Accise e bollette, Italia al bivio dopo la minaccia di Trump: la mappa dei nuovi aumenti se l’UE boccia il piano di Meloni

L’Ultimatum di Roma a Bruxelles: senza flessibilità energetica, stop al programma europeo SAFE. Meloni scrive a von der Leyen per fermare il caro energia

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Senza un intervento tempestivo dell’Unione europea o una svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran, i costi energetici e i carburanti rischiano un’impennata immediata in Italia a partire dal 22 maggio. In questo giorno scadrà infatti la proroga del taglio delle accise sui carburanti introdotta dal governo italiano, che si trova ora in una posizione negoziale complessa. Per il nostro Paese, non essendo ancora uscito dalla procedura di infrazione UE, i margini di manovra fiscale del ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) sono praticamente azzerati. Per questo motivo, per evitare il ripristino automatico delle accise e il conseguente aumento immediato dei prezzi, il governo Meloni ha presentato un piano a Bruxelles.

Deroga al Patto di stabilità per evitare nuovi aumenti su accise e bollette

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato una lettera alla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, chiedendo di estendere alle spese per la crisi energetica la stessa deroga al Patto di stabilità già concordata per la difesa (la cosiddetta national escape clause).

Il governo italiano è alla ricerca di una soluzione per evitare un’ondata di nuovi rincari, ma i margini di azione sono limitati dalle regole di bilancio dell’Unione europea. Per poter finanziare un ulteriore taglio delle accise senza infrangere i parametri comunitari, l’Italia ha bisogno di un via libera formale da Bruxelles. Di conseguenza, la strategia italiana punta a ottenere una deroga speciale, per far sì che le spese sostenute per contrastare la crisi energetica vengano considerate separatamente dal deficit pubblico.

Programma SAFE come leva negoziale

Se la Commissione non dovesse concedere la deroga energetica, il governo italiano potrebbe non attivare il programma SAFE, congelando una quota di 14,9 miliardi di euro assegnati al Paese. Come spiegato da Roma, per l’Italia sarebbe politicamente insostenibile giustificare all’opinione pubblica e alle imprese l’attivazione di nuovi fondi per i contratti della difesa (sollecitati dal ministro Crosetto al titolare del MEF Giorgetti) senza coperture o tutele sul fronte dell’energia.

La risposta dell’UE

Per ora la Commissione frena, escludendo la clausola di salvaguardia nazionale per l’energia, ma uno spiraglio potrebbe aprirsi su una possibile estensione dei fondi SAFE. Di fatto, continuerebbe a non permettere all’Italia di fare nuovo debito, ma potrebbe consentirle di usare con più facilità i soldi che ha già in cassa per il comparto militare (i 14,9 miliardi di euro citati nei documenti tecnici) per calmierare i prezzi. La trattativa resta in salita a causa del muro di altri Stati membri, guidati dalla Germania, che si oppongono a qualsiasi concessione che permetta agli alleati più indebitati (come l’Italia) di spendere oltre i limiti prestabiliti. Mentre Francia e Grecia spingono per l’emissione di nuovo debito comune.

La mappa dei rincari

Senza il paracadute europeo, l’aumento simultaneo di accise (dal 22 maggio) e delle tariffe energetiche colpirà i settori manifatturieri, della logistica e del commercio. Con i conti pubblici sotto stretta osservazione europea e l’assenza di margini fiscali, il governo non potrà varare nuovi decreti d’urgenza o bonus bollette per alleggerire i costi fissi aziendali.

Nuovi aumenti in arrivo se salta l’accordo Trump-Teheran

A complicare lo scenario economico interno è lo stallo totale nei negoziati tra Washington e Teheran per la chiusura del conflitto aperto il 28 febbraio scorso.

Il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato un duro ultimatum all’Iran: “Il tempo stringe, accettino l’accordo o non rimarrà nulla”. Il Pentagono ha già pronte le liste dei target militari ed energetici in caso di ripresa dei bombardamenti, mentre Israele si dice pronto a partecipare attivamente alle ostilità.

Le trattative sono in una fase di stallo a causa di condizioni incrociate giudicate inaccettabili dalle controparti. Gli Stati Uniti hanno proposto il ritiro di 400 kg di uranio arricchito, un solo sito nucleare attivo, nessun risarcimento danni per i primi 40 giorni di guerra, nessun congelamento dei beni (nemmeno il 25%) e nessuna sospensione dei combattimenti subordinata all’avvio dei colloqui. L’Iran, di contro, ha chiesto una cessazione delle ostilità su tutti i fronti (incluso il Libano), la revoca delle sanzioni, il pagamento dei danni, il sblocco dei fondi congelati e ilriconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.

Se l’accordo dovesse saltare definitivamente, il prolungarsi del blocco a Hormuz e il mancato accordo UE sulla deroga al Patto di stabilità porteranno già da giugno a una fiammata inflazionistica stimata fino al 40% su beni chiave come gasolio, trasporti e prodotti freschi (verdura). Anche comparti come il trasporto aereo (con vettori come Ryanair che cercano forniture alternative in America Latina) inizieranno a soffrire la pressione sui costi del carburante.

Nell’ipotesi di una fine immediata del conflitto, gli analisti stimano che saranno necessari almeno due trimestri per consentire alle catene logistiche e ai volumi di traffico petrolifero di ritornare ai livelli pre-bellici. Per le PMI italiane, ciò si tradurrà in bollette elettriche e del gas stabilmente elevate per tutto il resto dell’anno.

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