85.000 euro l’anno. Non sono previste detrazioni fiscali, in quanto il reddito viene determinato sulla base di un calcolo forfetario. Nel regime ordinario, al contrario, non esiste un limite di fatturato, ma sono previsti maggiori adempimenti fiscali e contabili. In questo regime si possono portare in detrazione le spese sostenute nell’ambito dell’attività.

Contributi INPS per formatori

I formatori che utilizzano il codice ATECO 85.59.20 sono tenuti a iscriversi alla cassa previdenziale di riferimento che cambia in base alla natura dell’attività:

  • i liberi professionisti devono iscriversi alla Gestione separata INPS, a cui andranno versati contributi calcolati in percentuale sul reddito imponibile;
  • le ditte individuali dovranno iscriversi alla Gestione commercianti INPS, in assenza di un albo professionale, pagando contributi fissi e variabili.

Gli iscritti alla Gestione separata INPS non pagano i contributi fissi, ma applicano l’aliquota del 26,07% al reddito imponibile.  Gli iscritti alla Gestione commercianti, invece, pagano i contributi fissi sul minimale (anche in assenza di reddito) e i contributi variabili sulla parte di reddito eccedente. Per il 2026 il contributo minimo è pari a 4.611,64 euro su un reddito minimale di 18.808,00 euro, mentre quello variabile segue diverse aliquote e scaglioni:

  • fino a 56.224,00 euro, l’aliquota è del 24,48% (inclusi 0,48% per indennizzo cessazione e maternità);
  • oltre 56.224,00 euro, l’aliquota sale al 25,48%.

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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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