Tassazione crowdfunding in Italia: guida completa 2022

Il crowdfunding è un sistema di finanziamento innovativo, ed è utile a sostenere una causa, o una nuova startup. Ma è anche un valido investimento per incrementare i propri risparmi. Ecco qual è la disciplina fiscale specifica.

revisione a cura di Rosario EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.
Tassazione crowdfunding in Italia: guida completa 2022
  • La tassazione del crowdfunding in Italia varia in base alle diverse tipologie di finanziamenti.
  • I guadagni ottenuti dalle attività di lending crowdfunding ed equity crowdfunding vengono considerati tassabili per il 26% come nel caso dei prodotti finanziari, salvo in presenza di sgravi fiscali.
  • Il versamento delle tasse sul crowdfunding può avvenire inserendo il surplus ottenuto nel quadro RW della dichiarazione dei redditi.

La tassazione sul crowdfunding in Italia è una tematica piuttosto attuale. L’aumento delle piattaforme web e la possibilità di utilizzare capitali anche di piccola entità, ottenendo un ritorno economico, sono tra i principali fattori che hanno portato a una crescita esponenziale degli investimenti di crowdfunding e a un interesse da parte del fisco su queste tipologie di finanziamento.

Il crowdfunding è un metodo per ricavare dei fondi per progetti innovativi e startup. Per gli investitori si tratta di un sistema che può essere molto utile per diversificare i risparmi, puntando sull’innovazione di una start-up, oppure sul settore immobiliare.

In particolare, in un momento di crisi economica con inflazione pari al 6,7%, può essere una valida alternativa ad altre forme di attività finanziarie. In questa prospettiva, diventa indispensabile conoscere come funziona il crowdfunding e l’aspetto fiscale. Quando viene applicata l’IVA? Come comportarsi per il pagamento delle tasse? Nella nostra guida ti forniremo le risposte a queste domande e tutte le informazioni utili.

Cos’è il crowdfunding

Il termine crowdfunding proviene dalla fusione della parola crowd, che può essere tradotta come folla e di funding, ovvero finanziamento. Cos’è esattamente? Può essere definito come un sistema che permette, attraverso una piattaforma online, di unire i soldi di più soggetti al fine di finanziare uno specifico progetto imprenditoriale in modo collettivo.

Come investitore, potrai impegnare tramite questo meccanismo il tuo denaro senza la necessità di avere degli intermediari. Si tratta di un meccanismo innovativo nato nei paesi anglosassoni alla fine degli anni 90’ come forma di beneficenza, e che si è trasformata presto in un prodotto finanziario a tutti gli effetti, anche molto remunerativo.

La particolarità del crowdfunding è quella di permettere ai piccioli investitori di utilizzare somme di denaro limitate, con l’opportunità di partecipare comunque a un progetto di più ampia portata. Tutte le tipologie di finanziamento con la raccolta fondi prevedono uno schema ben definito. Infatti, si avrà:

  • una società che propone un progetto;
  • la presenza di una piattaforma di crowdfunding che farà da punto d’incontro, offrendo una serie di servizi. Solitamente si tratta di piattaforme accessibili facilmente online;
  • la presenza di un istituto di pagamento, attraverso cui verranno effettuate le transazioni economiche, il quale può essere in Italia o all’estero;
  • l’investitore, che decide di partecipare a una delle tipologie di crowdfunding previste e sovvenzionare l’idea, il progetto o la startup.

Come investitore, questa può essere una vera e propria attività finalizzata a produrre reddito, per cui dovrai considerare qual è la tassazione specifica, e tutti i relativi aspetti fiscali.

Crowdfunding startup

Le tipologie di crowdfunding

La forma originaria del crowdfunding era collegata a fornire capitali a progetti sotto forma di raccolta fondi senza scopi di lucro, ma come beneficenza. Questo aspetto non comporta problematiche dal punto di vista fiscale, dato che non viene prodotto reddito. Negli anni il sistema di finanziamenti con la raccolta fondi si è evoluto, con diverse tipologie.

In alcune, potrai investire i tuoi soldi in un progetto immobiliare, come una ristrutturazione, una riqualificazione oppure la costruzione di un complesso o di un edifico. In altre, avrai la possibilità di puntare sullo sviluppo di una start-up e quindi ottenere un ritorno economico. Vi sono anche forme di crowdfunding che prevedono l’utilizzo del tuo denaro come forma di prestito diretto oppure come donazione. Ecco quali sono le tipologie presenti in Italia oggi:

  • Equity crowdfunding: in questo caso l’azienda che raccoglie i fondi riconosce all’investitore una partecipazione alla società;
  • Social lending: si tratta di un prestito personale da un privato ad un altro, senza l’intervento di società finanziarie e banche;
  • Donation crowdfunding: si tratta di una donazione finalizzata a sostenere una causa, senza ricompensa;
  • Reward-based Crowdfunding: in questo caso si prevede una ricompensa per l’investitore.

Tutte le operazioni vengono eseguite direttamente online utilizzando una piattaforma specifica che si basa sul sistema peer to peer. Le società che le gestiscono sono degli intermediari, ma solo in alcuni svolgono attività finanziarie con un riconoscimento della Banca d’Italia. Questo comporta che in base alla tipologia di crowdfunding che deciderai di utilizzare, dovrai valutare anche l’aspetto fiscale. In particolare, ci soffermeremo su:

  • l’applicazione dell’IVA;
  • la tassazione sul reddito prodotto.
Tasse crowdfunding

Le tasse del crowdfunding in Italia

Prima di addentrarci nelle varie tipologie di  finanziamenti con raccolta fondi e su come comportarti dal punto di vita fiscale è utile considerare gli aspetti normativi in Italia sul crowdfunding. Come riferimento potrai prendere in considerazioni le seguenti normative:

  • Legge 205/2017: operazioni al di fuori della sfera di impresa effettuate da persone fisiche a terzi;
  • Testo Unico 24 febbraio 1998: specifiche sulla tassazione e sugli strumenti finanziari;
  • Decreto-legge n. 66 del 2014: aggiornamenti riguardanti l’aspetto fiscale sugli strumenti finanziari;
  • Regolamenti IVA UE del 2015: riferimento all’applicazione dell’IVA per le piattaforma di raccolta fondi;
  • Art 43-44 Legge di bilancio 2018: attività fiscale delle piattaforme peer to peer lending.

Precisiamo sin da subito, che in ambito di tassazione su questo argomento vi sono una serie di divergenze e vuoti normativi che hanno portato a un po’ di incertezza. La confusione è dovuta principalmente al fatto che in alcune delle tipologie previste non è presente un vero e proprio guadagno, mentre in altre si può parlare di rendimento.

Infine, vi sono alcune versioni di crowdfunding che prevedono degli sgravi fiscali. Vediamo singolarmente quali sono le caratteristiche delle varie tipologie e come comportati per quanto riguarda l’IVA e la tassazione sul reddito.

Tassazione Equity Crowdfunding

L’equity crowdfunding è tra le forme più utilizzate di finanziamento con raccolta fondi. Infatti, potrai investire una somma minima da utilizzare per subentrare nel capitale di un’impresa. Ciò significa che diventerai socio di un’azienda che sponsorizza un determinato progetto. Potrai ottenere un guadagno che sarà proporzionale all’investimento effettuato, e in base alla tipologia di rischio che caratterizza il progetto. Gli introiti saranno collegati:

  • al valore dell’azienda;
  • alla realizzazione di utili.

Nel primo caso si considera l’incremento del valore della società che determinerà un aumento delle quote che possiedi. Quindi nel momento in cui decidi di vendere il tuo contratto di crowdfunding otterrai un incremento economico. Nel secondo caso, gli utili potranno essere realizzati attraverso il completamento del progetto. Ad esempio, può esserci una vendita di un immobile, oppure viene affittato un complesso edile riqualificato. Come dovrai comportarti ai fini fiscali?

In base alla legge, l’acquisizione di quote societarie non prevede l’applicazione dell’IVA, dato che non sono previste cessioni di beni. Questo è un fattore che ha portato a un aumento del numero dei piccoli investitori che aderiscono ai progetti di crowdfunding, dato che è possibile utilizzare anche piccole somme con importi minimi che variano dai 20€ ai 50€.

Per ciò che riguarda la tassazione, i guadagni del crowdfunding, in base al TUIR, sono considerati come redditi di capitale. Ciò significa che se la società di cui sei diventato azionista ottiene degli utili e questi vengono distribuiti, allora dovrai pagare una percentuale in base al reddito percepito.

In questo caso le tasse che si applicano si riferiscono all’IRPEF o all’IRES nel caso di redditi di impresa, ma per le persone fisiche comportano una aliquota unica al 26%, pari a quella degli investimenti finanziari. Comunque ci sono delle eccezioni, dato che la tassazione sull’equity crowdfunding prevede una serie di agevolazioni fiscali.

Detrazioni fiscali Equity Crowdfunding

L’idea dell’equity crowdfunding è quella di supportare la nascita di una PMI o di una startup innovativa fornendo capitali utili per realizzare il progetto. Al fine di invogliare i piccoli e i grandi investitori in questa direzione sia in Italia, sia in Europa, sono state previste una serie di misure finalizzate allo sgravio fiscale. Dovrai distinguere tra:

  • persone fisiche;
  • persone giuridiche.

Investendo come persona fisica in un progetto di equity crowdfunding potrai ottenere una detrazione lorda pari al 30% per cifre fino a un milione di euro (o detrazione fino al 50% con limitazioni). Questa forma di agevolazione si concretizza come detrazione fiscale che potrai quindi applicare al momento della dichiarazione dei redditi. Invece, se sei una persona giuridica, la deduzione fiscale è sempre del 30%, con limite di investimento a 1,8 milioni di euro.

Startup innovativa

Tassazione Lending Crowdfunding

Finanziare un progetto ottenendo un interesse sui soldi che hai prestato è alla base dell’idea del lending crowdfunding o conosciuto anche come social lending. In questo caso una società richiede una certa quantità di soldi e, invece di rivolgersi a una singolo istituto bancario, effettuerà una raccolta fondi con piccioli investitori che potranno partecipare in quanto registrati a una piattaforma di crowdfunding. Un sistema molto valido sia per te, sia per la società che ricerca capitali.

Infatti, suddividendo la necessità di denaro tra diversi soggetti, si avrà una soglia minima di versamento. Questo ti permette di partecipare a un progetto, che può portarti a ottenere una rendimento interessante, anche con un capitale minimo. Inoltre, si applicano interessi differenti in base all’importo che vorrai versare e alla tempistica. Devi però considerare che rispetto all’equity crowdfunding, questa è una vera e propria forma di investimento senza garanzia sul capitale.

Per tutta la durata del progetto otterrai degli interessi che potranno essere versati dalla società mensilmente, trimestralmente o annualmente, oppure a conclusione del progetto. Infine, una volta scaduti i termini del contratto ti verrà restituita la somma investita. Vediamo come funziona l’applicazione dell’IVA e la tassazione sul lending crowdfunding per gli investitori fisici e le persone giuridiche.

Per ciò che riguarda gli interessi ottenuti dal social lending non dovrai preoccuparti dell’applicazione dell’IVA. Infatti, queste operazioni sono esenti IVA, dato che vengono svolte da una società che non funge da istituto di moneta digitale. Nel caso della tassazione, l’utile che otterrai viene considerato come reddito di capitale, come quello che ottieni dalla vendita di strumenti finanziari se effettui il trading online. Quindi in base alla Testo unico in materia finanziaria del 1998 e le successive modifiche dal 2014 dovrai considerare un’imposta pari al 26% da inserire nell’apposito quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Se hai una partita IVA, ad esempio, come consulente finanziario, oppure hai deciso di acquisire delle quote come società di persona o di capitali, la tassazione cambia. Infatti, gli interessi verranno considerati non come forma di capitale, ma redditi d’impresa. Come tale sarai soggetto al versamento dell’IRES pari al 24%. Inoltre, se distribuisci gli utili a fine anno, allora dovrai considerare anche l’eventuale aliquota IRPEF per i singoli soci.

Tassazione Donation Crowdfunding

Il Donation crowdfunding ricalca l’idea originale di questo sistema, dato che prevede un finanziamento che viene effettuato a titolo gratuito. Ciò significa che utilizzerai i tuoi soldi al fine di sponsorizzare un progetto senza ottenere una forma di guadagno come contropartita.

Questa modalità di raccolta fondi è molto diffusa per lo sviluppo di enti non profit o del terzo settore. Dal punto di vista normativo può essere paragonato a un contratto di donazione. Come tale, non si applicherà IVA e non è prevista una tassazione.

Tassazione crowdfunding

Tassazione Crowdfunding Reward-based

Il modello Reward-based prevede una tipologia di finanziamento che ha come oggetto la realizzazione di un prodotto innovativo proposto da una start-up. Sarà creata una campagna che ha il fine di lanciare lo specifico servizio o bene già prima della sua creazione. Lo schema è sempre quello del crowdfunding, dato che si avrà:

  • una società che progetta un’idea innovativa;
  • si attuerà una campagna per ottenere fondi;
  • si avranno diversi investitori che potranno parteciparvi.

Il vantaggio di questo sistema è quello di permettere a una società di ottenere una certa liquidità immediata, finalizzata alla creazione del prodotto che ancora non è stato immesso in commercio. Rispetto alle altre tipologie di crowdfunding non otterrai indietro il capitale versato, ma un prodotto o la passibilità di entrare a far parte della società ottenendo quote societarie. Precisiamo questo punto, dato che influenzerà l’aspetto fiscale. Con il sistema Reward-based potrai:

  • ottenere una ricompensa che consiste nel prodotto da realizzare;
  • ottenere un guadagno economico proporzionato ai ricavi e ai profitti di un progetto;
  • avere la restituzione della somma investita nel caso in cui non sia raggiunto l’importo previsto.

Se si verifica quest’ultimo caso non dovrai preoccuparti della tassazione, dato che mancando un surplus economico, non si applicano aliquote fiscali. Invece, nel caso in cui il progetto si realizza e scegli di ricevere il bene, questa attività verrà equiparata all’acquisto di un bene futuro.

Ciò comporta che dal punto di vista fiscale si dovrà stabilire prima il valore del bene che si è ottenuto e successivamente applicare la relativa tassazione se si presenta una plusvalenza. Infine, se il contratto di Reward based crowdfunding prevede il versamento di una quota collegata al profitto dell’azienda, dovrai considerare l’applicazione di una tassazione del 26%.

Tassazione all’estero

Un aspetto da considerare riguarda il versamento dell’IVAFE per quelle attività di crowdfunding svolte da società residenti all’estero. Questo termine fa riferimento a un’imposta obbligatoria per legge che si applica se, come persona fisica, possiedi dei prodotti finanziari al di fuori dell’Italia.

In questo caso, si dovrà dichiarare l’attività di crowdfunding? Per rispondere a questa domanda devi considerare l’art.  44 della Legge di Bilancio 2018. Infatti,  in base ad esso le attività svolte sulle piattaforme peer to peer lending sono considerate equiparate a quelle dei prodotti finanziari.

Quindi a fine anno, dovrai inserire l’importo investito all’interno del quadro RW della tua dichiarazione dei redditi, con il pagamento dell’IVAFE pari al 2 per mille della quota in possesso.

Come pagare le tasse sul crowdfunding

Come si effettua il pagamento dei proventi ottenuti dalle diverse forme di crowdfunding? La risposta dipende dalla tipologia di piattaforma utilizzata per la raccolta fondi. Infatti, in base all’art 43 della Legge di Bilancio 2018 dovrai distinguere tra:

  • piattaforme riconosciute come intermediari finanziari dalla Banca d’Italia;
  • siti di crowdfunding non qualificati come intermediari finanziari.

Nel primo caso, le piattaforme di crowdfunding saranno obbligate ad applicare una ritenuta pari al 26% sul guadagno ottenuto dall’investimento. Ai fini di tassazione non dovrai inserire l’importo nell’IRPEF nella dichiarazione dei redditi e quindi versare il relativo F24.

Invece, per i siti peer to peer lending che non svolgono funzione di intermediazione, non si applica la ritenuta prevista dall‘art 43 della Legge di Bilancio 2018. Per tanto, dovrai inserire i proventi ottenuti all’interno dell’apposita sezione RW nella dichiarazione dei redditi a fine anno e pagare successivamente le imposte dovute.

Tassazione crowdfunding in Italia – Domande frequenti

Come viene tassato il crowdfunding?

La tassazione del crowdfunding varia in base alla tipologia di finanziamento, come riportato nel nostro articolo. Generalmente, i guadagni derivati da questi investimenti prevedono una tassazione al 26%, come accade per le operazioni finanziarie.

In quale ambito fiscale rientra il crowdfunding?

Il crowdfunding rientra nei settori definiti come finanza alternativa, e ai fini della tassazione gli investimenti verranno considerati allo stregua dei prodotti finanziari.

Come pagare le tasse sul crowdfunding?

Le piattaforme di crowdfunding riconosciute come intermediari finanziari applicano una trattenuta diretta, viceversa, se investi con quelle non abilitate, sarai tu a dover dichiarare gli importi ottenuti ai fini della tassazione. Ecco come.

Fact-Checked
Rosario Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 5 Luglio 2022
Dottore commercialista specializzato in startup e pmi innovative, operazioni di equity crowdfunding, e-commerce, food and casual dining. Con uno sguardo sempre rivolto al futuro, trova sistemi innovativi nello sviluppo dell’attività professionale.
Autore
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Gennaro Ottaviano

Esperto di economia aziendale e gestionale

Laurea in Economia Aziendale presso il Politecnico di Lugano, appassionato di borse, mercati e investimenti finanziari. Ho competenze di diritto e gestione societaria, con esperienze amministrative. Ho lavorato per la testata Money.it, oggi scrivo di diritto, economia, finanza, marketing e gestione delle imprese.

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