Con l’entrata in vigore del nuovo decreto Lavoro, le norme di contrasto al caporalato digitale stanno già producendo i primi effetti nelle sedi dei giganti delle consegne a domicilio. L’AGCM (Antitrust) ha infatti avviato un’istruttoria nei confronti di Glovo e Deliveroo, con ispezioni congiunte della Guardia di Finanza. Con l’avvio dei primi controlli, cambiano quindi ufficialmente obblighi e doveri per aziende, cooperative e intermediari che si avvalgono dei rider. Per chi viola la legge, il rischio oggi è molto più alto rispetto al passato.
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Caporalato digitale, cosa cambia con il decreto Lavoro
Il nuovo quadro normativo introduce la cosiddetta presunzione di subordinazione per i lavoratori della gig economy. Qualora, cioè, la piattaforma eserciti su questi un controllo costante tramite algoritmo (monitoraggio della posizione, valutazione delle performance, assegnazione automatica degli ordini), allora il rapporto di lavoro deve essere considerato subordinato a tempo indeterminato.
Il decreto Lavoro inverte inoltre l’onere della prova, recependo la direttiva UE 2024/2831. Spetta infatti all’azienda dimostrare che il rider è un lavoratore autonomo, e non viceversa. La gestione dei collaboratori non conforme espone chi non si adegua a gravi rischi legali.
Stop al noleggio degli account
Per eradicare il fenomeno degli intermediari illeciti (soggetti che si pongono illegalmente tra le app e il rider, trattenendo una parte dei ricavi delle consegne), l’articolo 15 del decreto prevede l’obbligo di verificare l’identità del lavoratore tramite sistemi di autenticazione certa: con SPID, CIE o autenticazione a due fattori. Di conseguenza, è severamente vietato cedere le proprie credenziali o utilizzare profili appartenenti a terzi e le piattaforme sono considerate responsabili della vigilanza. La mancata implementazione di sistemi di controllo efficaci comporta sanzioni amministrative o, nei casi più gravi, la sospensione dell’attività .
Le sanzioni per chi sfrutta i rider
La pratica di prestare o affittare il proprio profilo a terzi colpisce direttamente il lavoratore. In questo caso, la sanzione amministrativa può variare da 800 a 1.200 euro. Se la piattaforma permette il rilascio di account multipli collegati allo stesso codice fiscale, la responsabilità ricade sull’azienda. La multa prevista oscilla tra 1.000 e 1.500 euro per ogni singolo account irregolare individuato.
Se invece il committente non garantisce la formazione specifica entro i primi 30 giorni dall’inizio dell’attività , rischia una sanzione che va da 800 a 2.400 euro. Infine, le società che mettono in atto pratiche commerciali scorrette o eludono sistematicamente le tutele dei lavoratori affrontano le conseguenze più pesanti. Le multe possono arrivare fino al 5% del fatturato annuo, con un tetto massimo fissato a 10 milioni di euro.
| Violazione | Soggetto responsabile | Sanzione amministrativa |
| Cessione dell’account a terzi | Lavoratore | da 800 € a 1.200 € |
| Rilascio account multipli (stesso CF) | Piattaforma | da 1.000 € a 1.500 € (per account) |
| Mancata formazione specifica (entro 30gg) | Committente | da 800 € a 2.400 € |
| Pratiche commerciali scorrette | Società | Fino al 5% del fatturato (max 10 mln €) |
Di cosa sono accusati Glovo e Deliveroo
Il 6 maggio 2026, l’AGCM ha avviato due procedimenti istruttori distinti nei confronti di Glovo (coinvolgendo Glovoapp23 S.a., Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l.) e Deliveroo Italy. L’accusa è quella di presunto socialwashing, ovvero quella di aver comunicato ai consumatori un impegno etico verso i rider non corrispondente alla realtà contrattuale e operativa. L’autorità contesta di aver utilizzato l’etica come leva di marketing per rassicurare i consumatori, mentre le indagini della Procura di Milano ipotizzavano già situazioni di sfruttamento e intermediazione illecita.
Entrambe le aziende hanno reagito ufficialmente all’apertura del fascicolo, dichiarando piena disponibilità al dialogo con le istituzioni. Glovo afferma di operare nel rispetto degli elevati standard interni e delle normative vigenti, dichiarandosi certa della conformità legale delle proprie azioni. Mentre Deliveroo ha ribadito la correttezza delle proprie pratiche commerciali e l’impegno nel supportare la rete di rider, commercianti e consumatori in Italia.
Le indagini sono attualmente in corso e mirano a verificare se le condotte analizzate integrino gli estremi di pratiche commerciali scorrette.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it