Trasferirsi e lavorare alle Canarie nel 2026, dalle tasse ai settori in crescita: le opportunità per le partite IVA

Aprire un’azienda alle Canarie permette di ottenere agevolazioni fiscali e sconti sulle tasse, ma occorre fare attenzione ad alcuni rischi.

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Le Canarie sono diventate una delle destinazioni preferite da partite IVA e imprenditori europei, italiani compresi. Sono oltre 60 mila gli italiani che negli ultimi 25 anni si sono trasferiti nelle isole spagnole caratterizzate da un clima mite tutto l’anno, una connessione internet affidabile e un sistema fiscale tra i più vantaggiosi del continente soprattutto per partite IVA e autonomi.

Le isole spagnole continuano ad attrarre capitali e talenti, ma trasferirsi non significa solo cambiare casa: significa entrare in un regime fiscale completamente diverso, con regole proprie e opportunità concrete. Quali sono le opportunità per le partite IVA? E come evitare errori che potrebbero trasformarsi in problemi con il Fisco?

Perché le Canarie attraggono partite IVA e imprenditori europei

Le Canarie rientrano nel territorio dell’Unione europea, ma godono di uno status speciale: sono una regione ultraperiferica UE, ciò significa che alcune normative comunitarie (in particolare quelle doganali e IVA) non si applicano in modo standard.

Il risultato è un ecosistema fiscale che non ha equivalenti nel resto d’Europa: aliquote ridotte, deduzioni significative e zone franche riconosciute dall’UE. L’IVA classica non esiste, ma è sostituita dall’IGIC (Impuesto General Indirecto Canario) al 7%. L’IRPEF presenta aliquote ridotte per i residenti, mentre le aziende possono beneficiare di una tassazione speciale al 15%.

A questo si aggiunge una qualità della vita elevata: secondo Numbeo 2025, il costo della vita a Las Palmas de Gran Canaria è dell 30-35% inferiore rispetto a Milano, con affitti medi per un bilocale intorno ai 900-1.100 euro al mese nelle zone centrali.

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Fare impresa alle Canarie: opportunità e agevolazioni per imprenditori

Andrea Saccà è un imprenditore digitale, fondatore di diverse società nel settore web e hosting, che si è trasferito a Las Palmas de Gran Canaria nel 2016 non per convenienza fiscale – visto che sostiene che le Canarie non siano un paradiso fiscale –, ma per un un insieme di fattori che hanno radicalmente cambiato lo stile e la qualità della vita quotidiana.

Andrea Saccà

“Quando mi chiedono perché mi sono trasferito alle Canarie, la risposta più semplice è sempre la stessa: il clima, il mare, la qualità della vita. Ma la motivazione più profonda è un’altra. A un certo punto mi sono reso conto che stavo vivendo costantemente in modalità prossimo obiettivo. Sentivo che stavo costruendo una carriera senza riuscire a costruire un equilibrio”, racconta a Partitaiva.it.

Si è accorto che a peggiorare la sua quotidianità fosse soprattutto il clima: “Quando per mesi non devi fare i conti con il freddo, con il buio alle cinque del pomeriggio o con settimane di pioggia, cambi anche le tue abitudini. Esci di più, fai più sport, incontri più persone. Sono piccole cose che, sommate, incidono tantissimo sull’umore”.

Dal punto di vista imprenditoriale, comunque, sono numerose le agevolazioni fiscali a cui è possibile accedere per fare impresa alle Canarie, ma anche i rischi che si possono correre senza una corretta pianificazione.

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Il REF Canario: il cuore del sistema fiscale speciale

Il Régimen Económico y Fiscal de Canarias (REF) è il quadro normativo che regola la fiscalità dell’arcipelago. Nasce per compensare la posizione geografica periferica delle isole e stimolarne lo sviluppo economico. È riconosciuto e autorizzato dall’Unione Europea proprio in quanto regime di aiuto regionale.

Chi può beneficiarne? Imprese e lavoratori autonomi (autónomos) che stabiliscono la propria residenza fiscale alle Canarie e svolgono un’attività economica reale nell’arcipelago. La residenza “sulla carta”, però, non è sufficiente: serve un centro di interessi effettivo.

È proprio questo l’aspetto che, secondo la commercialista Karem J. Gomez, cross border e tax corporate, viene spesso sottovalutato dagli italiani che decidono di trasferirsi. “L’errore più frequente è pensare che trasferirsi alle Canarie significhi semplicemente aprire una partita IVA, prendere una casa e continuare a lavorare esattamente come prima, solo con meno imposte. In realtà un trasferimento fiscale richiede una pianificazione preventiva: bisogna valutare dove vengono prese le decisioni, dove si trova il centro degli interessi economici e come è organizzata concretamente l’attività. Le Canarie offrono un sistema fiscale molto interessante, ma non premiano l’improvvisazione”, fa sapere a Partitaiva.it.

Karem J. Gomez

Il REF si articola in tre strumenti principali (RIC, ZEC e DIC) che possono, in alcuni casi, essere utilizzati in combinazione:

  • RIC, Reserva para Inversiones en Canarias, deduzione fino al 90% degli utili reinvestiti;
  • ZEC, Zona Especial Canaria, aliquota societaria al 4%;
  • DIC, Deducciones por Inversiones en Canarias, detrazioni sugli investimenti fino al 25-45%.

RIC, ZEC e DIC: i tre strumenti da conoscere

La RIC è probabilmente lo strumento più vantaggioso per chi genera utili, perché consente di dedurre dall’imponibile fiscale fino al 90% degli utili non distribuiti, a condizione che vengano reinvestiti in attività economiche localizzate nelle Canarie entro i termini previsti. Secondo Karem, si tratta di uno strumento molto efficace anche per piccole e medie imprese, ma da gestire con attenzione. “Occorre costituire correttamente la riserva, effettuare l’investimento entro i termini previsti, mantenere i beni per il periodo richiesto e documentare adeguatamente tutta l’operazione”, continua.

La ZEC è invece il regime più noto: le aziende ammesse alla ZEC pagano un’aliquota del 4% sull’imposta societaria rispetto al 25% ordinario spagnolo. Per beneficiarne, però, occorre soddisfare alcuni requisiti:

  • avere almeno un amministratore residente alle Canarie;
  • effettuare un investimento minimo di 100.000 euro (50.000 nelle isole minori);
  • creare almeno 5 posti di lavoro entro sei mesi dall’iscrizione (3 nelle isole minori).

Come precisa la commercialista, non si tratta di un regime automatico. “La ZEC richiede un’autorizzazione preventiva, lo svolgimento di un’attività ammessa, una società di nuova costituzione, investimenti, occupazione e una struttura effettiva nelle isole. La procedura può richiedere anche sei-otto mesi”.

Infine c’è la DIC, un sistema di detrazioni fiscali per investimenti in beni strumentali, ricerca e sviluppo, formazione e creazione di occupazione. Le percentuali sono più alte rispetto alla Spagna continentale e possono arrivare fino al 45% a seconda della tipologia di investimento.

L’imprenditore italiano Andrea Saccà invita comunque a evitare facili entusiasmi. “Le Canarie non sono un paradiso fiscale. Ma è sicuramente molto più vantaggioso aprire un’azienda qui rispetto all’Italia. Con la RIC puoi abbattere l’imposta fino al 90% e, se apri una SL in regime ZEC, puoi beneficiare di una tassazione del 4% sull’utile, purché vengano rispettati tutti i requisiti previsti”, sottolinea.

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Partita IVA e lavoro autonomo alle Canarie

La partita IVA alle Canarie si chiama autónomo. Dal 2023 la Spagna ha introdotto un sistema di contributi variabili legati al reddito effettivo, con una quota ridotta iniziale di 80 euro al mese per i primi 12 mesi, prorogabile in alcune condizioni A regime, i contributi variano tra i 230 e i 500 euro mensili circa a seconda del reddito dichiarato.

Alle Canarie non si applica l’IVA europea, ma al suo posto c’è l’IGIC (Impuesto General Indirecto Canario), con un’aliquota ordinaria del 7%, contro il 21% della Spagna e il 22% dell’Italia. Per un freelance che fattura a clienti internazionali, questo cambia significativamente la struttura dei prezzi e la liquidità.

Residenza fiscale alle Canarie: i punti critici per un italiano

Trasferirsi alle Canarie non significa automaticamente cessare di essere residenti fiscali in Italia. Per la normativa italiana (art. 2 TUIR), si è residenti fiscali in Italia se per la maggior parte del periodo d’imposta si è iscritti all’anagrafe, si ha il domicilio o la residenza nel territorio nazionale.

Avere clienti italiani, di per sé, non impedisce di trasferire la residenza fiscale alle Canarie. “Un professionista residente alle Canarie può tranquillamente continuare ad avere clienti italiani – spiega Karem J. Gomez –. Il punto delicato è capire dove si trova realmente il centro dell’attività: dove vengono prese le decisioni, da dove vengono prestati i servizi, dove si trovano l’organizzazione, gli eventuali collaboratori e gli interessi economici e personali”.

La commercialista ricorda inoltre che il criterio dei 183 giorni, spesso citato quando si parla di trasferimenti all’estero, non è sufficiente da solo. “Se una persona vive realmente alle Canarie, lavora prevalentemente da lì e dirige da lì la propria attività, può continuare ad avere clienti italiani. Se invece mantiene in Italia la base effettiva dell’attività e trasferisce alle Canarie soltanto la residenza formale, il rischio di contestazioni è concreto. La fiscalità deve seguire la realtà”.

Opportunità di lavoro: i settori in crescita alle Canarie

Per chi non vuole aprire un’attività ma cerca occupazione o collaborazioni, le Canarie offrono un mercato in espansione su più fronti. Il turismo resta il settore dominante: le isole accolgono oltre 16 milioni di turisti l’anno, con una domanda costante di profili qualificati in hospitality, eventi e servizi.

Anche il settore tech e le startup stanno crescendo rapidamente: Las Palmas de Gran Canaria è regolarmente citata tra le migliori città europee per nomadi digitali per la combinazione di costo della vita, clima e infrastrutture digitali. Per i cittadini UE non serve alcun visto pe trasferirsi: basta il NIE (Número de Identificación de Extranjero), ottenibile presso le autorità spagnole, per lavorare legalmente.

Prima di partire: i consigli di chi c’è già

C’è un ultimo aspetto che i numeri non raccontano e che emerge chiaramente parlando con chi ha fatto il passo. “Le Canarie hanno senso per imprenditori e professionisti che possono trasferire realmente la propria attività o costruire una presenza economica stabile nell’arcipelago – osserva la commercialista –. Sono invece meno adatte a chi mantiene in Italia tutta l’operatività, gli uffici, il personale e la direzione effettiva dell’impresa. In questi casi il trasferimento rischia di trasformarsi in un problema anziché in una soluzione”.

Anche l’imprenditore Saccà conferma questa lettura: “Trasferirsi non risolve i problemi. Se sei disorganizzato, continuerai a esserlo anche alle Canarie. Se il tuo lavoro non funziona, difficilmente inizierà a funzionare solo perché fuori ci sono venticinque gradi”.

Il suo consiglio è semplice: “Non decidere durante una vacanza. Prenditi un mese, lavora da qui, vai al supermercato, cerca casa, vivi un martedì qualsiasi di febbraio. Solo così puoi capire se è davvero il posto giusto per te. E soprattutto, non trasferirti per scappare da qualcosa. Trasferisciti perché stai andando verso qualcosa. Fa tutta la differenza del mondo”.

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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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