È stato presentato un pacchetto di cinque emendamenti in commissione Finanze del Senato, volti a modificare l’attuale assetto rottamazione quinquies, la procedura che permette di regolarizzare i debiti affidati all’Agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 pagando solo l’importo del capitale, le spese per le procedure esecutive e i diritti di notifica, con l’abbattimento totale di sanzioni, interessi di mora e aggio. Gli interventi puntano ad aprire la procedura ad altri carichi pendenti, per fornire una seconda chance ai contribuenti che sono decaduti dalla precedente rottamazione (quater).
Indice
- Rottamazione quinquies, i debiti ammessi
- Come accedere alla rottamazione quinquies e gli effetti immediati
- Quanto si risparmia? La simulazione
- Il piano di pagamento: rateazione o soluzione unica
- Differenze tra rottamazione quinquies e quater
- Esclusioni per i regolari della quater
- In arrivo una nuova pace fiscale: le proposte di modifica
Rottamazione quinquies, i debiti ammessi
Non tutti i debiti iscritti a ruolo sono sanabili con la rottamazione quinquies. L’opzione vale solo per i debiti affidati all’Agenzia della riscossione tra 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 rientranti in queste categorie:
- cartelle di pagamento (IRES, IRAP, Addizionali), derivanti da liquidazione automatica (art. 36-bis) e controllo formale (art. 36-ter);
- contributi INPS dichiarati ma non versati. Sono esclusi quelli da accertamento ispettivo;
- multe stradali emesse da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza;
- liquidazioni periodiche IVA (LIPE);
- avvisi bonari decaduti da rateazione (ex art. 3-bis DLgs 462/97).
Restano esclusi tutti i debiti che riguardano: i tributi locali (IMU, TASI, TARI), a meno che l’ente non aderisca autonomamente; i debiti da accertamento (avvisi per redditi non dichiarati, atti di registro, successioni); multe della polizia locale (municipale o provinciale); le casse professionali (contributi a Inarcassa, Cassa Forense, Inpgi).
Come accedere alla rottamazione quinquies e gli effetti immediati
Nessuno sportello fisico e nessuna raccomandata per fare domanda. L’adesione alla rottamazione quinquies passa esclusivamente dal canale telematico, entro il 30 aprile 2026. In questo caso è possibile accedere all’area riservata, tramite SPID, CIE o CNS. Il sistema consente di consultare l’elenco dei carichi definibili, consentendo all’utente di selezionare i debiti da inserire nella domanda. In alternativa, si può utilizzare l’area pubblica (accedendo al sito senza credenziali), che è destinata a chi non dispone di identità digitale e richiede la compilazione di un modulo con i dati anagrafici, l’indicazione delle cartelle e il caricamento di un documento di identità. La richiesta, per andare a buon fine, deve essere confermata entro 72 ore tramite un link inviato via e-mail.
| Fase | Voce/Sezione | Azione |
| Accesso | Area riservata | Autenticazione con identità digitale |
| Ricerca | Situazione debitoria | Visualizzazione globale delle pendenze |
| Selezione | Carichi definibili | Scelta dei debiti per la Rottamazione-quinquies |
L’invio della domanda è l’unico atto che blocca le azioni esecutive e cristallizza il diritto allo stralcio di sanzioni e interessi: chi non formalizza l’istanza, anche se ha già versato somme, perde il beneficio. Chi la invia correttamente usufruisce dell’opportunità di vedere rilasciato il DURC (documento di regolarità contributiva) e procedere con la compensazione dei crediti fiscali – trami F24 – in presenza di debiti iscritti a ruolo.
I decaduti dalla rottamazione quater possono rientrare nella quinquies se i debiti rientrano in quelli ammissibili e se il contribuente non è in regola con i pagamenti al 30 settembre 2025 . Chi ha pagato regolarmente la quater – al momento – non può passare alla quinquies per ulteriori dilazioni.
Modalità di pagamento
Il contribuente è poi chiamato a scegliere tra le due modalità di pagamento e a impegnarsi formalmente a rinunciare alle cause pendenti relative ai debiti inseriti in domanda. La prima opzione è il pagamento in un’unica soluzione, che deve essere effettuato entro il 31 luglio 2026. Questa scelta è la più semplice dal punto di vista burocratico, poiché chiude definitivamente la pendenza in un solo passaggio e non comporta l’addebito di interessi di dilazione.
La seconda opzione, pensata per chi preferisce diluire l’esborso nel tempo, è la rateizzazione. La norma attuale è particolarmente generosa, in quanto permette di suddividere il debito fino a un massimo di 54 rate bimestrali, coprendo un arco temporale di circa nove anni. Le prime tre rate del piano andranno versate entro il 31 luglio, il 30 settembre e il 30 novembre del 2026. A partire dall’anno successivo, le scadenze saranno fisse ogni due mesi (gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre e novembre). È importante ricordare che, mentre la prima rata non presenta costi aggiuntivi, sulle successive verranno applicati interessi del 3% annuo a partire dal 1° agosto 2026.
Per quanto riguarda gli strumenti pratici per la riscossione, si può richiedere l’addebito diretto sul conto corrente, procedere con il pagamento tramite pagoPA oppure effettuare il versamento recandosi agli uffici dell’Agenzia, previa prenotazione di un appuntamento. La legge concede un margine di 5 giorni di ritardo rispetto alla scadenza ufficiale. Se il pagamento avviene oltre questo breve periodo di grazia, o se l’importo versato è insufficiente, si decade dalla rottamazione. In quel caso, il debito torna a essere gravato da tutte le sanzioni e gli interessi che erano stati inizialmente abbuonati.
Integrazione o correzione della domanda
Il funzionamento dell’integrazione segue regole precise. Se si desidera aggiungere carichi non inseriti nella prima istanza, è necessario presentare una nuova domanda di adesione entro il termine perentorio del 30 aprile 2026. Ogni nuova domanda inviata entro tale data integra le precedenti. Se la nuova domanda contiene cartelle diverse da quelle indicate nella prima, viene considerata come un’integrazione. L’Agenzia delle Entrate in questo caso invierà comunicazioni separate per ogni istanza o una comunicazione riepilogativa.
È possibile anche procedere con una rettifica. Se si presenta cioè una domanda per gli stessi carichi già inseriti nella precedente (ad esempio per cambiare il numero di rate), l’ultima istanza inviata entro il 30 aprile 2026 sarà considerata quella valida e sostituirà la precedente.
In ogni caso, l’integrazione avviene attraverso il portale ufficiale. Una volta autenticati, il sistema permette di visualizzare i carichi definibili e di selezionare quelli mancanti. In alternativa, accedendo all’area pubblica senza credenziali, si può compilare il form “R-DA-2026” allegando il documento di riconoscimento e inserendo i numeri degli avvisi/cartelle da integrare.
Quanto si risparmia? La simulazione
Aderire alla rottamazione quinquies porta dei vantaggi economici considerevoli. Nella tabella, un esempio pratico di ricalcolo del debito riportato dallo Studio Crispino.
| Voce | Importo cartella (prima) | Importo rottamazione (dopo) |
| Capitale IRPEF | € 18.000 | € 18.000 |
| Sanzioni (30%) | € 5.400 | € 0 (cancellate) |
| Interessi + aggio | € 6.600 | € 0 (cancellati) |
| Spese notifica | Incluso sopra | € 100 |
| TOTALE | € 30.000 | € 18.100 |
| RISPARMIO | € 11.900 (-40%) |
Il piano di pagamento: rateazione o soluzione unica
Per regolarizzare la propria posizione con il Fisco, il contribuente può scegliere tra due modalità:
- il pagamento in unica soluzione, entro il 31 luglio 2026, senza corrispondere gli interessi;
- la rateizzazione in massimo 9 anni e 54 rate bimestrali, con primo pagamento il 31 luglio 2026 e ultima rata il 31 maggio 2035. In questo caso, però, occorre pagare anche il 3% di interesse annuo a decorrere dal 1° agosto 2026.
Decadenza
Gli aderenti decadranno dal beneficio in tre casi:
- mancato pagamento dell’unica soluzione al 31 luglio 2026;
- mancato pagamento di due rate, anche non consecutive;
- mancato pagamento dell’ultima rata;
- pagamento successivo alla scadenza prevista.
In caso di decadenza, qualsiasi versamento viene trattenuto come acconto, ma il debito torna pieno (con l’applicazione di sanzioni e interessi) senza possibilità di nuova rateazione.
Differenze tra rottamazione quinquies e quater
Per un contribuente in regola con la quater, il passaggio alla quinquies comporterebbe la diluizione del debito in 9 anni anziché 5, che riduce l’importo della singola rata bimestrale, alleggerendo la pressione sul flusso di cassa mensile. Inoltre, la maggiore tolleranza e il sistema di decadenza meno rigido (due rate saltate invece di una) offrirebbe una rete di sicurezza superiore in caso di temporanea difficoltà economica.
| Caratteristica | Rottamazione quater | Rottamazione quinquies |
| Durata massima | 5 anni | 9 anni |
| Numero rate | Massimo 18 rate | Massimo 54 rate bimestrali |
| Decadenza | Mancato versamento di 1 rata | Mancato versamento di 2 rate (anche non consecutive) |
L’approvazione di questa modifica dipenderà però dall’esito dell’iter di conversione del decreto Milleproroghe e dalle decisioni delle commissioni competenti, nonché dalla valutazione delle coperture finanziarie necessarie per sostenere una rateizzazione così estesa nel tempo.
Esclusioni per i regolari della quater
I debiti inseriti nella rottamazione quater, per i quali risultino regolarmente versate tutte le rate scadute al 30 settembre 2025, non possono essere inseriti nella nuova quinquies. Al contrario, chi è decaduto dalla precedente misura può accedere alla quinquies per il debito residuo.
In arrivo una nuova pace fiscale: le proposte di modifica
Durante il convegno annuale del dipartimento Economia della Lega, tenutosi il 27 maggio 2026, il deputato Alberto Gusmeroli ha annunciato l’intenzione di presentare in commissione Finanze del Senato un pacchetto di cinque emendamenti al decreto energia (decreto legge n. 63 del 30 aprile 2026) per modificare le attuali regole della rottamazione quinquies e avviare una nuova pace fiscale che renda più accessibili le procedure di regolarizzazione.
Nel dettaglio, l’idea è quella di portare la misura alla sua impostazione originaria, superando i limiti restrittivi imposti dall’ultima manovra 2026, continuando a includere tutte le cartelle affidate tra il 2000 e il 2023 e gli avvisi bonari notificati entro il 31 dicembre 2024 ma anche a:
- aprire la procedura anche ai carichi derivanti da attività di accertamento, attualmente esclusi;
- permettere l’adesione anche per i debiti contributivi verso le Casse di previdenza private.
Inoltre, le proposte di modifica prevedono di includere i contribuenti che sono decaduti dalla rottamazione quater. per non aver rispettato le scadenze di novembre 2025 e febbraio 2026.
Infine, un emendamento specifico mira a introdurre un blocco generalizzato dei pignoramenti sui conti correnti per chiunque abbia presentato domanda di rottamazione. In questo modo si vuole garantire che il contribuente mantenga la liquidità necessaria per onorare le rate del piano di rientro, evitando che procedure esecutive su debiti non rottamabili compromettano l’intera regolarizzazione.
Lo stato della trattativa
Nonostante l’annuncio del pacchetto di emendamenti, al momento gli emendamenti non sono ancora in vigore e la loro effettiva applicazione dipende dall’esito del voto in Parlamento. Se approvati, gli emendamenti Gusmeroli dovrebbero prevedere dei nuovi termini specifici per permettere a chi era stato escluso di presentare la domanda. In genere, in questi casi, la legge fissa una nuova finestra temporale (ad esempio 30 o 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) per inviare la richiesta telematica.
Chi ha già una rateizzazione in corso per la rottamazione deve continuare a rispettare le scadenze attuali per non perdere i benefici, in attesa di capire se le nuove proposte di riapertura passeranno.
















Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it