La prossima legge di Bilancio non è ancora stata scritta, ma le ipotesi sul suo contenuto circolano da settimane. Quella che sta prendendo più piede consiste nell’ampliare la fascia di reddito soggetta all’aliquota IRPEF del 33%, portando il limite superiore dagli attuali 50.000 a 60.000 euro lordi annui. Il tema è stato rilanciato dal vicepremier Antonio Tajani, che ha indicato la soglia dei 60.000 euro in un intervento pubblico a Grosseto il 25 luglio.
Per chi ha un contratto di lavoro dipendente il ragionamento è semplice: meno imposta trattenuta, più netto in busta paga. Per un titolare di partita IVA la questione è molto più articolata e, in alcuni casi, il vantaggio è pari a zero: ecco perché.
Indice
- Come funzionano oggi gli scaglioni IRPEF
- Come cambierebbe con la legge di Bilancio 2027
- Chi è in regime forfettario non guadagna nulla
- Quanto si risparmia davvero: le simulazioni sul reddito imponibile
- Dal fatturato al reddito imponibile: perché la soglia è più alta di quanto sembra
- Quando arriva il risparmio: il nodo degli acconti IRPEF
- Le altre misure sul tavolo per gli autonomi
- Un caso a parte: l’esonero per le madri autonome, già scritto e già rinviato
- Il nodo coperture: tre miliardi da trovare
- Domande frequenti (FAQ)
Come funzionano oggi gli scaglioni IRPEF
Dal 1° gennaio 2026, per effetto della legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025, articolo 1, commi 3 e 4, che ha modificato l’articolo 11 del Tuir), la struttura dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è a tre aliquote. Il passaggio da quattro a tre scaglioni era stato compiuto dal decreto legislativo n. 216/2023, ma la legge di Bilancio 2026 ha poi ridotto la seconda aliquota dal 35% al 33%.
| Scaglione di reddito imponibile | Aliquota | Imposta lorda |
|---|---|---|
| Fino a 28.000 euro | 23% | Fino a 6.440 euro |
| Da 28.001 a 50.000 euro | 33% | 6.440 euro + 33% sulla parte oltre i 28.000 |
| Oltre 50.000 euro | 43% | 13.700 euro + 43% sulla parte oltre i 50.000 |
L’IRPEF è un’imposta progressiva per scaglioni: l’aliquota più alta non colpisce l’intero reddito, ma solo la porzione che supera la soglia. Già da quest’anno, poi, oltre i 200.000 euro di reddito complessivo il vantaggio è annullato: l’aliquota resta al 33%, ma le detrazioni al 19% vengono ridotte di 440 euro, esattamente quanto il risparmio d’imposta.
Come cambierebbe con la legge di Bilancio 2027
L’ipotesi allo studio non modifica le aliquote, ma sposta la soglia del terzo scaglione.
| Scaglione | Aliquota oggi | Aliquota nell’ipotesi 2027 |
|---|---|---|
| Fino a 28.000 euro | 23% | 23% |
| Da 28.001 a 50.000 euro | 33% | 33% |
| Da 50.001 a 60.000 euro | 43% | 33% |
| Oltre 60.000 euro | 43% | 43% |
In pratica, la fascia compresa tra 50.001 e 60.000 euro passerebbe dall’aliquota massima a quella intermedia: dieci punti percentuali in meno, ma solo su quella porzione di reddito. Il beneficio massimo è quindi fissato a mille euro annui e spetta a chi dichiara 60.000 euro o più. Il costo per le casse dello Stato è stimato attorno ai tre miliardi di euro l’anno.
È probabile che il meccanismo di sterilizzazione oltre i 200.000 euro venga confermato, azzerando il vantaggio per i redditi più elevati. Un chiarimento necessario, perché è la fonte di equivoco più diffusa: la soglia si riferisce al reddito imponibile, non al fatturato e non alla retribuzione annua lorda. E questo fa un’enorme differenza per i lavoratori autonomi.
Chi è in regime forfettario non guadagna nulla
Il regime forfettario è estraneo all’IRPEF. Chi vi aderisce paga un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di nuova attività, calcolata sul reddito determinato applicando ai ricavi il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO. Gli scaglioni IRPEF non entrano in gioco. Nessuna rimodulazione delle aliquote progressive, per generosa che sia, produce un solo euro di risparmio per un forfettario.
Il paradosso è che la misura pensata per gli autonomi, nello stesso pacchetto, è stata già accantonata. L’innalzamento della soglia di ricavi e compensi per l’accesso al forfettario dagli attuali 85.000 a 100.000 euro, sostenuto dalla Lega, si è scontrato con un vincolo tecnico e comunitario: la direttiva europea sull’IVA fissa a 85.000 euro il tetto della franchigia.
Alzare il limite solo ai fini delle imposte dirette creerebbe un disallineamento difficilmente gestibile, con professionisti titolari di flat tax sul reddito ma obbligati ad applicare l’IVA in fattura oltre gli 85.000 euro. Sul dossier pesano anche le osservazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio e della Commissione europea sugli effetti disincentivanti alla crescita dimensionale delle imprese.
Quanto si risparmia davvero: le simulazioni sul reddito imponibile
Per gli autonomi in regime ordinario o semplificato, e per i soci di società di persone, il risparmio è confermato. Questi gli importi in base al reddito imponibile dichiarato.
| Reddito imponibile | Quota oltre i 50.000 euro | Imposta oggi (43%) | Imposta con la riforma (33%) | Risparmio annuo |
|---|---|---|---|---|
| 52.000 euro | 2.000 euro | 860 euro | 660 euro | 200 euro |
| 55.000 euro | 5.000 euro | 2.150 euro | 1.650 euro | 500 euro |
| 58.000 euro | 8.000 euro | 3.440 euro | 2.640 euro | 800 euro |
| 60.000 euro e oltre | 10.000 euro | 4.300 euro | 3.300 euro | 1.000 euro |
Si tratta di una riduzione dell’imposta lorda. Le addizionali regionali e comunali non ne sono toccate: seguono aliquote decise da Regioni e Comuni e si calcolano sul reddito complessivo, non sull’imposta. Un eventuale alleggerimento su quel fronte richiederebbe decisioni autonome degli enti territoriali.
Dal fatturato al reddito imponibile: perché la soglia è più alta di quanto sembra
Il reddito imponibile IRPEF di un professionista è il compenso incassato, con la sottrazione dei costi deducibili e dei contributi previdenziali obbligatori. La soglia, dunque, potrebbe essere più alta delle aspettative.
Cosa succede ai professionisti senza cassa iscritti alla Gestione separata INPS
Per esempio, per un professionista senza cassa iscritto alla Gestione separata INPS, per il 2026 l’aliquota è al 26,07%: 25% Ivs, più 0,72% per maternità, malattia e congedo parentale, più 0,35% per l’ISCRO. Per i professionisti non è previsto un minimale di reddito, si versa sull’effettivo e il massimale è fissato a 122.295 euro. Per chi è già coperto da un’altra forma di previdenza obbligatoria o è titolare di pensione, l’aliquota scende al 24%.
Poiché i contributi sono deducibili, per arrivare a 60.000 euro di imponibile serve un reddito professionale, al netto dei costi, di circa 81.000 euro. La fascia interessata dal taglio, quella tra 50.001 e 60.000 euro di imponibile, corrisponde a un reddito netto approssimativamente tra 67.600 e 81.200 euro. Aggiungendo i costi di studio, il fatturato di riferimento supera con facilità i centomila euro.
L’eccezione di artigiani e commercianti
Per artigiani e commercianti il calcolo è più complesso. La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa il reddito minimale a 18.808 euro, con contributi fissi annui di 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti. Sulla quota eccedente il minimale si applicano il 24% e il 24,48%, ma oltre 56.224 euro di reddito le aliquote salgono di un punto percentuale, al 25% e al 25,48%. Tenendo conto di questo scatto, la soglia dei 60.000 euro di imponibile si raggiunge con un reddito d’impresa di circa 79.300 euro per un artigiano e 79.800 euro per un commerciante.
| Posizione previdenziale | Reddito netto costi indicativo per 60.000 euro di imponibile |
|---|---|
| Gestione separata INPS (26,07%) | circa 81.000 euro |
| Artigiani (fissi + 24%, 25% oltre 56.224 euro) | circa 79.300 euro |
| Commercianti (fissi + 24,48%, 25,48% oltre 56.224 euro) | circa 79.800 euro |
| Casse professionali con soggettivo più basso | soglia raggiunta con importi inferiori |
Si tratta di stime indicative, che variano in funzione dell’aliquota di cassa, dell’eventuale contributo integrativo, delle riduzioni contributive eventualmente richieste e della struttura dei costi. La verifica va fatta con il proprio commercialista. In ogni caso, la platea degli autonomi effettivamente interessata dal taglio è composta da professionisti e ditte individuali con volumi di attività significativi, non dalla media delle partite IVA italiane.
Vale anche la pena chiarire un altro aspetto: l’estensione del 33% non modifica in modo apprezzabile il confronto di convenienza tra regime forfettario e regime ordinario. Il divario tra imposta sostitutiva e imposizione progressiva, a parità di volumi, resta di un ordine di grandezza tale che qualche centinaio di euro di risparmio IRPEF non sposta la scelta. Sul confronto pesa la struttura dei costi effettivi e va fatto caso per caso.
Quando arriva il risparmio: il nodo degli acconti IRPEF
Un autonomo non ha una busta paga in cui vedere il beneficio distribuito mese per mese. Il risparmio passa dal meccanismo di saldo e acconti e questo introduce uno sfasamento temporale che va messo in conto.
L’acconto IRPEF è pari al 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente. Per i contribuenti non soggetti agli ISA si versa in due rate, il 40% entro il 30 giugno insieme al saldo dell’anno precedente e il restante 60% entro il 30 novembre. Per i soggetti ISA e per i forfettari le rate sono invece di pari importo, il 50% ciascuna, con la prima finestra di versamento tipicamente prorogata a luglio.
Se la misura entrasse in vigore dal periodo d’imposta 2027, gli acconti versati nel 2027 sarebbero calcolati, con il metodo storico, sull’imposta dovuta per il 2026, quindi con il terzo scaglione ancora fissato a 50.000 euro. Il vantaggio si materializzerebbe solo con il saldo, nel giugno 2028.
In alternativa è possibile ricorrere al metodo previsionale, riducendo gli acconti sulla base dell’imposta che si stima di dover versare: strada legittima, con un margine di tolleranza pari al 20% rispetto a quanto sarebbe dovuto con il metodo storico, oltre il quale scattano sanzioni per insufficiente versamento e interessi. Una valutazione da fare con un proprio consulente, non in autonomia.
Le altre misure sul tavolo per gli autonomi
Il pacchetto di cui si discute contiene diverse ipotesi. Le più rilevanti per le partite IVA riguardano la detassazione dei primi cinque anni per le startup giovanili e la riduzione del bollo auto per i veicoli a basso impatto ambientale, che si intreccia con il tema della deducibilità parziale del mezzo.
Da monitorare pure l’ipotesi di riduzione dell’IVA dal 10% al 5% sulle locazioni agli under 36, limitata ai contratti stipulati con imprese di costruzione.
Un caso a parte: l’esonero per le madri autonome, già scritto e già rinviato
Va tenuta distinta dalle ipotesi una misura che è invece una norma esistente. L’esonero contributivo parziale della quota Ivs per le lavoratrici madri di due o più figli è stato introdotto dalla legge di Bilancio 2025 (legge n. 207/2024, articolo 1, commi 219-220) entro un limite di spesa di 300 milioni di euro annui. La platea comprende esplicitamente le lavoratrici autonome che percepiscono redditi di lavoro autonomo, redditi d’impresa in contabilità ordinaria o semplificata o redditi da partecipazione, con esclusione di chi ha optato per il regime forfetario.
La decorrenza è stata però rinviata due volte: prima al 2026 dal decreto Omnibus (decreto legge n. 95/2025, convertito in legge n. 118/2025), poi al 2027 dalla legge di Bilancio 2026 (articolo 1, commi 206-207). Modalità e misura effettiva dell’esonero restano affidate ai provvedimenti attuativi, che al momento non sono stati emanati. Nel frattempo, per il 2026, alle madri con almeno due figli e reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro spetta il bonus mamme da 60 euro mensili, fino a 720 euro annui: anche questo esteso alle autonome, ma non alle forfettarie.
Il nodo coperture: tre miliardi da trovare
La misura passerà? Il giudizio necessita di cautela e attenzione all’andamento del deficit. La priorità della manovra è confermare le misure già in vigore: la mancata proroga del taglio del cuneo fiscale ridurrebbe immediatamente il netto di milioni di lavoratori ed è quindi la prima voce da mettere in sicurezza. Solo dopo si potrà valutare l’ampliamento del secondo scaglione. Per confronto, la legge di Bilancio 2026 ha mobilitato circa 22 miliardi complessivi: tre miliardi destinati a un unico intervento sull’IRPEF rappresentano una quota consistente.
Da dove dovrebbero arrivare le risorse è ancora da chiarire. Il riordino delle cosiddette tax expenditures – detrazioni, deduzioni e regimi agevolati – è storicamente il primo bacino a cui si guarda quando servono coperture. E i regimi speciali per le partite IVA sono da anni sotto osservazione, anche da parte del Fondo monetario internazionale. Un taglio dell’IRPEF finanziato con una stretta sulle agevolazioni per gli autonomi produrrebbe, per una parte della categoria, un saldo negativo.
Domande frequenti (FAQ)
No. Il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni e non applica gli scaglioni IRPEF. La rimodulazione non produce alcun effetto.
No, al reddito imponibile IRPEF, cioè al reddito al netto dei costi deducibili e dei contributi previdenziali obbligatori. Per un professionista in Gestione separata corrisponde a un reddito netto costi di circa 81.000 euro; per un artigiano a circa 79.300 euro di reddito d’impresa.
Mille euro di imposta all’anno, per chi dichiara 60.000 euro o più di reddito imponibile. Il beneficio dovrebbe restare azzerato oltre i 200.000 euro di reddito complessivo.
Dal periodo d’imposta 2027, se la misura entrerà nella legge di Bilancio. Al momento non esiste un testo normativo.
Allo stato attuale no. L’ipotesi è stata frenata per l’incompatibilità con la direttiva europea sull’IVA, che fissa a 85.000 euro il tetto della franchigia.
Non mensilmente. Con il metodo storico degli acconti il vantaggio si concretizza con il saldo dell’anno successivo. Con il metodo previsionale si può anticipare, entro un margine di tolleranza del 20%, assumendo il rischio di sanzioni in caso di stima insufficiente.
È previsto dalla legge di Bilancio 2025 e la sua decorrenza è stata rinviata al 2027, ma servono i decreti attuativi. Le lavoratrici in regime forfetario sono escluse.












Ivana Zimbone
Direttrice responsabile