A dispetto di leggende e ricostruzioni spesso fantasiose sui presunti costi “insostenibili” della libera professione, aprire e mantenere una partita IVA può rivelarsi in certi casi un ottimo compromesso tra guadagno da una parte e tasse, previdenza e oneri di gestione dall’altra. Quanto costa all’anno una partita IVA? Lo abbiamo chiesto a Maria Papotto, dottoressa commercialista e revisore legale.
Aprire e mantenere una partita IVA: le tre principali voci di costo
Aprire e mantenere una partita IVA non significa solo scegliere un codice ATECO o optare per un determinato regime fiscale, ma anche abbracciare una filosofia di vita (professionale) che oggi appare sempre più congeniale ai giovani. Sono proprio loro ad aver portato avanti una piccola rivoluzione: quella di vedere proprio nella partita IVA, e non più nel lavoro dipendente e nel cosiddetto posto fisso, la sintesi perfetta di tutto ciò che cercano per sentirsi realizzati professionalmente: autonomia, spirito di intraprendenza, maggiori margini di conciliazione tra vita privata e vita lavorativa, ma anche fatturato elevato.
Quanto costa aprire e mantenere una partita IVA? “Sono tre le voci di costo principali: IRPEF, previdenza e compenso del commercialista”, esordisce Papotto.

Il primo passo: il codice ATECO e i requisiti specifici
Prima, però, facciamo un piccolo passo indietro. Per aprire una partita IVA la prima cosa da fare è partire dal codice ATECO: “Individuare quello corretto in riferimento all’attività che si intende svolgere è il primo passo per poi strutturare tutto il resto. Altri due aspetti fondamentali – prosegue – riguardano l’iscrizione alla Camera di Commercio, occorre cioè capire se è obbligatoria o meno. E poi, occorre vedere se l’apertura di una determinata partita IVA comporta requisiti specifici”.
Papotto fornisce alcuni esempi pratici: “Per aprire una partita IVA da giornalista è necessaria l’iscrizione all’Albo dei giornalisti. Oppure nel caso di un agente di commercio, il requisito richiesto è quello di aver frequentato un corso specifico. Serve anche il mandato da parte di una società che affida a quel professionista un determinato incarico (l’agente potrà essere monomandatario oppure no)”.
Prima voce di costo: l’IRPEF e la scelta del regime fiscale
Lo step successivo è quello che porta alla prima voce di costo, quella dell’IRPEF, ed è legato alla scelta del regime fiscale più conveniente al professionista. “Determinato il codice Ateco – spiega la commercialista Papotto – occorre capire a quale regime conviene aderire: se la partita IVA non ha costi, dipendenti o affitto da pagare allora quella del regime forfettario sarà la scelta giusta che consente un abbattimento dei costi ma tenendo bene a mente il limite di fatturato pari a 85.000 euro l’anno”.
Il costo della partita IVA in regime forfettario
“Il costo della partita IVA in regime forfettario – dice Papotto – è più contenuto perché il regime consente il pagamento di una imposta sostitutiva del 5% in caso di startup e del 15% in via ordinaria oppure quando si superano i cinque anni di attività”.
Il costo della partita IVA in regime ordinario
“Se invece – prosegue – l’attività professionale svolta comporta dei costi, allora la scelta da fare è quella di optare per il regime ordinario. Dunque, questo significa aliquote IRPEF a scaglioni a partire dal 23% e addizionali regionali e comunali. In caso di regime ordinario semplificato c’è l’obbligo dei registri IVA, per cui il professionista è tenuto a registrare gli acquisti e le fatture emesse”.
Perché l’IVA non è un costo
Sull’IVA, la commercialista Papotto precisa: “Non va considerata un costo per chi ha un regime ordinario – aggiunge Papotto – perché l’IVA che si indica in fattura viene praticamente ribaltata: è sì un addebito per il cliente, ma negli acquisti diventa poi un accredito, dunque siamo di fronte ad un giraconto di natura finanziaria”. L’IVA la paga il cliente del professionista, il professionista la paga negli acquisti, ma poi si compensa e si determina un saldo, a debito oppure a credito. Ci sono casi particolari in cui si può anche richiedere addirittura il rimborso.
Seconda voce di costo: la previdenza
Al pagamento dell’imposta sostitutiva va ad aggiungersi il versamento dovuto alla Cassa previdenziale di riferimento oppure alla cosiddetta Gestione separata all’INPS.
Camera di commercio e diritti camerali
“Vi sono regimi forfettari che possono rientrare nella Gestione commercianti o anche in quella degli artigiani INPS – aggiunge Papotto – come il caso di una mia cliente che ha aperto una partita IVA da sola come grafico pubblicitario e viene considerata a tutti gli effetti un’artigiana. Si è iscritta alla Camera di commercio perché non è una professionista ma una impresa individuale. Paga i diritti camerali che sono circa 70 euro. Mentre per le Società il costo sale a 120 euro di base e poi il resto dipende comunque dal fatturato”.
I contributi fissi si pagano anche a fatturato zero
“Nel caso, ad esempio, dell’agente di commercio che rientra nella Gestione commercianti, invece, vi sono da pagare i contributi fissi che prescindono dal fatturato – prosegue la commercialista –. Nel momento in cui si apre la partita IVA, in buona sostanza, questi contributi vanno corrisposti anche se si fattura zero euro. A questi si sommano i contributi a percentuale. Agenti di commercio e rappresentanti hanno a carico loro anche l’Enasarco, altra contribuzione intorno all’8%. Il doppio, circa il 16%, dovrà essere versato all’Enasarco dall’Azienda per la quale il professionista lavora. L’Azienda provvede ai versamenti facendo poi le trattenute sulle fatture dell’agente di commercio”.
La riduzione contributiva per i forfettari
Papotto chiarisce che per i forfettari è previsto pure un abbattimento dei contributi. “Però, chiaramente, se si sceglie di ridurli, questo poi impatta sul montante contributivo finale, che sarà più basso nell’ottica della pensione”, conclude.
Aprire una partita IVA è gratis: chi può fare la richiesta e come
Aprire una partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate è un’operazione gratuita. Occorre presentare il modello AA9/12 (per persone fisiche, professionisti e ditte individuali) o il modello AA7/10 (per società) entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, via web tramite il sito ufficiale, in ufficio, o tramite un intermediario abilitato. È possibile aprire una partita IVA online in proprio: basta accedere all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate usando le credenziali SPID, CIE o CNS per compilare e inviare il modulo.
Terza voce di costo: il compenso del commercialista
L’alternativa è avvalersi del supporto di un professionista. Si arriva così alla terza e ultima voce di costo: il compenso del commercialista. In Italia non vi sono tariffe professionali obbligatorie per i commercialisti. Il compenso è liberamente concordato tra professionista e cliente, di norma tramite un preventivo scritto. Per questo motivo i prezzi possono variare sensibilmente in base alla complessità dell’attività, al volume di fatturato e ai servizi inclusi.
Quanto costa il commercialista per una partita IVA individuale
Indicativamente, per la gestione di una partita IVA individuale si trovano questi valori di mercato:
| Tipo di partita IVA | Compenso annuo indicativo |
|---|---|
| Regime forfettario (attività semplice) | 400-900 euro |
| Regime forfettario con assistenza continuativa | 700-1.200 euro |
| Contabilità semplificata | 1.000-2.000 euro |
| Contabilità ordinaria | 2.000 euro in su |
Che cosa comprende il compenso del commercialista
Normalmente il compenso comprende:
- apertura della partita IVA (talvolta inclusa, talvolta fatturata a parte);
- tenuta della contabilità;
- predisposizione e invio della dichiarazione dei redditi;
- calcolo di imposte e contributi;
- predisposizione degli F24;
- assistenza ordinaria durante l’anno.
Che cosa viene fatturato a parte
Possono invece essere fatturati separatamente:
- pratiche presso Camera di commercio o INPS;
- consulenze straordinarie;
- operazioni societarie;
- contenzioso tributario;
- pratiche particolarmente complesse.
Domande frequenti su costi e apertura della partita IVA
L’apertura in proprio presso l’Agenzia delle Entrate è gratuita: si presenta il modello AA9/12 (persone fisiche, professionisti e ditte individuali) o il modello AA7/10 (società) entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, anche online con SPID, CIE o CNS. Un costo si sostiene solo se ci si affida a un intermediario abilitato.
Dipende dalla gestione previdenziale di appartenenza. Chi rientra nella Gestione commercianti o artigiani INPS versa contributi fissi che prescindono dal fatturato e che vanno corrisposti anche a fronte di zero euro incassati. A questi si aggiungono, per le imprese individuali iscritte alla Camera di Commercio, i diritti camerali e il compenso del commercialista per la gestione ordinaria dell’anno.
Sulla base delle tre voci di costo indicate, la configurazione meno onerosa è quella del regime forfettario applicato a un’attività senza costi, dipendenti o affitti: imposta sostitutiva al 5% nei primi cinque anni (poi al 15%), possibilità di riduzione contributiva e compenso del commercialista nella fascia più bassa, indicativamente tra 400 e 900 euro l’anno.
Il totale annuo si compone di tre elementi: l’imposta (sostitutiva nel forfettario, IRPEF a scaglioni nell’ordinario), i contributi previdenziali dovuti alla Cassa, alla Gestione separata o alle Gestioni artigiani e commercianti, e il compenso del commercialista, che parte da 400-900 euro per le posizioni più semplici e supera i 2.000 euro per la contabilità ordinaria. A questi si aggiungono, per le imprese individuali, i diritti camerali.















Patrizia Penna
Giornalista professionista