Bonus ZES unica Mezzogiorno, comunicazione entro il 15 maggio: le regole per evitare lo scarto

Ammesse le imprese di ogni forma giuridica e dimensione, purché operanti nelle regioni appartenenti alla cosiddetta "zona economica speciale".

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Entro venerdì 15 maggio 2026, le imprese del Mezzogiorno che hanno effettuato investimenti nella zona economica speciale (ZES) unica devono inviare la comunicazione integrativa per non perdere la quota di credito d’imposta incrementale. L’agevolazione, inizialmente prevista fino al 15 novembre 2025, è stata estesa. Per accedervi, tuttavia, bisogna rispettare specifiche scadenze e requisiti.

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Come funziona il bonus ZES unica per il Mezzogiorno

La proroga di questa misura, arrivata con la manovra 2026, mira a mantenere attivo l’incentivo fiscale per le imprese che operano o intendono insediarsi nelle regioni del Sud Italia. Il credito d’imposta si applica agli investimenti che rientrano in un progetto di investimento iniziale, ovvero che facciano parte di un piano più ampio che porti a un aumento della capacità produttiva dell’impresa e all’introduzione di nuovi prodotti o servizi.

Gli investimenti agevolabili riguardano l’acquisto di beni strumentali come macchinari, impianti e attrezzature varie, anche mediante contratti di locazione finanziaria, destinati a strutture produttive situate nella ZES unica.
Rientrano tra le spese ammesse anche quelle per l’acquisto di terreni e l’acquisizione, realizzazione o ampliamento di immobili strumentali all’investimento. Il valore dei terreni e degli immobili non può però superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato.

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Chi può beneficiarne

Possono beneficiare del bonus le imprese del Mezzogiorno, indipendentemente dalla forma giuridica e dal regime contabile adottato, che non operino in settori esclusi o che non siano in stato di liquidazione o scioglimento. Devono essere imprese, già operative o che si insediano ex novo, all’interno della ZES unica, che comprende le regioni: Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia, Molise, Abruzzo e Sardegna.

L’agevolazione non è universale, poiché sono escluse le imprese che si trovano in stato di liquidazione o scioglimento e/o che operano nei settori dell’industria siderurgica, del carbonifero, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche e della banda larga.

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Come accedere al bonus ZES unica per il Mezzogiorno

Per accedere al credito di imposta, i soggetti in possesso dei requisiti devono inviare una comunicazione integrativa all’Agenzia delle Entrate, indicando l’ammontare delle spese ammissibili che prevedono di sostenere nel corso dell’anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre).

Una volta inviata la prima comunicazione, l’iter segue scadenze differenziate in base all’annualità dell’investimento. In particolare, per i nuovi progetti avviati dal 1° gennaio 2026, la finestra per l’invio della documentazione integrativa a consuntivo è fissata nei primi giorni dell’anno successivo, precisamente dal 3 gennaio al 17 gennaio 2027.

Invece, per gli investimenti completati entro il 15 novembre 2025 che mirano alla quota integrativa (il recupero del 39,6% inizialmente escluso), la comunicazione integrativa va inviata tassativamente entro il 15 maggio 2026. Tale documento ha valore di consuntivo e serve sia per confermare che l’investimento effettivamente realizzato sia per quantificare il credito d’imposta maturato. In questo caso vanno allegati gli estremi delle fatture elettroniche e della eventuale certificazione contabile richiesta e la finestra temporale è fissata nei primi giorni dell’anno successivo all’investimento, precisamente dal 3 gennaio al 17 gennaio. Il mancato invio comporta la decadenza dell’agevolazione. Non riguarda la programmazione dei nuovi interventi del 2026, bensì il recupero delle risorse dell’anno precedente.

Si tratta della domanda per l’accesso al contributo aggiuntivo ZES Unica (riferito agli investimenti completati entro il 15 novembre 2025). La manovra 2026 ha infatti stanziato risorse integrative destinate agli esclusi dal primo riparto dei fondi 2025, assegnando ai richiedenti una quota integrativa dell’ammontare del credito d’imposta originario.

Le regole per evitare lo scarto della domanda integrativa

Per assicurarsi che la comunicazione inviata non venga respinta dai sistemi di controllo dell’Agenzia delle Entrate, l’impresa deve dichiarare sotto la propria responsabilità di non aver fruito delle agevolazioni Transizione 5.0 per i medesimi investimenti. Anche un solo bene inserito in entrambi i circuiti comporta lo scarto o la revoca del beneficio, poiché il contributo aggiuntivo è alternativo al credito d’imposta previsto per la transizione digitale ed energetica.

Qualora l’impresa, dopo l’invio della prima comunicazione del 2025, abbia ottenuto altri aiuti di Stato (es. contributi regionali o comunali) sugli stessi beni, ha l’obbligo di indicare nel modello il credito rideterminato in diminuzione. L’omissione di questo ricalcolo per il rispetto dei massimali europei è causa di rigetto automatico.

Il software dell’Agenzia delle Entrate effettua un incrocio automatizzato tra i dati della nuova richiesta e quelli della comunicazione integrativa trasmessa entro il 2 dicembre 2025. Qualsiasi incongruenza nei codici identificativi dell’impresa o nei volumi di spesa dichiarati genera un errore bloccante del file telematico.

Utilizzo del credito e adempimenti successivi

Superata la fase di invio e ricevuta la conferma di accettazione, il credito d’imposta aggiuntivo sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite Modello F24, presentando il flusso tramite i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate.

La finestra per l’utilizzo in compensazione si aprirà il 26 maggio 2026 e si chiuderà il 31 dicembre 2026. In fase di compilazione del modello F24, i contribuenti dovranno indicare l’apposito codice tributo istituito per la misura. Si ricorda, infine, che per gli importi che superano le soglie di legge scattano le preventive verifiche antimafia, e che le imprese beneficiarie hanno l’obbligo di mantenere l’attività e la destinazione dei beni all’interno della struttura produttiva per almeno cinque anni successivi al completamento dell’investimento, pena la decadenza retroattiva dal bonus.

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Quanto spetta

L’agevolazione varia in base alla localizzazione geografica e alla dimensione dell’impresa, ma potrebbe subire una riduzione proporzionale. Nelle zone di Taranto e del Sulcis, collegate al just transition fund, le piccole imprese possono raggiungere un’aliquota del 70%, mentre le medie e le grandi si attestano rispettivamente al 60% e al 50%. Nel resto del Sud (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), le percentuali restano elevate: 60% per le piccole, 50% per le medie e 40% per le grandi. Soglie leggermente più basse sono previste per Basilicata, Molise e Sardegna, mentre l’Abruzzo e le zone colpite dal sisma vedono aliquote che variano tra il 15% e il 35%. Il progetto deve comunque prevedere un investimento minimo di 200.000 euro.

Se le richieste totali supereranno il budget di 2,3 miliardi, l’Agenzia delle Entrate calcolerà una percentuale di riparto per soddisfare tutte le domande ammissibili.

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Come utilizzare il credito d’imposta

Entro dieci giorni dalla scadenza del termine di presentazione delle comunicazioni integrative, l’Agenzia delle Entrate emana un provvedimento che rende nota la percentuale di fruizione del credito, calcolata tenendo conto del budget totale che lo Stato ha messo a disposizione con la somma di tutti i crediti richiesti. L’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile da ciascun beneficiario è pari all’importo risultante dalla comunicazione integrativa moltiplicato per la percentuale determinata dall’Agenzia. Ad esempio, se l’impresa ha richiesto 50.000 euro e la percentuale del bonus è pari a 50%, allora avrà diritto a un credito di imposta pari a 25.000 euro (50.000 x 50%).

Vincoli e controlli rigorosi

Per poter utilizzare il credito in compensazione non è più sufficiente possedere le fatture. È obbligatoria una certificazione rilasciata da un revisore legale che attesti l’effettivo esborso finanziario. Senza questo documento, il credito rimane bloccato. Inoltre, i beni acquistati (macchinari, impianti o immobili, questi ultimi nel limite del 50% del totale) devono essere nuovi di fabbrica e devono restare legati all’attività nel Mezzogiorno per almeno 5 anni (3 anni per le PMI).

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