Tassazione ETF in Italia: come avviene e quanto si paga

Qual è la tassazione sugli ETF? Come comportarsi con le plusvalenze e i rendimenti? Scopri cosa cambia in base ai regimi fiscali e come effettuare la dichiarazione dei redditi.

di Gennaro Ottaviano

Revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.

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Tassazione ETF
  • La tassazione ETF prevede un’imposta sostitutiva pari al 26% sia per le plusvalenze ottenute, sia per i dividendi.
  • Il calcolo della tassa da corrispondere varia in base al regime fiscale e alla tipologia di ETF su cui si opera con il trading online.
  • Per gli Exchange Traded Fund armonizzati è prevista un’imposta del 26% o del 12,5%, mentre per quelli non armonizzati devi considerare una tassazione ordinaria in base gali scaglioni IRPEF.

Il trading online sugli ETF è cresciuto del 50% rispetto al 2021, grazie a un’offerta sempre più variegata e alle loro caratteristiche uniche. Infatti, questi sono strumenti finanziari che combinano la possibilità di diversificare i rischi, ottenere una rendita e al contempo accedere a una liquidità molto simile a quelle delle azioni.  

Se hai già investito su questo strumento o stai valutando di diversificare il tuo portafoglio titoli, diventa essenziale comprendere come funziona la tassazione sugli ETF in Italia e come inserire le eventuali plusvalenze ottenute all’interno del Modello Redditi PF. In questa guida troverai tutto quello che devi sapere sugli Exchange Traded Fund.

Cos’è un ETF

L’acronimo ETF indica gli Exchange Traded Fund una tipologia di fondo comune di investimento, composto da una serie di asset, il cui andamento andrà a determinare il suo valore.

Quindi, è un fondo in cui puoi investire il tuo denaro acquistando una quota di capitale che verrà gestita da una società, ovvero quella che ha emesso l’ETF, al fine di farti ottenere un probabile guadagno nel tempo. Tuttavia, rispetto a un tradizionale fondo comune, gli ETF hanno delle caratteristiche peculiari:

  • sono fondi indicizzati;
  • prevedono una gestione passiva;
  • puoi liberamente fare trading sulle quote.

Un Exchange Traded Fund replica un asset sottostante. Ciò significa che si andrà a riprodurre l’andamento di un indice scelto dalla società di gestione.

Inoltre, rispetto ai fondi tradizionali, che prevedono la possibilità di inserire qualunque asset all’interno del fondo, gli ETF hanno una gestione passiva.

Ciò significa che al suo interno troverai solo titoli che si riferiscono alla natura dell’ETF stesso. Ad esempio, se investi in un Exchange Traded Fund energetico, troverai al suo interno solo titoli di società legate all’energia.

Infine, ha la particolarità di essere un fondo ibrido tra quelli aperti, ovvero che ti permettono di investire e disinvestire in ogni momento, e quelli chiusi. Questi ultimi, prevedono l’obbligo di mantenere le posizioni fino a una precisa data di scadenza.

caratteristiche ETF

Tipologie di ETF

Gli Exchange Traded Fund si classificano in base alla:

  • tipologia di replica, che può essere fisica o sintetica;
  • asset presenti al loro interno;
  • tematica.

Un ETF con replica fisica prevede l’acquisto del gestore dei titoli dal punto di vista reale, riflettendo in modo veritiero le caratteristiche dell’indice sottostante.

Invece, nel caso della replica sintetica, si vanno ad attivare delle operazioni swap, ovvero di scambio, attraverso contratti derivati, andando a riprodurre l’andamento solo di alcuni asset. Ciò permette di ridurre i costi, oltre ad offrire rendimenti più alti.

L’altra distinzione riguarda la tipologia di asset presenti. Quindi, gli ETF si dividono in base alla prevalenza di azioni, obbligazioni, criptovalute e indici, con una variazione del rischio e dei rendimenti. Infine, si distinguono anche in base al tema di riferimento, ovvero all’elemento che accomuna i singoli strumenti finanziari presenti all’interno.

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Tassazione ETF: come funziona

La tassazione degli ETF in Italia ha subito cambiamenti con la legge del 24 aprile 2014, numero 66, soprattutto per quanto riguarda la fiscalità. Infatti, questi strumenti finanziari sono stati inseriti tra gli OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio). Dal punto di vista del calcolo delle imposte, gli ETF producono:

  • un capital gain per le attività di trading online, rientranti tra i redditi diversi;
  • redditi da capitali, collegati alle rendite che vengono staccate dalle società.

Con la nuova normativa, sia per quanto riguarda i proventi collegati al trading online, sia per quelli da capitale, si applica una tassazione del 26%. Come dichiarare i guadagni ottenuti con gli Exchange Traded Fund? A determinare la tassazione sugli ETF vi sono una serie di fattori:

  • tipologia di regime fiscale adottato in base all’intermediario;
  • possesso di ETF armonizzati o non armonizzati;
  • realizzazione di una plusvalenza o minusvalenza collegata al trading.

Tipologia di regime fiscale negli ETF

L’operatività su un ETF può avvenire attraverso due tipologie di broker:

  1. intermediario con sede in Italia o in Europa e che svolge funzioni di sostituto d’imposta;
  2. intermediario residente all’estero.

Nel primo caso potrai scegliere se applicare un regime amministrato oppure quello dichiarativo. Invece, per quei broker che hanno sede all’estero e che non svolgono la funzione di sostituti d’imposta, sarai obbligato a scegliere sempre il regime dichiarativo.

Chiariamo questi due concetti. Nel regime amministrato il pagamento delle tasse sugli ETF viene attuato direttamente dall’intermediario, il quale applicherà un’imposta diretta del 26% al momento della realizzazione del guadagno o dello stacco della cedola.

Ciò significa che le plusvalenze e i redimenti ottenuti saranno al netto delle tasse e non andranno a cumularsi al reddito imponibile al fine della dichiarazione dei redditi. Inoltre, non sarai tenuto a compiere altre tipologie di adempimenti.

ETF e regime dichiarativo

Invece, se l’intermediario finanziario si trova all’estero e non svolge la funzione di sostituto d’imposta, la tassazione sugli ETF deve avvenire attraverso il regime dichiarativo. Nella tabella seguente abbiamo indicato quali sono le principali differenze.

Regime dichiarativoRegime amministrato
Devi presentare in autonomia la dichiarazione dei redditiLa gestione fiscale avviene a opera dell’intermediario che svolge la funzione di sostituto d’imposta
Le tasse devono essere pagate al momento della consegna della dichiarazioneSi applica il principio per cassa con pagamento delle imposte al momento del realizzo del capital gain
Calcolo delle plusvalenze con metodo L.I.F.O.Calcolo delle plusvalenze con il principio del costo medio
Compensazione delle minusvalenzeCompensazione delle minusvalenze
Calcolo delle tasse in base alle plusvalenze realizzate e monitoraggio fiscaleNon è previsto il monitoraggio fiscale

Come noti, dovrai dichiarare in autonomia i redditi ottenuti dal trading sugli ETF. Ciò comporta di inserire gli importi nelle apposite sezioni del modello 730 precompilato o del Modello Unico PF, oltre a dover calcolare il capitale gain, in base al differenziare tra le plusvalenze ottenute e le minusvalenze.

Questa è una procedura non sempre facile, soprattutto se hai effettuato diverse movimentazioni. Per questo ti suggeriamo di affidarti a uno studio di commercialisti, al fine di non commettere errori.
Ti potrebbe interessare la nostra guida su Criptovalute e dichiarazione dei redditi

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Tassazione ETF armonizzati e non armonizzati

Altra distinzione che incide sulla tassazione degli ETF riguarda quella tra:

  • ETF armonizzati: scambiati nei mercati europei regolamentati e soggetti alle direttive europee;
  • ETF non armonizzati: presenti su altre tipologie di mercati, che non seguono direttive UE.

Gli ETF armonizzati sono identificabili anche dalla sigla UCITS (Undertakings for Collective Investiment In Trasferable Securities), emessi da società di gestione sottoposte a vigilanza nel proprio Stato di residenza.

Vengono quindi rispettate le normative per l’emissione di questi strumenti finanziari previste dalla Commissione Europea. In questo caso devi considerare una doppia tassazione sugli ETF.

Infatti, si applica di norma un’aliquota del 26% sia sul capital gain da trading, sia sui rendimenti da capitale. Tuttavia, questo valore scende al 12,5% per quanto riguarda quegli ETF obbligazionari armonizzati emessi in Paesi rientranti nella White List, ovvero che hanno accordi di trasparenza finanziaria con l’Italia e che prevedono la replica di titoli di Stato italiani.

Calcolo tasse ETF armonizzati

1. Tassazione ETF armonizzati

Vediamo un esempio di tassazione degli ETF armonizzati. Immagina di aver acquistato un Exchange Trade Funds composto da azioni e obbligazioni.

In questo caso si applicherà un’imposta sostitutiva del 26%. Invece, se la composizione dell’ETF prevede il 50% di titoli di Stato italiani e il restante di azioni, dovrai applicare la doppia tassazione sugli ETF. Quindi, le quote dei titoli di Stato saranno soggette a un’imposta del 12,5%, mentre per quelle restanti si prevede il 26%.

Nel caso di regime dichiarativo le plusvalenze degli ETF rientrano tra i redditi da capitale e come tali dovrai inserirle nel quadro RM, versando il 26% attraverso F24 e codice tributo 1242.

Invece, le minusvalenze rientrano nei redditi diversi e puoi utilizzarle per compensare il calcolo del capital gain sugli ETF e sui guadagni derivati da strumenti finanziari che generano a loro volta redditi diversi, come le azioni.

2. Tassazione ETF non armonizzati

Gli ETF non armonizzati sono tutti quelli non sono soggetti ai regolamenti UE. Sono emessi da società non sottoposte a vigilanza da parte degli Stati in cui risiedono e vengono scambiati sui mercati diversi da quelli delle Borse Europee.

In questo caso, sia per il capital gain, sia per i redimenti da capitale, non è soggetto ad applicare un’imposta sostitutiva del 26%.

Quindi si prevede una tassazione ordinaria in base agli scaglioni IRPEF:

  • fino ai 15.000€: 23%;
  • dai 15.001 ai 28.000€: 25%;
  • dai 28.001 ai 50.000€: 35%;
  • superiore ai 50.001€: 43%.

Dovrai inserire il reddito complessivo ottenuto nell’anno fiscale di riferimento nella sezione RL del Modello Redditi PF, andando a indicare il codice 4.

Tassazione ETF, monitoraggio fiscale e quadro RW

Gli ETF devono essere inseriti nel quadro RW nel sistema dichiarativo? All’interno di questa sezione della dichiarazione dei redditi si includono quelle attività di natura finanziaria che vengono svolte all’estero. Il Quadro RW è obbligatorio ai fini del:

  • monitoraggio fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate;
  • per determinare il calcolo dell’IVAFE.

Per sua natura, in quanto fondo di investimento detenuto da società all’estero, i guadagni ottenuti dagli ETF dovranno essere inseriti all’interno del quadro RW, se le operazioni avvengono attraverso un intermediario che non svolge le funzioni di sostituto d’imposta.  

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Differenza tra tassazione ETF ed ETC

Al fine di dare una visione completa della regolamentazione fiscale degli Exchange Traded Fund diventa utile soffermarci sulla tassazione degli ETC.

Infatti, spesso gli ETC vengono confusi con gli ETF, ma sono due strumenti finanziari molto diversi.  La sigla identifica gli Exchange Traded Commodieties, una tipologia di ETF che non andrà a replicare un paniere di titoli, ma solo un singolo asset sottostante.

Ad esempio, con un ETC si può investire su una singola materia prima, come l’oro. Questi strumenti finanziari sono emessi su mercati che non sono regolamentati dalla UE.

Quindi, dal punto di vista fiscale non si fa distinzione tra reddito da capitale o reddito diverso, ma sono assoggettai a una tassazione simile a quella delle azioni e dei derivati.

Tassazione ETF – Domande frequenti

Quante tasse si pagano sugli ETF?

Con la legge 66/2014 la tassazione sugli ETF prevede di norma l’applicazione di un’aliquota del 26%, salvo per alcune eccezioni. Scopri cosa c’è da sapere nella nostra guida.

Cos’è un ETF armonizzato?

Gli ETF armonizzati sono quelli emessi da società sottoposte a vigilanza negli Stati in cui hanno sede e scambiati nelle Borse Europei in rispetto ai regolamenti UE.

Cos’è la doppia tassazione sugli ETF?

Per gli ETF che prevedono al loro interno titoli di Stato italiani, si applica una doppia tassazione pari al 12,5% per la parte obbligazionaria e del 26% per la restante. Scopri i dettagli qui.

Autore
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Gennaro Ottaviano

Esperto di economia aziendale e gestionale

Laurea in Economia Aziendale presso il Politecnico di Lugano, appassionato di borse, mercati e investimenti finanziari. Ho competenze di diritto e gestione societaria, con esperienze amministrative. Scrivo di diritto, economia, finanza, marketing e gestione delle imprese.
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Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 21 Maggio 2024
Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

4 commenti su “Tassazione ETF in Italia: come avviene e quanto si paga”

  1. Ho venduto il 10-ottobre 2023 , tramite un conto deposito bancario ( banca intesa) un Etf ISIN Fr0010361683 realizzando una cospicua plusvalenza. Data la mia particolare situazione reddituale mi sarebbe di molto convenuto una tassazione dichiarativa , mentre mi è stata applicata di default la ritenuta d’imposta . Ho uno strumento x chiedere che mi venga cambiato il metodo di tassazione e quindi rimborsato l’importo della ritenuta d’imposta?

    Rispondi
    • Buongiorno,
      le consigliamo di rivolgersi a Banca Intesa per consigli finanziari. In linea di principio crediamo, comunque, che non sia possibile.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi
  2. Sto pensando di aprire un pac etf di lungo periodo ( 20anni)con una banca che adotta il sistema dichiarativo.
    La dichiarazione di plusvalenze e minusvalenze va fatta annualmente anche se non chiudo la posizione? Grazie

    Rispondi
    • Buongiorno,
      Sì, nel caso decidesse di aprire un PAC ETF di lungo periodo (20 anni) con una banca che opera nel sistema dichiarativo, è necessario che Lei dichiari le plusvalenze e le minusvalenze annualmente, anche se non chiude la posizione.

      Questo perché nel regime dichiarativo, è compito dell’investitore calcolare le tasse seguendo il metodo LIFO (last in first out), che implica la considerazione per prime delle ultime posizioni acquistate nella determinazione delle plusvalenze o minusvalenze. È importante che Lei mantenga un’accurata documentazione di tutti gli acquisti effettuati.

      In caso di plusvalenza, può compensarla con eventuali minusvalenze di anni precedenti o con minusvalenze certificate da intermediari finanziari. Se invece si verifica una minusvalenza, questa può essere accantonata per essere dedotta dalle plusvalenze realizzate nei successivi quattro anni.

      Ricordo inoltre che gli ETF possono generare diversi tipi di reddito, e l’aliquota di tassazione varia a seconda del tipo di strumento finanziario e del reddito generato. La maggior parte degli strumenti finanziari nel trading online sono soggetti a un’aliquota del 26%, ma ci sono alcune eccezioni.

      Dunque, è fondamentale che Lei tenga traccia di tutte le movimentazioni e calcoli annualmente le plusvalenze e le minusvalenze per assicurarsi una corretta gestione fiscale del suo PAC ETF nel regime dichiarativo.

      Grazie per averci scritto

      Rispondi

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