Il mercato EdTech italiano ha raggiunto nel 2026 i 2,7 miliardi di euro con oltre 11.000 addetti, secondo il Rapporto EdTech 2026 dell’Osservatorio Proxima. Entro l’anno occorreranno oltre 3 milioni di nuove assunzioni con competenze digitali, gestionali e relazionali, un fabbisogno che il sistema scolastico tradizionale non è in grado di soddisfare, secondo Unioncamere.
Fondimpresa ha ridisegnato a settembre 2025 i requisiti di qualificazione per gli enti formativi. Chi vuole aprire una scuola di formazione professionale deve aver ben chiaro chi vuole formare: la risposta determina tutto il resto, dalla forma giuridica all’accreditamento, dai costi di avvio ai flussi di ricavo.
Indice
- Aprire una scuola di formazione in Italia: quali attività si possono svolgere
- Scuola di formazione, quale forma giuridica scegliere
- Scuola di formazione privata o ente di formazione accreditato: le differenze
- Quanto costa aprire una scuola di formazione nel 2026
- Quali sono le principali fonti di finanziamento delle scuole di formazione
- Le specializzazioni più richieste nel 2026
- Come attirare iscritti ai corsi: il ruolo del marketing nella formazione
Aprire una scuola di formazione in Italia: quali attività si possono svolgere
Dalla formazione privata a pagamento ai fondi interprofessionali, dai corsi per liberi professionisti alla formazione aziendale finanziata: dietro la parola “scuola di formazione” convivono realtà diverse, con interlocutori e fonti di finanziamento differenti.
Formazione privata a pagamento
Il primo modello è la scuola privata a pagamento diretto, rivolta a singoli: studenti, disoccupati, professionisti che investono di tasca propria per formarsi e mantenersi aggiornati. Non richiede accreditamento obbligatorio, basta aprire la partita IVA con codice ATECO corretto (85.59.09, 85.32 o 85.60), nel rispetto delle norme sulla pubblicità dei corsi. È il modello con barriera d’ingresso più bassa, ma anche con concorrenza maggiore e margini compressi. Corsi di lingue, marketing digitale, fotografia, grafica: in questo segmento opera la maggior parte di coloro che si avvicinano al settore per la prima volta.
Corsi per liberi professionisti
Il secondo modello è la formazione obbligatoria per liberi professionisti iscritti a ordini e casse previdenziali. Avvocati, commercialisti, ingegneri, medici, giornalisti devono accumulare crediti formativi ogni anno. L’accreditamento è specifico per ciascun ordine, ad esempio: Consiglio nazionale forense per avvocati, sistema ECM per sanità, ODCEC per commercialisti. È un mercato con domanda stabile, regolata da obblighi normativi.
Formazione aziendale finanziata
Il terzo modello è la formazione aziendale finanziata, il più remunerativo. Le aziende finanziano la formazione attraverso fondi interprofessionali -Fondimpresa, Fondirigenti, Forte, Fon.Coop, che gestiscono risorse dallo 0,30% del monte salari versato all’INPS. L’ente incassa dall’azienda, non dal corsista. Per accedere è indispensabile l’accreditamento regionale e, per Fondimpresa, occorre una qualificazione specifica che dal 2025 richiede solidità patrimoniale, esperienza pregressa e, in molte regioni, ISO 9001.
Formazione pubblica finanziata
Il quarto modello è la formazione pubblica finanziata: l’ente partecipa a bandi regionali, nazionali o europei per disoccupati, NEET, lavoratori in transizione. È lo scenario più complesso, richiede accreditamento regionale e spesso ISO 9001, ma ha flussi di cassa stabili una volta avviato.
Scuola di formazione, quale forma giuridica scegliere
La scelta della forma giuridica ha conseguenze dirette sull’accreditamento e sulla credibilità verso bandi pubblici. Chi punta al mercato B2C privato può partire con una ditta individuale o SRL semplificata. La ditta individuale richiede la costituzione presso l’Agenzia delle Entrate con un costo medio stimato tra i 1.500–2.000 euro. La scelta del codice ATECO determina regime fiscale, ammissibilità a bandi e coerenza oggetto sociale.
Chi punta alla formazione accreditata invece, necessita di una struttura giuridica più solida, preferibilmente SRL con capitale minimo stimato di 10.000 euro. Lo statuto deve contenere esplicitamente finalità formative nell’oggetto sociale, pena il rifiuto automatico, secondo il registro delle imprese. I costi per la costituzione si aggirano intorno ai 1.500–3.000 euro. È questa la forma giuridica più utilizzata per gli enti accreditati che lavorano con aziende e bandi pubblici.
Infine, per quanto riguarda le associazioni senza scopo di lucro, non richiedono un capitale minimo, e si costituiscono con circa 500–1.000 euro, per quanto però non possano distribuire gli utili e la loro attività commerciale è limitata. Le cooperative di formazione invece richiedono un capitale di 25.000 euro, costi di apertura di 2.500–4.000 euro e hanno vantaggi fiscali e accesso a finanziamenti dedicati.
Scuola di formazione privata o ente di formazione accreditato: le differenze
Una scuola di formazione privata opera sul mercato libero, erogando corsi a pagamento senza ricorrere ai canali pubblici di finanziamento. L’ente di formazione accreditato, invece, può accedere ai sistemi regionali della formazione professionale e partecipare a bandi pubblici e programmi finanziati.
L’accreditamento regionale rappresenta quindi il passaggio chiave per operare nella formazione finanziata. Ciò comporta differenze anche per quel che riguarda gli standard organizzativi richiesti, i sistemi di controllo e la struttura amministrativa dell’ente.
Come ottenere l’accreditamento regionale per una scuola di formazione
L’accreditamento regionale abilita a partecipare a bandi europei, nazionali, regionali e a erogare formazione nei fondi interprofessionali. L’accreditamento è disciplinato a livello regionale, pur all’interno di un quadro nazionale di riferimento: ogni regione gestisce un proprio albo ed un ente accreditato in Lombardia ad esempio non è automaticamente accreditato anche in Calabria.
Per ottenere il riconoscimento, l’ente deve risultare in possesso di alcuni requisiti. La sede deve risultare adeguata, sia in termini di metratura sia di accessibilità e sicurezza, secondo quanto previsto dalla normativa vigente (D.Lgs. 81/2008). Le aule devono garantire spazi minimi sufficienti per ciascun partecipante, generalmente compresi tra 2 e 3 metri quadrati per studente. A questo si aggiunge l’obbligo di avvalersi di personale qualificato, con titoli ed esperienze verificabili, mentre diverse regioni richiedono anche la certificazione del sistema di gestione della qualità ISO 9001. Sul piano economico, l’ente deve dimostrare che l’attività formativa costituisce la parte principale del proprio business ovvero che almeno il 51% del fatturato derivi dalla formazione.
Dal punto di vista procedurale, molte amministrazioni regionali mettono oggi a disposizione piattaforme digitali per la presentazione delle domande di accreditamento. I tempi complessivi per ottenere l’autorizzazione variano mediamente tra i 3 e i 6 mesi. Più nel dettaglio, la fase di preparazione della documentazione richiede in genere 1–2 mesi, la presentazione formale alla regione circa una settimana, mentre la valutazione da parte degli uffici competenti può durare 1–2 mesi. A questi si aggiungono eventuali sopralluoghi o visite tecniche, che possono richiedere ulteriori 2–3 settimane.
Accordo Stato-Regioni 2025: cosa cambia per gli enti di formazione
Il nuovo accordo Stato-Regioni dello scorso 17 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 maggio, ha introdotto un aggiornamento del sistema della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Il provvedimento ha rafforzato il principio di uniformità degli standard formativi e il riconoscimento degli attestati su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di rendere più omogenee le regole tra le diverse Regioni. Per gli enti di formazione, questo significa operare all’interno di un quadro più standardizzato, soprattutto nei percorsi legati al D.Lgs. 81/2008.
Quanto costa aprire una scuola di formazione nel 2026
Anche dal punto di vista dei costi iniziali di investimento, le differenze tra una realtà che opera esclusivamente sul mercato privato e un ente di formazione accreditato, sono sostanziali. Il fabbisogno iniziale infatti può variare da circa 10.000 euro per strutture essenziali fino a oltre 50.000 euro per enti organizzati e orientati alla formazione finanziata.
| Voce di costo | Scuola di formazione privata | Ente di formazione accreditato |
|---|---|---|
| Costituzione della società | € 1.500–3.000 | € 1.500–3.000 |
| Sede e adeguamento locali | € 5.000–15.000 | € 10.000–25.000 |
| Certificazione ISO 9001 | Non richiesta | € 3.000–6.000 |
| Consulenza per l’accreditamento | — | € 2.000–5.000 |
| Piattaforma e-learning | € 3.000–10.000 | € 3.000–15.000 |
| Totale stimato | € 9.500–28.000 | € 20.000–55.000 |
Fonte: elaborazione su dati del Registro delle Imprese, Camere di Commercio, normativa sull’accreditamento regionale e requisiti degli enti di formazione. Le voci relative a certificazione ISO 9001, consulenza, piattaforme e adeguamento dei locali rappresentano stime di mercato, in quanto non soggette a tariffari pubblici. I costi effettivi variano significativamente per dimensione dell’ente, regione e complessità dell’iter.
Quali sono le principali fonti di finanziamento delle scuole di formazione
Per i lavoratori autonomi e i professionisti, la leva principale non passa dai fondi interprofessionali, riservati alle imprese, ma dalla fiscalità e dagli strumenti di categoria. Ad esempio, è possibile dedurre le spese di aggiornamento professionale, secondo quanto previsto dall’articolo 54 del TUIR, mentre alcune casse previdenziali come INARCASSA, Cassa forense ed ENPAM prevedono contributi o rimborsi per la formazione continua.
Fondi interprofessionali
Nel segmento della formazione aziendale il riferimento principale è rappresentato dai fondi interprofessionali, alimentati dal contributo obbligatorio dello 0,30% versato dalle imprese all’INPS e destinato al finanziamento dei piani formativi dei lavoratori. Tra i principali operatori figura Fondimpresa, che finanzia percorsi formativi erogati da enti accreditati e rappresenta una delle leve più utilizzate dalle aziende per aggiornare competenze e processi interni.
Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+)
Il Fondo Sociale Europeo Plus rappresenta una delle principali fonti di finanziamento della formazione a livello europeo e si attua attraverso programmi nazionali e regionali. Le risorse sono destinate a interventi su occupazione, riqualificazione professionale, inclusione sociale e formazione dei soggetti più fragili, come disoccupati e NEET. L’accesso ai fondi avviene tramite bandi regionali.
PNRR e programmi regionali
Nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la formazione rientra tra le leve strategiche per la transizione digitale e la riqualificazione delle competenze. Le regioni, in questo contesto, svolgono un ruolo centrale nella gestione operativa delle risorse e nella definizione degli avvisi pubblici.
Voucher digitali I4.0 delle Camere di Commercio
Un ulteriore canale di finanziamento è rappresentato dai voucher digitali I4.0 promossi dalle Camere di commercio, destinati alle piccole e medie imprese. Gli incentivi sostengono progetti di innovazione e digitalizzazione, inclusa la formazione del personale e l’adozione di strumenti tecnologici per la gestione delle competenze. Gli importi variano significativamente tra le diverse Camere di Commercio.
Le specializzazioni più richieste nel 2026
Nel 2026 le scelte di posizionamento degli enti formativi risultano sempre più determinate da pochi ambiti ad alta domanda strutturale, nei quali si concentra la crescita del mercato. Secondo le analisi del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, le competenze digitali di base sono un requisito indispensabile in circa il 60% delle assunzioni programmate, mentre le competenze green rappresentano ormai un fattore trasversale nei processi di selezione delle imprese.
Sicurezza sul lavoro
La formazione sulla sicurezza sul lavoro resta uno dei segmenti più stabili dell’intero settore, in quanto legata a obblighi normativi previsti dal D.Lgs. 81/2008. L’aggiornamento continuo e l’adeguamento agli standard introdotti dall’Accordo Stato-Regioni 2025 hanno rafforzato ulteriormente la domanda di questo tipo di percorsi, che restano centrali nella formazione finanziata aziendale.
Intelligenza artificiale e competenze digitali
Tra le aree in maggiore espansione rientrano le competenze digitali e l’intelligenza artificiale, spinte dalla diffusione di strumenti di automazione e dall’uso crescente dei dati nei processi aziendali, con conseguente domanda in forte crescita per i profili digitali.
Cybersecurity
L’ambito della cybersecurity è in forte espansione, trainato dall’aumento dei rischi informatici e dalla necessità per le imprese di adeguarsi alle normative sulla protezione dei dati.
Sostenibilità ed ESG
Anche la transizione ecologica sta incidendo sul mercato della formazione, per la costante richiesta di competenze legate ai criteri ESG e alla sostenibilità aziendale. Dovendo integrare pratiche ambientali e standard europei nelle proprie attività, il fabbisogno di aggiornamento professionale nelle imprese è continuo.
Formazione finanziata per PMI
I percorsi più richiesti sono quelli di breve durata, spesso tra le 30 e le 60 ore, finanziati attraverso strumenti come i fondi interprofessionali.
Come attirare iscritti ai corsi: il ruolo del marketing nella formazione
Soprattutto nell’ambito della formazione privata, la capacità di riempire i corsi rappresenta uno degli aspetti più critici per la sostenibilità economica del business. Aumentare i contatti, infatti, non coincide automaticamente con le iscrizioni, soprattutto in un settore in cui la decisione dell’utente è influenzata da variabili come costi, spendibilità del titolo e tempi di avvio dei percorsi.
Su questi aspetti interviene per Partitaiva.it Gabriele Palazzolo, fondatore di GP Media Marketing, realtà specializzata nella generazione e gestione di lead per scuole e centri formativi. “In questi anni abbiamo visto società di formazione ricevere decine, a volte centinaia di lead, senza riuscire comunque a raggiungere il numero di iscritti necessario. Il motivo è semplice: un lead non è ancora uno studente – spiega Palazzolo -. Una persona può essere interessata a un corso, ma deve ancora capire se può permetterselo, se gli orari sono compatibili, se il titolo è valido, quali sbocchi professionali offre e se quello è davvero il percorso giusto per lei”.
Secondo il consulente, anche la variabile tempo ha il suo peso, in questo ambito. “Nel settore della formazione, c’è spesso una scadenza precisa: il corso deve partire entro una certa data e con un numero minimo di iscritti. Questo rende tutto più delicato rispetto ad altri settori, perché non basta generare interesse. Bisogna trasformarlo in una decisione entro tempi abbastanza brevi”, continua.
Da qui emerge un punto spesso sottovalutato: la pubblicità da sola non basta. “La campagna pubblicitaria è quindi solo una parte del lavoro. Se il contatto viene richiamato dopo due giorni, se non viene seguito con costanza, se il commerciale non sa gestire le obiezioni o se l’offerta non è chiara, anche una buona campagna rischia di non produrre iscrizioni”, precisa l’esperto.
E si rende necessario un approccio più strutturato. “È proprio da questa consapevolezza che abbiamo sviluppato il Metodo Riempi Classe: non un semplice servizio di advertising, ma un sistema che prova a collegare marketing, gestione dei lead e supporto al processo commerciale”, continua.
I canali più efficaci per acquisire iscritti
Alle difficoltà iniziali si somma la necessità di individuare gli strumenti più efficaci per intercettare potenziali studenti. “Non credo esista un canale migliore in assoluto – commenta Palazzolo -. Dipende molto dal tipo di corso, dal territorio, dal prezzo e soprattutto dal livello di consapevolezza del pubblico”.
Secondo l’esperto, la strategia cambia anche in base alla fase del percorso decisionale dell’utente. “Facebook e Instagram funzionano bene quando bisogna intercettare persone che non stanno ancora cercando attivamente un corso, ma che potrebbero essere interessate a cambiare lavoro, ottenere una qualifica o migliorare la propria posizione professionale -esplicita Palazzolo-. Google, invece, è molto efficace quando la persona ha già un’intenzione più chiara e sta cercando una scuola, un corso o una certificazione specifica”.
“Poi ci sono i contenuti, i video, le testimonianze degli studenti, i casi di successo e tutto ciò che serve a costruire fiducia. Perché scegliere una scuola o un percorso formativo non è un acquisto impulsivo, ma spesso è una decisione che coinvolge tempo, denaro e aspettative sul proprio futuro – aggiunge il fondatore di GP Media Marketing -. Il passaparola continua ad avere un peso importante, ma da solo non è sufficiente, perché non è prevedibile e non è facilmente scalabile.”
La soluzione più efficace sarebbe questa: “La combinazione che vediamo funzionare meglio è composta da advertising, contenuti autorevoli, testimonianze reali e un processo strutturato di ricontatto attraverso telefono, WhatsApp, email e CRM. L’errore più frequente invece è concentrare tutta l’attenzione sulla campagna pubblicitaria. La pubblicità può portare contatti, ma non può sostituire un’offerta debole o un processo commerciale disorganizzato”, conclude.













Natalia Piemontese
Giornalista