Secondo il bollettino lavoro aggiornato del sistema informativo Excelsior, le imprese italiane hanno programmato complessivamente 1,7 milioni di assunzioni per il trimestre che va da maggio a luglio 2026. Nonostante si registri una flessione complessiva delle assunzioni rispetto allo stesso periodo del 2025 (pari a -4,6% nel mese e a -2,4% nel trimestre), il numero di posti di lavoro è in aumento rispetto al trimestre precedente (con una variazione positiva di 200.000 unità unità su base nazionale). E, soprattutto in alcuni settori, sono diverse le opportunità per chi cerca un’occupazione.
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Lavoro in Italia, in quali settori sono previste più assunzioni nel 2026
Il mercato del lavoro mostra una forte spinta legata all’imminente stagione estiva. Il comparto dei servizi rappresenta la quota principale delle assunzioni programmate, con 368.000 contratti previsti a maggio e 1,2 milioni entro luglio. In particolare il turismo è il vero motore della domanda di lavoro estiva: le imprese del settore ricercano 129.000 lavoratori a maggio e ben 440.000 nel trimestre maggio-luglio. Quello del commercio segue con 68.000 inserimenti previsti a maggio e 220.000 nel trimestre, mentre i servizi alle persone registrano una richiesta di 57.000 profili nel mese e 196.000 nel trimestre.
Industria e costruzioni programmano di inserire nel complesso oltre 131.000 entrate a maggio e 400.000 nel trimestre, con il comparto manifatturiero che sa solo assorbe la fetta più consistente (81.000 assunzioni a maggio e 253.000 entro luglio). Le imprese edili prevedono invece 50.000 ingressi nel mese e 148.000 nel trimestre.
Infine, le imprese del settore primario (agricoltura, silvicoltura e pesca) programmano oltre 45.000 entrate per il mese di maggio e 129.000 nel trimestre maggio-luglio.
| Settore / comparto | Assunzioni previste (maggio 2026) | Assunzioni previste (rrimestre maggio-luglio 2026) |
| Totale servizi | 368.000 | 1.200.000 |
| di cui turismo | 129.000 | 440.000 |
| di cui commercio | 68.000 | 220.000 |
| di cui servizi alle persone | 57.000 | 196.000 |
| Totale industria | 131.000 | 400.000 |
| di cui manifatturiero | 81.000 | 253.000 |
| di cui costruzioni | 50.000 | 148.000 |
| Settore primario (agricoltura) | 45.000 | 129.000 |
| Totale generale | 544.100 | 1.700.000 |
I profili ricercati
A fronte dell’elevato volume di assunzioni programmate, le imprese italiane segnalano una persistente difficoltà di reperimento che interessa mediamente il 42,9% dei profili ricercati. Sebbene la quota risulti in lieve calo rispetto al 46,6% registrato a maggio 2025, si tratta di circa 234.000 posti di lavoro che rischiano di rimanere scoperti. Questa criticità non si limita alle posizioni di vertice, ma attraversa l’intera piramide professionale, manifestandosi con particolare intensità in alcuni ambiti tecnici e operativi.
I professionisti introvabili
In generale, se si considerano le macro-aree professionali, il tasso di difficoltà nel reperire i profili idonei raggiunge il 55,5% nel caso di operai specializzati. Meccanici, manutentori e fabbri ferrai presentano le criticità maggiori, con picchi di difficoltà che superano il 70% nelle ricerche, mentre le professioni tecniche intermedie si attestano a una media del 51,2%.
Andando invece nello specifico, il tasso di difficoltà nel reperire i profili idonei raggiunge il picco assoluto nel settore agricolo, dove i tecnici dei rapporti con i mercati sono quasi impossibile da trovare: la difficoltà di reperimento infatti in questo caso raggiunge il 92,1%. Sempre nel settore primario (considerando la macro-categoria che accorpa agricoltura, silvicoltura, zootecnia e pesca) per i dirigenti e i professionisti ad alta specializzazione la a quota di irreperibilità media è del 66,9%.
Criticità emergono anche nel settore sanitario, dove i tecnici della salute si confermano tra i profili più rari, con un tasso di difficoltà del 65,9%. Mentre a seguire, nel comparto industriale e manifatturiero, le difficoltà di reperimento maggiori interessano i tecnici dei processi produttivi (difficili da trovare nel 62,5% dei casi) e gli operai specializzati dell’industria del legno e del mobile, per i quali il mismatch si attesta al 61,7%.
Poco sotto si posizionano i tecnici dell’ingegneria, con una quota del 60,9%, e gli operai della metallurgia, che registrano una difficoltà di reperimento pari al 59,4%. Sempre sul fronte operativo, si riscontrano forti complessità anche per gli operai del tessile e dell’abbigliamento (57,0%) e per gli operai specializzati dell’edilizia e rifiniture delle costruzioni, che le imprese edili non riescono a trovare nel 54,9% dei casi.
Il fallimento burocratico dei decreti flussi
Mentre il bollettino Excelsior segnala la necessità di 1,7 milioni di assunzioni entro luglio 2026 e una difficoltà nel reperirli in Italia, secondo una recente analisi della UIL la distanza tra domanda e offerta non può essere colmata nemmeno dagli ingressi di lavoratori stranieri programmati con il decreto Flussi. Questo perché l’intervento si è rivelato un strumento incapace di rispondere a questa urgenza.
Dai dati relativi al periodo 2024-2025 quello che è emerso è che a fronte di un numero elevato di quote autorizzate, la percentuale di lavoratori che è riuscita effettivamente a ottenere un contratto e un permesso di soggiorno è bassissima. Per il 2025, si stima che solo 8 lavoratori su 100 tra quelli aventi diritto siano riusciti a completare l’iter burocratico entro dicembre.
Settori in stallo
L’impatto di questo fallimento burocratico è particolarmente pesante nei settori a maggiore spinta stagionale o tecnica. In agricoltura, dove Excelsior prevede 129.000 entrate nel trimestre, i contratti firmati rispetto alle quote disponibili del decreto flussi raggiungono appena il 6,8%. Nel turismo (e nei servizi in generale) la forte domanda estiva si scontra invece con il meccanismo del click day, che premia la rapidità informatica dei datori di lavoro piuttosto che l’effettiva competenza o necessità dei profili ricercati.
Anche nei settori manifattura e costruzioni la difficoltà di reperimento per operai specializzati, che tocca punte del 55,5%, non trova sollievo nei canali d’ingresso regolari, i quali rimangono impantanati tra ritardi dei nulla osta e lentezze dei consolati.
Le conseguenze: irregolarità e perdita di competitività
Il fallimento dei canali regolari, tuttavia, non cancella il bisogno di manodopera, ma lo sposta verso l’economia sommersa. Come sottolineato dal segretario confederale della UIL, Santo Biondo, l’inefficacia del sistema alimenta il lavoro nero e il caporalato.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it