L’equilibrio precario in Medio Oriente è andato in frantumi. Il presidente statunitense Donald Trump, direttamente dal vertice NATO di Ankara, ha dichiarato finito il cessate il fuoco con l’Iran. La fine della tregua ha innescato un’immediata spirale di attacchi simmetrici che minacciano di paralizzare le rotte commerciali e infrastrutturali nel Golfo.
Le conseguenze di questa nuova e violenta escalation militare si stanno già ripercuotendo sui mercati globali, delineando uno scenario ad alto rischio per i professionisti e le imprese italiane, costretti a fare i conti con una rinnovata incertezza economica.
Indice
Raid e ritorsioni nel Golfo con la fine del cessate il fuoco Usa-Iran
Il Comando centrale USA (Centcom) ha sferrato una serie di potenti attacchi contro l’Iran, colpendo cinque province. Tra gli obiettivi strategici figurano due ponti ferroviari nel nord-est (con la conseguente sospensione dei treni sulla linea Teheran-Mashhad) e la torre di controllo del traffico marittimo nella zona franca di Chabahar, dove è stato colpito anche un magazzino e un ospedale è stato raggiunto da schegge. Il bilancio del ministero della Salute iraniano parla di almeno 14 morti e 78 feriti.
“Questa è una rappresaglia per il bombardamento di navi da parte dell’Iran avvenuto ieri. Se dovesse succedere di nuovo, la situazione peggiorerà notevolmente”, ha dichiarato il presidente americano, che per motivi di sicurezza si è spostato da Ankara usando un vecchio modello di Air Force One, ritenuto meno vulnerabile a causa delle falle segnalate dai servizi segreti.
Le guardie rivoluzionarie iraniane (Pasdaran) hanno risposto colpendo le basi militari statunitensi nella regione con missili e droni kamikaze. Sotto attacco sono finite ben 85 installazioni chiave tra Kuwait, Qatar e Bahrein. Nello specifico, sono stati presi di mira un sistema di difesa Patriot in Kuwait, un sistema di allarme rapido in Qatar e serbatoi di carburante in Bahrein, dove per due notti consecutive sono risuonate le sirene antiaeree. I raid hanno causato anche l’interruzione di diverse linee elettriche in Kuwait.
Il nodo dello Stretto di Hormuz: logistica e merci nel caos
Al centro dello scontro rimane Hormuz, l’imbuto marittimo da cui transita un quarto del petrolio mondiale. L’Iran, contravvenendo al memorandum d’intesa siglato a giugno, che imponeva lo sblocco dello Stretto, punta a mantenere il controllo delle rotte commerciali e ha avviato un piano con l’Oman per riscuotere pedaggi dalle navi in transito.
Secondo quanto confermato dalla United Kingdom maritime trade operations, l’organismo britannico che si occupa della sicurezza della navigazione mercantile, due navi cisterna sono state attaccate mentre transitavano nello Stretto di Hormuz. L’Organizzazione marittima internazionale (IMO), invece, ha riportato che circa 6.000 marinai sono attualmente intrappolati a bordo di navi che non possono lasciare il Golfo in sicurezza.
Intanto, Teheran ha annunciato che lo Stretto verrà completamente chiuso in caso di nuovi raid. Di contro, gli Stati Uniti si dicono pronti a reimporre il blocco navale totale delle navi da e per i porti iraniani e a prendere il controllo dell’isola di Kharg, l’hub da cui viene caricato il 90% delle esportazioni di greggio di Teheran.
La reazione dei mercati energetici
I timori per la sicurezza delle rotte marittime stanno già spingendo al rialzo i prezzi delle principali materie prime. Il prezzo del petrolio brent ha registrato una crescita, sfiorando la soglia degli 80 dollari al barile per poi assestarsi a 78,02 dollari, con un incremento del 5,20% rispetto alla sessione precedente. Il WTI americano è salito a quota 73,52 dollari al barile. Anche il comparto del gas naturale ha subìto forti rincari: sulla piazza di Amsterdam la quotazione di riferimento ha superato i 49 euro per megawattora, segnando un aumento del 5,23%.
Con questi rincari, famiglie, professionisti e imprese dovranno affrontare un aumento immediato dei costi di benzina e diesel, con un conseguente aggravio per tutte le attività legate alla logistica e ai trasporti.
Possibile nuovo aumento dei tassi di interesse
L’aumento dei prezzi energetici rischia di spingere di nuovo al rialzo l’inflazione, condizionando le scelte delle banche centrali. Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha avvertito che, a causa degli sviluppi in Iran e del rialzo delle commodity, non è escluso un altro rialzo dei tassi d’interesse da parte della BCE nella riunione di luglio. Un’opzione che complicherebbe l’accesso al credito e i finanziamenti per le imprese e le famiglie italiane.
Ripercussioni per le imprese del turismo
La percezione di insicurezza negli scali strategici del Golfo (come Dubai, Abu Dhabi o Doha) e la mancanza di cherosene per i voli a lungo raggio stanno frenando il turismo. Un report della Banca d’Italia ha stimato un calo di circa il 60% nell’arrivo di turisti dall’area del Golfo in Italia, un target caratterizzato da un’altissima capacità di spesa.
La risposta dell’Italia
Sul piano diplomatico, il vertice NATO di Ankara ha registrato forti tensioni tra USA e Italia. Trump ha attaccato duramente gli alleati europei, minacciando un embargo commerciale contro la Spagna e criticando l’Italia: “Con le sue basi ha fatto molto male”, ha dichiarato il tycoon in merito alle restrizioni sull’uso delle installazioni militari. La premier Giorgia Meloni ha risposto blindando la posizione italiana: “Sulle basi la nostra linea è chiara e la manteniamo”, pur confermando la disponibilità a fare la propria parte nella crisi di Hormuz nel rispetto delle cornici parlamentari.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it