Riforma pensioni, dall’uscita a 64 anni nel 2027 al TFR integrativo: il piano per salvare gli assegni

Se da un lato i conti attuali mostrano una tenuta solida, dall'altro le proiezioni per i futuri pensionati - in particolare per chi ricade interamente nel sistema contributivo - impongono un cambio di mentalità immediato.

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Riforma pensioni annunciata dal presidente INPS Gabriele Fava

Durante il talk A&F Live “Previdenza e Longevity”, i vertici di INPS, COVIP e ministero del Lavoro hanno delineato lo scenario della prossima legge di bilancio, anticipando alcune novità che impatteranno direttamente sulle pensioni di lavoratori e professionisti. Dal tavolo del governo arriva la conferma dell’APE sociale e la proroga dell’isopensione. Tuttavia, i problemi strutturali legati alla longevità e al calo demografico mettono a rischio gli importi.

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L’INPS lancia l’allarme: perché le pensioni future sono a rischio

Secondo il presidente dell’INPS, Gabriele Fava, il sistema previdenziale italiano gode attualmente di buona salute, ma è necessario muoversi in anticipo per evitare criticità future. Secondo i dati definitivi dell’ultimo anno, l’Istituto ha effettuato 800 milioni di operazioni attraverso i canali digitali, conta 27 milioni di persone assicurate e 21,2 milioni di pensioni pagate regolarmente. Tuttavia, ha spiegato Fava, con il passaggio definitivo al sistema contributivo – dove l’assegno dipende direttamente dai contributi versati durante la carriera – l’importo delle future pensioni potrebbe risultare meno generoso rispetto al passato. Da qui l’invito ad agire adesso, mentre il sistema è sostenibile, per contrastare gli effetti dell’invecchiamento della popolazione e della denatalità.

Ad oggi, come è stato sottolineato, non esiste inoltre una regola automatica per cui il pensionamento di un lavoratore porti immediatamente all’assunzione di un giovane, e questo rischia di peggiorare ulteriormente la situazione.

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Cosa cambia dal 1° luglio

Con le pensioni che tendono a ridimensionarsi, le misure di potenziamento dei fondi integrativi diventano fondamentali. Secondo la direttrice generale della COVIP, Lucia Anselmi, la prossima manovra realizzerà una vera e propria riforma della previdenza complementare, portando a termine quanto già avviato con la legge di bilancio 2026.

La prima novità scatta infatti già dal 1° luglio 2026. Per i nuovi assunti le quote di trattamento di fine rapporto (TFR) accantonate – in caso di silenzio assenso – non confluiranno più di default nelle linee d’investimento garantite (e storicamente troppo prudenti). Saranno invece indirizzati verso percorsi differenziati per età, opzioni più dinamiche e potenzialmente più redditizie per chi è all’inizio della carriera, garantendo una crescita maggiore del capitale nel lungo periodo.

Inoltre, nonostante le resistenze dei sindacati, il governo conferma la partenza della portabilità dei fondi pensione per il 31 ottobre, rivendicando un approccio liberale volto a garantire la massima libertà di scelta ai lavoratori nella gestione dei propri risparmi.

Sul tema è intervenuto anche il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, spiegando che il TFR non potrà essere più una somma da utilizzare in futuro per far fronte a investimenti familiari (come un matrimonio del figlio o l’acquisto di una macchina). Questo perché, come ha dichiarato: “I futuri pensionati non potranno avere un collocamento con un salario decente se non hanno un’altra formula integrativa”.

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Proroga APE sociale e isopensione

Il dibattito sulla previdenza si è esteso poi agli strumenti che permettono di lasciare il lavoro in anticipo, ovvero l’APE sociale e l’isopensione, per adattare queste opzioni a un mercato influenzato dall’automazione e dall’intelligenza artificiale. Essendo ormai diventata una necessità la riorganizzazione del lavoro da parte delle imprese, è emersa la necessità di evolvere questi strumenti facendoli diventare modelli di flessibilità accessibili non solo alle grandi industrie, ma anche alle PMI.

Le indicazioni attuali confermano la volontà di mantenere attivi i due meccanismi per gestire la transizione verso la pensione. In particolare, nel 2027 l’intenzione è di confermare l’APE sociale al raggiungimento dei 64 anni di età per le categorie di lavoratori più fragili o impegnati in mansioni gravose. Mentre per l’isopensione si va verso la proroga del cosiddetto scivolo, che consente alle aziende di accompagnare i dipendenti alla pensione con un anticipo fino a 7 anni, facendosi carico dei relativi costi.

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