Guerra in Iran e carenza farmaci, allarme di Farmidustria: cosa rischia l’Italia e il made in Italy

Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz alla dipendenza da Cina e India: ecco perché il conflitto in Medio Oriente minaccia una filiera da 74 miliardi di euro e la salute dei cittadini.

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Alla tragica correlazione tra guerra in Iran e carenza farmaci ancora nessuno aveva pensato. Almeno fino a due giorni fa, quando Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, riferendosi alla giornata nazionale del made in Italy, ha lanciato l’allarme sull’impatto del conflitto in Iran sulla filiera del farmaco, considerata asset strategico del made in Italy. Partitaiva.it ha analizzato gli scenari possibili per il settore e per l’economia italiana derivanti da difficoltà nell’approvvigionamento farmaci, con le immancabili conseguenze sugli incolpevoli cittadini.

Rischio carenza farmaci, l’associazione Codici: “A rischio la salute dei cittadini”

Secondo uno studio di Facile.it, la possibile escalation della crisi tra Iran e Stati Uniti rischia di avere effetti diretti sulle tasche degli italiani, con un aumento fino a 950 euro annui per famiglia tra bollette, carburanti, mutui e assicurazioni. 

Ma accanto ai rincari già in atto, altri guai attendono gli italiani. Un’emergenza di cui ancora poco si parla, invece, è quella legata alla carenza di farmaci. E sembra ormai alle porte. Partitaiva.it ha sentito in merito Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici. “La possibile carenza di medicinali essenziali a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz è gravissima – spiega Giacomelli – e non può essere sottovalutata”. 

Marcello Cattani

La combinazione tra aumento dei costi di produzione da una parte e difficoltà nel reperire le materie prime dall’altra, rischia di rivelarsi un mix fatale. L’allarme sui farmaci a rischio in Ue potrebbe trasformarsi in crisi nera già in estate. Il rischio è dunque imminente e non riguarda solo la filiera produttiva e tutto il suo indotto. In ballo c’è anche la salute delle persone. “Parliamo anche di farmaci salvavita, non di beni voluttuari – precisa il numero uno dell’associazione di tutela dei consumatori – ogni ritardo nelle contromisure si traduce in un rischio diretto per la salute dei cittadini”. 

Giacomelli lancia un appello al governo Meloni: “Chiediamo al governo – dice – di attivare con urgenza riserve strategiche nazionali, di accelerare in sede europea la diversificazione delle filiere di approvvigionamento e di vigilare severamente contro ogni forma di speculazione sui prezzi dei medicinali. La salute non è una variabile dipendente dalla geopolitica: è un diritto costituzionale che va tutelato adesso, non dopo l’estate”.

Farmaci a rischio in UE, ma la crisi è iniziata prima del conflitto USA-Iran

La produzione di farmaci, nei fatti, era già sotto stress ancora prima del conflitto Usa-Iran e anche se gli sviluppi di questa guerra fanno pensare a scenari ancora peggiori rispetto a quelli attuali, la verità è che i problemi del settore farmaceutico italiano sono iniziati prima.

Ivano Giacomelli

“Lo scenario globale – spiega il numero uno di Farmindustria – appare sempre più incerto e complesso. Da un lato l’intraprendenza della politica statunitense per attrarre investimenti e riequilibrare il finanziamento mondiale dell’innovazione, che ha portato a provvedimenti come l’ordine esecutivo Most Favored Nation (MFN), in base al quale il prezzo più basso di un farmaco in un panel di Nazioni avanzate diventa riferimento per il costo di quel medicinale in Usa. Queste misure rappresentano un vero punto di svolta per la capacità dell’UE e dell’Italia di garantire accesso alle terapie e di mantenere la competitività per l’industria”.

Il riferimento di Cattani è agli accordi stipulati negli ultimi mesi con alcune fra le più importanti aziende e annunci per 400 miliardi di dollari di investimenti negli Usa nei prossimi cinque anni. “Un’evoluzione che mette a rischio la base industriale in Europa, con una stima di 100 miliardi in meno nello stesso periodo”, aggiunge.

Farmaci a rischio razionamento, pesa la dipendenza da Cina e India per le materie prime

Farmaci a rischio razionamento? Il pericolo esiste e il perché lo spiega Cattani: “La guerra in Iran sta determinando il terzo shock in quattro anni (dopo Ucraina e crisi del Mar Rosso) che colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione”. Le proiezioni di aumenti totali superano il 20%, da sommare all’incremento del 30% dal 2021 a oggi “che, in un sistema di prezzi amministrati, ricadono interamente sulle aziende. È a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica”, chiosa. 

C’è poi il problema della dipendenza da Cina e India per i principi attivi più comuni (74%) e di altre materie prime, packaging e imballaggi; infine, l’enorme balzo in avanti della Cina nell’innovazione farmaceutica. Basti pensare aggiunge che ormai molti dei nuovi farmaci oncologici hanno origine in Cina e che il 30% degli studi clinici globali viene avviato in Cina.

“Si tratta di fenomeni destinati a durare – continua Cattani -. Mentre USA, Cina, Emirati Arabi, Singapore, Arabia Saudita hanno puntato sull’innovazione e corrono velocemente per attrarre investimenti – 2.000 miliardi di dollari nel mondo in R&S nei prossimi 5 anni – competenze, tecnologia, l’Europa continua a perdere terreno, spesso con provvedimenti antistorici che riducono la proprietà intellettuale e aumentano i costi per l’industria farmaceutica. Ora più che mai è necessario un approccio strategico e sistemico che tenga insieme innovazione, sostenibilità economica e capacità produttiva per poter competere con gli altri hub mondiali, che non si fermano ad aspettare, e per continuare a garantire gli stessi livelli di welfare e benessere”.

Numeri del settore farmaceutico, boom export: 69 miliardi nel 2025

I problemi nell’approvvigionamento di farmaci rischiano di impattare su tutto il tessuto produttivo italiano. Nel 2025 l’export farmaceutico italiano ha superato i 69 miliardi di euro e la produzione 74 miliardi di euro. Gli occupati sono 72.200, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente (45% donne, che sono oltre il 50% nella R&S). Sono oltre 4 i miliardi di investimenti, in impianti ad alta tecnologia e R&S. Di questi, oltre 800 milioni sono destinati alla ricerca clinica presso strutture del servizio sanitario nazionale.

Innovazione, salute, crescita economica, export, investimenti, occupazione, competenze, produttività: sono questi i punti di forza dell’industria farmaceutica italiana e in ognuno di questi punti è scritto il futuro del settore: è questo il cuore del discorso pronunciato da Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, alla vigilia della giornata nazionale del made in Italy, di cui il settore farmaceutico è considerato asset strategico.

Cosa serve adesso

“Puntare sull’innovazione non è mai stato opzionale e tanto meno lo è adesso – afferma poi il presidente di Farmindustria -. Innovazione che si sviluppa tanto negli impianti industriali quanto nei laboratori di Ricerca e nei centri clinici, che sono un’eccellenza made in Italy, peculiare dell’industria farmaceutica e delle scienze della vita. Farmindustria ha lanciato un manifesto per la ricerca partendo dal presupposto che dove si fa ricerca, si cura meglio. L’obiettivo è proporre azioni concrete per potenziare la ricerca preclinica e clinica in Italia ú asset fondamentale per migliorare cure, competenze e sostenibilità del SSN in un settore in cui l’Europa sta purtroppo perdendo terreno a vantaggio di competitor come USA e Cina”.

Secondo Cattani la strada da percorrere è soltanto una: adeguarsi, e in fretta, al cambiamento in atto. Altrimenti, nel giro di pochi anni, saranno gli altri hub ad aver guadagnato un vantaggio competitivo inarrivabile e a quel punto il gap non sarà più recuperabile.

“L’Europa – ha sottolineato l’esperto – deve radicalmente cambiare direzione, e in fretta. Il nostro Governo sta facendo bene. Sia a livello UE dove da tempo è in prima linea contro scelte che affossano l’industria. Sia in Italia dove ha sviluppato un percorso per la competitività, che speriamo possa completarsi con il Testo unico sulla legislazione farmaceutica, che rappresenta una grande opportunità. Vogliamo accelerare e adottare una prospettiva nuova, superare definitivamente il payback, valorizzare la presenza industriale e difendere la sostenibilità degli investimenti, accelerare e migliorare l’accesso alle cure, anche con un nuovo meccanismo di early access, riconoscere adeguatamente il valore di farmaci e vaccini e della loro innovazione. Traguardi che auspichiamo si possano raggiungere a beneficio di tutti, cittadini, imprese, istituzioni e a vantaggio anche della sicurezza nazionale”.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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