Concordato preventivo biennale nel 2026: i nuovi modelli approvati, scadenze e requisiti richiesti

Come funziona il concordato preventivo biennale, quando conviene e come vengono calcolati gli acconti per il 2024.

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Concordato preventivo

Il concordato preventivo biennale (CPB) offre a imprese e contribuenti un’opportunità unica per gestire e risolvere situazioni di difficoltà economiche e finanziarie. Grazie a questo strumento di compliance fiscale, ci si può accordare con lo Stato sulle tasse da pagare, ottenendo in cambio un’immunità parziale dai controlli e la certezza che l’eventuale reddito extra prodotto non verrà tassato. Tuttavia, rispetto al suo debutto, il quadro normativo oggi è diventato più tecnico e selettivo. Dopo la fase sperimentale, infatti, il CPB segue regole diverse, più selettive e stringenti

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Come funziona il concordato preventivo biennale

Partiamo dal presupposto che il fisco italiano dispone di moltissimi strumenti per ottenere dati e informazioni sui contribuenti, grazie alle numerose banche dati fiscali che includono anche le partite IVA italiane, specialmente in ottica di un sistema sempre più digitale e automatizzato. Ora, in ambito di concordato fiscale, questi dati tornano particolarmente utili, poiché attraverso essi l’Agenzia delle Entrate avrà la possibilità di formulare una proposta ai contribuenti, quelli più piccoli, che sia in linea con le possibilità del soggetto.

Aderendo alla proposta, il contribuente, grazie al concordato preventivo fiscale, potrà conoscere in anticipo gli importi delle imposte dirette da versare all’erario e pianificare di conseguenza la propria attività di impresa. Se ne evince che una misura di questo tipo, se attuata con criterio, andrebbe a favorire in prima battuta il contribuente, che gioverebbe di un importo fisso non limitante, poiché se gli indotti dovessero crescere, non verrà chiesto alcun conguaglio al termine di due anni di concordato.

Tuttavia, questo non vuol dire che il contribuente sia esentato dagli obblighi dichiarativi e contabili. Inoltre, l’IVA verrà applicata con le regole ordinarie, sempre tramite fatturazione elettronica. Nel caso in cui non venissero rispettate queste condizioni, il concordato decadrebbe nella sua interezza.

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Chi può aderire

Questa iniziativa è particolarmente rivolta ai contribuenti di minori dimensioni, un segmento significativo dell’economia italiana, che spesso si confronta con la complessità del sistema fiscale nazionale. La misura si rivolge soprattutto a coloro che sono titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo derivante dall’esercizio di arti e professioni all’interno del territorio dello Stato, che non superano la soglia di ricavi prevista per gli ISA (pari a 5.164.569 euro).

In questo contesto, il concordato si configura come uno strumento di grande aiuto per le piccole e medie imprese, nonché per i liberi professionisti. Tuttavia, dopo la fase sperimentale del 2024, a partire dal 2025 (e dunque pienamente nel 2026) i contribuenti in regime forfettario sono esclusi dalla possibilità di aderire. Lo strumento, infatti, resta riservato esclusivamente ai soggetti che applicano gli ISA (indici sintetici di affidabilità).

Scopi e vantaggi

Uno degli aspetti più innovativi del concordato preventivo biennale è la sua capacità di creare un ponte tra le esigenze dei contribuenti e le necessità dell’amministrazione fiscale. Attraverso la sua applicazione, si mira a un equilibrio che possa beneficiare entrambe le parti: da un lato, fornendo alle imprese e ai professionisti uno strumento agile e flessibile per gestire i propri obblighi fiscali; dall’altro, assicurando allo Stato una maggiore efficienza nell’adempimento e nel recupero delle imposte.

Infine, non possiamo trascurare l’importanza di un aspetto fondamentale: il concordato preventivo biennale non solo aiuta i contribuenti a rimanere in regola con i propri doveri fiscali, ma rappresenta anche un potente incentivo per l’emersione del lavoro autonomo e dell’imprenditorialità nel nostro Paese. 

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Cosa cambia nel 2026

Dopo la fase sperimentale, il CPB 2026-2027 è ora riservato esclusivamente ai soggetti che applicano gli ISA (indici sintetici di affidabilità). Per chi opera in regime forfettario, la porta del concordato si è chiusa, confermando la natura del provvedimento come strumento di emersione per le attività più strutturate. Resta però centrale il meccanismo dell’imposta sostitutiva sulla parte di reddito concordato che eccede quello dell’anno precedente, ma le aliquote sono ora strettamente legate al punteggio ISA: più il soggetto è affidabile, meno paghi sulla quota incrementale. Nel dettaglio, l’aliquota è del 10% per chi ha un punteggio ISA pari o superiore a 8, sale al 12% per punteggi tra 6 e 8, mentre per i punteggi inferiori a 6 è pari al 15%.

Inoltre, per chi decide di aderire al concordato per il 2026-2027, resta aperta la possibilità di accedere al ravvedimento speciale per le annualità pregresse (spesso riferite al periodo 2018-2022). È una sorta di sanatoria che permette di regolarizzare il passato versando un’imposta sostitutiva calcolata sulla base dei livelli di affidabilità fiscale di quegli anni.

Le tappe del calendario 2026

Il 27 febbraio 2026 sono stati approvati i modelli e le istruzioni per la proposta del biennio 2026-2027, dando il “via libera” operativo per aderire. Il 30 settembre 2026 è invece il termine ultimo per l’invio del modello e l’accettazione della proposta. L’adesione può avvenire insieme alla dichiarazione dei redditi o in modo autonomo tramite il frontespizio del modello redditi 2026.

Cause di esclusione e soglie di debito

Per poter aderire nel 2026, è necessario non avere debiti tributari o contributivi superiori a 5.000 euro (al netto di quelli sospesi o rateizzati) e non aver subito condanne per reati tributari o societari negli ultimi tre periodi d’imposta.

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Come aderire al concordato preventivo biennale

L’adesione al Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il periodo 2026-2027 non avviene su una cifra decisa dal contribuente, ma su un importo calcolato dall’Agenzia delle Entrate tramite i software ufficiali. Il sistema elabora una proposta di reddito per l’anno 2026 e per l’anno 2027. Questa cifra è quella su cui si pagheranno le tasse, indipendentemente da quanto si guadagnerà effettivamente.

Tramite il software “RedditiOnline” o i gestionali di studio, si inseriscono i dati contabili del 2025. Una volta ottenuta la cifra, si ha tempo fino al 30 settembre 2026 per decidere. L’accettazione della proposta avviene esclusivamente per via telematica. Se la dichiarazione dei redditi è già stata inviata, è possibile trasmettere un modulo integrativo utilizzando il frontespizio del modello Redditi 2026, indicando la sola volontà di aderire al concordato. In alternativa, è possibile procedere tramite dichiarazione contestuale. All’interno del modello edditi 2026 (quadro CPB), cioè, si barretta la casella di accettazione e si invia la dichiarazione completa.

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Ambito di applicazione del concordato preventivo biennale

L’Agenzia delle Entrate assume un ruolo attivo e propositivo nell’ambito del concordato preventivo biennale. È l’Agenzia stessa, infatti, a formulare una proposta ai contribuenti, che diventa il presupposto per l’applicazione del concordato. Questo approccio, orientato verso un dialogo diretto e costruttivo tra l’ente fiscale e i contribuenti, rappresenta una svolta significativa nella gestione delle dinamiche fiscali.

La proposta dell’Agenzia delle Entrate si focalizza sulla definizione biennale del reddito derivante dall’esercizio d’impresa o dall’esercizio di arti e professioni. Questo include anche la determinazione del valore della produzione netta, un elemento chiave per il calcolo dell’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive).

La chiarezza in quest’area è fondamentale, poiché consente ai contribuenti di comprendere con precisione quali siano le basi imponibili e quindi di pianificare più efficacemente le proprie strategie fiscali.

La norma non si limita a stabilire chi può accedere al concordato, ma pone le basi per un sistema di calcolo trasparente e comprensibile. Questo aspetto è particolarmente importante per i contribuenti più piccoli, che spesso si trovano a navigare in un mare di complessità normative e calcoli fiscali che possono risultare onerosi sia in termini di tempo che di risorse.

Il concordato risulta quindi vantaggioso soprattutto per chi ha percepito maggiori ricavi quest’anno rispetto ai precedenti, ma senza aumenti troppo elevati o se ci sono buone possibilità per l’anno prossimo.

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Il software dell’Agenzia delle Entrate per il concordato preventivo

Recentemente l’Agenzia delle Entrate ha comunicato la pubblicazione del software apposito per calcolare la definizione del reddito e il valore della produzione netta per due anni, a fini di imposta. Si tratta del programma “Il tuo ISA 2024 CPB”, con cui i contribuenti potranno inserire dati salienti per la proposta del concordato preventivo.

Il software si può scaricare e installare direttamente sul computer, a partire dalla piattaforma online dell’Agenzia delle Entrate, inserendo poi i dati relativi agli ISA. Si deve quindi cliccare su “compila” e su “crea nuova posizione”, per poi inserire tutti i dati specifici.

Come specificato dall’Agenzia delle Entrate nella sua guida operativa1 (contenente le istruzioni per la compilazione e con i requisiti minimi richiesti al sistema informatico), bisogna procedere tramite la casella “Accettazione proposta CPB“, il tutto in un momento precedente all’invio della dichiarazione dei redditi.

Tramite questo programma il contribuente che intende aderire al concordato preventivo biennale può calcolare la proposta specifica.

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Concordato preventivo biennale: calcolo acconti

Vediamo nella pratica come avviene il calcolo degli acconti del concordato preventivo biennale. Per l’anno in corso gli acconti IRAP e delle tasse dirette sono calcolati tenendo presenti i redditi e il valore di produzione netta ipotizzati dall’Agenzia delle Entrate.

Quest’anno quindi l’acconto viene versato con una prima rata calcolata in modo ordinario e una seconda che viene calcolata in base alla differenza tra l’acconto complessivo e quanto è stato pagato per la prima rata.

Conviene quindi aderire a questo strumento? Per rispondere, bisogna valutare diversi aspetti: prima di tutto il fatto che accedere a questa soluzione non garantisce la totale assenza di controlli, poi bisogna tenere conto anche dell’imprevedibilità del calcolo, per cui va valutata l’effettiva convenienza.

Va evidenziato che anche i contributi previdenziali INPS obbligatori rientrano nel canone concordato, mentre viene valutato il reddito effettivo nel caso di casse private relative a un Albo.

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Concordato preventivo biennale: l’opinione dell’esperto

Il fisco italiano ha in mano una marea di dati e di informazioni sui contribuenti. Dalle numerose banche dati fiscali alimentate dai professionisti italiani, che attraverso le attività di trasmissione telematica, per conto dei cittadini, in qualità di intermediari, hanno agevolato il Ministero dell’economia e delle finanze in questa attività di censimento economico e fiscale.

Questi dati consentono all’Agenzia delle entrate di formulare una proposta ai contribuenti di minori dimensioni, aderente al profilo fiscale del soggetto e alle sue potenzialità.

Attraverso l’adesione alla proposta, il contribuente potrà sapere in anticipo quali saranno le imposte dirette da versare all’erario e programmare la sua attività di impresa senza patemi d’animo e senza sorprese, quanto a imposizione.

Una misura particolarmente adatta alle aziende che prevedono una crescita strutturale e intendono concentrarsi su questo aspetto, piuttosto che sulla pianificazione e ottimizzazione fiscale, opera in cui l’imprenditore, di solito, spende delle energia che potrà destinare alla produzione.

Concordato preventivo, un po’ di storia

Il concordato preventivo biennale non è una assoluta novità. Venti anni fa il ministro Tremonti aveva già avviato un progetto di tassazione preventiva concordata per contrastare l’evasione, soprattutto per le aziende più piccole e coinvolte in questo fenomeno.

Queste aziende potevano essere esonerate dalla emissione dello scontrino fiscale o di altri documenti fiscali, semplificando in ciò la loro gestione ordinaria. Una misura particolarmente adatta ai commercianti.

Al momento della sua introduzione, venti anni fa, probabilmente per una mancanza di comunicazione o per una complessità della misura per i consulenti delle aziende che non sono stati adeguatamente coinvolti nella attività divulgativa, questa iniziativa dell’allora governo è stata un flop.

Il gettito fu inferiore al 2% di quello previsto e questa possibilità di adesione al concordato fiscale preventivo fu presto abbandonata.

I punti deboli della misura

È questo uno dei principali motivi per cui c’è molto scetticismo sul buon esito di questa parte della riforma che, non si capisce, per quale motivo dovrebbe essere vincente dopo venti anni e un insuccesso alle spalle.

Un’altra obiezione, avanzata dagli addetti ai lavori, è quella della difficoltà nei controlli di eventuali operazioni elusive o evasive, attraverso lo spostamento di compensi e ricavi, da partite IVA con regime di tassazione ordinaria a partite IVA con tassazione agevolata e forfetizzata.

In particolare si presta al fenomeno della falsa fatturazione tra due società che potrebbero l’una fruire di una non tassazione dei ricavi e l’altra della deduzione dei costi, risolvendosi in una mancanza di gettito che, a seconda dei casi, potrebbe avere degli importi anche molto significativi.

Ad esempio, se una società che gode della tassazione agevolata attraverso il concordato preventivo e, poniamo il caso, che versi le imposte fino a 100.000 euro di ricavi, superata questa soglia non pagherebbe imposte sul reddito. La fattura emessa a favore di una società dello stesso gruppo o di una società compiacente, in regime ordinario di tassazione, consentirebbe all’azienda che riceve la fattura, di poter dedurre i 100.000 euro dal reddito, risparmiando il 24% di IRES, oltre all’eventuale IRAP.

Il danno per l’erario sarebbe di circa 28.000 euro!

I vantaggi del concordato preventivo biennale

D’altro canto, il concordato preventivo biennale consente all’imprenditore di lavorare con maggiore serenità e di produrre utili senza doversi preoccupare di una crescita che, anche se positiva da un punto di vista aziendale, tante volte non è conveniente.

L’impegno profuso, a volte, viene vanificato dalla elevata tassazione, che non rende conveniente occupare tempo e energie supplementari alle iniziative imprenditoriali.

Prima di dare un giudizio definitivo attendiamo i dettagli su questa misura per valutare se l’applicazione sarà semplice o, per la seconda volta, si risolverà in un nulla di fatto. Alla fine saranno sempre gli imprenditori a decidere se varrà la pena dedicarsi alla analisi della novità ed alla sua concreta applicazione, con l’ausilio del proprio commercialista.

Concordato preventivo – Domande frequenti

Cos’è il concordato preventivo?

Si tratta di una misura del fisco per incentivare la trasparenza fiscale, rivolta a imprese e partite IVA.

Come funzionerà il concordato preventivo con la riforma fiscale?

Si prevede l’impiego di questo strumento con una serie di punteggi da applicare in base all’affidabilità di imprese e partite IVA.

Quanto dura il concordato preventivo con l’Agenzia delle Entrate?

Il concordato preventivo con il fisco dura due anni, durante i quali il professionista o impresa può accedere ad uno sconto fiscale.

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Valeria Oggero

Giornalista

Giornalista pubblicista, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle Partite Iva. La curiosità mi ha portato a collaborare con agenzie web e testate e a conoscere realtà anche diversissime tra loro, lavorando come copywriter e editor freelancer.

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