Guerra in Iran, dallo scontro Trump-Meloni alle sanzioni USA: cosa rischiano le imprese italiane

La capacità delle PMI di sopravvivere a questo 2026 dipenderà dalla velocità con cui sapranno sganciarsi dalla dipendenza fossile e dalla capacità del governo di mediare in una UE sempre più divisa tra rigore contabile e necessità belliche.

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Il conflitto in Iran non è più solo una limitazione della navigazione nello Stretto di Hormuz, con pesanti ripercussioni sull’approvvigionamento di carburante; si è trasformato in un terremoto politico che minaccia di sconvolgere le alleanze storiche dell’Italia. Mentre il commercio mondiale trema per il blocco navale, il presidente USA Donald Trump ha aperto un fronte di scontro diplomatico senza precedenti contro la premier Giorgia Meloni e Papa Leone XIV, definendo la gestione italiana della crisi “inaccettabile”.

Per i professionisti e le PMI del Belpaese, lo scenario si complica: all’aumento dei costi energetici si somma ora un’incertezza diplomatica che potrebbe influenzare mercati, sanzioni e stabilità macroeconomica.

Lo scontro diplomatico: Trump contro Meloni e il Vaticano

In una telefonata shock al Corriere della Sera, Donald Trump ha demolito il rapporto con Giorgia Meloni, definendosi “scioccato” dalla sua mancanza di coraggio. Secondo il tycoon, la premier italiana non starebbe facendo abbastanza per contrastare l’arma nucleare iraniana, accusandola di essere cambiata rispetto al passato.

Oggi a Fox News ha rincarato la dose: “Non abbiamo più lo stesso rapporto”, ha detto. E ha poi confermato la sua linea sulla NATO: “Giusto per essere chiari: l’Italia prende un sacco di petrolio dallo Stretto di Hormuz (…). Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari per la Nato, se poi non stanno dalla nostra parte? Se non sono con noi sull’Iran, non lo saranno neanche su temi molto più grandi”.

L’attacco al Papa e la reazione di Roma

Trump ha esteso i suoi strali anche a Papa Leone XIV, accusandolo su Truth Social di non comprendere la minaccia degli ayatollah. “Qualcuno dica a Papa Leone che l’Iran ha ucciso 42.000 manifestanti… possedere la bomba atomica è inaccettabile. L’AMERICA È TORNATA!”, ha scritto il presidente USA.

Nei giorni precedenti aveva detto che il pontefice è “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera. Parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica — e tutte le altre organizzazioni cristiane — hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose”. Aveva anche sostenuto un presunto debito del papa nei suoi confronti: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump”.

Leone XIV aveva replicato così: “Io non ho paura dell’amministrazione Trump (…) non sono un politico, parlo del Vangelo (…) continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra (…) non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui”.

Le risposte istituzionali e l’endorsement di Teheran

Giorgia Meloni, dal Vinitaly, ha ribadito la solidarietà al Pontefice, definendo “inaccettabili” le parole di Trump e rivendicando il diritto di dissentire dagli alleati strategici. Antonio Tajani ha difeso la “lealtà e franchezza” del governo, sottolineando che l’unità dell’Occidente non può prescindere dal rispetto reciproco. Elly Schlein (PD) ha espresso condanna per l’attacco al Paese; lo ha fatto anche il leader del M5s Giuseppe Conte, pur accusando il governo di essere stato subordinato agli USA fino ad ora.

Se Trump ha sostenuto che, se potesse, l’Iran colpirebbe anche l’Italia, dalle ambasciate social legate a Teheran in Thailandia e Bulgaria arrivano post in favore del Belpaese: “Perché dovremmo far male all’Italia?”, chiede la rappresentanza diplomatica dal proprio profilo X. “Amiamo il popolo italiano, il calcio, il cibo. Amiamo Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, la Sardegna, Firenze, Napoli, Genova, Torino, la Sicilia e tutto quello che c’è in mezzo”.

Intelligence e guerra tecnologica: il fattore Cina

L’efficacia bellica dell’Iran ha subito un’accelerazione grazie al supporto tecnologico di Pechino. Un’inchiesta del Financial Times ha rivelato che i Pasdaran hanno utilizzato il satellite cinese TEE-01B (lanciato a fine 2024 dalla Earth Eye Co) per coordinare attacchi di precisione contro basi USA e infrastrutture civili nel Golfo.

Dati che fanno sorgere timori sulla sicurezza e sul rischio di sanzioni secondarie. Ma la Cina smentisce la notizia. La capacità dell’Iran di monitorare i flussi commerciali tramite “in-orbit delivery” cinese rende il blocco di Hormuz quasi impenetrabile. Il Tesoro USA, poi, ha già minacciato le banche di Cina, Emirati e Oman: chi facilita le transazioni iraniane (circa 9 miliardi di dollari transitati nel 2024 tramite società di copertura) verrà escluso dal sistema del dollaro.

Guerra in Iran, le conseguenze sull’economia italiana

USA e Iran sarebbero in procinto di avviare nuovi colloqui – in un luogo diverso dal Pakistan, che si era offerto di ospitarli – per un possibile accordo entro aprile. Mentre Trump dichiara a Fox News che la guerra è “quasi finita”, prevedendo che l’Iran impiegherà 20 anni per ricostruire, l’economia italiana affronta già le conseguenze del conflitto. L’Italia dipende per il 75% da petrolio e gas, una quota molto più alta di Francia (40%) e Germania (60%).

I settori più a rischio

Secondo i dati di Unimprese e Trading, i settori più rischio sono quelli dell’agroalimentare, del turismo e dei trasporti. In controtendenza, invece, l’impatto del conflitto sul mercato dell’energia è positivo.

SettoreImpatto StimatoFattore di crisi
Agroalimentare-2 miliardi euroGasolio agricolo +71%; aumento prezzi fertilizzanti; logistica alle stelle.
Turismo-11 mln presenzeVoli rincarati e instabilità percepita.
TrasportiVolatilità estremaBlocco Hormuz; transito deviato verso Heathrow.
Energia+12% investimentiSpostamento capitali verso asset come Eni.

Gli autotrasportatori sono già in protesta. Il ministro Giorgetti ha evocato lo spettro della recessione, chiedendo all’UE la sospensione del Patto di stabilità e dell’ETS. Tuttavia, la rigidità di Ursula von der Leyen resta un ostacolo. Senza flessibilità, l’Italia faticherà a finanziare sia le misure anti-crisi per le PMI sia l’aumento delle spese militari richiesto dalla NATO.

L’ipotesi di riapertura al gas russo

“Se la situazione persiste avremo bisogno di misure straordinarie”, ha affermato il ministro per i Rapporti con il parlamento, Luca Ciriani, a Ping pong. Il riferimento è ai possibili aiuti da parte dell’Unione europea per fronteggiare la crisi economica derivata dal blocco dello Stretto di Hormuz.

Il ministro ha poi sostenuto l’esigenza di non riaprire la strada al gas russo, come invece suggerito dall’amministratore delegato di Eni: “La dipendenza che avevano al gas russo l’abbiamo superata grazie al lavoro del governo. Al momento quello di Descalzi è un ragionamento condivisibile ma, come ha detto la presidente del Consiglio, non si può percorrere”, ha detto.

Strategie di resilienza per professionisti e PMI

In questo scenario di grande incertezza, le imprese sono chiamate ad adottare contromisure rapide:

  1. verificare la conformità dei partner commerciali esteri per evitare il coinvolgimento in transazioni tracciate dal Tesoro USA (rischio sanzioni secondarie);
  2. sfruttare le deroghe UE sugli aiuti di Stato per l’efficienza energetica previste entro fine aprile. Il gas di Amsterdam rimane un asset ad alto rischio;
  3. rivalutare eventuali catene di fornitura che dipendono dal Medio Oriente, considerando la crescita del petroyuan e i pagamenti in Bitcoin come segnali di una frammentazione monetaria imminente.
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