Aprire un concessionario di auto in Italia: costi, partita Iva e come fare

Cosa serve per aprire un concessionario di auto e quali sono gli adempimenti obbligatori: scopriamo l'iter da seguire, le norme da rispettare e i costi da sostenere in questa guida.

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  • Aprire una concessionaria di auto in Italia comporta diversi costi, fissi e variabili: il peso maggiore riguarda l’acquisto o l’affitto dello showroom e delle vetture da esporre.
  • Tra gli adempimenti obbligatori per avviare l’attività ci sono l’apertura della partita Iva, l’iscrizione al Registro delle Imprese e l’apertura delle posizioni INPS e INAIL.
  • La tassazione di una concessionaria di auto dipende dal fatturato conseguito e dal regime fiscale che si decide di adottare, tra forfettario oppure ordinario.

Il mercato dell’automotive in Italia è in espansione per quanto riguarda immatricolazioni e vendite, nonostante siano incerti i programmi per il futuro: mentre si discute sull’eliminazione delle auto a combustione, molti si chiedono se sia ancora conveniente aprire una concessionaria di auto, spinti magari dalla passione per i motori o dalla voglia di lanciare un business competitivo all’interno di un mercato florido.

L’introduzione dei nuovi incentivi auto 2024 potrebbe spingere al rialzo le vendite nel mese di giugno e aumentare il fatturato delle concessionarie auto italiane. Conviene ancora investire in questo settore?

Per aprire un autosalone bisogna sostenere dei costi fissi e variabili, oltre a rispettare numerose pratiche burocratiche: in caso di successo, però, si possono ottenere buoni profitti. Scopriamo come avviare una concessionaria auto in Italia, quali sono i requisiti e gli adempimenti obbligatori.

Aprire un concessionario di auto in Italia: come fare

Secondo il Dealer Network Study, la ricerca elaborata annualmente da Quintegia, il numero di imprenditori che hanno aperto una concessionaria auto in Italia si è assestato a 776, mostrando un calo del 14% rispetto al 2023. Situazione simile anche per le ragioni sociali, scese sotto le 1.000 unità con una flessione del 15%. A farla da padrone sono le realtà multi-brand o intra-gruppo, che sembrano prevalere sulle piccole concessionarie.

Prima di avviare una nuova attività in questo settore, quindi, è importante analizzare il mercato e i competitors, associandosi a grandi gruppi automobilistici per aumentare le probabilità di successo della propria attività.

In questo senso, si possono percorrere diverse strade: è possibile aprire un’attività focalizzata sulla vendita di auto usate o nuove, oppure dedicarsi a un particolare modello o marca di veicoli o ancora concentrarsi sulla distribuzione di modelli diversi per raggiungere una fetta più ampia di potenziali clienti.

Per aprire una concessionaria di auto, inoltre, è necessario rispettare alcuni adempimenti obbligatori: oltre alla partita Iva e alle autorizzazioni da richiedere al Comune, devono essere garantite e rispettate le norme igienico-sanitarie e quelle di sicurezza per un ambiente di lavoro sicuro per i propri dipendenti.

Aprire una concessionaria o un autosalone: la differenza

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Non bisogna confondere l’apertura di una concessionaria con l’apertura di un autosalone: i due termini, anche se spesso utilizzati come sinonimi, si riferiscono ad attività diverse.

La concessionaria ha molti più vincoli dalla casa madre rispetto ad un autosalone: vincoli che possono riguardare il numero e il modello delle auto esposte e persino le dimensioni del salone espositivo.

L’autosalone, invece, ha più libertà di azione: può esporre automobili di diverse marche, vendere non solo vetture nuove ma anche l’usato e scegliere da chi acquistare le macchine (case produttrici o altri rivenditori).

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Concessionaria di auto: partita Iva e Codice Ateco

Non esistono requisiti particolari per avviare questa tipologia di attività (oltre a quelli morali), se non possedere una certa esperienza nel settore delle vendite e sicuramente qualche conoscenza più approfondita dei motori. La prima cosa da fare nel momento in cui si decide di aprire una concessionaria di auto è aprire la partita Iva scegliendo il codice Ateco a seconda dell’attività svolta:

  • il codice di riferimento principale, in questo caso, è il 45.11.01, che identifica il “Commercio all’ingrosso e al dettaglio di autovetture e autoveicoli leggeri”;
  • in alternativa, esiste anche il codice 45.11.02 che riguarda la vendita di auto usate come intermediari.

Una volta aperta la partita Iva come venditore d’auto, è necessario registrare la concessionaria presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio di competenza e informare il Comune nel quale si andrà a svolgere l’attività.

Successivamente si dovranno aprire le posizioni INPS e INAIL (anche per i propri dipendenti) e bisognerà inviare la Scia(Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune, al quale andrà poi richiesta l’autorizzazione all’esposizione dell’insegna. Infine, potrebbe essere richiesto anche un certificato di prevenzione incendi al comando dei Vigili del Fuoco e un controllo da parte della ASL di riferimento.

Qualora la concessionaria venisse integrata con servizi aggiuntivi, quali riparazione dei veicoli, autocarrozzeria, la permuta dell’usato etc., potrebbero rendersi necessarie ulteriori pratiche burocratiche.

Quanto costa aprire un concessionario di auto

I costi relativi all’apertura di una concessionaria auto possono variare moltissimo in relazione a diversi fattori: in primis, incide il modo in cui si vuole orientare l’attività, il livello di qualità dei servizi e il target di clientela a cui si punta. Non bisogna tralasciare nemmeno le dimensioni dell’autosalone, la presenza di personale qualificato e professionale, la varietà dei modelli di auto proposte e dei servizi aggiuntivi offerti al cliente.

Non è facile stimare i costi da sostenere per l’avvio di questa tipologia di attività: per una concessionaria in franchising è possibile partire da un investimento iniziale di 25.000 euro, mentre per un autosalone tradizionale e ampio le spese possono superare le centinaia di migliaia di euro.

L’avvio di questa attività, in linea generale, comporta due tipologie di spese principali:

  1. i costi fissi, che comprendono l’acquisto/affitto degli spazi commerciali, l’acquisto delle automobili, degli arredi, le spese per le attrezzature, ecc;
  2. i costi variabili, che includono il pagamento dei lavoratori, le spese per l’avvio dell’attività, l’acquisto di cancelleria per l’ufficio e di altri materiali utili per l’eventuale officina.

1. Costi fissi

    All’interno dei costi fissi, la spesa maggiore da sostenere riguarda l’investimento iniziale per l’affitto o acquisto degli spazi necessari per l’esposizione, l’acquisto di eventuali macchinari per offrire servizi di officina, l’acquisto delle automobili, degli arredi e le utenze per l’illuminazione e la corrente elettrica.

    L’ambiente in cui si intende realizzare la propria attività deve risultare accogliente, spazioso e soprattutto ordinato: spesso i capannoni sorgono nella periferia delle città, dove è più semplice trovare spazi ampi e showroom luminosi.

    All’interno del punto vendita dovrebbero trovare spazio, oltre allo showroom, anche degli uffici all’interno dei quali concretizzare le vendite e, in alcuni casi, un’officina dove offrire servizi di riparazione o manutenzione dei veicoli.

    Per rendere efficiente anche la manutenzione dei veicoli, ove prevista, occorre effettuare un investimento importante in macchinari e tecnologie che possano rendere il lavoro umano più veloce ed efficace.

    2. Costi variabili

    Tra i costi variabili, invece, ci sono tutte le spese relative all’espletamento dell’iter burocratico (partita Iva, permessi, autorizzazioni, ecc.) che si possono svolgere in autonomia, oppure affidandosi a un commercialista per evitare di commettere degli errori o delle mancanze. Anche l’intermediario costituisce un costo per l’attività.

    Le spese variabili comprendono poi il pagamento dello stipendio ai dipendenti, che dovrebbero essere delle figure specializzate nel settore automotive in grado di consigliare e indirizzare il cliente verso il veicolo che si adatta maggiormente alle proprie esigenze. Se previsto, occorre assumere e pagare anche dei lavoratori addetti all’officina.

    Considerando la presenza di una reception, occorre inserire tra le spese variabili anche l’acquisto di materiale di cancelleria o per l’ufficio, oltre a eventuali software per la gestione delle prenotazioni, della fatturazione e degli aspetti fiscali.

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    Tasse e contributi per un concessionario d’auto

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    Un’altra spesa importante per una concessionaria di auto riguarda il pagamento di tasse e contributi: dopo aver aperto la partita Iva, infatti, occorre aprire anche la posizione previdenziale INPS, la posizione assicurativa INAIL e versare le tasse dovute allo stato in base al proprio regime fiscale.

    Una concessionaria di auto può scegliere tra due tipologie di regime fiscale:

    • regime ordinario, con pagamento delle tasse in base agli scaglioni IRPEF (dal 23% al 43%);
    • regime forfettario, con aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni e poi aliquota fissa al 15%.

    Considerando che non esiste un ordine professionale che riconosca i venditori di auto presso concessionarie autorizzate, tali attività devono effettuare l’iscrizione presso la Gestione Commercianti dell’INPS per il versamento dei contributi previdenziali.

    Gli iscritti alla Gestione Commercianti che possiedono un reddito pari o inferiore a 18.415 euro, considerato il reddito minimo, devono pagare un importo fisso pari a 4.515,43 euro. Per i redditi superiori invece, si devono pagare sia i contributi minimi sia quelli calcolati sulla parte eccedente.

    Aprire un concessionario di auto usate

    Il concessionario che si decide di avviare potrebbe anche prevedere la vendita di auto usate. L’iter burocratico da seguire è lo stesso che abbiamo visto fino a qui, con l’uso del codice tributo 45.11.02 per la rivendita.

    Il guadagno deriva in questo tipo di attività dall’acquisto diretto da privati, con successiva rivendita, oppure dalla conclusione di aste specifiche, oppure dalla collaborazione con intermediari di diverso tipo. Proporre le auto in vendita anche tramite canali online è particolarmente vantaggioso se si intende proporre veicoli usati.

    Bisogna in ogni caso fare attenzione a diversi aspetti che riguardano il passaggio di proprietà del veicolo, come il pagamento del bollo auto e le regole sulla voltura. Inoltre l’attività può affiancare anche altri servizi, come quelli di riparazione o tagliando dei veicoli.

    Aprire un concessionario di auto – Domande frequenti

    Cosa serve per aprire un concessionario di auto?

    Per aprire un concessionario, è indispensabile ottenere una partita Iva, registrare l’impresa presso il Registro delle Imprese e informare il Comune in cui si svolgerà l’attività.

    Quanto si guadagna con un concessionario auto?

    Il titolare del concessionario auto in genere percepisce il 5% del costo dell’auto al quale deve detrarre comunque stipendi, costi di gestione, tasse. Lo 0,7% del fatturato è in genere quello che resta.

    Quante tasse paga un rivenditore d’auto?

    In relazione alla tipologia di regime fiscale a cui aderisce, una concessionaria dovrà versare il 5% di tasse per i primi 5 anni dall’apertura dell’attività e poi il 15% (nel regime forfettario); oppure pagherà le tasse con aliquote variabili in relazione al reddito (nel regime ordinario).

    Autore
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    Laura Pellegrini

    Giornalista e content editor

    Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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