Lavoro da remoto, l’Italia conviene ai nomadi digitali: le città più economiche

Un'indagine bunq su 75 destinazioni mostra che le città italiane sono in linea con la media continentale, a Roma gli affitti sono addirittura scesi.

Adv

partitaiva.it fonti google

Aggiungi Partitaiva.it

alle tue fonti preferite su Google

Lavorare da remoto nelle principali città del mondo può essere costoso. Ma secondo il Working Abroad Index 2026 pubblicato da bunq, la seconda banca digitale più grande d’Europa, le grandi città italiane si difendono piuttosto bene. E potrebbero attirare nomadi digitali stranieri a caccia di mete comfortevoli e costi ragionevoli.

Il rapporto mette a confronto il costo della vita per chi lavora da remoto in 75 città distribuite in 41 Paesi. Dall’analisi è emerso che Milano è molto più economica dei principali poli lavorativi europei, perché richiede una spesa media stimata di 1.970 euro al mese per vivere e lavorare da casa.

La cifra sale a 2.212 euro se si affitta una postazione in un coworking, cioè uno spazio attrezzato e condiviso con altri professionisti. Anche con questa aggiunta il capoluogo lombardo resta circa il 40% meno caro di Londra, il 30% più economico di Dublino e il 29% più conveniente di Amsterdam, e costa leggermente meno anche di Parigi, dove servono 2.012 euro mensili senza contare l’ufficio condiviso.

Per calcolare questi importi la società ha sommato le spese mensili necessarie a un professionista o a un nomade digitale per mantenersi all’estero. I dati su affitti, carrello della spesa e bollette sono stati estratti da Numbeo, un grande database globale sui prezzi al consumo, e prendono come riferimento un appartamento con una camera da letto e le utenze di acqua, luce e gas per una casa di 85 metri quadrati.

A queste voci sono stati aggiunti i prezzi degli abbonamenti ai mezzi pubblici locali senza sconti, una tariffa telefonica con chiamate e 10 GB di traffico dati, una connessione internet domestica illimitata da almeno 60 megabit al secondo e il costo medio degli uffici condivisi rilevato sulla piattaforma specializzata CoWorker.

citta per nomadi digitali costo stimato
hype business

La situazione a Milano, Firenze e Roma

Nello scenario nazionale Milano si è confermata la città più cara, seguita da Firenze con 1.708 euro al mese e da Roma, che si è rivelata la più accessibile tra le tre con 1.527 euro mensili, sempre al netto dello spazio di lavoro. La capitale italiana ha registrato inoltre un dato in controtendenza rispetto al resto del continente, perché è stata l’unica grande città europea in cui il costo della vita è sceso del 5,7% negli ultimi dodici mesi grazie a un calo dei canoni di locazione e delle bollette.

Se si mettono insieme i dati delle tre città, vivere in Italia da nomade digitale costa in media 1.735 euro al mese, un valore molto vicino alla media europea di 1.762 euro, mentre se si aggiunge l’affitto di una scrivania in un ufficio condiviso la spesa sale a 1.975 euro e supera di poco i 1.956 euro del resto del continente. Questo equilibrio dipende dal fatto che nel nostro Paese alcune voci di spesa molto basse compensano i rincari di altre.

L’abbonamento ai mezzi pubblici costa infatti circa 37 euro al mese, cioè il 44% in meno rispetto alla media europea, e anche per pagare bollette, telefono e internet di casa bastano 234 euro contro i 280 euro degli altri Paesi. Al contrario, fare la spesa al supermercato incide parecchio sui conti dei lavoratori autonomi: Milano e Firenze sono tra le città più care d’Europa per il cibo, che richiede rispettivamente 412 euro e 408 euro al mese, e anche i coworking italiani costano in media 240 euro mensili contro i 192 euro del resto d’Europa.

Sono costi tutto sommato piuttosto alti, a dire il vero. D’altronde, le città offrono più servizi, network ma impongono anche spese non indifferenti, tanto che alcuni professionisti digitali stanno tornando a popolare paesi sperduti (ma spettacolari) della Penisola sfruttando la possibilità di lavorare da casa.

Eppure, se confrontate con il resto d’Europa (o del mondo occidentale), si tratta pur sempre di città economiche.

Le città più care nel mondo

Al di fuori dei confini italiani, la classifica mondiale delle destinazioni più onerose è guidata da New York, dove un professionista da remoto spende in media 4.067,69 euro al mese, seguita da altre metropoli statunitensi e asiatiche come San Francisco con 3.759,49 euro, Los Angeles con 3.003,49 euro e Singapore con 2.823,80 euro.

La prima città europea in classifica è Londra, che si trova al quarto posto globale con 3.287,97 euro, mentre Dublino e Amsterdam occupano la decima e l’undicesima posizione con 2.804,63 euro e 2.774,78 euro. Nelle cinque metropoli più care d’Europa, tra cui Lussemburgo e Copenaghen, i prezzi sono saliti in media del 5% rispetto al 2025. Ad Amsterdam il rincaro si è fermato al 3,6%, ma in altre capitali gli aumenti sono stati molto più marcati, come dimostrano i casi di Stoccolma (+11,7%), Madrid (+9,2%) e Berlino (+7,5%).

tot bonifici istantanei

Le mete più economiche in smart working

Chi ha un budget più limitato ma vuole restare nel continente europeo può puntare sui Balcani o sull’Europa orientale, anche se pure in queste zone l’inflazione ha iniziato a correre a doppia cifra nell’ultimo anno, con rincari del 15,2% a Budapest, del 12,5% a Bratislava e del 10,1% a Sofia. Nonostante questi aumenti, Bucarest resta la meta europea più economica dell’indice con 926,82 euro al mese, affiancata da opzioni accessibili come Riga in Lettonia con 1.092,04 euro, Atene con 1.152,80 euro, la stessa Budapest con 1.182,18 euro e Marsiglia, in Francia, dove servono 1.423,76 euro.

Se invece ci si sposta verso il Sud-est asiatico o l’America Latina i costi si dimezzano: la città più economica in assoluto tra le 75 analizzate è Chiang Mai, in Thailandia, dove bastano 606,97 euro al mese, seguita dalla vietnamita Ho Chi Minh City con 658,70 euro, dalla malese Kuala Lumpur con 791,59 euro, da Bangkok con 813,05 euro e dalla città messicana di Oaxaca con 866,67 euro.

«Il lavoro da remoto ha cambiato profondamente il rapporto tra il luogo in cui le persone vivono e quello in cui lavorano», ha commentato Joe Wilson, Chief Evangelist di bunq, cioè il dirigente che si occupa di promuovere i servizi e la visione dell’azienda. «Oggi i professionisti hanno la possibilità di scegliere una destinazione non solo in base alla sede del proprio datore di lavoro, ma anche in funzione delle opportunità finanziarie e dello stile di vita che ogni città può offrire. Il nostro indice nasce proprio per aiutare le persone a capire meglio quanto può costare vivere e lavorare in città diverse».

Argomenti Trattati:

Autore
Foto dell'autore

Jacopo Curletto

Giornalista e content manager

Giornalista e copywriter, laurea in Economia e statistica. Curo contenuti di economia, fintech, finanza personale e investimenti dal 2019.

Lascia un commento

Continua a leggere

Iscriviti alla Newsletter

Il meglio delle notizie di Partitaiva.it, per ricevere sempre le novità e i consigli su fisco, tasse, lavoro, economia, fintech e molto altro.

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.