Raggiunto l’accordo USA-Iran, crollano i prezzi energetici: ecco l’impatto su inflazione, mutui e mercati

Se confermata ufficialmente, questa firma rappresenterebbe una svolta nella politica estera globale, in particolare nelle relazioni tra Washington e Teheran

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Secondo quanto riferito da fonti vicine al governo USA, il presidente Donald Trump avrebbe firmato personalmente una copia dell’accordo (memorandum of understanding) con l’Iran, che sancisce la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano. Questa decisione, ovviamente, avrà anche delle conseguenze per l’Italia, già da diverso tempo sotto la morsa prolungata della crisi energetica e della spinta inflazionistica. Infatti, la reazione dei mercati finanziari e delle materie prime è stata immediata, delineando uno scenario di forte ottimismo ma anche di necessarie cautele.

Crollo petrolio e gas dopo l’annuncio dell’accordo raggiunto tra USA e Iran

La rimozione del blocco navale statunitense e l’autorizzazione al transito libero nello Stretto di Hormuz hanno eliminato i timori di interruzioni nelle forniture e così, già dopo un solo tweet – quello con cui Trump ha annunciato sul suo social Truth l’intesa raggiunta (“Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!“) – il petrolio (WTI con consegna a luglio) è scivolato a 80,76 dollari al barile (-4,7%), mentre il brent (con consegna ad agosto) è scambiato a 83,50 dollari al barile (-4,1%). Ad Amsterdam il prezzo del gas naturale ha ceduto invece oltre il 5%, scendendo a 44,2 euro per megawattora.

Il trend del calo dei prezzi è proseguito nella mattinata del 18 giugno 2026, con il brent sceso in area 77,74 dollari al barile (e il WTI a circa 74,60 dollari) dopo la firma dell’intesa. L’evento, che sarebbe avvenuto in un contesto informale e diplomatico di alto livello (una cena a Versailles con il presidente francese Emmanuel Macron) apre una finestra di 60 giorni per definire i dettagli di un trattato permanente. Per gli investitori e gli analisti finanziari, questo allentamento delle tensioni geopolitiche si traduce in una minore volatilità e nella certezza di un approvvigionamento stabile nel breve e medio periodo, spingendo i contratti futures al ribasso verso livelli pre-crisi.

Conseguenze per le imprese italiane

Per le piccole e medie imprese italiane, specialmente quelle ad alta intensità energetica o fortemente dipendenti da logistica e trasporti, la riduzione dei prezzi alla produzione di greggio e gas si traduce in un immediato allentamento della pressione sui margini di profitto. Se il costo dell’energia scende improvvisamente, la differenza tra i ricavi delle vendite e le spese di produzione si amplia. Di conseguenza, la pressione finanziaria sui bilanci aziendali diminuisce immediatamente, permettendo alle imprese di recuperare redditività.

La reazione dei mercati

La prospettiva di una de-escalation geopolitica in Medio Oriente e di una stabilizzazione dei corridoi energetici ha ridisegnato la propensione al rischio degli investitori nelle prime ore della mattinata del 18 giugno 2026. L’effetto combinato delle ultime decisioni di politica monetaria della Federal Reserve e le prime indiscrezioni sull’asse Washington-Teheranha ha innescato un’immediata reazione di sollievo sui mercati finanziari globali.

I mercati asiatici hanno aperto la giornata mostrando un andamento contrastato. A guidare i rialzi è stata la borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei che ha registrato una robusta crescita del 1,65%. Piazza Affari ha mostrato fin dai primi minuti una reazione solida: l’apertura del listino milanese si è attestata in lieve rialzo, registrando un +0,15%, e nei minuti successivi l’indice FTSE MIB ha consolidato il trend positivo salendo a +0,2% in area 52.700 punti.

All’interno del paniere principale di Milano, la reazione è stata guidata dal comparto assicurativo e industriale, con performance brillanti per Generali e Prysmian. Al contrario, il forte arretramento del prezzo del greggio ha penalizzato i titoli legati al settore energetico e dei servizi petroliferi, portando Saipem a registrare segno meno nelle prime battute di scambio.

Spread in rialzo e discesa del gas

Sul fronte del debito sovrano, i mercati registrano una sostanziale stabilità con dinamiche di assestamento. Nelle primissime contrattazioni delle ore 08:14, lo spread tra i BTP decennali italiani e i BUND tedeschi ha aperto in lieve rialzo posizionandosi a 70,4 punti base, un livello che riflette comunque una fase di contenuta pressione sui titoli di Stato della periferia europea grazie al miglioramento del clima di fiducia globale.

Il segnale più evidente dell’allentamento delle tensioni si è registrato sul mercato delle materie prime. Oltre al pesante calo del petrolio, la riapertura dei canali diplomatici ha provocato un crollo dei prezzi energetici continentali. Alla prima ora di negoziazione (08:14), il prezzo del gas naturale sulla piattaforma di riferimento europea ha aperto in forte ribasso, scendendo sotto la soglia dei 41 euro per megawattora per la prima volta dal precedente 20 aprile (Ansa), azzerando gran parte del premio al rischio accumulato durante le settimane di crisi.

Una distensione che coincide con l’avvio del collocamento del nuovo Btp Italia Sì (durata 5 anni, cedola minima garantita dell’1,6% indicizzata all’inflazione, più premio fedeltà dello 0,6%) e che, per questo motivo, aumenta le probabilità che i risparmiatori e gli investitori acquistino il titolo, favorendo il successo del collocamento. Al contrario, lanciare un titolo durante una tempesta finanziaria (spread alto) avrebbe trasmesso incertezza, rischiando di far fallire l’operazione.

La posizione del governo italiano

La premier italiana Giorgia Meloni ha espresso, in una nota congiunta con Francia, Germania e Regno Unito, un forte apprezzamento per il memorandum d’intesa, definendolo un’occasione di pace. La Marina militare italiana, a tal proposito, ha già pianificato il potenziale invio di 4 navi a Hormuz per le operazioni di sminamento dello Stretto.

Meloni ha inoltre fissato i paletti della posizione italiana, ponendo l’accento sulla sicurezza delle rotte commerciali, vitale per l’import-export delle nostre imprese: “I principi sono chiari, l‘Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita. Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato, auspicando poi l’immediato stop delle ostilità anche nel Libano meridionale, area in cui l’Italia è storicamente attiva per la tutela della sovranità locale.

L’effetto sui tassi di interesse e i mutui

Christine Lagarde, ha commentato positivamente l’accordo, definendolo una buona notizia, soprattutto se sancisce l’apertura e la bonifica dello stretto di Hormuz. Tuttavia, la presidente della BCE ha vincolato l’ottimismo alla verifica degli sviluppi dei prossimi giorni.

Il crollo delle materie prime è l’osservato speciale delle banche centrali in chiave anti-inflazionistica. Domani e dopodomani si riunirà il FOMC della Federal Reserve, per la prima volta sotto la guida di Kevin Warsh. Gli analisti prevedono una conferma dei tassi d’interesse, ma gli occhi sono puntati sulle linee guida future. Se il calo del petrolio dovesse stabilizzarsi, la morsa sui tassi d’interesse globali potrebbe allentarsi, riducendo finalmente il costo del denaro per i finanziamenti aziendali.

Fattori di rischio

Nonostante l’euforia dei listini, i professionisti e le PMI devono mantenere un approccio prudente a causa di alcune forti tensioni residue. Il presidente USA ha chiarito al New York Times che, in assenza di un accordo nucleare definitivo allo scadere dei 60 giorni, gli Stati Uniti riprenderanno prontamente gli attacchi militari contro Teheran.

Inoltre, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha duramente rigettato l’intesa, dichiarando che l’accordo di Trump non è vincolante per Israele e che il Paese non accetterà compromessi che non prevedano lo smantellamento di Hezbollah. Il ministro della Difesa Katz ha confermato che l’IDF rimarrà nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza senza limiti di tempo.

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