Come scegliere il codice ATECO per la propria attività, cambiarlo o aggiungerne uno: la guida completa

Ogni partita IVA può essere associata a più codici ATECO diversi: ecco come scegliere quello più adatto, come cambiarlo o aggiungerne uno nuovo.

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Codice ATECO come sceglierlo, cambiarlo e aggiungerne uno
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Aprire o gestire una partita IVA in Italia comporta delle scelte: oltre al settore di riferimento, il libero professionista dovrà decidere in quale regime fiscale rientrare e quale codice ATECO attribuire alla partita IVA stessa. Questa combinazione di numeri rappresenta la “carta d’identità fiscale” della propria attività, in quanto andrà a definire il reddito imponibile e di conseguenza le tasse da versare allo Stato. Sbagliare codice significa esporsi a sanzioni, pagare più tasse del dovuto o versare i contributi alla cassa previdenziale errata.

Prima di avviare un nuovo business o di evolvere un’attività esistente, è giusto capire come scegliere il codice ATECO più adatto, come aggiungere o cambiare il proprio codice ATECO e quanti codici si possono associare alla stessa partita IVA.

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Cos’è il codice ATECO e a cosa serve

Il codice ATECO (acronimo di ATtività ECOnomiche) classifica in modo standardizzato le azioni commerciali e professionali. Il suo impatto è enorme, specialmente per chi opera nel regime forfettario.

“Il codice ATECO sembra un dato statistico, ma è uno dei numeri che determina quanto paghi. Nella pratica, da quel codice dipendono il coefficiente di redditività nel forfettario, la gestione previdenziale di riferimento, l’accesso a bandi e agevolazioni, gli obblighi autorizzativi”, spiega Giuseppe Ricciardulli, dottore commercialista, iscritto all’Ordine di Matera al n. 520/A.

Giuseppe Ricciardulli

Ad esempio, un libero professionista (spesso con coefficiente al 78%) paga le tasse su una base imponibile diversa rispetto a un commerciante (coefficiente al 40%). Scegliere il codice errato può tradursi in un danno economico spesso non immediato.

Il codice comunicato all’Agenzia delle Entrate è composto di soli numeri (es. 62.01.00). La lettera, invece, identifica la sezione all’interno della classificazione ISTAT (ad esempio, A per Agricoltura, C per Industria manifatturiera).

Dal 1° gennaio 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione ATECO 2025 – operativa per gli adempimenti amministrativi e fiscali dal 1° aprile 2025 -, allineata alla nomenclatura europea NACE Rev. 2.1. La riforma ha aggiornato numerose categorie economiche e, in alcuni casi, ha modificato i codici attribuiti alle attività senza cambiare necessariamente il relativo trattamento fiscale.

Come scegliere il codice ATECO adatto alla propria attività

La classificazione ufficiale dei codici ATECO è gestita dall’ISTAT e comprende numerose attività, settori, specializzazioni diverse. Affidarsi a un commercialista o un intermediario abilitato può aiutare a trovare il giusto codice per evitare errori, sanzioni e danni economici.

Esistono inoltre dei portali di ricerca del codice ATECO, utili per trovare il codice attività più adatto alle proprie esigenze, ad esempio:

  1. sul sito web dell’ISTAT è possibile effettuare la ricerca della classificazione ATECO per parola chiave;
  2. sul sito web dell’Agenzia delle Entrate  è disponibile lo strumento “codice attività partita IVA”.

Visto che ad ogni partita IVA si possono associare più codici ATECO, è importante capire come definire l’attività principale: “La prevalenza non la decide l’imprenditore, la decide il volume dei ricavi. Un consulente che ricava il 70% del fatturato dalla vendita di prodotti online ha come attività prevalente il commercio, anche se continua a considerarsi un consulente e alla consulenza dedica la maggior parte del tempo”, chiarisce il commercialista.  

Un esempio concreto: le vendite online

Un esempio riguarda il commercio elettronico. Con la classificazione ATECO 2025 non esiste più un unico codice dedicato alla vendita online: oggi il codice viene individuato in base al prodotto venduto e non più al canale utilizzato. È quindi importante distinguere tra:

  • commercio elettronico indiretto, cioè la vendita di beni fisici spediti al cliente;
  • commercio elettronico diretto, che riguarda invece prodotti digitali o servizi, come corsi online, software o file scaricabili.

Le due attività hanno regole differenti sotto il profilo IVA, degli adempimenti amministrativi e del codice ATECO applicabile. “Con ATECO 2025 il codice per vendere online non lo scegli più guardando il canale. Lo scegli guardando cosa metti nel carrello”, precisa il commercialista.

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Aggiungere un nuovo codice ATECO: quando e come fare

Il mercato di oggi richiede flessibilità: sempre più professionisti e imprenditori svolgono attività “ibride” o parallele. In questi casi non serve aprire una seconda partita IVA, ma basta aggiungere un codice ATECO secondario a quella già attiva. I liberi professionisti che vogliono aggiungere un nuovo codice ATECO alla propria partita IVA possono procedere in autonomia. La procedura si svolge online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate compilando il modello AA9/12. L’operazione è gratuita.

A una stessa partita IVA possono essere associati più codici ATECO: la normativa non prevede un limite numerico, purché tutte le attività dichiarate siano realmente esercitate. Una delle attività sarà identificata come prevalente, mentre le altre saranno considerate attività secondarie.

In presenza di due codici diversi, cambiano però le modalità di calcolo delle tasse e dei contributi. Come chiarito dal commercialista Ricciardulli, nel regime forfettario ciascuna attività mantiene il proprio coefficiente di redditività: i ricavi vengono quindi suddivisi per attività, si applica il coefficiente corrispondente e i risultati vengono sommati per determinare il reddito imponibile. La soglia di permanenza nel regime forfettario (85.000 euro) viene invece verificata sul totale dei ricavi, indipendentemente dall’attività da cui derivano.

Cambiare codice ATECO alla propria attività: è possibile?

Se la propria attività è cambiata radicalmente, è obbligatorio aggiornare il codice ATECO prevalente entro 30 giorni dall’effettivo cambio di attività. Anche in questo caso è possibile procedere in autonomia seguendo alcuni semplici passaggi:

  1. effettuare l’accesso nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate;
  2. cercare il servizio “Dichiarazione di variazione dati (Modello AA9/12)”;
  3. nel Quadro C (Attività esercitata ed elenco dei luoghi), inserire il nuovo codice ATECO e indicarlo come attività prevalente. Se il vecchio codice non serve più si può eliminare, altrimenti si può mantenere come attività secondaria.

Il modello può essere presentato con diverse modalità:

  • online, tramite il servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline/Entratel);
  • di persona, presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate;
  • tramite PEC, inviando il modello firmato digitalmente alla PEC dell’Agenzia delle Entrate competente.

“L’omessa o tardiva comunicazione della variazione entro trenta giorni è punita con un importo da 500 a 2.000 euro, riducibile in misura significativa con il ravvedimento operoso”, spiega l’esperto.

Codice ATECO errato: cosa si rischia?

Le conseguenze più rilevanti, però, non riguardano la sanzione amministrativa. Un codice ATECO errato può infatti determinare il calcolo sbagliato delle imposte nel regime forfettario, un errato inquadramento previdenziale, problemi con gli ISA per chi opera in regime ordinario o persino l’esclusione da bandi e agevolazioni riservati a specifiche attività economiche. “Un codice sbagliato non crea un problema il giorno in cui lo scegli. Lo crea due anni dopo, quando chiedi qualcosa e ti viene rifiutata”, precisa Ricciardulli.

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Quanto costa cambiare o aggiungere un codice ATECO

Il costo e le tempistiche per effettuare il cambio o l’aggiunta di un codice ATECO variano in relazione a diversi fattori: categoria professionale, tipo di pratica e metodo di esecuzione.

Tipo di attivitàModelloPiattaformaCostiTempistiche
Libero professionistaModello AA9/12 Agenzia delle EntrateGratis* (fai da te)Entro 30 giorni
Ditta/SocietàModello AA7/10 Registro delle Imprese (ComUnica)50-100€ di diritti e bolliEntro 30 giorni

*Se il professionista aggiunge la vendita di beni (come il caso dell’e-commerce sopra citato) non basta l’Agenzia delle Entrate: servono anche l’iscrizione al Registro delle Imprese, la presentazione della SCIA al SUAP e l’apertura della posizione INPS commercianti, con i relativi costi. 

Chi decide di affidare la pratica a un commercialista o a un intermediario abilitato, dovrà considerare il costo della sua parcella professionale ma avrà a disposizione supporto e competenza nella gestione della pratica.

Il libero professionista che decide di cambiare codice ATECO deve poi verificare se il nuovo codice comporta anche il cambio di cassa previdenziale (es. da Gestione separata INPS a Gestione commercianti), aspetto che può portare al recupero dei contributi non versati, con sanzioni civili e interessi. 

Gli errori più comuni della scelta del codice ATECO

La scelta del codice ATECO è fondamentale per definire l’attività che si andrà a svolgere, per calcolare le tasse da versare allo Stato e per accedere a bandi e agevolazioni relative al proprio settore. Muoversi in autonomia non è sempre la scelta migliore. Secondo l’esperto, gli errori più comuni nella scelta del codice ATECO sono:

  • scegliere il codice copiandolo da un collega;
  • basarsi solo sulla descrizione dell’attività e non su come si genereranno realmente i ricavi;
  • non aggiornare il codice quando cambia il modello di business;
  • non distinguere correttamente attività prevalente e secondarie;
  • non verificare gli effetti sul regime fiscale e sulla previdenza.

Infatti, spiega Ricciardulli, è sbagliato pensare che il codice si sceglie in cinque minuti e poi non si tocca più, proprio perché l’attività può cambiare di anno in anno. Per questo motivo il codice ATECO dovrebbe essere considerato un elemento da verificare periodicamente. Una revisione annuale, soprattutto quando l’attività evolve o si diversifica, consente di evitare errori fiscali, contributivi e amministrativi che potrebbero emergere anche a distanza di anni.

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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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