Con l’entrata in vigore del nuovo decreto Lavoro, le norme di contrasto al caporalato digitale stanno già producendo i primi effetti. Con l’avvio dei primi controlli, cambiano obblighi e doveri per aziende, cooperative e intermediari che si avvalgono dei rider. Per chi viola la legge, il rischio oggi è molto più alto rispetto al passato.
Indice
Caporalato digitale, cosa cambia con il decreto Lavoro
Il nuovo quadro normativo introduce la cosiddetta presunzione di subordinazione per i lavoratori della gig economy. Qualora, cioè, la piattaforma eserciti su questi un controllo costante tramite algoritmo (monitoraggio della posizione, valutazione delle performance, assegnazione automatica degli ordini), allora il rapporto di lavoro deve essere considerato subordinato a tempo indeterminato.
Il decreto Lavoro inverte inoltre l’onere della prova, recependo la direttiva UE 2024/2831. Spetta infatti all’azienda dimostrare che il rider è un lavoratore autonomo, e non viceversa. La gestione dei collaboratori non conforme espone chi non si adegua a gravi rischi legali.
Stop al noleggio degli account
Per eradicare il fenomeno degli intermediari illeciti (soggetti che si pongono illegalmente tra le app e il rider, trattenendo una parte dei ricavi delle consegne), l’articolo 15 del decreto prevede l’obbligo di verificare l’identità del lavoratore tramite sistemi di autenticazione certa: con SPID, CIE o autenticazione a due fattori. Di conseguenza, è severamente vietato cedere le proprie credenziali o utilizzare profili appartenenti a terzi e le piattaforme sono considerate responsabili della vigilanza. La mancata implementazione di sistemi di controllo efficaci comporta sanzioni amministrative o, nei casi più gravi, la sospensione dell’attività .
Trasparenza algoritmica e diritti dei lavoratori
Le imprese non possono più nascondersi dietro la scatola nera del software, poiché su di loro ricade il dovere di informativa, i lavoratori devono ricevere un documento scritto che spieghi in modo chiaro e comprensibile come funzionano i sistemi automatizzati di monitoraggio e decisione (es. come l’algoritmo distribuisce i compiti o calcola i compensi).
È vietato per questo motivi vietato anche prendere decisioni importanti – come il licenziamento, la sospensione o il blocco dell’account – basandosi solo sull’algoritmo, ma anche raccogliere dati su conversazioni private, opinioni politiche, stato di salute, appartenenza sindacale o utilizzare dati biometrici senza rigorose tutele. In caso di dubbi sulla legittimità delle azioni dell’azienda, il lavoratore ha il diritto di richiedere il riesame della decisione a un operatore umano qualificato.
Nuovi obblighi da luglio
A partire dal 1° luglio 2026, le aziende avranno l’obbligo di registrare i rider sul libro unico del lavoro (LUL), garantendo la piena tracciabilità dei flussi di lavoro, dei compensi e della contribuzione previdenziale.
Le sanzioni per chi sfrutta i rider
La pratica di prestare o affittare il proprio profilo a terzi colpisce direttamente il lavoratore. In questo caso, la sanzione amministrativa può variare da 800 a 1.200 euro. Se la piattaforma permette il rilascio di account multipli collegati allo stesso codice fiscale, la responsabilità ricade sull’azienda. La multa prevista oscilla tra 1.000 e 1.500 euro per ogni singolo account irregolare individuato.
Se invece il committente non garantisce la formazione specifica entro i primi 30 giorni dall’inizio dell’attività , rischia una sanzione che va da 800 a 2.400 euro. Infine, le società che mettono in atto pratiche commerciali scorrette o eludono sistematicamente le tutele dei lavoratori affrontano le conseguenze più pesanti. Le multe possono arrivare fino al 5% del fatturato annuo, con un tetto massimo fissato a 10 milioni di euro.
| Violazione | Soggetto responsabile | Sanzione amministrativa |
| Cessione dell’account a terzi | Lavoratore | da 800 € a 1.200 € |
| Rilascio account multipli (stesso CF) | Piattaforma | da 1.000 € a 1.500 € (per account) |
| Mancata formazione specifica (entro 30gg) | Committente | da 800 € a 2.400 € |
| Pratiche commerciali scorrette | Società | Fino al 5% del fatturato (max 10 mln €) |
Come strutturare i contratti per essere in regola
Per minimizzare il rischio di contenzioso e sanzioni, le PMI devono rivedere la propria contrattualistica e, prima di tutto, aggiornare l’infrastruttura tecnologica per integrare i sistemi di autenticazione (SPID/CIE), garantendo la protezione dei dati personali richiesti dal decreto Lavoro 2026.
Se si vuole mantenere un rapporto di lavoro autonomo (o di collaborazione coordinata e continuativa), l’algoritmo non deve esercitare un controllo stringente o punitivo. Il lavoratore deve essere libero di scegliere quando connettersi e quali compiti accettare, senza subire penalizzazioni nel punteggio di ranking.
Se l’attività aziendale prevede turni rigidi e un controllo diretto della prestazione (anche se mediato da una app), la scelta più sicura è l’assunzione come lavoratore subordinato, applicando la contrattualistica collettiva di riferimento (es. Logistica e Trasporti o gli accordi specifici per i rider).
In ogni caso, è sempre consigliato allegare a ogni contratto un documento trasparente che descriva i parametri utilizzati dall’applicazione. La trasparenza riduce drasticamente il rischio di riqualificazione giudiziale.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it