Piano Net zero, nuove opportunità per le imprese: al via le domande per accedere agli aiuti

La misura è stata potenziata, riconoscendo un contributo più alto e maggiore flessibilità di accesso ai fondi

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Piano Net Zero UE

Uno degli impegni che si è assunta l’Unione europea è quello di arrivare alla neutralità climatica entro il 2050. E questo impegno, che punta all’azzeramento delle emissioni nette, entra ora nella fase operativa per le imprese italiane. Dal 19 gennaio 2026, infatti, è possibile richiedere le agevolazioni dei contratti di sviluppo finanziati dal piano Net zero.

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Cos’è il piano Net zero

Il piano Net zero (noto come Net-zero industry Act o NZIA) è la risposta legislativa dell’Unione europea per garantire che la transizione ecologica non dipenda esclusivamente da tecnologie importate (specialmente dalla Cina). Non è solo un piano ambientale, ma un vero e proprio piano industriale con il quale l’Europa vuole arrivare a produrre internamente almeno il 40% delle tecnologie pulite, che installerà entro il 2030.

Mentre nel 2023 era solo una proposta, oggi è pienamente operativo. Per le imprese italiane, questo si traduce in nuovi aiuti e fondi, a partire da quelli sbloccati dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), attraverso l’apertura dello sportello Net-zero rinnovabili e batterie.

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Quali i nuovi aiuti in arrivo

È possibile presentare le domande di accesso allo sportello Net-zero rinnovabili e batterie a partire dal 19 gennaio 2026 e fino al 21 aprile 2026. Se un’azienda vuole aprire una linea di produzione di batterie o pompe di calore in Italia, lo Stato interviene finanziando una parte dell’investimento iniziale per abbattere il rischio d’impresa e accelerare i tempi di realizzazione attraverso lo strumento dei contratti di sviluppo. In questo modo, le imprese ammesse possono stipulare un accordo e farsi finanziare progetti di grandi dimensioni che rafforzino la produzione di energia pulita e abbiano un impatto sul territorio.

Il sostegno non è unico, ma è un mix di diverse forme di aiuto che possono variare in base alla zona geografica e alla dimensione dell’azienda e comprendere contributi a fondo perduto o in conto interessi, oppure ancora finanziamenti agevolati (con tasso molto basso, vicino allo zero, da restituire nel lungo periodo). La misura è gestita da Invitalia per conto del MIMIT (i modelli per la domanda sono disponibili sul loro sito ufficiale) e attua l’Investimento M2C2-5.1 del PNRR.

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Come fare domanda

La domanda va inviata telematicamente, accedendo alla piattaforma di Invitalia, che si occupa di verificare – entro circa 90/120 giorni – la fattibilità tecnica ed economica del progetto. Se l’esito è positivo, viene firmato il contratto di sviluppo che stabilisce i tempi di realizzazione e le tappe per l’erogazione dei fondi.

Ricordiamo che dal 2026, per chi fa domanda, scatta l’obbligo di rispettare la sezione 6 del Clean industrial deal state aid framework (CISAF). Questo significa che le imprese – per essere ammesse – devono dimostrare che il loro investimento contribuisce direttamente alla resilienza energetica europea, evitando di creare nuove dipendenze da fornitori extra-UE che detengono posizioni di monopolio.

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Novità 2026

Grazie al nuovo quadro normativo europeo (CISAF), lo Stato può riconoscere percentuali di fondo perduto più alte, se l’investimento avviene in aree svantaggiate o se il progetto è considerato altamente strategico per l’indipendenza energetica dell’UE. Inoltre, a differenza dei vecchi sportelli che spesso chiudevano per esaurimento fondi – spesso in pochi giorni – questo sportello ha una durata prefissata (19 gennaio – 21 aprile 2026), permettendo alle imprese una progettualità migliore. Mentre i nuovi modelli disponibili su Invitalia sono stati snelliti e aggiornati includendo sezioni dedicate alla dichiarazione delle conformità ai nuovi standard ambientali richiesti dal PNRR.

Piano Net zero – Domande frequenti

Qual è lo scopo principale del piano Net zero?

L’obiettivo è quello di produrre tecnologie a zero emissioni nette nell’Ue, rendendo l’Europa indipendente dagli altri paesi. Cosa prevede il piano, nell’articolo.

Sono previsti degli incentivi per il piano Net zero?

Per il momento non sono ancora stati quantificati, ma sono previsti degli incentivi per la produzione di tecnologie che permettono di ottenere dell’energia green ad impatto zero, o quanto meno con il più basso impatto ambientale possibile, con il piano Net zero.

Ci sono degli obiettivi temporali per il piano Net zero?

Entro il 2030 l’Ue ha intenzione di far sì che le aziende europee siano in grado di produrre almeno l’85% della domanda per la tecnologia eolica ed il 60% per le pompe di calore, l’85% per le batterie ed il 50% per gli elettrolizzatori.

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