Pagamenti con POS: normativa, regole e limiti in Italia

I pagamenti POS in Italia: ecco qual è la normativa che li regola e le conseguenti sanzioni, le tipologie di dispositivi e le opzioni disponibili con o senza commissioni.

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  • In Italia, l’uso dei pagamenti elettronici è in crescente adozione, ulteriormente incentivato da normative recenti che obbligano una vasta gamma di professionisti e commercianti ad accettare pagamenti con il POS.
  • Nonostante le leggi siano chiare, gli esercenti affrontano la complessità di commissioni e costi associati, spingendo le autorità e le associazioni di categoria a trovare soluzioni per ridurre l’impatto economico, soprattutto per le piccole attività commerciali.
  • Le commissioni sui pagamenti POS variano, ma alcune società fintech offrono opzioni senza commissioni variabili, permettendo agli esercenti di pagare un canone mensile fisso.

Negli ultimi anni, anche in Italia l’utilizzo dei pagamenti elettronici sta diventando sempre più la norma piuttosto che l’eccezione. Tendenza ulteriormente rafforzata dalle recenti normative che obbligano una vasta gamma di professionisti e commercianti ad accettare pagamenti tramite POS.

Se però la legge sull’obbligo di accettare pagamenti elettronici è chiara, la realtà operativa per gli esercenti è spesso complessa, soprattutto quando si parla di commissioni e costi associati.

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POS obbligatorio in Italia

Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha esercitato una certa pressione sul Governo italiano per allineare le sue politiche con le raccomandazioni internazionali, soprattutto quelle volte alla lotta all’evasione fiscale, anche tramite l’incentivazione all’utilizzo dei metodi di pagamenti elettronici.

Come conseguenza delle normative recenti, non solo i commercianti, ma anche una vasta gamma di professionisti, come avvocati, ingegneri, medici e artigiani, sono tenuti ad accettare obbligatoriamente pagamenti con POS, salvo situazioni di “oggettiva impossibilità tecnica”.

Dopo un periodo di incertezza e di proposte legislative che avrebbero introdotto un limite di 60 euro sotto il quale i commercianti avrebbero potuto rifiutare i pagamenti elettronici, tale soglia è stata definitivamente eliminata, e il consumatore ha oggi il diritto di pagare qualsiasi importo nella modalità che preferisce.

Il Governo è comunque attualmente impegnato nel cercare soluzioni per ridurre l’impatto delle commissioni sui commercianti, prima motivazione per la quale i pagamenti elettronici sono spesso guardati di sbieco, specialmente dai piccoli esercenti.

La sanzione di base per il rifiuto di un pagamento elettronico è di 30 euro, a cui si aggiunge il 4% del valore della transazione per la quale è stata rifiutato il pagamento. Ad esempio, se un cliente effettua una spesa di 100 euro e il pagamento con carta viene rifiutato, il commerciante dovrà pagare una multa di 34 euro.

Tipologie di POS

Esistono diversi tipi di dispositivi POS e ognuno di essi è dotato di funzionalità specifiche per accettare vari metodi di pagamento, come carte di credito, carte di debito e pagamenti contactless:

  • POS fisici: sono i terminali più comuni, spesso trovati nei negozi al dettaglio. A meno che non dispongano anche di una funzione contactless, richiedono l’inserimento fisico della carta e l’inserimento del PIN o la firma per completare la transazione;
  • POS mobili: sono dispositivi portatili che possono essere utilizzati in vari luoghi, come fiere o mercati all’aperto, ed il più delle volte dispongono di una funzione contactless integrata;
  • POS virtuali: sono soluzioni software che permettono di effettuare transazioni online, utili per gli esercenti che operano anche (o esclusivamente) in ambito e-commerce.

Commissioni POS: normative e accordi

Recentemente, l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) e l’Associazione dei prestatori di servizi di pagamento hanno firmato un protocollo d’intesa con diverse associazioni di categoria, tra cui Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Fipe.

L’obiettivo è quello di ridurre l’impatto delle commissioni sui commercianti per transazioni effettuate tramite POS di importo inferiore a 30 euro: una strategia promettente per la promozione dell’uso del POS, soprattutto per le piccole attività commerciali.

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L’accordo prevede l’impegno da parte delle banche e degli operatori dei pagamenti a lanciare iniziative commerciali che mirano a ridurre i costi delle transazioni di basso valore. Queste iniziative saranno particolarmente competitive per transazioni sotto i 10 euro e avranno una durata non inferiore a nove mesi.

L’accordo, che ha ricevuto il parere favorevole dall’Antitrust, è in linea con gli sforzi del Ministero dell’Economia per promuovere la digitalizzazione e la modernizzazione dei servizi di pagamento. Questo non solo migliora la concorrenza nel settore, ma rende anche più comprensibili e comparabili i costi associati ai vari strumenti di pagamento elettronico.

Per essere eleggibili, le attività devono presentare ricavi e compensi relativi all’anno di imposta precedente di un ammontare non superiore a 400.000 euro.

Le commissioni POS in Italia

In Italia, secondo una stima de Il Sole 24 Ore, il costo commissionale medio per gli esercenti si aggira intorno allo 0,7% per transazione. Tuttavia, se si esclude la grande distribuzione organizzata, che beneficia di condizioni più vantaggiose, la commissione può salire oltre l’1%.

Il dato è inferiore alla media europea, che si attesta tra l’1,1% e l’1,2%, e molto più basso rispetto ai paesi come gli Stati Uniti, dove la commissione media supera il 2%.

Pagamenti POS: limite minimo

Esiste un limite minimo di pagamento al di sotto del quale l’esercente può non accettare il pagamento con POS? Nonostante varie proposte, non c’è alcun limite. Questo vuol dire che gli esercenti sono obbligati ad accettare qualsiasi pagamento con modalità elettronica.

Anche per importi molto bassi quindi il commerciante non può rifiutare di accettare un pagamento con POS, altrimenti può incorrere nella sanzione prevista dalla legge.

Come funziona un pagamento POS

Il principale vantaggio dei pagamenti con POS riguarda la velocità dell’operazione: sia per il cliente che per l’esercente infatti si tratta di un pagamento rapido. Il commerciante deve nello specifico munirsi di uno strumento POS idoneo, e al momento del pagamento deve digitare l’importo correttamente tramite tastiera o da schermo.

Leggere la carta è un’operazione che ad oggi si può fare in diversi modi: tramite inserimento della carta direttamente nel dispositivo, oppure tramite un metodo contactless, appoggiando la carta. Ad oggi in alcuni casi è anche possibile passare direttamente lo smartphone sopra al dispositivo POS, poiché alcuni metodi di pagamento lo permettono.

Per il pagamento, il cliente deve provvedere a inserire correttamente il proprio PIN per autorizzare il pagamento, tuttavia questo non è necessario nel caso di pagamenti di somme inferiori a 50 euro. Ad oggi per gli esercenti è piuttosto conveniente avere a disposizione dispositivi POS differenti in base alle necessità.

Ad esempio nel caso di un’attività nella ristorazione o nel turismo, può essere necessario acquistare un POS mobile, ovvero che si può spostare dalla base per consentire i pagamenti a distanza, ad esempio ai tavoli o lontani da una reception.

Pagamenti POS senza commissioni

Esistono diverse opzioni per gli esercenti che desiderano evitare le commissioni variabili sui pagamenti POS. Alcune società fintech offrono soluzioni che prevedono un canone mensile fisso, eliminando le commissioni sulle transazioni. Optare per un POS senza commissioni offre diversi vantaggi:

  • gli esercenti pagano un canone fisso mensile, rendendo più prevedibili i costi operativi;
  • non essendoci costi variabili, gli esercenti possono gestire un numero illimitato di transazioni senza preoccuparsi delle commissioni;
  • questi modelli sono spesso più semplici da gestire, poiché eliminano la necessità di calcolare le commissioni per ogni transazione.

Nella scelta di un POS senza commissioni, diversi fattori meritano un’attenzione particolare. In primo luogo, è fondamentale valutare l’entità del canone mensile fisso e quali servizi sono inclusi in questo costo, come ad esempio il noleggio del dispositivo POS stesso o la scheda SIM necessaria per la connettività dati.

Un altro aspetto cruciale è l’affidabilità e il supporto fornito dalla società dietro al POS; un servizio clienti efficiente e un dispositivo affidabile possono fare la differenza nel quotidiano operativo.

Infine, è importante ricordare che, sebbene l’opzione senza commissioni elimini i costi variabili legati alle transazioni, esistono comunque dei costi fissi. Questi sono generalmente incorporati nel canone mensile e possono includere elementi come il noleggio del dispositivo e la scheda SIM per la connettività dati.

Dove acquistare POS

Acquistare un POS, fisico, virtuale o mobile, è una scelta che molte attività hanno dovuto prendere nell’ultimo periodo per adeguarsi alle nuove normative. Qui di seguito abbiamo elencato le principali aziende con i relativi POS proposti per attività e liberi professionisti, con le relative commissioni.

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Pagamenti POS – Domande frequenti

Cosa succede se non ti fanno pagare con il POS?

Sebbene a partire dal 30 giugno vi sia una sanzione di 30 euro, oltre al 4% del valore della transazione negata, per i commercianti che non accettano metodi di pagamento elettronici, esiste una circostanza esente. Nelle situazioni di “oggettiva impossibilità tecnica”, infatti, la penalità non viene applicata.

Qual è la cifra minima da accettare con il POS?

Non esiste una cifra minima. Il consumatore può pagare qualsiasi importo nella modalità che preferisce, e l’esercente è tenuto ad accettare il pagamento.

Per chi non è obbligatorio il POS?

L’obbligo di utilizzare il POS è inapplicabile solo ai professionisti quando effettuano transazioni con altri professionisti.

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Francesca Di Feo

Redattrice Partitaiva.it

Classe 1994, immediatamente dopo gli studi ho scelto di intraprendere una carriera nel Project Management in ambito di progetti Erasmus+ per EPS. Questo mi ha portato ad approfondire in particolare le tematiche inerenti alla fiscalità delle PMI, anche se la mia area di expertise risulta oggi molto più ampia in questo ambito. Oggi sono copywriter freelance appassionata di scrittura e di innovazione per le piccole e medie imprese.

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