Secondo Emmanuel Moulin, membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE), lo shock energetico legato all’aumento di petrolio e gas non è un fenomeno passeggero, ma appare destinato a essere persistente, con un inevitabile effetto a catena sull’aumento dei prezzi. Per l’Italia si apre una fase delicata.
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L’effetto sui prezzi: dallo shock energetico ai servizi
Il primo grande rischio per famiglie e imprese riguarda la propagazione dell’inflazione. Come segnalato da Moulin, l’aumento dei costi energetici ha ormai superato i confini del comparto di utility e materie prime, iniziando a colpire in modo diffuso il paniere dei consumatori dell’area euro.
Gli effetti di questo contagio sono già visibili sui prezzi di alcune categorie di servizi. L’incremento dei costi di produzione e di logistica ha ridotto i margini di profitto delle aziende, che hanno trasferito questi rincari sui consumatori finali.
La mossa della BCE
Il secondo rischio è strettamente legato al costo del denaro. Per contrastare la corsa dell’inflazione e riportarla verso l’obiettivo del 2% nel medio periodo, la BCE ha deciso giovedì 11 giugno l’aumento dei tassi di interesse, il primo dal 2023. Tuttavia, la stretta monetaria potrebbe non fermarsi qui. Diversi membri del Consiglio direttivo hanno infatti aperto alla possibilità di un ulteriore aumento dei tassi nella prossima riunione estiva (a luglio).
L’incertezza sul costo del credito, quindi, rimarrà elevata. Non a caso, Moulin ha ribadito che la Banca resterà strettamente attenta all’evoluzione dei dati, senza impegnarsi su un percorso prestabilito.
Salari stabili come freno alla spirale inflazionistica
In questo quadro di forte pressione, come evidenziato da Moulin, l’unico elemento di stabilizzazione è al momento rappresentato dalla tenuta dei salari. Per ora, cioè, non è scattata quella rincorsa tra l’aumento dei prezzi e l’aumento degli stipendi che rischierebbe di far impennare i costi fissi legati al personale. Tuttavia, se da un lato questo tutela la tenuta finanziaria immediata delle aziende, dall’altro conferma il rischio di una contrazione del potere d’acquisto dei clienti finali.
Cosa rischia l’Italia
Alla luce delle valutazioni della BCE, lo scenario richiede una gestione prudente del business nei prossimi mesi. Il rialzo dei tassi avviato dalla BCE (e il possibile bis a luglio) renderà i finanziamenti bancari più costosi. È il momento di ottimizzare il flusso di cassa interno.
Con lo shock energetico che si trasferisce ai servizi, inoltre, i contratti di fornitura non energetici potrebbero subire rincari. Poiché la BCE deciderà mese per mese in base ai dati, le imprese dovranno essere pronte a correggere rapidamente le proprie strategie di pricing e di investimento.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it