Credito di imposta beni strumentali 4.0, scadono i termini per comunicazione al GSE: come non perdere l’agevolazione

Come mettersi in regola con il GSE e l'Agenzia delle Entrate, garantendo la piena compliance fiscale. Dimenticare questo passaggio significa rinunciare a una liquidità

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Entro la fine di luglio, le aziende che hanno beneficiato del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0. sono tenute a inviare la comunicazione finale al gestore dei servizi energetici (GSE). Il mancato adempimento di questa formalità non è una semplice irregolarità amministrativa, ma comporta il rischio concreto di decadenza dal beneficio economico, costringendo le imprese alla restituzione del credito fruito.

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Credito di imposta beni strumentali 4.0: come funziona

Il credito di imposta 4.0 è stato istituito per sostenere le aziende nel processo di innovazione, incentivando le iniziative di trasformazione tecnologica e in chiave digitale dei processi di produzione. Si tratta quindi di un sostegno ad oggi tra i più importanti in questo senso, che le imprese possono richiedere investendo in beni strumentali.

Nel dettaglio, il ministero ha delineato anche le specifiche di questi beni:

  • beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati;
  • beni strumentali immateriali tecnologicamente avanzati;
  • altri beni strumentali materiali;
  • altri beni strumentali immateriali.

Per ogni tipologia di bene in cui si investe, sono state indicate delle percentuali precise di agevolazione sulle spese, in riferimento all’anno in cui sono state sostenute. Ad esempio per il 2025 sui beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati si parla del 20% del costo per investimenti fino al limite di 2,5 milioni di euro.

Le imprese possono quindi accedere al credito di imposta se sono residenti in Italia e sono ammesse diverse forme di organizzazione, aziende in qualsiasi settore e con qualsiasi regime fiscale o contabile.

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Come accedere al credito di imposta

Per beneficiare del credito d’imposta sulle spese sostenute, le imprese che hanno presentato la richiesta entro il 31 dicembre 2025 e che hanno trasmesso la comunicazione preventiva tramite il portale GSE entro il 31 marzo 2026 (specificando l’importo del credito spettante), devono inviate entro il 31 luglio 2026 la rendicontazione finale degli investimenti effettuati entro il 30 giugno 2026.

In caso contrario, il credito non è spettante. Si tratta di un adempimento che serve a confermare ufficialmente che l’investimento in beni materiali o immateriali 4.0 è stato concluso e che i beni sono stati interconnessi al sistema produttivo aziendale.

L’obbligo riguarda tutte le imprese che hanno effettuato investimenti in beni strumentali controllati e interconnessi, sia tangibili che intangibili, e che hanno completato l’interconnessione dei beni alla rete aziendale.

Cosa serve e come si compila

La procedura deve essere eseguita in modalità telematica attraverso i portali messi a disposizione dal GSE, specificando:

  • dati tecnici, ovvero identificando beni, date di acquisizione e di avvenuta interconnessione;
  • dati finanziari, e cioè il costo di acquisizione dei beni e della quota di credito d’imposta spettante o già parzialmente compensata;
  • perizie tecniche o dichiarazioni sostitutive di atto notorio (a seconda del valore del bene) che attestino le caratteristiche tecniche 4.0 e l’effettiva interconnessione.
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Come compensare il credito di imposta

Questo tipo di credito viene erogato in compensazione, ovvero l’impresa può utilizzarlo per compensare altri tipi di imposte che deve versare al Fisco. Per farlo bisogna compilare quindi il modello F24 nella sezione “Erario” con il codice tributo 7077, ovvero:

“Credito d’imposta di cui all’articolo 1, comma 1057-bis, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 – Transizione 4.0 – articolo 1, commi da 446 a 448, della legge 30 dicembre 2024, n. 207”

L’Agenzia delle Entrate ricorda anche che per gli investimenti già iniziati entro la fine del 2024, con un acconto versato almeno del 20%, si continuerà ad utilizzare il vecchio codice tributo, il 6936.

Per gli investimenti completati nel 2026, l’Agenzia delle Entrate ha recentemente chiarito che nel modello F24 occorre indicare sempre il codice tributo 7077, mettendo però come anno di riferimento il 2026, anche se le quote sono utilizzate negli anni successivi. Se invece gli acconti versati entro il 2025 sono inferiori al 20%, oppure l’ordine non è stato accettato, o ancora il completamento avviene oltre il 30 giugno 2026, il credito non può essere fruito.

Cosa cambia con il decreto PNRR

Con il nuovo decreto PNRR, approvato il 29 gennaio 2026, viene semplificato l’iter di certificazione degli investimenti. Attraverso una comunicazione più fluida tra le banche dati pubbliche, l’Agenzia delle Entrate può verificare in tempo reale se il ministero ha già approvato i requisiti tecnici del bene acquistato. Si elimina quindi la doppia presentazione della documentazione – prima al ministero e poi all’AdE – da parte delle imprese.

Inoltre, una maggiore precisione nelle banche dati condivise riduce la necessità per l’Agenzia delle Entrate di richiedere documenti cartacei aggiuntivi in un secondo momento, poiché i requisiti tecnici dell’investimento 4.0 risultano già validati dal ministero.

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