L’ISTAT ha rilasciato le stime preliminari sull’inflazione di maggio 2026, delineando uno scenario macroeconomico che richiede attenzione. Da una parte si consolida la crescita del prodotto interno lordo (PIL) nel primo trimestre dell’anno, trainata da investimenti industriali ed esportazioni; dall’altra, le stime preliminari di maggio confermano una pressione inflazionistica stabile al +3,2% su base annua, mitigata dal freno dei beni alimentari ma sollecitata dai prodotti a più alta frequenza d’acquisto.
Ecco l’analisi dettagliata dei dati e l’impatto reale per le imprese e i professionisti.
Indice
- Il Pil del primo trimestre 2026 supera le stime
- Consumi e investimenti: cosa muove la domanda interna
- I numeri dell’inflazione a maggio 2026
- Il carrello della spesa tiene, ma salgono i prodotti ad alta frequenza
- I settori che crescono di più
- Valore aggiunto e costi del lavoro: l’impatto sui settori aziendali
Il Pil del primo trimestre 2026 supera le stime
Nel primo trimestre del 2026, il PIL italiano (espresso in valori concatenati e corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato) ha registrato una crescita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Su base annua, l’incremento si attesta allo 0,8% nei confronti del primo trimestre del 2025.
Questo bilancio rappresenta una revisione al rialzo rispetto alla stima preliminare dello scorso 30 aprile (che indicava +0,2% congiunturale e +0,7% tendenziale). Grazie a questo slancio, la crescita acquisita per il 2026 sale allo 0,6%.
Il confronto internazionale
Il dinamismo della nostra economia nel primo trimestre mostra un posizionamento competitivo nel contesto globale ed europeo.
| Paese/area | Crescita congiunturale (QoQ) | Crescita tendenziale (YoY) |
| Italia | +0,3% | +0,8% |
| Area Euro | +0,1% | +0,8% |
| Germania | +0,3% | +0,4% |
| Francia | 0,0% (stazionaria) | +1,1% |
| Spagna | +0,6% | +2,7% |
| Stati Uniti | +0,4% | +2,7% |
Consumi e investimenti: cosa muove la domanda interna
La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contributo positivo di 0,4 punti percentuali alla crescita del PIL.
La spesa delle famiglie registra un incremento congiunturale dello 0,5%. I consumatori hanno premiato l’acquisto di beni durevoli (+1,1%), beni non durevoli (+0,7%) e servizi (+0,6%), mentre hanno ridotto la spesa per i beni semidurevoli (-0,8%). La spesa della pubblica amministrazione (AP) è rimasta invece stazionaria;
Gli investimenti fissi lordi crescono complessivamente dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. A spingere gli investimenti è la spesa in impianti, macchinari e armamenti (+2,3%), supportata dai mezzi di trasporto (+2,0%) e dai prodotti della proprietà intellettuale (+0,8%).
Continua la contrazione degli investimenti in costruzioni (-0,4%), zavorrata dal comparto delle abitazioni (-2,7%), nonostante il parziale recupero dei fabbricati non residenziali (+1,3%). Sul fronte degli scambi con l’estero, si rileva un’ottima performance delle esportazioni (+2,2%), a fronte di una contrazione delle importazioni dello 0,7%.
I numeri dell’inflazione a maggio 2026
Sul versante dei prezzi al consumo, le stime preliminari di maggio indicano un aumento dell’indice generale dello 0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua. L’indice armonizzato IPCA accelera invece al +3,3% su base annua (rispetto al +2,8% di aprile).
Il carrello della spesa tiene, ma salgono i prodotti ad alta frequenza
Per le aziende che operano nel comparto del commercio e del largo consumo, il dato sui beni alimentari offre una boccata d’ossigeno in termini di stabilità della domanda:
- il settore dei beni alimentari, cura della casa e della persona resta fermo a +2,3%, mantenendo stabile il proprio ritmo di crescita e agendo come freno alla dinamica generale dell’inflazione;
- i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, ovvero i consumi quotidiani, salgono dal +4,2% al +4,5%.
I settori che crescono di più
L’aumento congiunturale dello 0,4% riflette andamenti opposti tra i diversi comparti merceologici e di servizio. Un trend da monitorare con attenzione per la pianificazione dei costi aziendali e dei servizi. I settori in aumento a maggio sono:
- servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che segnano +1,4% (la spinta maggiore del mese);
- gli alimentari non lavorati (+0,6%);
- i beni energetici (regolamentati e non regolamentati), che registrano un aumento dello 0,5%;
- gli alimentari lavorati e beni non durevoli, che aumentano dello 0,3%.
Calano, invece, i servizi relativi ai trasporti dello 0,5%.
Valore aggiunto e costi del lavoro: l’impatto sui settori aziendali
Dal lato dell’offerta aziendale, il valore aggiunto complessivo ai prezzi base cresce dello 0,3%. Tuttavia, l’andamento varia sensibilmente in base alla branca di attività economica:
- i servizi restano in espansione (+0,4%). Spiccano i comparti delle attività artistiche e di intrattenimento (+1,5%), le attività immobiliari (+1,3%) e il settore informazione e comunicazioni (+1,1%). Sostanzialmente stabili le attività professionali (+0,1%). In flessione le attività finanziarie e assicurative (-1,2%);
- l’industria nel suo complesso rimane stazionaria, con l’industria in senso stretto a +0,1% e le costruzioni in calo dello 0,3%;
- l’agricoltura registra una contrazione congiunturale dello 0,5%.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it