Secondo i dati provvisori pubblicati dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) ha registrato un balzo significativo nel mese di aprile, facendo salire l’inflazione in Italia al +2,8% su base annua. A destabilizzare i mercati è soprattutto la guerra in Medio Oriente, che continua a spingere al rialzo il costo della vita. In determinati settori, però, l’incremento è stato maggiore.
Indice
I dati sull’inflazione e i prezzi in Italia
L’energia torna a essere la voce di spesa più critica per il bilancio domestico. Dopo la breve tregua di marzo, che aveva fatto registrare un calo del 2,1%, i costi dei beni energetici sono risaliti nel complesso del 9,5% su base annua. In particolare, i prezzi del mercato non regolamentato hanno subito un’impennata del 9,9% (invertendo nettamente il precedente -2,0%), mentre nel mercato tutelato si è passati da una flessione dell’1,6% a un aumento del 5,7%.
Il costo dei beni cresce più dei servizi
A differenza dei mesi scorsi, ad aprile c’è stata anche un’accelerazione dei prezzi dei beni, saliti dallo 0,8% al 3,2%. Mentre i costi dei servizi (come trasporti, ristorazione o attività ricreative) hanno mostrato un rallentamento, passando dal 2,8% al 2,4%.
Quasi nulla costa meno rispetto al mese scorso, ma alcuni settori stanno frenando la corsa e, a seguito di questa dinamica, il differenziale tra servizi e beni è diventato negativo, attestandosi a -0,8 punti percentuali. Ciò vuol dire che l’attuale ondata di rincari non è alimentata da una crescita della domanda interna – ovvero da una maggiore voglia di spendere dei cittadini – ma piuttosto dall’aumento dei costi di produzione e approvvigionamento che le imprese devono sostenere, e che ricadono poi sul consumatore finale.
Come cambia il carrello della spesa
La spinta inflazionistica non si è fermata alle fatture di luce e gas, ma ha raggiunto rapidamente il carrello della spesa. I prezzi dei prodotti alimentari e di quelli destinati alla cura della casa e della persona sono saliti al 2,5% (rispetto al 2,2% del mese precedente). A guidare i rincari sono soprattutto i prodotti alimentari non lavorati, come frutta e verdura fresca, che hanno visto un balzo dal 4,7% al 6,0%.
Il dato che genera maggiore apprensione riguarda però i prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Si tratta di quei beni che si comprano quasi ogni giorno e che pesano sulle tasche dei consumatori: per questa categoria, l’aumento è passato dal 3,1% al 4,3%.
Inflazione di fondo: un segnale in controtendenza
In un panorama segnato da forti rincari, emerge un unico segnale positivo dai dati sull’inflazione di fondo. Questo indicatore, che viene calcolato escludendo i beni più volatili come l’energia e i prodotti alimentari freschi, ha subito un rallentamento scendendo al +1,6% (rispetto al precedente +1,9% di marzo).
L’aumento dei prezzi registrato ad aprile è quindi strettamente legato all’impennata dei costi energetici e delle materie prime alimentari. Questo suggerisce che, per ora, il rincaro non è strutturale ma legato a fattori esterni volatili.
La proposta Giorgetti all’Eurogruppo
Di fronte a questo scenario, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, durante l’Eurogruppo di Bruxelles del 4 maggio 2026, ha sollecitato un intervento rapido e coordinato dell’Unione europea. La strategia proposta si muove lungo tre direttrici fondamentali, a partire dalla gestione dei bilanci pubblici.
Se non si dovesse trovare un accordo per attivare la clausola generale del patto di stabilità (per sospenderlo temporaneamente), l’Italia suggerisce di procedere con l’attivazione coordinata delle clausole di salvaguardia nazionali, così che la Commissione europea permetta ai singoli Stati di attivare le proprie eccezioni nazionali in modo armonizzato, garantendo ai singoli governi lo spazio di manovra necessario per proteggere i comparti industriali più fragili, come la chimica, l’agricoltura e i trasporti.
Inoltre, il governo italiano – affiancato da Germania, Portogallo, Austria e Spagna – preme per l’introduzione di una tassa europea sugli extraprofitti delle società energetiche, riprendendo una proposta già formalizzata alla Commissione lo scorso 3 aprile. L’obiettivo non è solo tamponare l’emergenza, ma anche guardare al futuro: la crisi sottolinea infatti l’urgenza di accelerare la transizione verso fonti energetiche più sicure, riducendo la vulnerabilità del sistema produttivo nazionale rispetto alle importazioni dal Golfo e alla scarsità di materie prime critiche.









Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it