Raggiunto l’accordo USA-Iran, crollano i prezzi energetici: ecco l’impatto su inflazione, mutui e mercati

L'annuncio, mediato da Pakistan e Qatar, anticipa la firma ufficiale prevista per venerdì 19 giugno a Ginevra, a cui seguiranno 60 giorni di complessi negoziati per un accordo definitivo.

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Accordo USA - Iran, conseguenze per Italia ed effetto sui mercati
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Nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2026, gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto l’accordo che sancisce la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano. Questa decisione, ovviamente, avrà anche delle conseguenze per l’Italia, già da diverso tempo sotto la morsa prolungata della crisi energetica e della spinta inflazionistica, poiché rappresenta una potenziale svolta macroeconomica. Infatti, la reazione dei mercati finanziari e delle materie prime è stata immediata, delineando uno scenario di forte ottimismo ma anche di necessarie cautele.

Crollo petrolio e gas dopo l’annuncio dell’accordo raggiunto tra USA e Iran

L’effetto più immediato del tweet con cui Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth l’intesa raggiunta (“Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!“) è stato il collasso dei prezzi energetici. La rimozione del blocco navale statunitense e l’autorizzazione al transito libero nello Stretto di Hormuz hanno eliminato i timori di interruzioni nelle forniture e così il petrolio (WTI con consegna a luglio) è scivolato a 80,76 dollari al barile (-4,7%), mentre il brent (con consegna ad agosto) è scambiato a 83,50 dollari al barile (-4,1%). Ad Amsterdam il prezzo del gas naturale ha ceduto invece oltre il 5%, scendendo a 44,2 euro per megawattora.

Conseguenze per le imprese italiane

Per le piccole e medie imprese italiane, specialmente quelle ad alta intensità energetica o fortemente dipendenti da logistica e trasporti, la riduzione dei prezzi alla produzione di greggio e gas si traduce in un immediato allentamento della pressione sui margini di profitto. Se il costo dell’energia scende improvvisamente, la differenza tra i ricavi delle vendite e le spese di produzione si amplia. Di conseguenza, la pressione finanziaria sui bilanci aziendali diminuisce immediatamente, permettendo alle imprese di recuperare redditività.

Borse in alto e spread in calo: la reazione dei mercati

L’Europa e l’Asia hanno festeggiato l’accordo con rialzi diffusi. Tokyo ha chiuso con un balzo del 4,99%, seguita da Seul (+5,2%). A Piazza Affari, l’indice FTSE MIB ha aperto in rialzo dell’1,4% (superando i 52.219 punti), trainato dai settori del lusso e dell’automotive, mentre hanno sofferto, inevitabilmente, i titoli legati all’energia: Eni (-4,5%), Saipem e Tenaris (-2,2%), poiché risentono direttamente del calo del greggio.

In salita anche Stellantis (+5,5%), Ferrari (+4,3%), Buzzi (+6,3%) e Brunello Cucinelli (+3,1%). Bene anche il comparto bancario (Unicredit +2,3%, Intesa +1,7%).

Sul fronte del debito pubblico, infine, lo spread BTP-BUND è sceso a 70-71 punti, con il rendimento del decennale italiano in flessione al 3,65%. I mercati quindi percepiscono il debito pubblico italiano come meno rischioso, richiedendo quindi meno interessi per prestare denaro all’Italia.

Una distensione che coincide con l’avvio del collocamento del nuovo Btp Italia Sì (durata 5 anni, cedola minima garantita dell’1,6% indicizzata all’inflazione, più premio fedeltà dello 0,6%) e che, per questo motivo, aumenta le probabilità che i risparmiatori e gli investitori acquistino il titolo, favorendo il successo del collocamento. Al contrario, lanciare un titolo durante una tempesta finanziaria (spread alto) avrebbe trasmesso incertezza, rischiando di far fallire l’operazione.

Indicatori di Mercato (aggiornamento 15 Giugno 2026)

AssetValore / QuotazioneVariazione %
Brent (Agosto)$83,50 / barile-4,1%
Wti (Luglio)$80,76 / barile-4,7%
Gas Naturale44,2 € / MWh-5,0%
Borsa di Milano (Ftse Mib)~ +1,0% (Apertura +1,4%)In rialzo
Spread Btp-Bund70 – 71 punti baseIn calo
Oro Spot$4.322,87 / oncia+2,5%
Euro/Dollaro1,1609In rafforzamento

La posizione del governo italiano

La premier italiana Giorgia Meloni ha espresso, in una nota congiunta con Francia, Germania e Regno Unito, un forte apprezzamento per il memorandum d’intesa, definendolo un’occasione di pace. La Marina militare italiana, a tal proposito, ha già pianificato il potenziale invio di 4 navi a Hormuz per le operazioni di sminamento dello Stretto.

Meloni ha inoltre fissato i paletti della posizione italiana, ponendo l’accento sulla sicurezza delle rotte commerciali, vitale per l’import-export delle nostre imprese: “I principi sono chiari, l‘Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita. Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato, auspicando poi l’immediato stop delle ostilità anche nel Libano meridionale, area in cui l’Italia è storicamente attiva per la tutela della sovranità locale.

L’effetto sui tassi di interesse e i mutui

Christine Lagarde, ha commentato positivamente l’accordo, definendolo una buona notizia, soprattutto se sancisce l’apertura e la bonifica dello stretto di Hormuz. Tuttavia, la presidente della BCE ha vincolato l’ottimismo alla verifica degli sviluppi dei prossimi giorni.

Il crollo delle materie prime è l’osservato speciale delle banche centrali in chiave anti-inflazionistica. Domani e dopodomani si riunirà il FOMC della Federal Reserve, per la prima volta sotto la guida di Kevin Warsh. Gli analisti prevedono una conferma dei tassi d’interesse, ma gli occhi sono puntati sulle linee guida future. Se il calo del petrolio dovesse stabilizzarsi, la morsa sui tassi d’interesse globali potrebbe allentarsi, riducendo finalmente il costo del denaro per i finanziamenti aziendali.

Fattori di rischio

Nonostante l’euforia dei listini, i professionisti e le PMI devono mantenere un approccio prudente a causa di alcune forti tensioni residue. Il presidente USA ha chiarito al New York Times che, in assenza di un accordo nucleare definitivo allo scadere dei 60 giorni, gli Stati Uniti riprenderanno prontamente gli attacchi militari contro Teheran.

Inoltre, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha duramente rigettato l’intesa, dichiarando che l’accordo di Trump non è vincolante per Israele e che il Paese non accetterà compromessi che non prevedano lo smantellamento di Hezbollah. Il ministro della Difesa Katz ha confermato che l’IDF rimarrà nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza senza limiti di tempo.

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