Testo unico sulla riscossione, se il Fisco perde il ricorso i rimborsi diventano più alti: cosa cambia

La nuova misura punta a eliminare una storica disparità di trattamento, modificando la convenienza finanziaria per chi ha un contenzioso tributario in corso o intende avviarlo.

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Con il recente riordino del sistema nazionale della riscossione, attraverso l’introduzione del nuovo Testo unico, sono cambiati i criteri per il calcolo degli interessi sugli indennizzi spettanti a chi vince un contenzioso tributario contro lo Stato. Nel dettaglio, sono stati introdotti tassi di interesse più elevati sui rimborsi spettanti ai cittadini che vincono un ricorso contro il Fisco. In particolare, l’importo spettante sarà calcolato ora seguendo il cosiddetto principio di simmetria.

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Testo unico sulla riscossione: parità di trattamento tra fisco e privati

In base alle nuove regole, la misura degli interessi dovuti dall’Erario sui rimborsi d’imposta viene allineata a quella degli interessi che il contribuente deve pagare alle casse statali in caso di debito. In precedenza, i tassi applicati ai debiti dei contribuenti erano più elevati rispetto a quelli riconosciuti dallo Stato in caso di rimborso. Spesso, infatti, quando l’amministrazione finanziaria era tenuta a restituire somme indebitamente percepite (ad esempio a seguito di una sentenza favorevole al cittadino), il tasso di interesse applicato era fisso e contenuto entro soglie limitate, generalmente comprese tra il 2% e il 2,5%.

Con l’entrata in vigore delle nuove regole, il costo del denaro diventa uguale per entrambe le parti. Per chi ha un contenzioso in corso, ciò significa che la somma oggetto di eventuale rimborso manterrà un valore finanziario coerente per tutta la durata del giudizio. Di fatto, il tempo necessario alla risoluzione di una controversia non comporterà più una penalizzazione economica per il contribuente. Questo perché il rendimento delle somme da recuperare sarà speculare al costo degli interessi di mora.

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Quali sono i nuovi interessi

Con il Testo unico, il legislatore ha abbandonato la logica dei tassi congelati per decenni. La nuova normativa mantiene infatti il tasso fiscale vicino ai costi di mercato. In questo modo evita che lo Stato tragga un vantaggio finanziario dal trattenere somme non dovute. Per questo motivo i tassi non sono più fissi per legge, ma possano essere aggiornati annualmente con decreto del ministero dell’economia (MEF).

In particolare, per il 2026 il tasso di interesse legale valido per i contratti tra privati o per il ravvedimento operoso) è stato fissato all’1,60%. Gli interessi fiscali legati alla riscossione, invece, sono più alti. Questi, infatti, riflettono la media dei rendimenti dei titoli di Stato (attualmente oscillano tra il 5% e il 6% a seconda delle rilevazioni annuali).

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