Aumento spesa militare, braccio di ferro tra Crosetto e Giorgetti: quali bonus potrebbero saltare

Mentre la Difesa sollecita la firma dei contratti, il Tesoro frena per proteggere le risorse destinate a famiglie e PMI contro il caro energia.

Adv

Crosetto scrive al MEF per fondo SAFE

Entro la fine del mese l’Italia deve decidere se accedere ai prestiti del Fondo SAFE (security action for Europe) per il potenziamento militare. Il ministro della Difesa preme per il riarmo, ma il MEF frena: ogni euro destinato ai contratti militari rischia infatti di essere sottratto al welfare e al contrasto del caro energia. Il tempo stringe e i corridoi di Palazzo Chigi sono teatro di un confronto serrato. La data per non perdere le risorse si avvicina.

La spesa militare e l’impatto del fondo SAFE sul debito pubblico

L’Italia ha tempo solo fino al 31 maggio per confermare a Bruxelles la volontà di attingere a circa 15 miliardi di euro di prestiti europei. Tuttavia, da una parte il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sollecita una firma immediata per onorare gli impegni NATO, mentre dall’altra il titolare del MEF, Giancarlo Giorgetti, prende tempo. Il motivo ha a che fare con l’impatto che questa scelta ha sul debito pubblico già sotto osservazione e sulle risorse necessarie a sostenere PMI e famiglie travolte dal caro energia.

Il pressing di Crosetto

Per Crosetto la modernizzazione dei dispositivi di difesa nazionale non è più rinviabile, sia per l’attuale scenario geopolitico sia per gli impegni assunti in sede internazionale. “Ho scritto due volte al Tesoro sollecitando una decisione”, ha dichiarato a margine della presentazione di una nuova piattaforma digitale per le aziende.

L’Italia infatti si è impegnata ad aumentare la spesa per la difesa dello 2% del Pil entro il 2028, puntando a un incremento di circa 12 miliardi di euro. Una cifra che l’opposizione vorrebbe dirottare sui servizi pubblici.

Inoltre, secondo il ministro, accedere al SAFE non è solo una necessità militare ma anche un’opportunità per il comparto industriale della difesa, dato che il fondo prevede che almeno il 65% della fornitura sia prodotto in ambito UE, favorendo la filiera interna e riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti. Tuttavia, senza la firma del MEF entro fine mese, i nuovi contratti d’investimento non potranno essere siglati.

Il freno di Giorgetti

Il SAFE rimane tecnicamente un prestito“un sistema di finanziamento non certo a costo zero” come ha ribadito Giorgetti durante un recente question time alla Camera – sebbene i tassi siano inferiori a quelli di mercato. Di conseguenza, l’obbligo di restituzione grava sulle casse dello Stato. E in un momento in cui l’Italia è ancora soggetta alla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo, ogni miliardo impegnato oggi nella difesa è un miliardo in meno disponibile per la prossima manovra finanziaria.

I bonus a rischio con l’aumento della spesa militare

In accordo con quanto dichiarato dalla premier Meloni, il contrasto al caro energia rimane la priorità del MEF, con particolare attenzione ai rincari dei carburanti che colpiscono la logistica e i costi di produzione delle imprese. Nel dettaglio, il timore è che l’accesso ai fondi SAFE possa erodere lo spazio di manovra per i bonus energia e i crediti d’imposta da destinare alle imprese energivore, gli interventi di welfare per le famiglie meno abbienti e la riduzione del cuneo fiscale, per la competitività delle PMI.

Meloni in trattativa con l’UE

In questo tiro alla fune Giorgia Meloni sta cercando una sintesi politica. Durante l’ultimo Consiglio dei ministri, la Premier ha tracciato la gerarchia delle urgenze. In cima alla lista ci sono il taglio delle accise alla pompa e il contrasto al caro energia, per la tenuta del tessuto produttivo delle PMI.

Con un mandato affidato al ministro per gli Affari UE, ha incaricato di sondare la Commissione europea per capire se sia possibile ottenere margini di flessibilità sul deficit, per scorporare dal calcolo del patto di stabilità le spese dirette all’energia. Una sorta di clausola di salvaguardia che permetterebbe di non dover scegliere tra sicurezza nazionale e sopravvivenza economica delle imprese.

Autore
Foto dell'autore

Redazione

Il team editoriale di Partitaiva.it

Siamo un team di giornalisti, consulenti, commercialisti e altri professionisti che ogni giorni si occupano di temi legati al lavoro, fisco, economia, previdenza e finanza.

Lascia un commento

Continua a leggere

Iscriviti alla Newsletter

Il meglio delle notizie di Partitaiva.it, per ricevere sempre le novità e i consigli su fisco, tasse, lavoro, economia, fintech e molto altro.

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.