Oggi, martedรฌ 3 marzo, si discute alla Camera dei deputati la proposta di legge A.C. 2067, che mira a incentivare la riduzione dellโorario di lavoro a paritร di retribuzione, ovvero la cosiddetta settimana corta, riconoscendo nuovi bonus alle imprese. Nel dettaglio, si tratta di sgravi contributivi volti ad abbattere il costo del lavoro, ma differenziati per le realtร di minori dimensioni e i settori dove i lavoratori sono piรน esposti a logiche di usura psicofisica.
Bonus imprese per la settimana corta: i vantaggi per PMI e grandi aziende
La proposta prevede un sistema di incentivi economici volti a compensare i costi organizzativi che le imprese potrebbero affrontare nel ridurre il monte ore dei dipendenti. Secondo quanto previsto dallโarticolato in esame, le agevolazioni consistono in un esonero contributivo per i datori di lavoro privati che sottoscrivono contratti collettivi (nazionali, territoriali o aziendali) prevedendo una riduzione dellโorario normale di lavoro (fissato a 40 ore dal D.Lgs. 66/2003), senza riduzione dello stipendio.
Il sistema di aiuti non รจ perรฒ uguale per tutti. Infatti, per le aziende private di grandi dimensioni, che solitamente dispongono di margini operativi e strutture di welfare interno piรน consolidate, la proposta prevede un esonero contributivo del 30%. Per le piccole e medie imprese (PMI), che possono incontrare piรน difficoltร nel riorganizzare i turni o nel coprire i vuoti operativi lasciati dalla riduzione dell’orario, il testo normativo innalza invece il bonus al 50% dei contributi a carico del datore di lavoro. Infine, la quota piรน alta รจ riservata ai lavori gravosi o usuranti, per i quali lo sgravio tocca il 60%.
| Tipologia di impresa / lavoratore | Percentuale di esonero contributivo |
| Aziende private (standard) | 30% dei contributi a carico del datore di lavoro |
| Piccole e medie imprese (PMI) | 50% dei contributi a carico del datore di lavoro |
| Lavori gravosi o usuranti | 60% dei contributi a carico del datore di lavoro |
| Fonte | Dossier Servizio Studi Camera (A.C. 2067) |
L’agevolazione รจ prevista per un periodo di 36 mesi ed รจ calcolata in proporzione alla riduzione dell’orario. Sono escluse le imprese del settore agricolo e il lavoro domestico.
Altre misure per incentivare il nuovo modello organizzativo
Il testo in esame alla Camera non si limita alla mera erogazione di bonus, ma prevede altre misure volte a favorire modelli che portino l’orario settimanale fino a un limite di 32 ore, mantenendo inalterata la busta paga. Per sostenere questa transizione, il provvedimento stabilisce infatti anche il rifinanziamento del Fondo nuove competenze, con risorse specifiche per supportare la formazione dei lavoratori necessaria per mantenere alti i livelli di produttivitร , nonostante la riduzione del tempo lavorato.
In assenza di contrattazione collettiva, la proposta disciplina poi la possibilitร per le rappresentanze sindacali o per il 20% dei lavoratori di presentare un piano di riduzione d’orario, da sottoporre poi a un referendum aziendale che coinvolgano il personale. Infine, dispone l’istituzione presso lโINAPP di un ente di monitoraggio per valutare gli effetti economici e sociali della misura nel tempo.
Le sfide finanziarie e il percorso legislativo
Nonostante l’interesse suscitato nel mondo delle imprese, il percorso per l’approvazione dei bonus resta complesso. La discussione del 3 marzo 2026 fa seguito infatti a un iter travagliato. Nell’aprile 2025, la Ragioneria generale dello Stato aveva espresso riserve circa la copertura finanziaria, temendo un impatto non quantificabile sui conti pubblici qualora la misura venisse estesa anche al pubblico impiego.
Il dibattito alla Camera si sposta dunque sul nodo delle coperture finanziarie, passaggio decisivo per stabilire se le risorse stanziate siano realmente sufficienti a garantire la tenuta della riforma.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it