Dalla creator economy alla partita IVA: come trasformare i social in una professione

Dalla creazione di contenuti sui social all’apertura della partita IVA. Come trasformare competenze digitali, personal branding e networking in una professione autonoma.

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La creazione di contenuti per il web è un’attività complessa che richiede sempre più tempo, attenzione e competenze, ma può aprire la strada verso un percorso professionale nel mondo della comunicazione, del marketing o nelle pubbliche relazioni.

All’interno di questo scenario si inserisce la creator economy, un ecosistema che comprende la pubblicazione di contenuti, la creazione di community e tutte quelle attività professionali che ruotano attorno alla produzione, alla promozione e alla gestione della comunicazione digitale.

Sono sempre di più i giovani che sognano una professione nella creator economy, ma la vera sfida consiste nel passare dalla visibilità alla capacità di offrire un servizio riconoscibile, individuare i clienti e costruire relazioni professionali durature. Come si può trasformare una passione per i social in una professione?

Da content creator a professionista della comunicazione

Essere popolari sui social network non garantisce un lavoro sicuro: per trasformare una passione in una professione occorrono strategia, pianificazione e competenze solide. A spiegarlo a Partitaiva.it è Ludovico Aldasio, che lavora oggi come tour manager e head of communications di Gloria Gaynor e come artist PR manager per Warner Music US, dopo prime esperienze lavorative in radio e web.

Conosciuto inizialmente come “The Good Morning Man” per i suoi messaggi di buongiorno quotidiani in diverse lingue sui social media, Aldasio utilizzava l’ironia per superare le barriere linguistiche. Da questa passione iniziale è nata una carriera professionale florida.

La svolta è arrivata nel 2023, con le prime proposte di collaborazione di rilievo, tra cui l’esperienza come ambassador per Turkish Airlines nello spot ufficiale legato alle EuroLeague Finals di Kaunas, in Lituania.

Ludovico Aldasio

“Quell’opportunità mi ha fatto capire che la creazione di contenuti poteva diventare molto più di una passione”, racconta Aldasio, che individua in quell’esperienza un momento importante per iniziare a investire ulteriormente sulle proprie competenze. Il nuovo incarico gli ha permesso di cambiare prospettiva e di capire come le competenze creative possano rispondere a esigenze professionali specifiche.

Personal branding e networking: come costruire il proprio posizionamento

I professionisti che lavorano nell’ambito della comunicazione digitale sono consapevoli che un contenuto sia solo una piccola parte del lavoro. È fondamentale riuscire a spiegare che cosa si sia in grado di fare, quali problemi si possano risolvere e quale valore si possa offrire a un cliente.

Aldasio racconta di aver cercato, nel tempo, di ampliare il proprio profilo professionale oltre l’identità di creator, sviluppando competenze nella comunicazione, nelle pubbliche relazioni e nella gestione dell’immagine.

È un passaggio significativo anche per chi vuole lavorare come freelance: il personal branding non coincide necessariamente con l’aumento dei follower, ma comprende la capacità di rendere riconoscibili le proprie competenze e il proprio ambito di specializzazione.

In questo percorso le relazioni professionali svolgono un ruolo centrale. “Fare networking significa costruire relazioni autentiche, fondate sulla fiducia e sul rispetto reciproco”, fa sapere Aldasio. Un aspetto che si collega direttamente alla ricerca dei clienti: una relazione professionale può aprire una porta, ma la continuità del rapporto dipende anche dalla capacità di rispettare gli impegni e dimostrare il valore del proprio lavoro.

Come monetizzare le competenze digitali

Uno dei passaggi più delicati è convincere un cliente che le proprie competenze creative possano tradursi in un servizio professionale strutturato. Nel caso di Aldasio, questa difficoltà ha riguardato soprattutto il passaggio dalla produzione di contenuti alla consulenza strategica.

Gestire un brand e svilupparne l’immagine richiede infatti capacità che vanno oltre la creatività: ascolto, pianificazione, comprensione degli obiettivi e coordinamento delle attività. “Un cliente non cerca soltanto un contenuto, ma una soluzione alle proprie esigenze”, osserva.

Il principio vale per diverse attività professionali legate al digitale: la produzione di video, la gestione dei social media, il copywriting, le pubbliche relazioni e il personal branding possono diventare servizi quando vengono inseriti in una proposta chiara, costruita intorno alle necessità del committente.

Chi vuole intraprendere questo percorso deve quindi individuare le competenze che può offrire, raccogliere esempi del proprio lavoro tramite un portfolio, definire il perimetro del servizio e imparare a presentare una proposta professionale.

“Credo che la fiducia si conquisti soprattutto mantenendo gli impegni e dimostrando concretamente il valore del proprio lavoro”, aggiunge Aldasio. Non si tratta, quindi, soltanto di trovare il primo cliente, ma di creare le condizioni perché una collaborazione possa proseguire e generare nuove opportunità.

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Aprire Partita IVA per lavorare come creator o consulente digitale

Quando l’attività di content creator diventa un lavoro a tempo pieno, è necessario mettere in regola la propria posizione fiscale e aprire la partita IVA scegliendo il codice Ateco che rispecchia meglio l’attività svolta.

Non esiste un codice unico per chi svolge attività multimediali e di management nello stesso momento. La scelta migliore è combinare un codice principale con uno o più codici secondari, scegliendoli fra quelli della classificazione ATECO 2025:

  • 73.11.01 – Ideazione di campagne pubblicitarie, per chi si occupa della progettazione creativa delle campagne;
  • 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari, per chi gestisce operativamente le campagne o i profili social;
  • 73.11.03 – Attività di influencer marketing, il codice introdotto nel 2025 proprio per i creator che monetizzano la propria community;
  • 90.39.09 – Altre attività di supporto alle arti performative e alle rappresentazioni artistiche n.c.a., per le mansioni da tour manager.

Tutti e tre i primi codici appartengono alla categoria 73.11, denominata “Attività di agenzie pubblicitarie”. La scelta del regime fiscale dipende invece dalle caratteristiche dell’attività e dal volume degli affari: inizialmente è possibile aderire al regime forfettario, nel rispetto dei requisiti e dei limiti previsti, e poi eventualmente valutare il passaggio all’ordinario quando l’attività inizia a crescere.

A quale cassa previdenziale iscriversi

Con la circolare n. 44 del 19 febbraio 2025, dedicata ai profili previdenziali dei content creator, l’INPS ha individuato tre possibili inquadramenti, in funzione di come l’attività è concretamente organizzata.

La Gestione separata si applica quando l’attività assume le caratteristiche della prestazione di servizi svolta senza vincoli di subordinazione, con prevalenza dell’elemento personale e intellettuale, al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa. È l’ipotesi del creator che lavora in proprio senza una struttura organizzata.

La gestione commercianti si applica quando gli elementi organizzativi prevalgono su quelli personali, cioè quando l’utilizzo dei mezzi di produzione è prevalente rispetto all’apporto della persona. La circolare fa due esempi: la vendita di video e la gestione di banner pubblicitari. In quel caso l’attività va svolta in forma d’impresa, con iscrizione alla Camera di commercio.

Il Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo riguarda invece chi, sulla base di impegni assunti contrattualmente con un brand o un’agenzia, realizza prodotti audiovisivi con destinazione pubblicitaria riconducibili alle categorie tabellate, come attore di audiovisivi, regista, indossatore o fotomodello. In questa ipotesi l’obbligo contributivo ricade sul committente, non sul creator.

Lavorare con clienti internazionali

Il percorso professionale di Aldasio si è esteso al settore musicale internazionale: oggi lavora come tour manager e head of communications di Gloria Gaynor, occupandosi di aspetti organizzativi, relazioni professionali e comunicazione legati all’attività dell’artista. Per Warner Music US, invece, lavora nell’ambito della comunicazione e delle pubbliche relazioni degli artisti, affiancando i rispettivi management.

Si tratta di incarichi diversi, accomunati dalla necessità di coordinare interlocutori differenti e di lavorare con tempistiche spesso ristrette. In un contesto internazionale, inoltre, la gestione dei fusi orari e delle differenze culturali diventa parte integrante dell’organizzazione quotidiana.

“La prima competenza necessaria è la capacità di adattarsi a culture e mentalità differenti. Conoscere le lingue è importante, ma bisogna anche saper ascoltare e comprendere le esigenze dei propri interlocutori”, racconta Aldasio.

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Dalla comunicazione all’impatto sociale

Nel 2024 Aldasio ha fondato No al Bullismo, un progetto di sensibilizzazione dedicato al bullismo, al cyberbullismo, al rispetto e all’inclusione. L’iniziativa nasce anche da una esperienza personale: essere stato vittima di bullismo ha spinto il giovane a utilizzare le competenze maturate nella comunicazione e nel digitale per contribuire a diffondere un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni.

Per Aldasio, tuttavia, la sensibilizzazione non può limitarsi alla pubblicazione di un messaggio. “Bisogna essere coerenti anche nei comportamenti quotidiani”, osserva. L’impegno in questo senso è un esempio di come le competenze nate in un ambito professionale possano essere utilizzate anche per sviluppare iniziative con finalità sociali, mettendo la comunicazione al servizio di obiettivi differenti da quelli commerciali.

Quali competenze servono per costruire una carriera autonoma

Costruire una carriera professionale nella creator economy non è sempre facile e il percorso potrebbe non essere lineare. Chi aspira a una carriera nell’ambito della comunicazione digitale dovrebbe dimostrare capacità di adattamento, aggiornamento continuo e disponibilità a confrontarsi con attività che vanno oltre quelle inizialmente previste.

Per Aldasio una delle difficoltà iniziali è stata gestire i momenti di incertezza senza considerare ogni ostacolo come un fallimento. Costruire un’attività professionale richiede tempo, ma anche metodo: alla creatività devono affiancarsi la capacità di organizzare i progetti, rispettare le scadenze, comprendere le esigenze dei clienti e costruire relazioni affidabili.

Chi vuole trasformare le proprie competenze digitali in un lavoro autonomo, quindi, dovrebbe individuare un servizio che risponda a un’esigenza reale e sviluppare le capacità necessarie per offrirlo in modo professionale.

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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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