Mance ai camerieri: il taglio alle tasse del governo Meloni

Il governo Meloni intende proporre un taglio delle tasse sulle mance ai camerieri, con la manovra fiscale 2023. Ecco di cosa si tratta, e come dovranno comportarsi i datori di lavoro.

Mance ai camerieri tasse
  • Con la nuova manovra del governo Meloni, vengono tagliate le tasse sulle mance ai camerieri.
  • In Italia la norma attualmente prevede che le mance ai camerieri vengano tassate secondo le aliquote ordinarie Irpef.
  • Dal 2023 le mance verranno tassate con aliquota ridotta al 5%.

Con la nuova manovra del governo 2023 arrivano importanti novità a tema fiscale, tra cui alcune misure di riduzione delle imposte. Oltre al taglio delle tasse previsto per le Partite Iva e per i lavoratori dipendenti, si prospetta anche una riduzione delle imposte normalmente calcolate sulle mance dei camerieri.

Attualmente la regola prevede che tutte le mance che vengono corrisposte ai lavoratori nel settore della ristorazione, a camerieri e baristi, ma anche ad autisti e facchini, siano tassate in base alle aliquote Irpef. Ovvero queste somme di denaro devono essere trattate dal datore di lavoro allo stesso modo rispetto al normale stipendio erogato mensilmente.

Tuttavia con il governo Meloni le cose stanno per cambiare, perché le mance dal prossimo anno, se la manovra verrà confermata in tutto e per tutto, saranno soggette ad una tassazione ridotta al 5%. Vediamo nell’articolo come funzionerà nel dettaglio questa misura.

Mance ai camerieri: come vengono tassate

Prima di vedere in cosa consiste la novità, vediamo come vengono trattate a livello fiscale in Italia le mance erogate ai camerieri, agli autisti, ai facchini e ad altri lavoratori. Secondo la regola attuale, queste somme di denaro, anche se corrisposte da clienti e soggetti terzi, rientrano comunque nel reddito del lavoratore.

Per questo motivo, come conferma anche una comunicazione recente dell’Agenzia delle Entrate, anche le mance devono essere trattate a livello fiscale al pari delle tasse sul reddito che il datore di lavoro, come sostituto di imposta, versa per il lavoratore.

Attualmente la normativa prevede che le imposte vengano applicate seguendo le regole degli scaglioni Irpef, al pari di come accade per il versamento delle tasse per i redditi da lavoro dipendente.

Ricordiamo che, in base a quanto guadagnato durante l’anno, le aliquote Irpef prevedono un’imposizione fiscale sul reddito dal 23% al 43%, seguendo questo schema:

  • redditi fino a 15.000 euro: Irpef al 23%;
  • redditi da 15.000 a 28.000 euro: Irpef al 25%;
  • redditi da 28.000 a 50.000 euro: Irpef al 35%;
  • redditi superiori a 50.000 euro: Irpef al 43%.

Con alcune recenti disposizioni dell’Agenzia delle Entrate, dal 2021 è stato confermato il funzionamento delle imposte per le mance, tuttavia intorno a questo tipo di redditi è molto diffuso il denaro nero.

La sentenza della Corte di cassazione

A confermare il funzionamento delle imposte sulle mance, per l’anno in corso, era intervenuta la Corte di Cassazione, prendendo in considerazione una vicenda in cui un lavoratore aveva cumulato redditi molto alti derivati esclusivamente dalle mance.

La vicenda ha riguardato un lavoratore che, presso un hotel di lusso, era riuscito a cumulare solamente in mance un reddito di 84.000 euro, in un solo anno.

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta a proposito dell’evasione fiscale considerevole intorno a questo tipo di reddito, nonostante un’altra normativa prevedesse un esonero alle tasse per ciò che riguarda le donazioni.

Tuttavia la Corte di Cassazione aveva confermato che tali redditi devono essere sottoposti a tassazione alla pari dello stipendio, e su di essi devono anche essere considerati i contributi a fini previdenziali. Il testo della sentenza riporta:

“Le erogazioni liberali percepite dal lavoratore dipendente, in relazione alla propria attività lavorativa, tra cui le cosiddette mance, rientrano nell’ambito della nozione onnicomprensiva di reddito fissata dall’articolo 51, primo comma, del Dpr 917/1986, e sono pertanto soggette a tassazione.”

Intorno alla questione i dubbi sono piuttosto leciti, dato che da una parte le mance possono essere considerate come donazioni, non tassabili, e dall’altra invece possono essere viste come un vero e proprio reddito.

Detassazione mance Meloni

Mance ai camerieri detassate: la manovra Meloni

La manovra Meloni interviene ulteriormente sulla questione delle mance, prendendo in considerazione la possibilità di tagliare le tasse, attualmente calcolate sulla base dell’Irpef, con una aliquota ridotta, al 5%.

Secondo le intenzioni del governo, applicare una tassa inferiore garantirebbe una maggiore trasparenza e chiarezza a proposito di queste somme di denaro.

Il comparto della ristorazione chiede maggiore chiarezza e regole sull’imposizione fiscale di queste somme, dato anche che, attualmente, i contratti collettivi nazionali di questo settore di fatto vietano le mance. Tuttavia, proprio in questi settori, le mance vengono lasciate più spesso ai lavoratori.

L’intervento che prevede una detassazione delle mance ad una aliquota unica al 5% ha l’obiettivo di introdurre maggiori regole su questo comparto, e di incentivare maggiore trasparenza dal punto di vista fiscale, riducendo l’evasione intorno al denaro nero.

Al momento si attende l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2023, che conterrà anche questo provvedimento, oltre ad una serie di misure ulteriori per tagliare le imposte.

Altre misure di detassazione previste dalla manovra

Vediamo in breve quali sono le altre misure previste dalla manovra Meloni in merito al taglio fiscale. Oltre alla riduzione delle tasse sulle mance infatti, si interviene anche per una diminuzione delle imposte per le Partite Iva e per i lavoratori dipendenti.

Per ciò che riguarda le Partite Iva, il principale provvedimento estende la possibilità di accedere all’aliquota unica del 15%, la flat tax, propria del regime fiscale forfettario, ad una soglia maggiorata fino a 85.000 euro. Si tratta di una misura iniziale in vista di un’ulteriore estensione della tassazione unica prevista per il periodo successivo.

Per i lavoratori dipendenti invece si parla al momento di un taglio alle tasse di due punti percentuali per redditi sotto i 35.000 euro, e di 3 punti percentuali per chi riceve un guadagno inferiore a 20.000 euro.

Oltre alle misure previste per lavoratori dipendenti e autonomi, si prospetta l’introduzione di un quoziente familiare con l’obiettivo di calcolare l’imposizione delle tasse in base ai redditi percepiti da tutti i componenti del nucleo familiare.

Inoltre, la manovra prevede di cambiare il limite ai contanti per un singolo acquisto, per il prossimo anno, per pagamenti fino a 5.000 euro, secondo un provvedimento che si muove nella direzione opposta al precedente governo.

Mance ai camerieri – Domande frequenti

Come vengono tassate le mance ai camerieri?

Nel 2022 le mance ai camerieri vengono tassate secondo il sistema Irpef che prevede l’applicazione delle diverse aliquote in base agli scaglioni di reddito. Ecco come funziona.

Cosa prevede la manovra 2023 per le mance ai camerieri?

Con la nuova manovra 2023, le mance erogate ai camerieri saranno detassate, con l’imposizione di una unica aliquota fiscale al 5%.

Come funzionano le mance per il contratto nazionale di ristorazione?

Attualmente il contratto collettivo nazionale legato alla ristorazione non prevede l’erogazione delle mance ai camerieri, per cui il settore chiede un intervento del governo per regolamentare queste erogazioni diffuse per camerieri e baristi.

Autore
Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle Partite Iva. La curiosità mi ha portato a collaborare con agenzie web e testate e a conoscere realtà anche diversissime tra loro, lavorando come copywriter e editor freelancer.

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